Pagelle del Gran Premio della Turchia

Pagelle del Gran Premio della Turchia

Cose turche all’Istanbul Otodrom. Vettel esagera nella lotta con Webber e rovina la gara di entrambi. Ne approfittano le due Mclaren di Hamilton e Button, con il primo che torna alla vittoria -gli mancava da Singapore 2009- e il secondo che continua a mettere in cascina punti preziosi. Terzo Webber, davanti alle due Mercedes. Male le Ferrari, settime e ottave, primi punti stagionali per la Sauber con Kobayashi. Buona lettura!

Jenson Button: 9 – Zitto zitto per poco non timbra un’altra volta la presenza sul gradino più alto del podio. Al via si fa superare da Michael Schumacher ma si riprende subito la posizione, conscio che restando dietro al tedesco avrebbe perso troppo tempo dietro ai batttistrada. Segue come un’ombra il trio di testa e dopo il patatrac Red Bull, quando capisce che è il momento di osare, attacca Hamilton con decisione -e, vivaddio, raziocinio- per giocarsi la vittoria. Gli va male, ma non fa danni e chiarisce a Lewis e al team che non è uno zerbino. Ha una visione di gara a dir poco mostruosa. Veggente.

Lewis Hamilton: 9,5 – Uno squalo. Al via perde una posizione da Vettel ma la recupera con cattiveria dopo poche curve. Quindi si installa dietro Webber mettendogli addosso una pressione infernale. Al pit stop viene passato da Vettel per un problema a una gomma e si ritrova in terza posizione. Segue il tedesco come un’ombra, forse aspettando la pioggia, fino allo scontro fratricida tra le due vetture di Mateschitz. A quel punto si ritrova in testa, si rilassa e Button ne approfitta superandolo. Ma la determinazione con cui, in due curve, si riprende la leadership è da applausi, anzi da standing ovation. ha una cattiveria agonistica -unita a una concretezza micidiale- che fa letteralmente paura. Conquista una vittoria che mancava da Singapore 2009 e che lo rilancia in Campionato. Anche se ha avuto l’ennesima conferma che contro Button sarà dura. Killer.

Michael Schumacher: 8,5 – Quarto al traguardo, primo dei terrestri dietro le astronavi Mclaren e Red Bull. Solo questo basterebbe a garantirgli un votone. Se poi aggiungiamo che sia in qualifica che in gara risulta ben più efficace del compagno di squadra -che all’anagrafe denuncia sedici anni di meno- beh il voto arriva da solo. Disputa una gara costante e, probabilmente, anche noiosa se vissuta dall’abitacolo. Le uniche emozioni arrivano al primo giro, quando supera con abilità Button allo start e subisce il successivo contrattacco dell’inglese. Meriterebbe un bel nove per i progressi che sta mostrando, ma gli togliamo mezzo voto per la dichiarazione rilasciata a fine gara: “Abbiamo chiaramente fatto un passo avanti verso la Red Bull e davanti alla Ferrari, quindi possiamo essere abbastanza soddisfatti”. Passi dire che la Mercedes è avanti alla Ferrari, ma quando perdi quasi un secondo al giro dai battistrada parlare di avvicinamento è da arresto. E lui lo sa. Pinocchio.

Nico Rosberg: 6,5 – Per la seconda volta di fila subisce il compagno di team in qualifica e in gara. E, pur trattandosi di Michael Schumacher, non è un gran bel segno. La sua prima metà di gara è piuttosto noiosa, e si movimenta quando comincia ad avere problemi di gomme. A quel punto si forma un trenino dietro di lui, capitanato da Kubica, e lui è bravo a non incasinarsi e a conservare la posizione. Il quinto posto non è male, la prestazione non sarebbe da crocefiggere, ma a preoccupare è il trend che lo vede in fase calante. Sta a lui smentirci nei prossimi appuntamenti, ma per ora dobbiamo tenerci stretti nella valutazione. Plafonato.

