F1 | Bahrain e Jeddah vogliono tornare in calendario, ma spunta l’ipotesi Turchia già nel 2026
Se il conflitto in Medio Oriente dovesse prolungarsi, anche Qatar e Abu Dhabi verrebbero cancellate: la FIA pensa a Istanbul
La stagione 2026 di Formula 1 si sta rivelando una delle più complesse degli ultimi decenni, non solo per il debutto dei nuovi regolamenti tecnici, ma anche per un calendario che continua a subire gli scossoni della crisi geopolitica in Medio Oriente. La cancellazione dei Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita, inizialmente previsti per la metà di aprile, ha lasciato un vuoto che Liberty Media e la FIA stanno cercando di colmare. Non si tratta solo di una questione sportiva: dietro la necessità di riportare il totale delle gare a 24 ci sono contratti milionari, pressioni degli sponsor e l’esigenza dei promoter locali di non perdere l’investimento già effettuato.
Al momento, la situazione vede la tappa di Jeddah in cima alla lista delle priorità. Il governo saudita ha spinto fino all’ultimo per mantenere la gara nella sua collocazione originale e ora sta premendo per trovare una nuova data entro la fine dell’anno. Il Bahrain resta sullo sfondo, ma appare chiaro che, se si dovesse riuscire a recuperare un solo evento, la preferenza cadrebbe sul circuito cittadino dell’Arabia Saudita per motivi prettamente economici. Spostare tasselli in un calendario già saturo rischia però di scatenare un effetto domino pericoloso per la tenuta fisica e mentale di tutto il personale viaggiante.
Le finestre temporali: ottobre o un finale di stagione infinito
Le opzioni sul tavolo per il recupero sono essenzialmente due, ed entrambe presentano delle criticità non indifferenti. La prima ipotesi riguarda il mese di ottobre, inserendo una gara nello spazio attualmente libero tra il Gran Premio dell’Azerbaijan e quello di Singapore. Questa soluzione permetterebbe di mantenere la stagione entro i termini temporali previsti, ma costringerebbe i team a una logistica frenetica tra Europa e Asia senza pause.
La seconda opzione, decisamente più estrema, prevede una rivoluzione della fase finale del campionato. L’idea sarebbe quella di creare un blocco di quattro gare consecutive che includerebbe Las Vegas, Qatar, Arabia Saudita e Abu Dhabi. In questo scenario, la chiusura del mondiale verrebbe posticipata al 13 dicembre. Si tratterebbe di uno sforzo disumano per i meccanici e i logistici, già messi a dura prova da una stagione che non concede respiri. Inoltre, un termine così tardivo andrebbe a influenzare direttamente i tempi di produzione e sviluppo delle vetture per il 2027, riducendo drasticamente la pausa invernale nelle fabbriche.
Stefano Domenicali, pur mantenendo la cautela necessaria data la delicatezza del contesto internazionale, ha confermato che il dialogo con gli organizzatori è aperto per non perdere l’occasione di completare il programma originale.
“Stiamo analizzando con grande attenzione ogni scenario per capire se ci siano le condizioni per reinserire almeno uno degli appuntamenti che abbiamo dovuto sospendere in aprile – ha detto il CEO della Formula 1. La nostra volontà è quella di onorare gli impegni presi con i partner e con i tifosi, cercando una finestra che sia compatibile con le necessità logistiche delle squadre. Non è un incastro semplice, ma stiamo valutando se ottobre possa rappresentare il momento giusto per riportare una di queste gare in calendario, senza però dimenticare che la sicurezza resta il parametro fondamentale per ogni nostra decisione finale”.
Il Piano B: Istanbul Park e il ritorno della Turchia
Mentre la Formula 1 prova a salvare le tappe mediorientali, la FIA sta lavorando a un piano di riserva nel caso in cui la situazione bellica dovesse peggiorare, mettendo a rischio anche le gare di fine stagione in Qatar e Abu Dhabi. In questo scenario di emergenza, sta prendendo quota l’ipotesi di anticipare al 2026 il ritorno del Gran Premio di Turchia. Il circuito di Istanbul ha già firmato un accordo per rientrare nel mondiale dal 2027, ma i vertici federali stanno verificando se le procedure di omologazione possano essere accelerate per farne una tappa di sostituzione già quest’anno.

Uno scatto del tracciato di Istanbul – XPB Images
Mohammed Ben Sulayem è stato molto chiaro su questo punto: la Formula 1 non può permettersi di restare ostaggio dell’incertezza, ma allo stesso tempo non può ignorare il contesto umano e sociale in cui opera. Se il Medio Oriente dovesse rimanere una zona troppo instabile per garantire standard di sicurezza elevati, la Turchia rappresenterebbe la soluzione logistica più sensata e collaudata.
“Dal punto di vista della logistica stiamo cercando di individuare quale sia il percorso migliore da seguire – ha detto il presidente della FIA. Siamo costantemente in contatto con i vari organizzatori per definire l’opzione che possa semplificare le operazioni, anche se dobbiamo stare molto attenti a non sovraccaricare eccessivamente il nostro personale, perché i ritmi attuali sono già al limite”.
“Per quanto riguarda il Qatar, esiste l’eventualità di far slittare la data di una settimana, ritardando di conseguenza tutto il finale di stagione. In alternativa, stiamo considerando seriamente la possibilità di correre in Turchia già in questa stagione, a patto che l’iter per l’omologazione del tracciato venga completato in tempi brevi e che tutti i requisiti tecnici necessari siano soddisfatti”.
La sicurezza prima dello sport: le riflessioni della FIA
Al di là dei calcoli sui punti e sui ricavi, resta il tema etico e di sicurezza. Correre in zone limitrofe a conflitti attivi è un rischio che la Federazione non sembra più disposta a correre con leggerezza. Ben Sulayem ha ribadito che, nonostante la pressione dei contratti, la vita delle persone che lavorano nel paddock e degli spettatori non può essere messa in secondo piano rispetto agli interessi del motorsport.
“Dobbiamo renderci conto che esistono problemi di portata ben più ampia rispetto alle corse automobilistiche. Parlo del nostro modo di vivere, dello stress costante in quella regione e dei cambiamenti che tutto questo comporta. Se analizziamo la gestione della situazione da parte delle autorità governative, credo che non reagire in modo impulsivo sia stata una scelta saggia che richiede grande fermezza”.

Stefano Domenicali e Mohammed Ben Sulayem a colloquio – XPB Images
“Lo sport ha la capacità di saper aspettare, perché le persone vengono sempre prima di ogni competizione motoristica o di qualsiasi altra disciplina sportiva. Spero sinceramente che questa crisi termini al più presto per tornare a una normalità accettabile. Se però questa condizione di stress e incertezza dovesse protrarsi fino ai mesi di ottobre o novembre, non avremo altra scelta che rinunciare alle gare in quelle zone, perché la tutela della sicurezza rimane in cima alle nostre priorità”.
La sensazione è che la Formula 1 si trovi davanti a un bivio: forzare la mano per un finale di stagione record, con il rischio di esasperare i team e sfidare la logistica, oppure accettare un calendario ridotto, cercando rifugio in autodromi europei come quello turco. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il 2026 si chiuderà tra le sabbie del deserto o tra le curve dell’Istanbul Park.
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