Pagelle del Gran Premio della Cina

Pagelle del Gran Premio della Cina

Gara bagnata, gara fortunata per Jenson Button, che per la seconda volta dall'inizio dell'anno sfrutta al meglio le mutevoli condizioni climatiche azzeccando strategia e conquistando la vittoria. Al secondo posto un sempre piu' spettacolare Lewis Hamilton, che ha dato spettacolo a suon di sorpassi e ha preceduto il solido Nico Rosberg. Quarto Alonso, nono Massa, sempre piu' giu' Michael Schumacher, decimo. Buona lettura!

Jenson Button: 9,5 – A questo punto non puo' piu' essere un caso. Se ogni volta che la situazione impone una scelta strategica lui ci azzecca sempre, un motivo deve esserci. Se poi dipenda da lui, dal suo ingegnere, dal suo didietro… francamente non sta a noi capirlo. Noi dobbiamo analizzare i fatti, e i fatti dicono che e' l'unico ad aver azzeccato strategia e a non aver commesso errori in pista. Oddio, in realta' uno svarione lo compie, nelle ultime fasi di gara. Non gli costa la vittoria, logica conseguenza di una gara altrimenti perfetta, ma solo mezzo punto in pagella. Hamilton e' avvisato: per stargli davanti dovra' sudare. Anche (soprattutto?) sotto la pioggia. E alzi la mano chi l'avrebbe detto fino a due mesi fa. Sorprendente.

Lewis Hamilton: 9 – Chissa' se prima o poi disputera' una gara senza doversi trovare a rimontare dal fondo. A volerla dir tutta, in realta', non sappiamo neanche se augurarcelo o meno, visto lo spettacolo che regala in pista. Il sorpasso doppio su Vettel e Sutil e' mirabile, il primo duello con Schumacher -lo passa due volte- e' di alta scuola, e per certi versi e' spettacolare anche il sorpasso a Vettel all'entrata dei box. Un po' meno il duello rusticano con il tedeschino in uscita dai box, ma a onor del vero e' proprio il pilota Red Bull a spingere Lewis, e non il contrario. Al termine di una teoria infinita di sorpassi arriva sul podio e non rinuncia a mettere pressione a Button fino alla bandiera a scacchi. Una meraviglia per gli occhi. Peccato che l'errore strategico gli costi la vittoria, ma immaginiamo si sia comunque divertito. E anche noi. Leone.

Michael Schumacher: 4,5 – Non ci siamo. Passi farsi strabattere -a parita' di macchina- da Rosberg, passi farsi passare due volte -a parita' di condizioni meteo- da Hamilton, passi rimediare un secondo sul giro piu' veloce dal compagno di squadra, ma farsi infilare in tromba da Petrov -con tutto il rispetto per l'ottimo russo, che pero' guida pur sempre una Renault- non ci sta, non ci sta, non ci sta. Subisce in maniera netta il compagno di squadra per tutto il weekend, non riesce a trovare un setup decente (ma perché lui no e Rosberg si'?) e in gara soffre oltremodo la pista viscida, le gomme e gli avversari. La peggior gara dal rientro, anzi il peggior weekend. A fine gara dice che non vede l'ora di tornare a casa. Non stentiamo a credergli. Sbaglia strategia, ma anche senza considerare che negli anni d'oro in queste condizioni sapeva fare la differenza la sua gara e' fortemente negativa. Anzi di piu'. Imbarazzante.

Nico Rosberg: 8 – Se fosse un centravanti potremmo dire che si e' mangiato un gol praticamente gia' fatto. Certo, l'azione l'aveva impostata lui, era stato lui a smarcarsi e a procurarsi lo spazio per arrivare alla conclusione, ma poi la palla bisogna anche buttarla dentro. Ecco, questa e' la sua gara. Azzecca la mossa di non cambiare le gomme, resta in testa per buona parte della corsa, poi arriva lungo in una staccata e cosi' facendo permette a Button di scavalcarlo. Deve quindi cedere anche ad Hamilton, ma e' bravo e freddo a resistere ad Alonso conquistando lo stesso un posto sul podio. Bravo comunque, sia chiaro, in condizioni come quelle cinesi conquistare un podio e' sempre positivo. Tantopiu' se strabatti, a parita' di macchina, un certo Michael Schumacher. Ma ora e' tempo di fare un salto di qualita', quello decisivo. Parziale.