Sebastian Vettel: 4 – Ci sono tre cose che un pilota non dovrebbe MAI fare, che dovrebbe obbligatoriamente evitare. Fare la pipì nell’abitacolo -anche se, a volte, succede-, fregare la donna al compagno di squadra -e anche in questo, ahimé, ci sono precedenti illustri (Alain Prost/Jacques Laffite, Michael Schumacher/Heinz-Harald Frentzen)- ma, soprattutto, causare un incidente con il vicino di box che indossa la stessa casacca e guida la stessa vettura. E’ l’errore più banale a allo stesso tempo più grave che possa esistere. La prima cosa che ti insegnano ad evitare. Foga agonistica, voglia di riscatto dopo un periodo negativo, incoscienza… nessuna giustificazione regge. E’ un po’ come quando si litiga: chi alza le mani passa sempre dalla parte del torto. Ed è inutile che dica di non aver commesso errori: se due rette non sono perfettamente parallele prima o poi si incontreranno, e in questo caso chi si trova dietro ha sempre torto. Impari dalla coppia McLaren come sui duella in casa. Se poi aggiungiamo che per tutto il weekend è stato meno efficace di Webber il quadro si completa. Semplicemente non c’era con la testa. E il problema alla barra antirollio delle qualifiche sa tanto -speriamo di no- di scusa politica. Scoppiato.

Mark Webber: 10 – Perché dieci? Perché resiste bene agli attacchi di Hamilton senza battere ciglio. Perché in qualifica batte ancora una volta Vettel. Perché oramai non commette più errori nemmeno sotto pressione, suo tallone d’achille da sempre. E perché, soprattutto, non prende a sganassoni Vettel dopo il crash. Anche in questo caso, ahinoi, ci sono precedenti illustri. (cliccate QUI se avete la memoria corta.) Peccato, perché aveva la gara in pugno e invece si ritrova con un terzo posto che sa praticamente di beffa. Speriamo per lui che quanto accaduto in Turchia non lo indebolisca psicologicamente e non fiacchi il suo formidabile stato di forma attuale. Staremo a vedere. Abbattuto (nel senso più letterale del termine).

Felipe Massa: 6 – Definisce noiosa la sua gara. Inappuntabile. Resta dietro alle due Mercedes e alla Renault di Kubica per tutta la gara, non riuscendo a trovare lo spazio per un singolo tentativo di attacco. Gettargli la croce addosso ci pare ingeneroso. Ma anche scusarlo e giustificarlo al 100% forse è troppo. Perché? Ma perché tutto sommato un guizzo, un tentativo di attacco, un qualsiasi segno di vitalità non avrebbe affatto stonato. E invece no. Inutile poi lamentarsi se la gara è stata monotona. E poi, diciamocelo, se l’auto non viene sviluppata nella direzione giusta la colpa è anche un po’ dei piloti. O no? Annoiato.

Fernando Alonso: 5 – Non ci siamo. Per la seconda volta di fila rovina il weekend prima della gara, stavolta commettendo un errore in qualifica che lo relega in dodicesima posizione. Fa un po’ rabbia sentirlo dire «macché errore, ho frenato tardi per cercare di migliorare il tempo». C’è un limite a tutto, che diamine! In gara non cerca miracoli, per cui ovviamente nemmeno ne trova. Segue per una marea di giri Petrov e riesce a passarlo solo quando il russo è in crisi di gomme. La manovra per conquistare l’ottavo posto -dietro a Massa- è dura, non esattamente cristallina ma ci può stare. La prestazione invece proprio no. E’ stato preso per fare la differenza, ma gli errori sul groppone cominciano ad essere un po’ troppi. Bocciato.

Rubens Barrichello: 5,5 – Nella vita in certe occasioni è totalmente inutile parlare, è molto meglio ascoltare. Ecco il commento di Rubens alla gara. «Ho avuto un problema con la frizione al via e sono scattato lentamente. Abbiamo anticipato il pit stop perché davanti a noi c’erano vetture più lente che non riuscivamo a passare ma abbiamo avuto un problema a una ruota anteriore. Più avanti ho anche avuto un problema all’acceleratore». Un racconto più da Via Crucis che da cronaca di un Gran Premio. Di fronte a cotanta negatività anche precisare che chiude quattoridicesimo aggiuge tristezza. Verrebbe quasi voglia di dargli la sufficienza. Quasi. Un pianto.

Nico Hulkenberg: 5,5 – A differenza di Barrichello lui forse qualcosa poteva combinare. Quantomeno mette in mostra una discreta combattività infilando una bella sequenza di sorpassi (Chandhok, Glock, Senna, Barrichello). Il problema è che i sorpassi è obbligato a farli perché al primo giro gioca all’autoscontro con Buemi e finisce in fondo al gruppo. Peccato, perché magari poteva far meglio del diciassettesimo posto finale. Però, egoisticamente, almeno ci ha regalato le uniche emozioni della prima parte di gara. Per cui forse merita mezzo punto in più. Forse. Divertente.

