Pagelle del Gran Premio di Monaco

Pagelle del Gran Premio di Monaco

Dalla roulette monegasca esce ancora una volta il numero 1, quello sul musetto della Red Bull di Vettel. Ma non sono mancate le emozioni in uno dei Gran Premi di Monaco più pazzi degli ultimi anni: incidenti, colpi di scena, safety car, bandiere rosse, e così via. A scortare Vettel sul podio un combattivo Alonso e un ringalluzzito Button, entrambi con più di una circostanza su cui recriminare. Buona lettura!

Sebastian Vettel: 9 – Se nel momento in cui hai bisogno di respirare perché le tue gomme sono sulle tele non ti arriva una safety car ma addirittura una bandiera rossa… beh, significa che è davvero il tuo anno, una volta di più. Questo andava precisato prima di qualsiasi commento. Detto questo, lui al solito fa il suo, in maniera pulita ed efficace. Ottiene la pole beneficiando dell’incidente di Perez -che di fatto impedisce ad Hamilton, unico in grado di strappargliela, di giocarsi tutte le carte- e parte benissimo tenendo a bada la muta inferocita degli inseguitori. Azzarda -non si capisce bene perché- una strategia ad una sola, anticipatissima sosta, che paga solo in virtù del mucchio selvaggio venutosi a creare alla chicane delle Piscine. Il fatto che vada strombazzando ai quattro venti che la scelta è stata sua gli fa onore dal punto di vista umano ma non da quello tattico. Ma la determinazione e la classe con cui resiste ad Alonso e Button è da libro Cuore. Anche se difficilmente avrebbe retto altri sei giri, su questo abbiamo pochi dubbi. Ma tant’è. Come in altre occasioni ci tocca ribadire che chi vince ha sempre ragione. Per cui bene, bravo, bis. Pentafoglio (quadrifoglio ci sembrava ancora poco).

Mark Webber: 6 – In condizioni normali la sufficienza se la sarebbe sognata. Ma in realtà il risultato è condizionato pesantemente dal casino combinato dalla sua crew ai box -a questo proposito la gufata di Mazzoni, Capelli, Bruno&co che decantano la velocità dei meccanici Red Bull è già leggenda- che gli fa perdere oltre 10″, praticamente una vita nelle stradine del Principato. Si ritrova indietrissimo e da lì è dura, durissima tornar su. A differenza di altri però si morde i gomiti ma evita casini, attendendo pazientemente il momento buono per saltar su. E a fine gara, immediatamente prima e subito dopo la bandiera rossa, si libera in maniera pulita di Sutil e Kobayashi fino ad agguantare un quarto posto modesto ma comunque meglio di niente. Non è detto che con un pit stop pulito avrebbe fatto meglio, ma di sicuro non peggio. Certo è che se una buona volta si decidesse anche a partir bene… La posizione persa al via da Alonso è l’altro peccato originale della sua gara. Ed è solo -si fa per dire- colpa sua. L’anno scorso qui aveva dominato, il giro veloce messo a segno all’ultima tornata ci dice che il potenziale l’aveva anche quest’anno. Ma è più una colpa che un merito. Sufficienza stiracchiatissima per la pazienza. Giobbe.

Lewis Hamilton: 5 – Punto primo: a noi i piloti che ci provano sempre, contro ogli calcolo, logica, istinto di sopravvivenza, piacciono, e solitamente tendiamo ad essere permissivi nei loro confronti. Punto secondo: questo non ci esime dal cazziarli nel caso in cui la combinano grossa. Il suo weekend parte bene, la Mclaren nonostante abbia il passo di un tir è a suo agio sulle stradine e si mostra competitiva. Il crash di Perez nelle qualifiche però gli nega l’ultimo -unico?- tentativo di assalto alla pole, e in più viene penalizzato per taglio di chicane. Logico che in gara parta col coltello tra i denti e con una certa dose di nervosismo. Si fa sorprendere da Michael Schumacher al primo giro poi però si vendica con una grandissima manovra -forse il miglior sorpasso di tutta la gara- dieci giri dopo. Da lì però perde lucidità. Fa a cazzotti con Massa al Portier -non è la prima volta che vediamo un contatto simile in quel punto- lo passa di forza sotto il tunnel e quindi è autore di un’entrata killer su Maldonado. In entrambi i casi verrà penalizzato. Ora, parliamone. In sé nessuno dei due contatti sarebbe da bandiera nera, come si suol dire, negli anni a Montecarlo cose così si sono viste più e più volte. Quando Irvine al Loews buttò fuori la Williams di Frentzen in maniera identica nessuno gridò allo scandalo. Quello però che non va è l’insistenza: errare è umano, perseverare è diabolico. Tanto più considerato che i commissari avevano promesso massimo rigore. Una avremo anche potuta perdonargliela, due no. Okay l’attitudine al rischio, okay la grinta, okay le palle, ma stavolta il votaccio non glielo toglie nessuno. Sperando però che questo non muti il suo approccio. C’è bisogno di piloti come lui. Prepotente.

