Domenicali difende la F1, ma si tornerà ai motori V8 con una minima percentuale di elettrico

La FIA spinge per un cambio regolamentare nel 2030: elettrificazione al minimo e Formula 1 finalmente più racing

Domenicali difende la F1, ma si tornerà ai motori V8 con una minima percentuale di elettrico

La Formula 1 è tornata in pista a Miami, celebrando la terza vittoria consecutiva del nostro Kimi Antonelli, ma nel paddock si respira un’aria pesante, fatta di calcoli e scetticismo. Dietro le quinte, infatti, i discorsi sul regolamento si fanno sempre più fitti. In Florida è emersa chiaramente la volontà di rimettere mano a norme che hanno tolto l’anima “racing” a questo sport. Nelle prime tre gare del 2026 abbiamo assistito a un prodotto che ha perso la sua essenza, sacrificata sull’altare di uno show fittizio dove i sorpassi non sono più il frutto di una staccata al limite, ma semplici scambi di posizione decisi da quanto è carica o scarica una batteria. Niente di più lontano dalle corse vere.

Quando capiremo che non è il numero di sorpassi a rendere memorabile un Gran Premio, ma il ritmo e la sfida pura, forse potremo sperare in un ritorno a quella Formula 1 che ci ha fatto innamorare ormai decine di anni fa. Chi vi scrive è nato nel 1990: quella magia oggi è soffocata. Stefano Domenicali è un uomo che di corse ne mastica, e sa benissimo che questa Formula 1, al di là dei numeri record che può sbandierare, non è quella che il vero appassionato sogna. Si è presa una direzione sbagliata, rincorrendo un mercato dell’elettrico che il mondo reale sta già ridimensionando. Lo dicono le vendite, lo dicono le pubblicità e lo dice persino Stellantis, che è tornata a produrre motori diesel. La ricerca si sposta sui carburanti eco-sostenibili, una strada che la F1 prova a percorrere, non senza qualche difficoltà al momento.

Basta menate: la Formula 1 ha bisogno di tornare a urlare

Dopo queste prime gare da mani nei capelli, passate a osservare fenomeni come il super-clipping, la gestione energetica esasperata e tutta quella sfilza di software e hardware che di interessante non hanno assolutamente nulla, la soluzione appare ovvia. Dobbiamo tornare ai motori che abbiamo amato. Certo, versioni moderne, alimentate da benzine green e con una piccola parte elettrica, perché l’ibrido è ormai la nostra quotidianità, ma non può e non deve essere così invasivo. In Formula 1 deve comandare il piede del pilota, non la gestione dei flussi energetici.

La FIA sembra aver recepito il messaggio, avviando una campagna per il ritorno ai propulsori V8 o V10 (con i primi in vantaggio, ndr). L’idea è quella di una base termica prepotente, non si è capito bene se aspirato o turbo, e una quota elettrica drasticamente ridotta, magari attorno al 20%. Di questo ha parlato apertamente Mohammed Ben Sulayem, che già da tempo ha bocciato, nei fatti, queste normative attuali.

Il presidente della FIA Ben Sulayem festeggia Kimi Antonelli a Miami – Foto XPB Images

Queste le parole del presidente della FIA sulla direzione futura: “È un cambiamento che sta arrivando, dobbiamo solo attendere il momento giusto. Entro il 2031, la Federazione avrà il pieno potere legale per reintrodurre le motorizzazioni V8 senza dover chiedere il permesso ai vari costruttori di motori. È una possibilità già prevista dai nostri regolamenti, ma la mia intenzione sarebbe quella di anticipare questa novità di un anno, anche perché è esattamente quello che tutti ci stanno chiedendo a gran voce”.

“Il nostro obiettivo principale è tornare ad avere dei propulsori meno intricati di quelli attuali. Vogliamo riavere il sound, eliminare la complessità e puntare sulla leggerezza: sentirete delle novità molto presto e la quota di elettrificazione sarà estremamente ridotta. Sono molto ottimista su questo fronte; è una volontà comune, ma anche se i motoristi dovessero fare muro per il 2030, l’anno successivo procederemo comunque con il cambio”.

La politica del paddock contro la realtà della pista

Il piano di Ben Sulayem è chiaro: chiudere in anticipo l’era di questo regolamento nel 2030, per ripartire con una Formula 1 che guardi al futuro senza tradire i fasti del passato. Che queste regole siano un buco nell’acqua lo diciamo da mesi e Miami ne è stata la prova definitiva: anche qui il peso della batteria ha deciso le posizioni dei piloti. Verstappen ha ammesso che, sebbene ci sia stato qualche piccolo progresso, la base di queste normative continua a essere insulsa.

Nel paddock, però, la partita è politica. La Mercedes, guidata da Toto Wolff, spinge per mantenere una componente elettrica pesante, e anche l’Audi, entrata nel Circus proprio grazie a queste regole “green”, si trova in una posizione ambigua, anche se sembra stia iniziando a capire che la rotta vada corretta. In tutto questo, Domenicali prova a difendere il prodotto, ma le sue parole sembrano scollate dalla realtà che vivono gli appassionati veri, reali, non quelli che non aspettano altro di guardare Drive to Survive su Netflix.

Stefano Domenicali, CEO della F1 durante il GP di Miami 2026 – Foto XPB Images

Queste le parole di Stefano Domenicali nel post-gara di Miami a Sky: “In questa fase iniziale è giusto lasciare che ognuno esprima la propria opinione, poi però arriverà il momento in cui qualcuno dovrà tirare le fila del discorso. Io vado fiero di come si sta evolvendo questa Formula 1; non è un lavoro che si fa in solitaria e la solidità che abbiamo raggiunto ci consente di far capire chiaramente che al centro di tutto rimane la competizione sportiva. C’è la sfida tra i piloti, tra le scuderie e l’ingegno dei tecnici. I regolamenti attuali sono il frutto di un’evoluzione che è sempre stata parte integrante della nostra storia. Dobbiamo obbligatoriamente tenere conto delle tendenze del mercato e dei cambiamenti globali, ma il nostro chiodo fisso resta quello di offrire gare che siano realmente spettacolari”.

Guardiamo corse vere o gare di tricicli?

Il punto è proprio questo: cosa intendiamo per “gare belle”? Se Stefano Domenicali guarda solo i numeri, noi guardiamo la pista. E se dobbiamo emozionarci per uno scambio di posizioni palese, dovuto esclusivamente al fatto che uno dei due abbia esaurito la batteria, allora abbiamo un problema di prospettiva. Se ci facciamo andare bene questo solo perché vediamo due macchine ruota a ruota, allora tanto vale organizzare una gara di tricicli spinti dalle pedalate: d’altronde, seguendo questa logica, un sorpasso sarebbe pur sempre un sorpasso. La Formula 1 è un’altra cosa, ed è ora che torni a essere se stessa.

Antonelli vince e non può che renderci orgogliosi, ma lo sport ha bisogno di basi solide, non di software che decidono quando è il momento di lasciar passare l’avversario. Il 2030 non è poi così lontano, ma speriamo che il buonsenso arrivi prima che la passione si esaurisca del tutto.

Immagine in copertina:
Michael Schumacher a bordo della Ferrari F2007 nei test di Barcellona

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