Robert Kubica: 7 – Continuiamo a pensare che il polacco guidi al di là delle possibilità offertegli da una vettura onesta o poco più. In quest’ottica il sesto posto finale è un risultato eccellente. La sua gara è tutta impostata sul retrotreno della Mercedes di Rosberg, che ha praticamente davanti per tutta la gara. A un certo punto, complice il rallentamento del finnotedesco per problemi di gomme, gli si fa sotto pericolosamente ma non riesce a passarlo e si accontenta di mantenere la posizione. Ammette candidamente che l’unica possibilità di passare la Mercedes è ai box, ma non gli riesce. Meno superlativo che in altre occasioni, forse, ma comunque positivo. Tenace.

Vitaly Petrov: 7 – Al solito -perdonateci- siamo di manica larga con il russo, ma una volta di più ci è piaciuto. Veloce, costante, tosto, su una pista tecnica -che peraltro ha sempre amato- non sfigura nel confronto con un top driver come Kubica e si regala una gara tutta in zona punti, condita con il giro più veloce all’ultima tornata. . Tiene dietro con autorità Alonso -ingeneroso, a questo proposito, l’incitamento dell’ingegnere di pista dello spagnolo che liquida il possibile sorpasso come una formalità- fino a quando, in crisi di gomme, deve cedere. Nella manovra di sorpasso rimedia pure una foratura che lo spedisce indietro, ma non ci sentiamo di addossargli responsabilità. La sua gara è comunque positiva e -ci sbilanciamo- potrebbe essere la sorpresa del GP del Canada. Tosto.

Adrian Sutil: 7 – Finisce in zona punti, nono, in virtù dei problemi di Vettel e Petrov. Si qualifica bene ma perde tempo durante il primo giro e nel corso della sosta ai box. E’ bravo però a non perdere la testa e ad infilare Kobayashi con una bella manovra che gli vale la decima posizione, poi diventata nona. Uno dei rari sorpassi di una gara tutto sommato monotona. Con un pizzico di fortuna in più poteva forse artigliare qualche punticino in più, ma va comunque bene così. Anche perché non dobbiamo dimenticarci che guida una Force India. Non quella della prima parte dello scorso anno, certo, ma nemmeno un’astronave. Solido.

Vitantonio Liuzzi: 5 – Ecco uno a cui il weekend turco va invece di traverso. Canna clamorosamente la qualifica, restando eliminato già dopo la Q1, e compromette così ogni possibilità di ben figurare in gara. Lamenta problemi di aderenza, ma il suo compagno di team viaggia a una velocità ben differente, il che significa che è più che altro un problema di setup. E quindi parte della responsabilità è sua. In gara fa quello che può ma da dietro è dura, e infatto Tonio non trova il miracolo. Alla fine chiude tredicesimo, staccatissimo. Malinconico.

Sebastien Buemi: 5,5 – Al via si tocca con Hulkenberg, fora una gomma e deve fermarsi ai box per sostituirla. Certamente non il massimo già in senso assoluto, figuriamoci se guidi una Toro Rosso. Non tutto il male viene per nuocere, certo. Lui infatti, rimontando da dietro, ci regala due-tre sorpassi che movimentano la prima parte di gara, piuttosto soporifera nelle retrovie. Magra consolazione, certo, ma sempre meglio di niente, no? Chiude sedicesimo, staccatissimo, forse nemmeno troppo malinconico. Anche qui ci pare sadico infierire. Showman (?).

Jaime Alguersuari: 6 – Gara strana, la sua. Per tre quarti di Gran Premio galleggia, tutto sommato anonimamente, tra la dodicesima e la quattordicesima posizione. Poi a un certo punto, improvvisamente, si mette ad andare come un treno, fa il record nel terzo settore e segna per due volte il giro più veloce. Il suo primato viene poi superato, certo, ma il mero dato statistico travalica il gesto tecnico. Ma visto che siamo cattivelli, ci chiediamo: c’è stata pigrizia prima o è semplicemente stato un numero oltre le possibilità della vettura. Ai posteri l’ardua sentenza, preferiamo non sbilanciarci memori che ‘in medio stat virtus’. E con le citazioni classiche dovremmo essere a posto, per stavolta. Il dodicesimo posto finale non cambia la sostanza delle cose. Incostante.

