Pagelle del GP d'Australia

Pagelle del GP d'Australia

Australia bagnata, Australia fortunata per Jenson Button. Il Campione del Mondo in carica torna alla vittoria in una gara divertente, dall'andamento incerto e ricca di colpi di scena. Sul podio anche Kubica e Massa, che precedono Alonso, autore di una gran rimonta dopo un contatto al via. Beffa per Hamilton, tamponato da Webber nelle fasi finali di gara. In campionato lo spagnolo della Ferrari conserva la leadership. Buona lettura!

Jenson Button: 9,5 – Nella vita ci vuole c… E su questo sfidiamo chiunque a contraddirci. Detto questo, possiamo dire che la gara di Jenson e' da antologia. Azzecca -e pare che la scelta sia stata sua- il momento perfetto in cui passare alle gomme slick, soffre nel primo passaggio ma poi inizia a girare su ottimi tempi recuperando terreno e insidiandosi al secondo posto dietro Vettel. Senza un errore, senza una sbavatura, rispettando le gomme in maniera magistrale ed evitando un ulteriore pit stop. Poco spettacolare ma spaventosamente consistente. Alla Lauda, potremmo dire. Poi certo, ce ne sarebbero di cose da dire. Se nel contatto alla prima curva fosse finito in testacoda pure lui la sua gara sarebbe stata diversa. Se in quello svarione appena uscito dai box avesse trovato sabbia anziché asfalto avrebbe salutato la compagnia anzitempo. Se Vettel non si fosse ritirato non l'avrebbe mai e poi mai preso. Ma, dicevamo, nella vita ci vuole c… E lui, vivaddio, a Melbourne l'ha avuto. Onore al merito (?). Avanti cosi'.

Lewis Hamilton: 9 – Nella vita ci vuole c… Poi certo, serve anche la capacita' di non incasinarsi la vita -leggi una qualifica sconcertante che lo relega all'11esimo posto-, serve tanto talento -leggi la capacita' incredibile di volare su pista umida- e ci vuole tanta grinta -leggi la determinazione nel compiere sorpassi sul filo del rasoio ai danni di vetture comunque veloci-. Tutto questo lo porta, a tre giri dalla fine, a lottare per il quarto posto dopo essere scattato dall'undicesima posizione (con un pit stop in piu' sul groppone) al termine di una delle gare migliori della sua carriera. Una lotta con ottime possibilita' di vittoria, aggiungiamo noi, sia nei confronti di Alonso che -azzardiamo- in quelli di Massa, poco avanti. Ma nella vita ci vuole c…, dicevamo. E quello della sua McLaren viene distrutto dalla Red Bull di Webber, che sfida la legge dell'impenetrabilita' dei corpi e lo spedisce fuori relegandolo al sesto posto. Quando non e' giornata non e' giornata. (comunque) bravissimo.

Michael Schumacher: 5 – Nel 1990 il tedesco conquistava il titolo tedesco di F3, vinceva il prestigioso GP di Macao e firmava un contratto con la Mercedes per correre l'anno venturo nel mondiale Superprototipi. L'anno dopo avrebbe debuttato in F1. Ma questo non ci interessa. Ci interessa invece rilevare che nel 1990 nasceva Jaime Algersuari, che con una modesta Toro Rosso ha tenuto dietro per una ventina di giri -28 per la precisione- il 7 volte campione del mondo. Che, per carita', si trovava in quella posizione per via di un contatto al via con Button e Alonso, ma che tutt'altro che per carita' disponeva di una vettura sulla carta molto piu' veloce di quella dello spagnolo. Ma questo e'. Dopo quanto accaduto al via sarebbe stato ingiusto aspettarsi la vittoria da Schumacher, certo, ma un qualcosa di un po' piu' onorevole forse si'. Alla fine, di riffa e di raffa, lo spagnolo comunque lo passa e guadagna pure un punticino. Poca roba? Tanta roba? Vedremo. Pigro.

Nico Rosberg: 7 – Tutto sommato va bene cosi'. Il suo via non e' di quelli da ricordare, anzi. Pero', paradossalmente, gli consente di evitare il caos generato dal trio Alonso-Button-Schumacher, per cui va anche bene cosi'. Il ritmo che tiene non e' eccezionale, e il bilanciamento non ottimale lo porta a consumare troppo le gomme e quindi lo costringe ad una sosta supplementare per montare coperture fresche. Si tiene comunque lontano dai guai e in una gara simile non e' scontato. Rassegnato, se cosi' si puo' dire, ad un settimo posto quantomeno anonimo, si vede recapitare su un piatto d'argento la quinta piazza grazie alla scellerata azione di Webber che mette fuori gioco se stesso e Hamilton. Buon per lui: nella vita ci vuole c…. E scusate la pedanteria. Regolare.

