F1 | Ferrari quarta forza a Miami: gli aggiornamenti sulla SF-26 funzionano ma non bastano

Leclerc dà l'anima ma commette un errore grave, mentre Hamilton invoca la "nuova" power unit: si deve ancora lavorare a Maranello

F1 | Ferrari quarta forza a Miami: gli aggiornamenti sulla SF-26 funzionano ma non bastano

La Ferrari torna dalla trasferta di Miami con le ossa un po’ rotte. Nonostante una prestazione complessiva che, a voler essere generosi, non è stata del tutto negativa, visto che Leclerc ha lottato per il podio quasi fino alla bandiera a scacchi, il risultato finale non può lasciare nessuno soddisfatto a Maranello. Vedere Hamilton sesto e il monegasco sprofondato all’ottavo posto, complice una penalità per aver tagliato le curve dopo un errore contro il muro definito dallo stesso Charles come grave, è un bilancio che brucia.

C’era molta attesa per il massiccio pacchetto di aggiornamenti portato in Florida. Sulla carta, ci si aspettava una Ferrari molto più sul pezzo, capace di giocarsela per la pole e fare la sua bella figura in gara. In effetti, la SF-26 non si è comportata male: le migliorie introdotte sono evidenti e la macchina ha mostrato una guidabilità superiore. Il grosso problema, però, è che anche gli avversari non sono stati a guardare, anzi, hanno fatto passi da gigante. La Red Bull ha introdotto un aggiornamento che ha restituito smalto a una RB22 che, fino a Suzuka, sembrava la lontana parente di quella ammirata oggi. Le piccole modifiche al regolamento tecnico sembrano anche aver ridato vita a Verstappen, che è tornato a spingere con la cattiveria dei giorni migliori senza dover stare troppo a pensare alla gestione dell’energia.

La minaccia McLaren e la “trappola” dei motori Mercedes

Oggi le luci della ribalta in tema di migliorie sono tutte per la McLaren. A Woking hanno fatto un lavoro spaventoso: l’aggiornamento sulla MCL40 è ancora parziale, con la seconda parte prevista per Montreal, ma è bastato questo per piazzare una doppietta nella Sprint e portare entrambe le vetture sul podio della gara principale. È un segnale fortissimo lanciato al campionato: sebbene la Mercedes e Kimi Antonelli sembrino dominare la scena (e con una macchina non ancora del tutto aggiornata, ndr), la McLaren sta dimostrando che tutto si giocherà sui dettagli e sulla capacità di evolvere la macchina.

E la Ferrari in tutto questo? Beh, qui iniziano le note dolenti. Non è un caso se i motori Mercedes sono attualmente i migliori del lotto. Ieri la Scuderia di Maranello è rimasta nel mezzo di vetture motorizzate da Brixworth, comprendendo anche Williams e Alpine. Il deficit della power unit è ormai evidente, anche se Fred Vasseur continua a provare, con giri di parole, a parlare di miglioramenti generali. Chi invece non ha usato filtri ed è andato dritto al punto è stato Lewis Hamilton. La sua gara è stata anonima, rovinata subito da un danno al deflettore e dal surriscaldamento del propulsore che lo ha costretto a gestire. Il sette volte campione del mondo ha invocato a gran voce l’introduzione dell’ADUO, il sistema regolamentare che dovrebbe permettere a chi è in ritardo con il motore di recuperare terreno. La FIA dovrebbe ufficializzarlo a giorni, ma la Ferrari potrà beneficiarne solo da Barcellona o, al massimo, dall’Austria.

Il grido d’allarme di Hamilton e il paradosso Ferrari: tra eccellenza del telaio e motori carenti

Nel ring delle interviste, Lewis Hamilton è stato chiarissimo sulle priorità che la Ferrari deve darsi per uscire da questa impasse: “Abbiamo discusso a lungo con la squadra e la conclusione è una sola: l’aggiornamento di cui abbiamo un bisogno vitale è quello relativo al motore. In questo momento la situazione è estremamente difficile, perché lottare contro Red Bull e Mercedes è diventato un incubo; loro godono di un vantaggio enorme sia in termini di velocità di punta che di erogazione della potenza. Se guardiamo puramente al telaio e alla macchina, forse abbiamo il pacchetto migliore di tutta la griglia, ma questo non serve a nulla se non risolviamo il problema dei cavalli per poter puntare alla vittoria. Sappiamo che ci vorrà del tempo per colmare questo divario e recuperare il terreno che abbiamo perso, ma i nostri sforzi devono concentrarsi obbligatoriamente lì”.

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Lewis Hamilton durante il weekend di Miami – Foto XPB Images

Il dato che allarma maggiormente è vedere come, a turno, McLaren, Mercedes e persino la Red Bull, anch’essa fortissima lato motore, stiano davanti, mentre la Ferrari è costantemente condannata a inseguire. In tutto questo, c’è il povero Leclerc che ormai non sa più a cosa aggrapparsi per estrarre prestazioni da una macchina alla quale manca sempre qualcosa. È innegabile che a Maranello abbiano fatto un lavoro eccellente sul fronte del telaio, ma fa specie come alla Scuderia manchi quel tassello fondamentale per giocarsela concretamente e senza costringere i piloti a manovre disperate.

Storicamente, i propulsori del Cavallino sono sempre stati il punto di riferimento assoluto per potenza e affidabilità. Fa quasi male vedere come, dall’avvento delle power unit, questo primato sia stato completamente ribaltato. L’unica eccezione fu il 2019, e purtroppo ricordiamo tutti molto bene come andò a finire quella storia, con il patto segreto con la FIA. Anche in questo weekend a Miami abbiamo assistito a una rotazione al comando tra Mercedes, McLaren e Red Bull, mentre la Ferrari è riuscita a brillare solo nelle libere o in sessioni che non contavano per la pole.

È evidente che a Maranello si stia lavorando sodo per invertire la rotta, ma accettare che la Red Bull, una realtà che ha iniziato a costruirsi i motori in casa praticamente “ieri”, sia superiore a una Scuderia con una storia motoristica così leggendaria, fa storcere il naso. La sfida per il prosieguo della stagione è tutta qui: trasformare una gran bella macchina, perché la SF-26 è una gran bella macchina, in una vettura vincente, ma senza cavalli, purtroppo, non si canta messa.

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