Jenson Button: 9 – Si merita lo stesso voto di Vettel perché porta a termine una gara magistrale. Del trio di testa, a modestissimo parere di chi scrive, se non fosse arrivata la bandiera rossa sarebbe stato l’inglese ad aver le maggiori possibilità di spuntarla, visto che le gomme del tedesco -soprattutto- e dello spagnolo erano a rischio cedimento immediato. E in più, del trio delle meraviglie, è anche quello che ha più da recriminare per la prima safety car. Ma tant’è. Sfiora la pole e difende il secondo posto al via senza particolari patemi. Differenzia la strategia puntando sulle tre soste e, a sei giri dalla fine, è in scia a Vettel e Alonso. Poi, come già detto, la bandiera rossa azzera i valori in campo. Guida bene, inutile negarlo, è veloce, pulito, e quando serve tira fuori anche gli artigli. La rimonta che mette assieme dopo la terza sosta, quando recupera sui primi due con un ritmo di un secondo-un secondo e mezzo al giro, è esaltante. Ha di che essere soddisfatto a metà: poteva andar meglio ma di sicuro la sua posizione in squadra esce rafforzata. Certo, Monaco è un’occasione persa. Ma non per colpa sua. Elegante.

Fernando Alonso: 9 – Anche Fernando merita lo stesso voto. Tre piloti, tre squadre, tre interpretazioni strategiche, per ritrovarsi a sei giri dalla fine tutti nello spazio di un secondo e mezzo. Da antologia. E’ molto bravo al via a liberarsi subito di Webber, garantendosi così la possibilità di marcare da vicino Button e Vettel. La safety car gli regala -è proprio il caso di dirlo- la seconda sosta -quella con cui arrivare in fondo- e da lì, come direbbero i cinesi, aspetta sulla riva del fiume il cadavere del suo nemico, iniziando a marcare Vettel conscio che prima o poi le gomme del tedesco si trasformeranno in pappa. A meno che non spunti una bandiera rossa -non Ferrari, ahilui…- che gli consenta di cambiarle senza perdere la posizione. Cosa che puntualmente accade. Peccato, perché tatticamente era messo meglio di Vettel ed aveva buone possibilità di saltargli davanti, anche se l’insidia Button era reale e chissà come sarebbe finita tra i due… Dopo la batosta -in termini di risultato, non di pilotaggio- spagnola ci voleva un’iniezione di fiducia in casa Ferrari e mai risultato fu più atteso. Montecarlo è circuito atipico, per certi versi unico, però -paradossalmente- abbastanza simile a Montreal, con poche curve d’appoggio, muretti e quant’altro. Chissà che da qui non riparta la stagione di Fernando. Nulla da rimproverare, qualcosa su cui recriminare. Interrotto (nella rimonta).