Sebastian Vettel: 6 – E' dura portare a casa la pagnotta se la giornata e' storta. E a Shangai se n'e' accorto anche il tedeschino della Red Bull. Anche lui cade nella tentazione di montare subito le intermedie, precipitando molto indietro, ma a differenza di Hamilton -tanto per non fare paragoni- fatica molto di piu' a recuperare. E proprio con l'inglese della McLaren mette in scena uno spettacolo francamente evitabile. Passato con cattiveria da Lewis all'ingresso della pit lane, lo risupera durante la sosta e lo stringe pericolosamente contro la zona dei meccanici. Manovra, a giudizio di chi scrive, gratuita, evitabile e pericolosa anzicheno'. Hamilton lo ripassa in pista -sorpasso a tre, tra l'altro- e lui perde il passo. Chiude sesto. Per essere partito il pole non il massimo, dunque. Sufficienza stiracchiata, per una prestazione cosi' cosi' macchiata con la ruotata ad Hamilton. Nervoso.

Mark Webber: 5,5 – Valgono piu' o meno le stesse considerazioni fatte per il compagno di squadra, con il quale conduce una gara praticamente parallela. Salvo farsi passare in pista dal tedesco, ma questa e' un'altra storia. A tre quarti di gara anticipa l'ultima sosta ma l'unico risultato che ottiene e' quello di perdere una marea di posizioni. E il sorpasso subito in mondovisione da uno scatenato Petrov in rimonta sara' l'immagine dell'australiano che ci restera' in testa fino al prossimo Gran Premio. D'accordo, le condizioni erano difficili, ma erano le stesse per tutti. E un ottavo posto non puo' salvare il bilancio di una gara gestita nervosamente e negativa nel risultato. Confusionario.

Felipe Massa: 5 – Su di lui aleggia, minaccioso ed ingombrante, uno spettro. Uno Spettro -usiamo la maiuscola- con le sembianze e le fattezze di Rubens Barrichello. Eh si', perché il sorpasso subito all'imbocco della corsia box dal compagno di squadra ricorda tanto le manovre subite dal veterano brasiliano ai tempi della militanza in Ferrari. Lui parla di buon senso nel voler evitare l'incidente, di cose che succedono, ma sa benissimo che non e' cosi' e che il segnale lanciato da Alonso e' netto e non si presta ad interpretazioni di sorta. E se lui accetta questa situazione, beh le cose si faranno durissime. Certe volte, a parere di chi scrive, meglio mettere in chiaro le cose -a costo di finir fuori in due- piuttosto che accettarle passivamante. Della sua gara poco da dire. Pur senza subire un drive through arriva ben dietro Alonso commettendo la solita sequela di svarioni sotto la pioggia (che non ama, non ha mai amato e temiamo non amera' mai). Il sorpasso a Schumacher nel finale di gara fa piu' che altro tenerezza. Un nono posto che gli fa perdere la leadership in campionato e buona parte di quella all'interno della squadra. Bastonato.

Fernando Alonso: 6 – Ribadiamo quanto detto in occasione della prima gara della stagione: un animale. Un animale che sbaglia -e l'ingenuita' in partenza e' imperdonabile- ma un animale che morde e fa male -vedi il cattivissimo sorpasso a Massa all'imbocco della corsia box- pur di arrivare davanti. Una gara ad handicap, la sua, a partire dalla jump start che gli costa la penalita' per arrivare alla sosta anticipata per montare le intermedie e conseguente ri-pitstop per rimettere le slick. Colpa sua? In parte, certo e' che e' bravo a risalire sfruttando la safety car e con la consueta grinta e determinazione. Pur spinto dal bun Gianfranco Mazzoni -che si disinteressa di tutto per seguire l'avvicinarsi di Fernando a Rosberg- non riesce a conquistare un posto sul podio ma ottiene un quarto posto che, per come si erano messe le cose, vale oro. Il voto e' la media tra la sua gara (9) e l'errore al via (4). Bestiale.

Rubens Barrichello: 5 – La verita'? Ogni volta che l'abbiamo visto inquadrato stava subendo un sorpasso da parte di qualcuno. Un po' pochino, per uno che le cose piu' belle della carriera le ha fatte vedere con l'umido -vedi la sua prima vittoria in F1 ad Hockenheim nel 2000- o in condizioni comunque imprevedibili. Invece stavolta arranca, subisce vettura, avversari e pista, e alla fine deve accontentarsi di un modestissimo dodicesimo posto. Magari la Williams non avra' gradito il circuito, pero' che diamine! E dire che, tecnicamente, e' in gare come queste che le squadre cosiddette di seconda fascia dovrebbero raccogliere punti preziosi magari sfruttando l'esperienza dei piloti. Mancato.

