F1 GP Barcellona | Ferrari, Hamilton: “Ho cambiato i freni in Giappone, lo volevo da tempo”

"ADUO alla Mercedes? Sarebbe una sorpresa", ha detto Lewis

F1 GP Barcellona | Ferrari, Hamilton: “Ho cambiato i freni in Giappone, lo volevo da tempo”

da Barcellona, Spagna

Nel corso della conferenza stampa del giovedì sul circuito di Barcellona, settimo appuntamento della stagione 2026, Lewis Hamilton ha tracciato un bilancio del primo quarto di campionato disputato con la Ferrari. Il pilota britannico, reduce da due secondi posti consecutivi, ha analizzato la posizione della scuderia di Maranello rispetto alla Mercedes, attuale punto di riferimento prestazionale della griglia. Lewis ha chiarito che l’obiettivo del team non è sfruttare i passi falsi degli avversari, ma raggiungere una competitività tale da imporsi per meriti tecnici assoluti.

“Penso che superare la Mercedes sarà un compito complesso e per questo motivo preferiamo concentrarci esclusivamente sul nostro percorso per progredire in ogni singolo fine settimana – ha detto il campione britannico ai media presenti, tra i quali Motorionline. Per noi questo rappresenta soltanto l’inizio di un lungo tragitto collettivo; arriviamo da un’annata agonistica molto complicata, ma le variazioni introdotte in questa stagione mostrano che stiamo procedendo verso la direzione corretta”.

“Non ci fermeremo, poiché abbiamo in programma ulteriori evoluzioni e correzioni da apportare alla vettura per farci trovare pronti qualora si presentassero occasioni favorevoli. In ogni caso la nostra scuderia ha come unico scopo la vittoria per meriti prestazionali puri e non intendiamo trarre vantaggio dagli errori altrui o vincere per mancanza di avversari, ed è esattamente questo il traguardo per cui stiamo lavorando in fabbrica”.

L’impatto di Hamilton sulla progettazione della vettura

Un fattore determinante nella crescita della Ferrari risiede nel coinvolgimento diretto di Hamilton nella definizione delle linee di sviluppo della monoposto del 2026. Rispetto alla passata stagione, il sette volte campione del mondo ha potuto indirizzare il lavoro degli ingegneri verso specifiche macro-aree, introducendo correzioni geometriche e di assetto che hanno migliorato la risposta dinamica della vettura. Questo approccio collaborativo ha integrato le diverse aree del reparto corse.

“La differenza principale rispetto allo scorso anno risiede nel fatto che sono passato dal guidare una vettura ereditata, sul cui sviluppo non avevo potuto esprimere alcun parere, a una monoposto alla quale ho fornito un contributo diretto fin dalla fase progettuale. Ho richiesto l’introduzione di specifiche componenti strutturali e la squadra mi ha ascoltato, permettendo la convergenza di numerosi elementi complessi all’interno di una sinergia tecnica ottimale”.

“Una macchina da corsa non migliora per una singola modifica, ma attraverso la coordinazione di molteplici parti mobili e oggi l’intero gruppo sta operando con una coesione straordinaria. Il mio scopo principale al momento dell’arrivo a Maranello era spronare ciascun componente a innalzare i propri standard prestazionali e io stesso mi sono presentato all’inizio del campionato con un approccio mentale migliore, una forma fisica superiore e un metodo di lavoro più efficace”.

Adattamento allo stile di guida e dinamiche interne

Rispondendo alle considerazioni emerse nel paddock relative alle difficoltà di adattamento dei piloti alle attuali monoposto, Hamilton ha respinto le tesi secondo cui il suo stile di guida fosse incompatibile con la precedente generazione di vetture a effetto suolo, sottolineando l’importanza del lavoro svolto nell’ombra per indirizzare lo sviluppo.

“Non concordo con l’idea che il mio stile di guida fosse inadatto alle vetture precedenti; anche se non ero pienamente soddisfatto del comportamento della macchina, sono comunque riuscito a conquistare dei successi importanti come dimostra la gara di Silverstone del 2024. Se una determinata impostazione di guida fosse totalmente incompatibile con una specifica generazione di monoposto, non sarebbe possibile ottenere alcuna vittoria, mentre nel mio caso si è trattato semplicemente di un processo di continuo adattamento”.