Felipe Massa: 6,5 – Adesso ci salterete addosso e ci azzannerete alla gola, lo sappiamo già. Però lo scriviamo lo stesso: saluta la gara un po’ da pollo. Da pollo perché è vero che l’entrata di Hamilton al Loews -ci ostiniamo a chiamarlo così- è azzardata anzichenò, ma in certe occasioni vale il buon vecchio detto “Chi ha più buon senso lo usi”. Lui invece chiude, o meglio sbatte la porta in faccia a Lewis, col risultato che ci rimette l’ala e che, successivamente, finisce a muro sotto il tunnel. Certo, direte voi, non ve ne va bene una: se uno tira fuori gli attributi esagera, se non lo fa è uno smidollato. Avete perfettamente ragione, la peculiarità di chi scrive è di essere insopportabilmente incontentabile. Fino al ritiro, comunque, non stava correndo male. Si ritrova dietro Rosberg, a fatica riesce a passarlo -portandosi dietro anche Maldonado- ma nel complesso non è messo male come strategia. Poi il patatrac, come detto sopra. Lontano anni luce da Alonso, ma tutto sommato nemmeno da buttare. E facciamo finta di dimenticare la tamponatina rifilata a Rosberg… Timidi segnali di risveglio? Ottimisti (noi).

Michael Schumacher: 7,5 – Nelson Piquet diceva sempre che correre a Montecarlo è come andare in bicicletta dentro casa, sbatti sempre da qualche parte. Ma è anche vero che una volta imparato ad andare in bici non lo dimentichi più. E se Michelone tra le stradine del Principato ci ha vinto 5 volte un motivo ci sarà. L’antistallo fa i capricci al via e gli regala -si fa per dire- un leggendario balzo da bradipo addormentato. E in più si tocca anche con Hamilton danneggiando l’ala anteriore. Al Loews, però, si inventa un sorpassone proprio su Lewis, tanto fulmineo quanto inaspettato. Tiene dietro l’inglese -pur con gomme in crisi- per 10 giri ed è costretto a cedere solo dopo una lunga battaglia. Poi lo passa anche Barrichello -credeteci o no, nel 2011 certe cose succedono ancora- ma, dopo la sosta, il tedesco si inventa una nuova grande manovra ai danni del compagno di squadra Rosberg, che va a buon fine anche in virtù del notevole buon senso mostrato da entrambi. Poi quando sembra poter prendere il largo la sua vettura si ferma improvvisamente, proprio davanti all’entrata dei box, creando tra l’altro un po’ di scompiglio tra coloro che stavano arrivando. Peccato, perché ci aveva fatto divertire e perché stava andando proprio forte. Sprazzi di classe, grinta e competitività. Chissà messo su una Red Bull… pensieri in libertà. Divertente.

Nico Rosberg: 5,5 – Ci sono weekend in cui tutto fila per il verso giusto. Fine settimana in cui invece non ne va bene una. E altri in cui semplicemente non si riesce a trovare la quadratura del cerchio e si finisce per guidare contratti, nervosi, macchinosi. Senza errori appariscenti, ma con tante piccole imprecisioni che minano la prestazione finale. Ecco, è esattamente andata così. L’unica cosa che si salva della sua gara, infatti, è il via, dove riesce a sgusciare davanti a Massa complice anche il caos provocato dall’avvio a rilento di Schumacher. Poi le gomme posteriori lo abbandonano subito, prima Massa lo tampona leggermente in uscita dalla S.te Devote poi lo passa, portandosi dietro anche lo scaltro Maldonado. Dopo la sosta si ritrova alle spalle il compagno di squadra, lo tappa senza pietà, fa a sportellate con Glock -!!!- rischiando di farsi venire addosso da Michael, poi quest’ultimo lo sopravanza d’autorità. E’ praticamente l’ultima volta che viene inquadrato dal regista. Le telecamere lo perdono e sbuca fuori di nuovo solo al traguardo, undicesimo, malinconicamente staccato e fuori dalla zona punti. Una giornata storta può capitare a tutti, ci mancherebbe. Ma proprio per questo non vediamo come evitargli l’insufficienza. Confuso.

