Formula 1 | Ferrari, la SF-26 è un’ottima macchina ma manca potenza al motore
ADUO può compensare? Colmare interamente il distacco tra le power unit non è affatto semplice
Il weekend di Miami doveva rappresentare il punto di svolta per la Ferrari, ma la pista ha restituito un verdetto diverso e decisamente più amaro. Nonostante gli aggiornamenti portati in Florida, la SF-26 non è riuscita a brillare come sperato, scivolando nel ruolo di quarta forza o, nel migliore dei casi, lottando più o meno ad armi pari con la Red Bull.
Ciò che sorprende maggiormente è il confronto diretto con la RB22. La scuderia di Milton Keynes non solo ha fatto passi da gigante sul fronte aerodinamico, ma sembra aver superato Maranello proprio nel suo terreno storico: il motore. È quasi paradossale pensare che un costruttore che produce propulsori da pochissimo tempo sia riuscito a mettere in pista una tecnologia superiore a quella della Ferrari.
La “finestra” dei quindici giri: il limite di Vasseur
Uno dei problemi principali emersi in Florida riguarda la costanza di rendimento. La Ferrari è una vettura che ha una base solida, ma che riesce a correre al massimo delle sue potenzialità solo per un tempo brevissimo.
“In qualifica ci mancano uno o due decimi, ma il problema principale del weekend è stata la costanza – ha ammesso il team principal, Frederic Vasseur, dopo la bandiera a scacchi di Miami. Con aria libera riusciamo a tenere dietro gli avversari, ma soffriamo terribilmente quando non siamo nella posizione corretta in pista e dobbiamo lottare. Non abbiamo un vantaggio in rettilineo e questo diventa un problema critico quando gli altri usano la modalità sorpasso; perdiamo posizioni troppo facilmente”.

Fred Vasseur, team principal della Ferrari – XPB Images
Questa difficoltà nasce dalla natura stessa delle moderne vetture di Formula 1. Ogni prestazione è il risultato di un equilibrio delicatissimo tra decine di variabili diverse. Quando questi valori si allineano perfettamente, l’auto vola; ma basta che un solo parametro cambi (come la temperatura dell’asfalto o il consumo delle gomme) perché la vettura esca dalla sua zona di comfort e perda ritmo.
Secondo le analisi degli amici di Formula Tecnica, la dinamica della SF-26 ha preso una piega negativa proprio dopo quel primo quarto di gara. L’obiettivo immediato per gli ingegneri è ora quello di allargare questo punto di equilibrio, permettendo alla macchina di restare veloce per tutta la durata del Gran Premio.
Il fattore simulazione e il ruolo di Lewis Hamilton
Per risolvere questi problemi, la Ferrari deve migliorare il modo in cui prepara il weekend di gara. Maranello dispone di strumenti tecnologici all’avanguardia, come il sistema driver-in-the-loop (un simulatore estremamente avanzato), ma sembra mancare ancora il passo decisivo: la correlazione perfetta tra i dati del computer e quelli della pista.
È qui che entra in gioco l’esperienza di Lewis Hamilton. Il pilota inglese sta spronando la squadra a raggiungere un livello di precisione superiore: “Non è un mistero che io non provi una particolare attrazione per l’attività al simulatore, eppure prima di questa gara ho deciso di utilizzarlo ogni singola settimana, impegnandomi a fondo per migliorare la correlazione con la pista”.
“Ti dedichi alla preparazione, guidi per ore, cerchi di affinare l’assetto nei minimi dettagli e arrivi a credere di aver trovato la direzione giusta, ma poi quando scendi sul tracciato reale ti rendi conto che quella configurazione semplicemente non funziona. La macchina reagisce in modo diverso e ti ritrovi punto e a capo”.
Perché il setup “tardivo” danneggia la domenica
Se la correlazione tra simulatore e pista non è perfetta, i piloti sono costretti a passare gran parte delle prove libere a cercare l’assetto giusto. Questo tempo perso ha un effetto a catena disastroso.

La Ferrari SF-26 in pista a Miami – XPB Images
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Mancanza di riferimenti: Se si trova l’assetto definitivo solo all’ultimo momento, non si ha tempo per studiare come si comporteranno le gomme sulla lunga distanza.
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Qualifiche difficili: Spesso la Ferrari ha subito cali di prestazione proprio nei momenti decisivi delle qualifiche perché costretta a stravolgere la configurazione dell’auto all’ultimo secondo.
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Gara al buio: Partire senza aver testato il passo gara con l’assetto finale significa correre con molti meno punti di riferimento rispetto agli avversari.
Aerodinamica contro potenza: la sfida impossibile del motore
C’è poi un capitolo che riguarda la struttura stessa della SF-26. Dal punto di vista della forma e della capacità di schiacciare l’auto a terra (il carico aerodinamico), la Ferrari è probabilmente la migliore del lotto. Gli ingegneri hanno dimostrato grande inventiva, come dimostra l’introduzione della cosiddetta ala Macarena, un concetto innovativo che molti altri team stanno iniziando a riprodurre, anche in modo diverso, come visto sulla Red Bull.
Tutta questa efficienza aerodinamica viene annullata da un problema di fondo: il motore non spinge abbastanza. La SF-26 soffre di una mancanza di “cavalli” rispetto alla concorrenza, in particolare nei confronti del motore Mercedes.
Il gap che non si può colmare
In Formula 1, i miracoli aerodinamici possono poco contro un deficit di potenza importante. Formula Tecnica ci dice che tra il motore Mercedes e quello Ferrari ci sia una differenza che oscilla tra i 15 e i 30 cavalli. Per quanto un’ala possa essere geniale, essa produce solo dei piccoli guadagni che non possono compensare questa disparità di spinta.
In definitiva, la Ferrari si trova davanti a un bivio. Da una parte deve ottimizzare ogni minuto in pista per non arrivare impreparata alla qualifica; dall’altra deve trovare il modo di mitigare un deficit motoristico che, in questa generazione di vetture, pesa come un macigno sulle ambizioni di vittoria.
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