“L’anno scorso avevamo impostazioni di assetto che non rispondevano alle mie esigenze e il processo di correzione ha richiesto molto tempo, ma ora stiamo finalmente osservando i frutti di quel lavoro di retroguardia. Il mio obiettivo era mettere i miei vent’anni di esperienza e i sette titoli mondiali al servizio di un’organizzazione già solida per aiutarla a progredire, esaminando ogni singolo dettaglio senza lasciare nulla al caso”.

Ferrari: analisi del deficit aerodinamico da Miami a Monaco

L’analisi si è concentrata sul divario cronometrico accusato a Monaco, un circuito storicamente poco sensibile alla potenza pura del motore. Hamilton ha spiegato che il distacco dalla Mercedes non dipende dall’efficienza della power unit, ma dal carico aerodinamico verticale (downforce) generato dal corpo vettura. Il confronto tra i pacchetti di aggiornamento introdotti dai due team tra Miami, Montreal e il Principato ha confermato la superiorità della scuderia avversaria nella gestione meccanica del retrotreno.

“Non ho ancora affrontato l’analisi dettagliata dei dati di Monaco con gli ingegneri, ma ritengo che lo scarto prestazionale sia dovuto esclusivamente al livello di carico aerodinamico. A Miami abbiamo introdotto un pacchetto di aggiornamenti su cui la squadra ha lavorato duramente, eppure la Mercedes ha ottenuto la vittoria con facilità senza presentare novità tecniche sulla vettura”.

“Successivamente, a Montreal, i nostri avversari hanno portato un’evoluzione significativa che garantiva un incremento stimato in quattro o cinque decimi di secondo, un vantaggio che forse non si è percepito appieno a causa delle caratteristiche del tracciato lento. Quando mi sono trovato dietro alla Mercedes sulle strade di Monaco, ho potuto constatare visivamente la loro superiorità: riuscivano a scaricare la potenza a terra con molto anticipo e disponevano di una stabilità del retrotreno nelle curve che mi impediva di mantenere il loro passo, confermando che il nostro limite attuale risiede nella downforce”.

La scelta dei freni e il rapporto con Leclerc

Hamilton ha chiarito i dettagli relativi alla sostituzione del fornitore e del materiale dei freni, da Brembo a Carbon Industries, una modifica tecnica introdotta sulla sua vettura diverse gare fa e ora adottata anche da Charles Leclerc. Questa variazione rientra nei parametri legati alla sensibilità del pilota in fase di staccata e non costituisce l’unico fattore alla base dell’inversione di tendenza nei risultati del team.

“Ho modificato la specifica dell’impianto frenante in occasione della tappa del Giappone, introducendo una variazione che caldeggiavo da diverso tempo dopo aver valutato ogni singola componente per capire come ottimizzarla. Si tratta di una scelta legata alla sensibilità individuale del pilota e alle preferenze di guida; inizialmente entrambi avevamo testato questa soluzione, ma Charles ha preferito mantenere il materiale precedente e solo di recente ha cambiato idea per uniformarsi alla mia scelta”.

“Questo aggiornamento non sposta i miei equilibri personali, poiché non rappresenta l’unico fattore alla base dei nostri attuali progressi agonistici, ma sono felice se le mie indicazioni possono contribuire a innalzare il rendimento complessivo della squadra”.

Le implicazioni del sistema ADUO sui motori Mercedes e Red Bull

In chiusura, Hamilton ha commentato le indiscrezioni relative alle verifiche della FIA tramite il protocollo ADUO, lo strumento di benchmark utilizzato per valutare le prestazioni del motore endotermico. La possibilità che la Mercedes sia oggetto di analisi specifiche ha sorpreso il pilota Ferrari, data la convergenza prestazionale registrata tra i motori di Brixworth e quelli della Red Bull Powertrains.

“La notizia relativa alla possibile introduzione del sistema ADUO per la Mercedes rappresenta una sorpresa, considerando che i propulsori di Red Bull e Mercedes esprimono livelli di performance estremamente vicini. La Red Bull ha svolto un lavoro straordinario sulla propria unità termica e lo stesso vale per la Mercedes; ho appreso del passaggio di alcunintecnici da una struttura all’altra, ma in ogni caso i progressi mostrati in un lasso di tempo così ridotto da un nuovo costruttore di motori restano notevoli. Ritengo che l’unità Mercedes sia ancora molto competitiva e vicina ai valori di vertice, quindi non conosco gli elementi esatti che hanno determinato la decisione finale della Federazione”.

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