Nick Heidfeld: 6 – Subisce per tutta la gara la gagliarda condotta del Compagno (di squadra) Petrov, decisamente più veloce ed efficace di lui. Però, di riffa e di raffa, qualche punticino quello che una volta chiamavano Nick the Quick lo porta a casa sempre. Mantiene la posizione al via, resta invischiato nel traffico ma se ne fa una ragione quanto prima, tanto che evita accuratamente di prendere rischi di qualsiasi tipo. Una tattica che spesso a Montecarlo paga. E in effetti va così. Sfrutta la safety car per cambiar gomme -ma non passo- e questa mossa lo tira su di qualche posizione. Poi i ritiri cruenti di Petrov e Maldonado gli regalano altri due scalini e alla fine, senza nemmeno sapere bene come o perché, si ritrova ottavo, con quattro punti di più in saccoccia. Siamo ben lontani da aggettivi come eroico, esaltante, mitologico. Però fra dieci anni le statistiche racconteranno del suo ottavo posto e non di come abbia subito il compagno di squadra per tutto il weekend. Le statistiche, ma noi no. E per questo non andiamo oltre la semplice sufficienza. E’ una questione di dettagli. Concreto.

Vitaly Petrov: 7,5 – Questo russo dalla faccia strana e dalle sopracciglia importanti -ancorché bionde come d’ordinanza- sta iniziando a piacerci sul serio. Arrivato in F1 con la fama di sfasciamacchine -nomea che, per inciso, non ha fatto nulla per smentire- sta facendo vedere una maturazione importante e sulle stradine di Monaco è arrivata una piccola ma significativa consacrazione. Veloce, pulito, aggressivo ma mai oltre le righe, concreto. Batte sonoramente il più esperto compagno di casacca, gli veleggia allegramente davanti per tutta la corsa fino a quando non finisce a muro nel caos innescato dalla Force India di Sutil. Assolutamente incolpevole nella circostanza, a nostro parere, rischia di farsi male e rimedia per fortuna una semplice distorsione alla caviglia. Peccato, ma a Montecarlo -e stavolta la spariamo grossa- è nata una stella. O una stellina, meglio. La gara della maturità, della concretezza, un punto di partenza. Bravissimo.

Rubens Barrichello: 6 – Così come in Turchia ancora una volta regala una perla da ottuagenari duellando abilmente -e sorpassando- un certo Michelone Schumacher. Ottantuno anni in due, ribadiamo. A parte questo, di esaltante della sua prestazione c’è poco. Naviga ben dietro Maldonado, scontando anche una qualifica decisamente poco soddisfacente, e si fa notare solo quando crea qualche grattacapo a Jenson Button durante un doppiaggio. Però, visto che siamo a Montecarlo, l’attendismo certe volte paga. E’ il suo caso: complici i numerosi incidenti, le safety car, le bandiere rosse e così via, alla fine chiude nono portando a casa due punticini e interrompendo il digiuno stagionale della Williams. E, per dirla tutta, ha pure da recriminare: se la prima sosta fosse arrivata uno o due giri dopo sarebbe finito molto più in alto. Ma tant’è. Sarebbe stato forse troppo. Non ci è piaciuto troppo, ma la pellaccia l’ha portata a casa. Come -quasi- sempre. 300 e passa Gran Premi servono anche a questo. Ineffabile.

Pastor Maldonado: 7,5 – Peccato, peccato e ancora peccato. Perché il Venezuelano mette in scena la miglior prestazione dell’anno, conteggiando in questo tutto il weekend. Entra nella top ten, parte bene, segue Massa quando il brasiliano infila Rosberg guadagnando con acume una posizione, e si difende con autorità dagli attacchi di colleghi ben più esperti. Fino a quando non si trova dietro Hamilton, che a poche tornate dalla fine rompe gli indugi e a S.te Devote tenta un attacco fin troppo deciso. Pastor lo chiude -o meglio fa la sua traiettoria normale- come se non lo avesse visto, ma il muro purtoppo è dalla sua parte ed è dunque lui a finirci contro. A fine gara sfoga la sua rabbia contro l’inglese, reo di aver tentato un attacco sin troppo ottimistico. Giusto, giustissimo. Anche se va detto che con qualche anno e qualche capello bianco in più la pellaccia l’avrebbe forse portata a casa. Cfr. Hamilton vs Schumacher oppure Schumacher vs. Rosberg. Ma tant’è, non si può e non si deve fargliene una colpa. Bravo è stato bravo, la sua gara l’ha fatta, e da esordiente sul circuito forse più complicato del mondiale ha dato una bella paga a un certo Rubens Barrichello. Do you need some more? No, thanks. Sorprendente.