Jarno Trulli: 6 – Dura, durissima portare a casa la pagnotta con una Lotus, specie su una pista tecnica e vera come quella Turca. Jarno fa quello che può, in qualifica batte Kovalainen e in gara si arrabatta con le gomme dure prolungando all’infinito il primo stint. L’obiettivo non dichiarato è attendere l’arrivo della pioggia e montare le coperture da bagnato beffando la concorrenza. La pioggia invece non arriva, e la vettura decide che una gara così non è il caso di portarla a termine, lasciandolo a piedi. Che altro dire? Velo pietoso.

Heikki Kovalainen: 6 – L’avvio è gagliardo, parte bene e si ritrova anche davanti a Barrichello, al quale però non può resistere -nel senso meno romantico del termine- e a cui dunque deve cedere la posizione. Anche lui, come Jarno, tiene duro ritardando la sosta ai box nell’attesa della pioggia. Che, ovviamente, non arriva nemmeno per lui. Il pit stop è però obbligatorio, e così Heikki si ferma lo stesso. Ma non riparte: la vettura dice basta e lo lascia a piedi. Il tutto a un giro di distanza dall’altra Lotus. Che abbia parlato con quella di Jarno? Chissà. Fatto sta che anche qui la sufficienza è obbligatoria, per la pazienza. Stoico.

Karun Chandhok: 5 – Al solito le prende in qualifica da Senna, al solito fa da fanalino di coda in gara. Non per tutto il Gran Premio, a onor del vero. A causa dell’incidente al via si ritrova davanti ad Hulkenberg e a Buemi, ma entrambi poi lo passano. Da lì in poi c’è oggettivamente poco da inventarsi, e lui se ne guarda bene. Il problema alla pompa della benzina a pochi giri dalla fine non crediamo gli abbia provocato una smodata crisi di pianto. La calma, del resto, è la virtù dei forti. Chissà. Magari un giorno lo diventerà. Di strada da fare ce n’è ancora tante, per lui e per la HRT. Serafico.

Bruno Senna: 6 – Splendido terz’ultimo in qualifica -e credeteci non stiamo scherzando- in gara si diverte, trovandosi a duellare in posizioni tutto sommato ottime se consideriamo la vettura che guida. Viene passato da Buemi ed Hulkenberg in rimonta ma si regala un bel (?) duello con Di Grassi che lo vede finir largo alla prima curva ma che denota comunque una vena combattiva che gli fa onore. Un guasto se vogliamo simile a quello del compagno di squadra lo costringe al ritiro, ma tutto sommato va bene così. Almeno per noi, visto che circolano voci di un possibile appiedamento. Ma chi vivrà vedrà. Del resto alla HRT i piloti ci sembrano l’ultimo dei problemi… Tenace.

Pedro De La Rosa: 7 – Alla fine parla addirittura di complotto, di ordini di scuderia, di intrighi internazionali. Forse un po’ troppo. Però il suo dovere lo fa, eccome. Le prende da Kobayashi in qualifica ma in gara il suo ritmo è buono, e gli permettere di tenersi agevolmente a ridosso della zona punti. Alla fine va come un treno, raggiunge il compagno di squadra ma dal muretto -saggiamente, visto quanto successo nel corso della gara….- gli ordinano di tenere le posizioni. Lui obbedisce e il risultato è che la gloria -e il punto- lo becca Kamui. Ma va bene così. Vedere il traguardo immaginiamo sia una vera e propria liberazione. Anche perché lo davano per bollito ma, quantomeno in Turchia, ha dimostrato di poter ancora tener botta. Inossidabile.

Kamui Kobayashi: 7,5 – Anche lui si toglie lo sfizio di finire una gara -sembra una battuta ma lo è meno di quel che sembra- e, soprattutto, si regala addirittura un punto mondiale. Gran parte del merito dell’impresa -okay, direte voi, chiamarla impresa è forse un po’ troppo, ma, suvvia, siamo buoni- è da ascriversi alla qualifica che lo vede entrare in Q3. In gara cerca di tenere il ritmo e lo fa diligentemente, anche se nelle fasi finali viene passato in tromba da un arrembante Sutil. Lui si giustifica così: «Alla fine potevo vedere dall’abitacolo la tela della gomma anteriore destra. Quindi ho iniziato a fare molta attenzione, soprattutto alla curva 8». Vero? Falso? Noi ci crediamo a metà, anche perché a fine gara il compagno viaggiava nettamente più forte. Però la bella prestazione resta.

