Formula 1 | Cadillac e Aston Martin: due disastri diversi accomunati da prestazioni pessime
Il team americano fa esperienza, mentre la squadra di Newey e Alonso sembra essersi totalmente persa
Il mondiale 2026 ha introdotto una nuova era tecnica che risulta ancora difficile da digerire. Oltre alle discussioni sulla gestione energetica e sulla complessità delle nuove power unit, la pista ha riportato in auge un fenomeno che sembrava quasi dimenticato nella Formula 1 moderna: la presenza di team stabilmente relegati in fondo alla griglia, capaci di subire il doppiaggio già dopo di 20/30 giri a seconda della conformazione del tracciato. In questa specifica zona d’ombra si trovano attualmente Cadillac e Aston Martin, due realtà che occupano le ultime file per ragioni diametralmente opposte, ma accomunate da un inizio di stagione estremamente complesso.
Da un lato abbiamo la sfida del debuttante assoluto. Il team Cadillac, con la sua MAC-26, è un progetto nato da un foglio bianco che sta pagando il naturale scotto dell’ingresso in una categoria così selettiva. Se l’affidabilità si è dimostrata sin da subito un punto di forza, grazie anche alla power unit fornita dalla Ferrari, la prestazione pura è invece carente, imbarazzante se confrontata con i top team. La scelta di affidarsi a una coppia di veterani come Sergio Perez e Valtteri Bottas è una mossa strategica chiara: la squadra ha bisogno di sensibilità e feedback precisi per correggere le lacune di una vettura che dovrà necessariamente evolvere in vista del 2027.
Dall’altro lato troviamo la crisi d’identità di Aston Martin. Non si può parlare di un team privo di risorse, considerando le ingenti risorse di denaro spese per arrivare al vertice, ma il flop di questo avvio di 2026 è allucinante. Il binomio composto dall’aerodinamica di Adrian Newey e dalla motorizzazione Honda non ha mai trovato un punto d’incontro efficace in questi primi mesi. Pare quasi di rivedere il difficile matrimonio tra il motorista giapponese e la McLaren di dieci anni fa, con i reparti che lavorano in modo isolato, producendo un pacchetto tecnico da mani nei capelli. A Miami, i problemi si sono spostati dal motore alla trasmissione, aggravando una situazione già precaria.
Cadillac a Miami: progressi nel weekend di casa
Per il team statunitense, la tappa in Florida rappresentava un momento fondamentale. Nonostante i risultati non siano esaltanti, la squadra ha mostrato una coesione importante, riuscendo a terminare la gara con entrambe le vetture e raccogliendo dati vitali per lo sviluppo. Ecco le parole di Sergio Perez al termine della corsa: “Oggi è stata una corsa vera. Mi sono divertito molto a duellare con Fernando verso la conclusione. Mi ha passato, è vero, ma la battaglia è stata intensa e gratificante. Abbiamo spremuto ogni grammo di potenziale dalla giornata e questo weekend ci ha insegnato parecchio”.
“Ora dobbiamo riportare tutto questo materiale in sede per studiare i dati e tracciare la rotta, anche se avverto che non siamo distanti: basta qualche piccolo intervento per fare un salto di qualità. Sia le qualifiche che la Sprint avevano mostrato segnali incoraggianti; anche i meccanici sono stati impeccabili nel cambio gomme, segno che il talento c’è. Stiamo andando nel verso giusto”.
Dall’altra parte del box, Valtteri Bottas ha dovuto fare i conti con qualche intoppo tecnico in più, che ha condizionato la sua domenica: “È stata una domenica complicata. Con gli pneumatici nuovi sembrava che avessimo fatto un passo avanti, ma il degrado è rimasto eccessivo. La sanzione del drive-through ha poi rovinato tutto”.
“Il limitatore di velocità nella corsia box non è entrato in funzione quando l’ho azionato; ultimamente la risposta dei tasti è un po’ incerta e probabilmente non ho premuto con la forza necessaria. Per noi, come squadra americana impegnata nella gara di casa, questo appuntamento era fondamentale e abbiamo dimostrato di saper migliorare in diversi settori. La lezione principale è che c’è ancora molto da fare per estrarre prestazione, analizzeremo ogni dettaglio e non smetteremo di lavorare”.
La dirigenza del team ha espresso comunque soddisfazione per il lavoro svolto, questo il commento del team principal, Graeme Lowdon: “Questo appuntamento ha segnato un progresso tangibile per il team Cadillac. Oggi siamo riusciti a portare entrambe le vetture al traguardo, confermando la solidità vista ieri nella Sprint, e siamo stati capaci di giocarcela con gli altri sul piano del ritmo. Sappiamo bene che ci sono comparti dove dobbiamo ancora affinare il lavoro, quindi il margine di crescita resta ampio. La quantità di informazioni a nostra disposizione è aumentata drasticamente e proveremo a fare un ulteriore salto di qualità già a Montreal”.
Il paradosso Aston Martin: quando il cambio diventa un limite
Se in Cadillac si respira un’aria di costruzione, in Aston Martin regna la necessità di risolvere problemi tecnici che stanno limitando il talento del suo pilota di punta. Fernando Alonso ha concluso la gara di Miami ancora una volta lontano dalle posizioni che contano, evidenziando come le vibrazioni e il comportamento della trasmissione stiano rendendo la guida un esercizio di sopravvivenza. Le immagini televisive hanno mostrato uno spagnolo visibilmente affaticato al termine della sessione di prove libere, segno di una vettura che non solo è lenta, ma anche fisicamente logorante.
Proprio Fernando Alonso ha analizzato le difficoltà incontrate: “Durante tutto il fine settimana la preoccupazione maggiore è stata legata alla trasmissione, più che al propulsore. Non ho la certezza se si sia trattato di un intoppo elettronico o di qualcos’altro, ma il comportamento era davvero anomalo sia quando dovevo scalare che in fase di accelerazione, privandomi di un controllo preciso sulla vettura. Questo rappresenta l’ostacolo prioritario da superare prima di volare in Canada. In quel circuito, con tutte quelle staccate violente, è indispensabile che il cambio funzioni alla perfezione fin da subito”.
se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre notizie
Seguici qui