Adrian Sutil: 7 – Per dirla alla Alonso o Button, l’origine di tutti i mali. Per dirla alla Vettel, l’ancora di salvezza nel tempestoso mare monegasco. Tutto questo per dire che è stato lui ad originare la bandiera rossa, pizzicando la gomma contro il guard rail e quindi finendo larghissimo e costringendo al patatrac Algersuari, Hamilton e Petrov. Fino a quel momento però stava andando benissimo, la strategia ad una sola sosta funzionava alla grande, tanto che veleggiava stabilmente al quarto posto, ben davanti a di Resta (che aveva i suoi buoni problemi). Poi subisce i sorpassi di Kobayashi -duro- e Webber, prima dell’Armageddon già descritto. Ad ogni modo riesce a conservare il settimo posto anche dopo la neutralizzazione -anche perché sfrutta la safety per cambiare la gomma forata- e porta a casa un risultato scacciacrisi visto l’avvio di campionato difficile e le ben note vicende personali. Speriamo serva a dargli una calmata. Rissoso.

Paul di Resta: 5 – Un disastro puro e semplice. Lui definisce ‘troppo ambiziosa’ la sua condotta di gara. Vediamo. Parte bene e passa Kobayashi al via. Dopo la prima sosta si ritrova in quindicesima posizione e silura Alguersuari rimettendoci l’ala anteriore e beccandosi un drive through. Lui si giustifica dicendo che il muretto gli aveva praticamente imposto di passarlo. Vabbè, facciam finta di non aver sentito. Dopo la doppia sosta si ritrova dietro D’Ambrosio. Non ci è dato sapere se anche in questo caso il collerico Vijay Mallya abbia nuovamente tuonato in cuffia, fatto sta che lo scozzese sperona anche lui rompendo un’altra volta l’ala e beccandosi un nuovo drive through. Da buon scozzese la pena più giusta sarebbe stata fargli pagare i danni. Quando non ha più nessuno da stendere si calma e si rassegna al dodicesimo posto finale. Dicevamo -anzi, diceva- della guida ‘troppo ambiziosa’. Voi che ne pensate? A noi pare un eufemismo nemmeno tanto riuscito. Killer.

Kamui Kobayashi: 8 – Capitan Koba porta a termine la missione anche tra le stradine del Principato. Con una strategia simile a quella di Vettel nel numero dei pit stop -uno- ma non nella disposizione, il jap riesce a mettere una pezza a una qualifica così così issandosi per buona parte della gara fino al quarto posto. Veramente non male per uno che fino a metà dell’anno scorso aveva la fama di combinadisastri. Intendiamoci, quando c’è da tirar fuori le unghie Capitan Koba non scherza, come dimostrato nel duro sorpasso inflitto a Sutil. Però nulla può contro il ritorno dello scatenato Webber, che lo fa fuori spedendolo ad un comunque ottimo quinto posto. Davvero bravo, maturo, consistente. Peccato solo che -parole sue- sia rimasto senza casa e viva tra un albergo e l’altro (ma perché, poi???). Speriamo non lo faccia a Montecarlo, con quello che gli passa Peter Sauber di stipendio -notoriamente gli svizzeri non brillano per generosità- potrebbe ritrovarsi sotto un ponte in breve tempo. Homeless.

Sergio Perez: sv – Tira una pacca pazzesca in prova e deve dire ciao ciao alla gara. Peccato, perché si era infilato con autorevolezza in Q3. Lo aspettiamo -forse- in Canada. In bocca al lupo.

Sebastien Buemi: 6,5 – Parte sedicesimo e chiude decimo, a punti. Solo questo basterebbe a dargli un bel voto. In realtà molte delle posizioni guadagnate sono frutto di ritiri -Massa, Petrov, Michael Schumacher, Maldonado- ma non si può farne una colpa a lui. L’elvetico guida preciso -aridaje con ‘sti stereotipi sugli svizzeri!!!- pulito, si tiene lontano dai guai e, come dimostrato da molti suoi colleghi, è una tattica che quest’anno a Monaco pagava. Soprattutto se si pensa a quanto accaduto al compagno di casacca. Da quando il suo sedile si è fatto traballante per via delle buone prestazioni di Ricciardo, Sebastien ha ricominciato a combinare qualcosa di buono. Da un lato è una buona notizia, dall’altro è sconfortante. Ma si sa, certi bambini hanno bisogno di essere stimolati. del tipo «è intelligente, ma non si applica». Svogliato.