Nico Hulkenberg: 4,5 – A fine gara dichiara: «Guardando gli aspetti positivi ho fatto esperienza completando una gara in condizioni diverse. In particolare e' stato utile vedere come si e' comportata la macchina con le diverse gomme». Beh, considerata la quantita' industriale di soste ai box che compie in gara, non abbiamo dubbi quantomeno sulla seconda affermazione. Lento, e ci puo' stare, confusionario nella gestione della gara, e ci potrebbe stare anche questo, inconcludente. Stiamo pur sempre parlando di un deb, certo, ma si poteva -e si doveva- fare di meglio. Chiude 15esimo, davanti solo alle due HRT. Fate voi. Sconclusionato.

Robert Kubica: 8,5 – Se potesse strozzerebbe Algersuari. Quando infatti lo spagnolo si tocca con un doppiato e rovina la propria ala seminando detriti, il direttore di gara fa uscire la safety car e annulla gli oltre 30 secondi di vantaggio che il polacco aveva sugli inseguitori. Risultato? Alla ripartenza viene passato da Hamilton e Alonso e scivola al quinto posto. Peccato perché era stato autore -come al solito- di una gara magistrale, azzeccando la scelta strategica di non montare le gomme da bagnato e rimediando ad una partenza cosi' cosi'. Conquista comunque punti importanti, confermando il suo pregevole stato di forma e quello buono della Renault. Un investimento sicuro, veloce, intelligente e consistente. Gentleman.

Vitaly Petrov: 8,5 – Adesso la spariamo grossa: per noi l'eroe di Shangai e' lui. Il russo tutto sembra, infatti, tranne un deb. Imbrocca una buona partenza, azzecca la strategia giusta restando in pista e issandosi fino al quarto posto. Senza compiere errori di sorta e tenendo un ritmo molto vicino a quello di Kubica. Poi anche lui perde terreno con l'ingresso della safety car e, soprattutto, si complica la vita con un testacoda che gli fa perdere due posizioni. Ma ci puo' stare, tutto sommato, in condizioni in cui molti big si son fatti fregare dalla pista viscida. E poi, nel finale, e' il piu' veloce in pista, e' scatenato e passa Algersuari, Michael Schumacher (!!!) e Webber (!!!) fino a raggiungere il settimo posto finale. Personalita' a quintali, determinazione a profusione, talento da sgrezzare. La Russia non ha nessuna tradizione in F1, ma volendo essere pignoli si scopre che Vitaly e' nato a Vyborg, 30 km dal confine finlandese. Questione di geni? Chissa'. E scusateci per la manica larga, ma ci e' piaciuto troppo. Eroico.

Adrian Sutil: 5,5 – Anche lui a inizio gara monta le intermedie, anche lui poi rimette le slick, anche lui perde terreno dai primi quattro. Poi pero' fa gara assieme ai top driver, lottando con gente come Hamilton e Webber. Poi pero' a un certo punto le sue prestazioni calano vistosamente, accusa un problema di graining che lo rallenta e lo fa scivolare molto indietro in classifica. Si ferma addirittura a cambiare gomme e a quel punto e' troppo tardi per poter aspirare ad una posizione in zona punti. Lui con filosofia commenta che certe volte in gare come questa puoi azzeccare il colpaccio, altre volte invece non ne imbrocchi una. Lui per meta' gara c'e' stato, poi si e' perso. E per questo -pur non riconoscendogli colpe specifiche- non possiamo assegnargli la sufficienza. Parziale.

Vitantonio Liuzzi: 4 – Non scalda a sufficienza i freni nel giro di avvio e alla curva 4 si gira, abbatte Buemi e Kobayashi e deve ritirarsi. Inqualificabile, specie in una gara dove e' evidente che recuperare posizioni in partenza non e' cosi' fondamentale. Da prendere a sganassoni, sul serio. Scellerato.

Sebastien Buemi: sv – Nella personale partita a bowling messa in piedi alla curva 4 da Liuzzi lui recita la parte del birillo. E siccome Tonio ci sa fare, lo abbatte senza pieta'. Nient'altro da dire. Incolpevole.

Jaime Alguersuari: 6 – La sua gara ha due volti. Il primo volto e' tutto nella prima parte, quando corre con autorevolezza battagliando in zona punti con piloti e vetture molto piu' blasonate. La seconda prende il via al 21esimo giro, quando tampona una HRT in fase di doppiaggio danneggiando l'ala anteriore -e causando l'ingresso della safety car- e finendo dietro in classifica. Riesce comunque a restare nella top ten ma nelle ultime battute accusa un pesante degrado dei pneumatici -e qui la poca esperienza nella gestione delle gomme c'entra, eccome- e viene passato da Petrov, Massa e Sutil. Chiude tredicesimo, raccogliendo meno di quanto seminato. Sufficienza stiracchiata. Crollato.