Timo Glock: 5,5 – Parte male e si fa fregare da Bruno Senna. Ci mette 18 giri per passarlo e perde un’infinità di tempo. Nel frattempo subisce i sorpassi di Buemi e Hulkenberg, incapace di resistere. Negli ultimi cinque giri, inoltre, il cambio si blocca in quinta e lui li percorre ad andatura forzatamente ridotta. Chiude diciottesimo una corsa che -immaginiamo- non ricorderà con troppo piacere. L’impegno c’è, e lo testimonia il secondo di distacco che rifila a Di Grassi nel computo dei giri più veloci. E, se non avesse toppato lo start, ci sarebbe stata pure la sufficienza. Statico.

Lucas Di Grassi: 5 – A fine gara preferisce parlare del futuro, dei progressi che sta compiendo la vettura in termini di velocità ed affidabilità. Se fatica lui a descrivere la propria gara, figuratevi noi. In qualifica fa peggio di Bruno Senna, in gara prova a passarlo diverse volte prima di riuscirci e poi procede stancamente fino al diciannovesimo posto finale. Lamenta, parole sue, diversi problemi al motore. Ma l’affidabilità non stava migliorando? Bah. I conti non ci tornano. Mezzo punto in meno per le versioni contrastanti che ci rifila. E un altro mezzo punto lo togliamo per il secondo di distacco che rimedia da Glock in gara, sul giro più veloce. Bugiardo.

Manuel Codignoni
www.f1grandprix.it

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10 commenti
  1. Damon

    5 Giugno 2010 at 23:32

    pagelle giuste

  2. paolo furlan

    6 Giugno 2010 at 00:56

    geniale..divertente…e obbiettivo
    …difficile trovare queste trê qualita’ in un commento .. Non cí eró abituato dopo 25 anni di lettura di autosprint.
    Aspetto lá prossima gara per questã piacevole lettura

    paolo furlan/campinas/brasile

  3. Migos

    6 Giugno 2010 at 07:42

    Si,abbastanza daccordo con Codignoni anche se per me Hamilton era da 10.Mi fa piacere che gli errori di quel presuntuoso di Alonso sono ben sottolineati.

  4. Gerric

    6 Giugno 2010 at 08:31

    Pagelle giustissime, anche se non sono proprio d’accordo per il 10 a webber perchè si, è vero che la colpa dell’incidente è da attribuire a vettel, però ma a mio modesto parere doveva cercare di spostarsi e farlo passare per combinare meno casini possibili e magari ripassare il suo compagno in un secondo momento.

  5. Hamilton

    6 Giugno 2010 at 11:24

    Facile bocciare alonso alla sua settima gara con una Ferrari che zoppica sin dal 2007 (mondiale fortunato vinto solo grazie ad alonso ed ai giudici). Certo vi divertite con poco. Ma è solo una questione di tempo. Avrete presto modo di “godere” come si deve della vostra antipatia.

  6. Ksmim

    6 Giugno 2010 at 15:05

    Mi dispiace che tu non abbia avuto il piacere di vedere il mondiale del 2007, perchè se dici così non hai visto neanche una gara…

    Pensa un po’ meno a lodare Alonso, pilota inguardabile e Guarda più la formula 1.

  7. emiliozrx

    6 Giugno 2010 at 17:40

    Addirittura: Alonso…inguardabile ???? Pazzesco, ma dove vi arriva l’ipocrisia !!!!

  8. fedexxx

    7 Giugno 2010 at 14:31

    scalli tutti ci sono tnt problemi tra cui la F10 ke nn è stata più modernizzata e alonso ke nn si sta impegnando cm l’inizio dell’anno cmq alonso è un brv pilota però per questa gara il 5 ci sta
    un’ultima cosa webber sarà pure una vittima però il 10 se lo è meritato perchè almeno lui nei commenti dopo gara ha dtt il vero quindi il 10 ci sta
    ULTIMA COSA LE PAGELLE KE FATE SONO FANTASTICHE PERò CERCATE DI FARLE SUBIO DOPO GARA XK SONO SEMPRE ANSIOSO DI VEDERE KI DICE IL VERO IN QUESTO SPORT MOLTO INFLUENZATO CONTINUATE CS !!!!!!!!!!!!

  9. Buh

    7 Giugno 2010 at 16:31

    Per Alguersuari in realtà la gara ‘strana’ che avete descritto è dovuta al fatto che ha girato con le dure senza fermarsi per poi fare la sosta verso la fine: strategia opposta agli altri

  10. Mik

    9 Giugno 2010 at 14:28

    Ottime pagelle… ma forse a Vettel si poteva anche dare 0 tondo…

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