Domenicali difende la F1: “Tifosi contenti. Sorpassi artificiali? C’è poca memoria storica”
"Anche negli anni '80 bisognava gestire la benzina perché i serbatoi erano troppo piccoli", ha aggiunto
Il passaggio al nuovo ciclo regolamentare della Formula 1 sta generando un dibattito tecnico e politico senza precedenti. Mentre il Circus si gode una pausa primaverile forzata, i vertici dello sport sono impegnati a calibrare le norme che definiranno le gerarchie a partire dal 2026. In un’intervista esclusiva rilasciata ad Autosport, il CEO della F1, Stefano Domenicali, ha voluto fare il punto della situazione, mostrandosi fiducioso nonostante le crescenti lamentele provenienti dal paddock, dai piloti in particolare, e da tantissimi tifosi.
L’obiettivo dichiarato è quello di non perdere la rotta, pur accettando la necessità di interventi correttivi. La sfida è enorme: bilanciare la tecnologia ibrida di nuova generazione con lo spettacolo in pista, garantendo al contempo la sostenibilità economica per i costruttori.
Qualifiche e gestione dell’energia: il lavoro dietro le quinte
Uno dei punti più critici emersi nelle ultime settimane riguarda il comportamento delle monoposto sul giro secco. La gestione dell’energia elettrica e il rischio di vedere vetture che “finiscono i watt” prima del traguardo hanno sollevato più di una perplessità. Domenicali ha confermato che la questione è in cima all’agenda dei lavori coordinati dalla FIA.
“Noto un’onda di positività eccezionale dalla maggior parte del pubblico per quanto riguarda le ricadute di questo regolamento sull’azione in pista – ha detto l’ex Ferrari, oggi a capo del Circus. Certamente non ignoro i dubbi legati ad alcuni aspetti specifici che siamo chiamati a ottimizzare, specialmente per quanto concerne il format delle qualifiche. Il giro secco è da sempre il frangente in cui chi guida deve andare oltre ogni limite, cercando il confine fisico sia del mezzo che di se stesso”.
“Proprio su questo punto ci stiamo concentrando intensamente nelle ultime settimane, collaborando con squadre e piloti sotto la supervisione della FIA, per individuare i correttivi ideali senza però smarrire la visione d’insieme. Gestiamo la situazione con lucidità e senza farci prendere dall’ansia, forti di basi concrete e con diverse soluzioni già sul tavolo”.
L’uscita di scena di Renault come fornitore di motori ha ulteriormente alzato la posta. Il rischio concreto era quello di rimanere con un duopolio Ferrari-Mercedes, scenario che avrebbe minato la competitività del sistema. La necessità di attrarre marchi come Audi, Ford e General Motors ha spinto la Formula 1 verso un compromesso tecnologico che, oggi, Domenicali difende strenuamente.
“Ritengo fondamentale rammentare il motivo per cui abbiamo stravolto le norme, guardando alla salute dell’intero sistema. Solo cinque anni fa, le case automobilistiche consideravano la parità tra propulsione termica ed elettrica come l’unico presupposto per incrementare il proprio impegno nel motorsport. Quella era la nostra base di partenza. Senza dubbio le regole vanno affinate, come accade fisiologicamente di fronte a innovazioni così radicali che non hanno precedenti nella nostra storia. Ma le motivazioni che ci hanno spinto a cambiare restano valide”.
Il successo dei numeri e il paradosso della critica
Nonostante lo scetticismo tecnico, i dati commerciali sembrano dare ragione a Domenicali. I primi tre appuntamenti stagionali hanno registrato un incremento medio degli ascolti del 25%, con tribune costantemente esaurite. Tuttavia, nasce qui un paradosso: l’interesse è alimentato proprio dal dibattito su ciò che non funziona.
“Se osservo i dati dei sondaggi su ciò che sta accadendo a livello globale con i nuovi fan, il quadro è straordinario. La domanda costante è: ‘cosa succederà adesso?’. C’è un fermento continuo, ed è esattamente ciò che il pubblico cerca. In linea di massima, ogni dibattito è utile se genera un confronto produttivo. Ciò che trovo poco utile è l’atteggiamento di chi attacca solo per il gusto di farlo: questo tipo di opposizione non porta benefici a nessuno e non produce alcun cambiamento concreto”.
“Le consultazioni che portiamo avanti da mesi con team e piloti stanno dando ottimi frutti. Abbiamo in agenda riunioni anche per la prossima settimana, prima del GP di Miami, per definire le migliorie necessarie. Spero che entro quella data la FIA ci comunichi gli interventi ufficiali, puntando su due fronti: l’ottimizzazione dell’energia in qualifica e la risposta alle preoccupazioni sollevate dai piloti”.
Infine, Domenicali ha risposto a chi accusa la nuova F1 di essere diventata troppo “artificiale” a causa della spinta elettrica regolata via software, paragonando l’attuale gestione dell’energia a quella del carburante negli anni ’80: “Cosa intendiamo per artificiale? Un sorpasso resta un sorpasso. Mi sembra che ci sia poca memoria storica: negli anni ’80, con i motori turbo, i piloti dovevano costantemente risparmiare benzina per non restare a secco prima della bandiera a scacchi. Faceva parte della strategia di gara. Dobbiamo avere una visione lucida e orientata al futuro, comprendendo che ogni epoca ha le sue sfide gestionali”.
Un’analisi necessaria: tra numeri e realtà
È inevitabile che Stefano Domenicali si trovi nella posizione di dover difendere d’ufficio la nuova Formula 1. Sostenere che gli appassionati siano entusiasti di questo impianto regolamentare appare però come una forzatura. È evidente che un nuovo regolamento generi curiosità, ma per poter criticare con cognizione di causa bisogna necessariamente seguire l’evento: chi oggi alimenta l’audience è spesso lo stesso che ne sottolinea le storture.
In quest’ottica, paragonare le attuali restrizioni software alle sfide meccaniche degli anni ’80 appare un accostamento forzato. Dover accettare uno scambio di posizioni agevolato da una batteria scarica come se fosse un sorpasso d’altri tempi significa, in parte, voler vedere per forza una bellezza sportiva che la realtà dei fatti spesso smentisce.
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