Jaime Alguersuari: 5 – Si difende spiegando che ha passato tutta la gara in mezzo al traffico. E sarebbe strano il contrario, partendo diciannovesimo a Montecarlo. Ma questo non lo dice. Dopo circa 25 giri di Resta gli va addosso nell’improbabile tentativo di saltargli avanti – saltargli è il termine appropriato, con gli stivaletti a molla di Paperinik sarebbe stato molto più semplice. Poi più nulla fino a quando, a sei giri dalla fine, arriva anche per lui l’Armageddon. Ascoltatelo: «stavo superando Heidfeld quando Sutil ha avuto un problema con la sua gomma posteriore, quindi Hamilton ha frenato molto di fronte a me e, anche se ho frenato più forte che potevo, era troppo tardi, non sono riuscito ad evitarlo». Ora, se davvero fosse andata così avrebbe dovuto tamponare Heidfeld, non Hamilton. In realtà è molto meno reattivo dell’inglese -che pure gli era davanti- nel pestare sul pedale del freno ed il risultato è che trasforma l’ala posteriore di Lewis in un capolavoro d’arte futurista e -allo stesso tempo- preclude ogni possibilità di scampo al povero Petrov, che non può che spalmarsi sul muro. Un capolavoro. Avrebbe meritato un votaccio anche se non fosse restato per tutta la gara dietro Buemi. E visto che è andata pure così… Distratto.

Jarno Trulli: 7 – Guadagna una posizione al via, regge il ritmo di molti suoi colleghi sulla carta più veloci, tiene dietro Alguersuari senza problemi, poi la safety car lo spedisce dietro D’Ambrosio. Ci mette parecchio a sopravanzarlo ma oramai il gap con chi lo precede è incolmabile. Su una pista che da sempre lo esalta si diverte a tener dietro Kovalainen con autorità, lo subisce in prova ma in gara non c’è storia. Alla fine chiude tredicesimo, miglior risultato stagionale per lui e per la squadra. E -a differenza dello scorso anno- c’è l’impressione che ci siano ancora margini di crescita per la vettura. Ci piace pensare che Jarno possa essere in grado di godere dei frutti di questo ipotetico miglioramento. Per intanto ci godiamo la sua prestazione monegasca e il modo in cui affronta la prima chicane delle Piscine, da sempre favoloso ed unico. Rinvigorito.

Heikki Kovalainen: 6 – Leggermente più opaco di Jarno ma comunque combattivo, come si evince dal piazzamento in qualifica davanti all’abruzzese. Alla fine della fiera arriva attaccato a Trulli -li separano solo quattro decimi al traguardo- ma per tutta la gara resta intruppato nel traffico, anche se a un certo punto riesce quasi a tenere il ritmo di Alguersuari. Ad ogni modo il quattordicesimo posto finale, se unito al tredicesimo di Jarno, rappresenta il miglior risultato di squadra per il Team Lotus, per cui una sufficienza stiracchiata gliela concediamo. Non si capisce se sia lui che si sia seduto o se sia Trulli a spinger di più, fatto sta che la tendenza che lo voleva più veloce dell’abruzzese in questo inizio di 2011 sembra oramai ribaltata. Staremo a vedere. Certo che in questa scuderia quello piloti è l’ultimo dei problemi. O no? Tranquillo.

Narain Karthikeyan: 5 – La cosa buffa è che, pur accusando ben 4 giri di distacco a fine gara, era partito davanti a Liuzzi e gli era restato davanti per tutta la prima parte di gara. Poi anche le favole più belle finiscono e così l’indiano si ritrova dietro, buon ultimo. Fa impressione vedere il distacco che accusa sul giro più veloce da Liuzzi, ben un secondo e mezzo, un’eternità a Montecarlo. Però quantomeno il traguardo lo taglia, a differenza di altri suoi colleghi più blasonati, senza far danni. Fa quasi tenerezza vederlo alla ripartenza dalla safety car, quando si ritrova in mezzo a tanti big in lotta e per poco non finisce fuori strada per far passar tutti senza problemi. L’educazione innanzitutto. E che diamine. Anche se la sua lentezza -sua e della macchina, ci mancherebbe- a tratti è parsa imbarazzante. Gentleman.

