F1 | GP Arabia Saudita spostato a fine anno? Un tour de force umanamente non necessario

Gli sponsor (Aramco) e i promoter di Jeddah spingono per avere un GP quest'anno

F1 | GP Arabia Saudita spostato a fine anno? Un tour de force umanamente non necessario

La complessa situazione geopolitica in Medio Oriente ha presentato il conto anche alla Formula 1. Il calendario del 2026 ha subito un brusco scossone a causa dell’aggravarsi del conflitto nell’area, costringendo il Circus a una revisione forzata dei propri piani. L’escalation di attacchi missilistici tra l’Iran e i paesi limitrofi ha reso impossibile garantire la sicurezza necessaria per lo svolgimento dei Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita, originariamente programmati per i fine settimana del 12 e 19 aprile. Le minacce hanno coinvolto direttamente aree sensibili come Manama e Riyad, spingendo Liberty Media e la FIA a optare per una sospensione immediata delle attività nella regione del Golfo.

Questo stop forzato di un mese ha però un risvolto tecnico non indifferente. Come abbiamo avuto modo di analizzare in precedenza, il nuovo regolamento 2026 è nato sotto una cattiva stella, mostrando lacune evidenti nella gestione dell’energia e nel fenomeno del clipping. La pausa di aprile si sta rivelando un’occasione d’oro per la Federazione e i team, che possono finalmente lavorare in modo serrato per correggere i difetti di una normativa che rischiava di penalizzare eccessivamente lo spettacolo e la sicurezza in pista. Mentre gli ingegneri cercano soluzioni al software di gestione delle power unit, i vertici dello sport devono però affrontare il rebus logistico di un campionato passato improvvisamente da 24 a 22 appuntamenti.

Il rebus del calendario: cancellazione o semplice rinvio?

Dall’analisi del comunicato ufficiale diramato dalla Formula 1, emerge un dettaglio fondamentale: la nota specifica che le due tappe mediorientali non si svolgeranno “nel mese di aprile”. Questo linguaggio lascia aperta la porta a un possibile recupero dei due eventi più avanti nella stagione. Al momento, Liberty Media non ha nominato circuiti sostitutivi, sia per la ristrettezza dei tempi tecnici, sia perché l’intenzione sembra essere quella di onorare, se possibile, i contratti milionari con i promoter arabi.

Nelle ultime ore, l’attenzione si è spostata su una possibile collocazione del Gran Premio dell’Arabia Saudita a fine dicembre. Si tratterebbe di recuperare la gara di Jeddah, considerata strategicamente più gestibile rispetto a quella del Bahrain, pur rimanendo nell’occhio del ciclone di un conflitto che, al momento, non accenna a placarsi a causa delle posizioni rigide degli attori internazionali coinvolti.

Sulla questione è intervenuto l’ex pilota di Formula 1 Robert Doornbos, che ai microfoni di Ziggo Sport ha lanciato un’ipotesi destinata a far discutere il paddock. Secondo l’olandese, la Formula 1 starebbe seriamente valutando di inserire nuovamente Jeddah nel calendario, ma nella parte finale della stagione: “Esiste la possibilità concreta che il tracciato di Jeddah faccia nuovamente la sua comparsa all’interno del programma stagionale”.

Una mossa del genere creerebbe una situazione logistica senza precedenti nella storia della categoria. Inserire l’Arabia Saudita tra il Qatar e Abu Dhabi significherebbe costringere team e personale a uno sforzo finale titanico: “Questa manovra comporterebbe una chiusura di campionato senza sosta, con una sequenza di quattro appuntamenti di fila tra Las Vegas, il Qatar, Arabia Saudita e infine Abu Dhabi”.

Il peso degli sponsor e il ruolo di Aramco

Perché la Formula 1 dovrebbe spingersi a tanto, rischiando di mandare in tilt la logistica dei team? La risposta, come spesso accade, risiede negli accordi commerciali e nel peso politico degli sponsor. Aramco, il colosso petrolifero saudita, non è solo il partner principale dell’Aston Martin, ma è uno dei Global Partner più influenti dell’intera categoria.

Sempre Doornbos ha sottolineato quanto la pressione di questi partner sia determinante nelle scelte di Liberty Media: “Non dobbiamo dimenticare che Aramco esercita un’influenza enorme in veste di partner principale della categoria, sponsorizzando sia la Formula 1 che il team Aston Martin. Per loro, l’appuntamento di Jeddah rappresenta un fiore all’occhiello irrinunciabile e si stanno muovendo con ogni mezzo per garantirne il reinserimento ufficiale”.

L’idea sarebbe quella di sfruttare la finestra temporale tra il Qatar (fissato per il 29 novembre) e Abu Dhabi (previsto per il 13 dicembre). Attualmente, tra queste due gare c’è un weekend di riposo, che verrebbe occupato proprio dal recupero di Jeddah. Tuttavia, questo si scontra con una tradizione quindicennale: il contratto di Abu Dhabi come sede esclusiva dell’ultima gara dell’anno.

“Le indiscrezioni suggeriscono l’intenzione di posticipare Abu Dhabi di sette giorni per collocare la tappa di Gedda proprio nel cuore del finale di stagione. Tuttavia, va ricordato che Abu Dhabi detiene da quindici anni un accordo blindato che le assicura il diritto di ospitare l’evento conclusivo dell’anno”.

Sicurezza e logistica: un equilibrio precario

Uno scenario simile presenterebbe criticità enormi. In primo luogo, i team hanno sempre espresso forti proteste contro i triple-header (tre gare consecutive); affrontare un poker di gare tra novembre e dicembre, con spostamenti transoceanici, metterebbe a dura prova la resistenza di tutto lo staff. Già nelle scorse settimane, i promoter della gara di Jeddah hanno fatto di tutto per non spostare il Gran Premio dell’Arabia Saudita previsto inizialmente per il 19 aprile.

Inoltre, lo slittamento di Abu Dhabi porterebbe la fine del mondiale troppo a ridosso del Natale, un’opzione che la Federazione ha sempre cercato di evitare per ragioni organizzative e televisive. Tutto questo, ovviamente, resta subordinato a un miglioramento della situazione bellica nel Golfo. Al momento, il clima di distensione sembra lontano e la sicurezza di piloti e addetti ai lavori resta la priorità assoluta.

Mentre la Formula 1 approfitta di questa sosta forzata per risolvere i problemi cronici del regolamento 2026, il futuro del calendario resta un’incognita. Il Circus non vuole rinunciare ai suoi mercati orientali, ma dovrà fare i conti con una realtà geopolitica che non permette scommesse azzardate. Se l’ipotesi del “finale a quattro” dovesse concretizzarsi, il 2026 si chiuderebbe con un tour de force inaudito: 24 gare sono troppe, lo diciamo ormai da tempo, e sportivamente parlando non c’è alcuna necessità di ricollocare per forza un Gran Premio a fine anno, nell’unica pausa disponibile, tra l’altro senza nemmeno la certezza che possa disputarsi, solo per far contenti gli sponsor.

Per questa volta, purtroppo, è andata così, sperando che la Guerra possa cessare al più presto possibile e ridare una bozza di normalità a un mondo sempre più a rotoli giorno dopo giorno. Quantomeno la Formula 1 cerchi di rimanere “tranquilla”, senza stravolgere un calendario già saturo e che rischia comunque di essere modificato ulteriormente per via della Guerra.

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