Jarno Trulli: 6 – La Lotus e' un alibi che salverebbe chiunque dalla condanna. E infatti noi non infieriamo sull'abruzzese, costretto al ritiro per problemi idraulici dopo ben due soste per cercare di tappare le falle. L'impressione, anche stavolta, e' pero' che non ci metta l'anima come suo solito. Mentre Kovalainen si sbatte, lotta, lui resta in coda al gruppo senza acuti di sorta. La sufficienza comunque se la merita solo per aver non aver riso troppo in faccia a Stella Bruno dopo il ritiro. «Jarno, ancora un ritiro, stavolta la causa sono problemi idraulici». «Beh, stavolta… diciamo che sono quattro gare su quattro che abbiamo problemi idraulici…». Geniale.

Heikki Kovalainen: 7 – Il voto e' un premio all'impegno e alla testardaggine. Nonostante la vettura non permetta chissa' quali exploit lui decide di rischiare il tutto per tutto non cambiando gomme all'inizio e ritrovandosi cosi' in zona punti per diversi giri. Bravo, bravissimo, a non commettere errori con una macchina che scoda come una biscia anche in rettilineo. Poi viene riassorbito nella pancia del gruppo -nel giro di poche curve viene passato da Vettel, Hamilton e Webber- ma quanto di buono fatto resta, segno di una caparbieta' ancora intatta e di uno spirito combattivo mai domo. Bene, bravo. Per assurdo potrebbe ricostruirsi una credibilita' proprio qui, dopo l'esperienza cosi' cosi' in McLaren. Tosto.

Karun Chandhok: 5 – Porta a termine la gara, e questa e' la notizia positiva. Rimedia quattro (4) giri di distacco, e in una gara con due safety car francamente ci pare un po' troppo, anche se prende il via dalla pitlane. Non fa danni, non crea troppi problemi nei doppiaggi, continua a macinare km ottimi per lui e per la squadra, fa esperienza e matura. Tutto bene, tutto ok, tutto giusto. Di tempo per imparare ne avra', non crediamo che la squadra gli metta addosso troppa pressione. Pero', ahinoi, correre e' un'altra cosa. Rimandato.

Bruno Senna: 6 – Stacca di due giri il compagno di squadra -2 tornate di distacco anziché quattro- e chiude penultimo. Anche sulla sua gara poco da dire. Verrebbe quasi voglia di dargli la sufficienza, perché affrontare un Gran Premio cosi' difficile, da debuttante, con una vettura come la HRT e' piu' una condanna che altro. E infatti non ci sentiamo di infierire e gli diamo un sei di stima e incoraggiamento. In fondo non combina casini, stacca nettamente il compagno di squadra -che resta comunque il primo avversario da battere- e porta ancora una volta la macchina al traguardo. Per stavolta ci basta. Tranquillo.

Pedro De La Rosa: sv – Peccato, peccato, peccato. Azzecca la scelta giusta di gomme tenendo le slick e si ritrova addirittura al quarto posto, complici i pit stop e le circostanze. Dopo otto giri pero' il motore Ferrari dice basta ed e' costretto ancora una volta a salutare la compagnia anzitempo. Peccato, ripetiamo, perché secondo noi poteva fare bene (vedi GP Ungheria 2007). Senza Voto.

Kamui Kobayashi: sv – ” […] Diciannove giri. Questa la distanza totale che il jap ha coperto nei primi tre gran premi. E stavolta la colpa non e' nemmeno sua […] “. Questo quanto dicevamo nelle ultime pagelle. E questo e' quello che ci troviamo costretti a scrivere di nuovo. Alla curva quattro resta coinvolto -incolpevolmente- nella collisione tra Trulli e Buemi ed e' costretto al ritiro. Certo che di questo passo fare esperienza e' dura. Jellato.

Timo Glock: sv – La sua gara non inizia. La Virgin del tedesco non ne vuole sapere di mettersi in moto e, visto che correre a piedi non si puo', non resta altro che guardarsi la gara dai box. Peccato. Alla prossima.

Lucas Di Grassi: sv – A differenza del compagno di squadra lui invece riesce a partire, con qualche giro di ritardo, salvo poi doversi fermare dopo qualche tornata per il ripresentarsi dei problemi che ne avevano condizionato il via. Resta ai box un'eternita', poi esce di nuovo, compie qualche giro poi si ferma di nuovo, definitivamente. Infierire? No, dai… Problematico.

Manuel Codignoni
www.f1grandprix.it

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