F1 | La soluzione di Zak Brown: “20 gare permanenti e 8 in alternanza ogni anno”

"Così avremo sempre 24 gare e più mercati, la Formula 1 non deve subire battute d'arresto", ha aggiunto

F1 | La soluzione di Zak Brown: “20 gare permanenti e 8 in alternanza ogni anno”

La Formula 1 sta attraversando un periodo di popolarità senza precedenti, una crescita che però porta con sé sfide logistiche e umane sempre più complesse. Con un calendario che ha ormai raggiunto la quota di 24 Gran Premi, il paddock si interroga su quale sia il limite massimo per non logorare il personale e, al contempo, non saturare l’interesse del pubblico. In questo scenario, Zak Brown, amministratore delegato della McLaren, ha delineato una strategia alternativa che punta a espandere ulteriormente i confini commerciali del Circus senza però aumentare il numero di appuntamenti annuali.

L’idea dell’americano è semplice quanto ambiziosa: trasformare la struttura del mondiale in un sistema misto. Secondo Brown, la soluzione ottimale consiste nel blindare un nucleo di 20 circuiti permanenti, considerati intoccabili per storia o peso economico, e affiancarvi un pacchetto di 8 sedi rotanti che si alternerebbero di anno in anno. Questo schema permetterebbe alla Formula 1 di toccare 28 mercati differenti nel corso di un biennio, mantenendo però l’impegno stagionale fermo alle attuali 24 gare.

“Spero sinceramente che la crescita della nostra disciplina non subisca battute d’arresto – ha detto il CEO di Woking. Al momento non intravedo ostacoli concreti, se non quelli legati alle dinamiche globali che preoccupano tutti noi, ma il trend resta estremamente positivo”.

La pressione dei nuovi mercati e il ritorno dei classici

La proposta di Brown nasce da una necessità oggettiva: la lista d’attesa per ospitare un Gran Premio è diventata lunghissima. Paesi come la Thailandia, la Corea del Sud e il Sudafrica premono da tempo per entrare in calendario, mentre piazze storiche o recentemente riscoperte come la Turchia e il Portogallo cercano una stabilità a lungo termine. Portimao, in particolare, è previsto in calendario nel 2027 per un biennio, mentre la Turchia punta a un accordo quinquennale.

Inserire nuove tappe significa spesso sacrificare i circuiti europei che hanno fatto la storia della Formula 1. Il sistema di rotazione sembra essere l’unica via per salvare tracciati come Spa-Francorchamps o Barcellona, che dal prossimo anno inizieranno ufficialmente ad alternarsi. Questo approccio permetterebbe di conservare il DNA sportivo del campionato senza rinunciare ai ricavi multimilionari garantiti dai nuovi mercati asiatici o americani.

Zak Brown, CEO della McLaren – XPB Images

Zak Brown ha spiegato nel dettaglio come immagina questa alternanza: “Oramai diversi paesi lottano per assicurarsi un posto nel calendario, ma siamo arrivati a un punto in cui non possiamo più aggiungere date. Credo sia giunto il momento di alternare alcuni appuntamenti: la mia idea prevede venti tappe fisse ogni stagione e altre otto sedi che ruotano ogni due anni”.

Sulla questione del limite massimo di gare, l’AD della McLaren è stato categorico: “Questo sistema ci permetterebbe di toccare ben ventotto mercati differenti, mantenendo però il limite delle ventiquattro gare annuali. Non possiamo andare oltre questa soglia, poiché il calendario attuale rappresenta già un impegno logistico e umano decisamente gravoso”.

Oltre il calendario: il dilemma tecnico tra show e identità

Mentre Brown si concentra sulla geografia dei Gran Premi, il paddock rimane diviso su cosa debba spingere le vetture in questi 28 mercati potenziali. La discussione sul calendario non può infatti essere slegata da quella sui regolamenti tecnici del 2026 e del 2027. Se da un lato si cerca di aumentare la presenza globale, dall’altro resta il dubbio se la Formula 1 stia perdendo la sua anima tecnologica e sonora in favore di una complessità ibrida che fatica a convincere tutti.

Il ritorno ai motori V8, caldeggiato dal presidente della FIA Mohammed Ben Sulayem, è diventato il simbolo di una resistenza contro un’elettrificazione eccessiva e poco emozionante. I sostenitori del vecchio stampo, tra i quali ci collochiamo senza “se” e senza “ma”, sottolineano come uno spettacolo basato sulla gestione della batteria e su aiuti artificiali rischi di rendere vane le strategie di espansione: un calendario enorme ha poco valore se il prodotto in pista perde il suo fascino primordiale.

La sfida dei costruttori: affidabilità e costi

Il passaggio a motori con una ripartizione di potenza paritaria tra termico ed elettrico sta mostrando crepe. Come riportato in precedenza, costruttori come Audi stanno incontrando serie difficoltà nel garantire l’affidabilità delle nuove unità. Il sistema ADUO, introdotto per aiutare i motoristi più lenti come Honda, è una prova di quanto sia diventato difficile e costoso competere in questa Formula 1.

La proposta di Zak Brown rappresenta un tentativo pragmatico di gestire il successo commerciale della Formula 1. Ma l’espansione geografica deve andare di pari passo con una riflessione profonda sulla qualità delle gare. Se il Circus vuole davvero avere successo in 28 mercati, deve offrire una competizione che sia tecnicamente eccellente e visceralmente appassionante.

Il rischio è che, tra regolamenti ibridi sempre più astrusi e un calendario che richiede sforzi sovrumani, si finisca per dimenticare che la Formula 1 è prima di tutto una sfida tra piloti e macchine straordinarie. La rotazione dei circuiti potrebbe essere la soluzione per la logistica, ma per l’anima del campionato servirà qualcosa di più: forse quel ruggito dei motori che, nonostante i piani della FIA per il 2030, oggi sembra ancora un miraggio lontano. In questo equilibrio precario tra marketing e ingegneria, il 2026 sarà il vero banco di prova per capire se la direzione intrapresa sia quella corretta o se servirà una drastica inversione di rotta verso soluzioni più semplici e dirette, proprio come il sound di un “vecchio” V8.

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