Vitantonio Liuzzi: 6 – Ultimo nella prima parte di gara, penultimo al traguardo. Con la HRT ottenere di più è francamente impossibile. La vettura spagnola è agile a Montecarlo quanto una ultranovantenne con problemi di artrosi e osteoporosi, ha problemi di trazione, aderenza e bilanciamento. Altro? Ci sarebbe da aggiungere un servosterzo che dal primo giro in poi fa le bizze e rende il volante duro come quello di un camion degli anni ’50. L’unico obiettivo, in condizioni simili, è sopravvivere: ovvero tagliare il traguardo in maniera dignitosa, senza far danni a se stessi o agli altri e tenendo un ritmo quantomeno decente. Tonio ci riesce, si riprende la posizione che gli aveva scippato Karthikeyan e alla fine lo stacca di un giro. Negargli la sufficienza sarebbe da sadici. E noi lo siamo, ma solo a volte. Coraggio!

Timo Glock: 5 – Tenui bagliori di ripresa arrivano dalla Virgin, che a Monaco si presenta in uno stato di forma decisamente interessante. Tutto è relativo, certo, e ricordiamo a chi sta per dire che siamo impazziti che si parla comunque di una vettura solo lontana parente di una F1 vera. Però Timo si qualifica a un decimo da Alguersuari, e in gara pare metterci davvero tutto. A onor del vero viene inquadrato appena tre volte: la prima in occasione di un lungo alla chicane dopo il tunnel -quando Rosberg per poco non gli va addosso-, la seconda quando Rosberg gli va DAVVERO addosso -e Schumacher quasi colpisce entrambi-, la terza quando è costretto al ritiro per il cedimento della sospensione. In realtà non si capisce se la rottura sia avvenuta prima o dopo il contatto col muro. Lui fa l’Indiano -e ci perdoni Karthikeyan-, ma noi propendiamo per l’ipotesi numero uno. E per questo gli neghiamo la sufficienza. Ignavo.

Jérôme d’Ambrosio: 6 – Taglia il traguardo da esordiente in uno dei Gran Premi di Montecarlo più complicati degli ultimi dieci anni. Solo questo gli vale già la sufficienza. In gara ha l’onore -si fa per dire- di essere silurato da di Resta, onore che condivide tra l’altro con Alguersuari. Poi da lì nessuno sprazzo, nessun guizzo, ma anche nessun danno. E scusate se è poco. Dopo la seconda safety car riesce anche a tenere a bada per una decina di giri le due Lotus, prima che le gomme lo mollino e debba cedere la posizione. Ma visto quanto accaduto al proprio compagno di team va più che bene così. Per quest’anno, almeno. Che poi ci sia la possibilità di rifarsi nel 2012… beh, questo sarà da vedersi. Ma inutile spericolarsi in ardite speculazioni sul futuro. Meglio un sei oggi che una pole position (dopo)domani. Saggio.

Manuel Codignoni
www.f1grandprix.it

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Con l’occasione pubblichiamo anche le pagelle flash del GP di Spagna, scusandoci per il ritardo.

Sebastian Vettel: 9
Mark Webber: 5,5

Lewis Hamilton: 9
Jenson Button: 8

Fernando Alonso: 9,5
Felipe Massa: 5

Michael Schumacher: 7,5
Nico Rosberg: 6,5

Nick Heidfeld: 8,5
Vitaly Petrov: 5

Rubens Barrichello: 5,5
Pastor Maldonado: 5,5

Adrian Sutil: 5,5
Paul di Resta: 6,5

Kamui Kobayashi: 8,5
Sergio Perez: 7

Sebastien Buemi: 6
Jaime Alguersuari: 5,5

Jarno Trulli: 6,5
Heikki Kovalainen: 5,5

Narain Karthikeyan: 5,5
Vitantonio Liuzzi: 7

Timo Glock: 5
Jérôme d’Ambrosio: 5,5

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