Sebastian Vettel: 10 – Meriterebbe non 10 ma 110 e lode solo per la risposta data a Giovannelli dopo il ritiro. «Preoccupato da questi problemi di affidabilita'?» «It Breaks my balls!», tradotto dal solerte interprete «sono molto scocciato». Impagabile. Della sua corsa poco da dire. Parte davanti, ci rimane finché resta in gara, inarrivabile per tutti, senza un errore o una sbavatura. Poi l'impianto frenante, nello specifico alla ruota anteriore sinistra, alza bandiera bianca e lo spedisce fuori pista lasciandolo ancora una volta a bocca asciutta dopo una gara dominata. Manda la controfigura davanti ai giornalisti (sempre Giovannelli: «Vettel e' entrato nella hospitality per SCAMBIARSI e calmarsi») e, viste le risposte regalate, va piu' che bene cosi'. Comunque e' proprio vero, nella vita ci vuole c… Peccato.

Mark Webber: 4 – Un pilota sull'orlo di una crisi di nervi. O forse anche oltre quell'orlo. Reduce dalla batosta del Bahrain arriva al Gran Premio di casa con la voglia di spaccare il mondo. In qualifica gli va quasi bene, e conquista la prima fila. In gara non ne azzecca una. Parte male, fa pattinare le gomme e perde posizioni. Quindi scivola ancora piu' indietro a causa del pit stop ritardato per montare le gomme da asciutto. E qui gli salta il neurone. Si infila in una sequela interminabile di duelli perlopiu' sterili con chiunque gli capiti a tiro. Le da', le prende (soprattutto), finisce fuori, recupera. Per carita', divertente, non ci piove -scusate la battuta- ma correre per il mondiale e' un'altra cosa. E il capolavoro lo compie a due giri dalla fine, quando centra in pieno il retrotreno della McLaren di Hamilton con una manovra tanto scellerata quando improbabile. Semplicemente non c'era con la testa. Nonostante tutto chiude nono. A fine gara dice «E' stata una gara dura, ma torneremo». Pensi a Vettel e ti verrebbe voglia di prenderlo a schiaffi. Grottesco.

Felipe Massa: 8 – Il suo capolavoro e' la partenza, che definire spettacolare e' riduttivo. Il cameracar sembra quello di un videogame: infila Alonso e Webber e si issa al secondo posto dietro a Vettel. Viene poi ripassato da Webber al terzo giro, ma mantiene la posizione senza strafare. Lamenta problemi di aderenza per tutto il weekend, in particolar modo sulla pista bagnata, si piazza dietro la Renault di Kubica senza attaccarlo e fa un po' da tappo anche alla rimonta del compagno di squadra Alonso. Pero' non commette errori, non si fa intimorire e alla fine, complice il problema di Vettel, agguanta un terzo posto preziosissimo in ottica campionato. Magari non una giornata da leone, certo, ma e' in gare difficili come questa che si raccolgono i punti piu' preziosi. Prudente.

Fernando Alonso: 9 – Grande, grandissima gara. Confermiamo quanto scritto a proposito della corsa precedente, ovvero che Fernando e' un vero Animale da corsa. Scatta malissimo, resta impegolato nel contatto al via e scivola in fondo al gruppo. Da li' si rimbocca le maniche e da' il via ad una rimonta entusiasmante, che a tratti ci ha ricordato i primi giri del GP di Ungheria 2006, sotto la pioggia. Per motivarsi probabilmente aveva nelle orecchie il commento Rai (Mazzoni, a un certo punto, urla: «Vai Fernando che ora sei ottavo!!!»), fatto sta che si ferma solo quando arriva negli scarichi di Massa. Con le gomme oramai al limite e' bravissimo a difendersi dal ritorno di Hamilton e Webber, almeno fino a quando l'australiano non ci mette una pezza. Chiude quarto e consolida la leadership in campionato. Bravo.

Rubens Barrichello: 6,5 – In gare come quella australiana l'esperienza e' un valore aggiunto insostituibile. E, non a caso, Rubens torna dall'Albert Park con altri punti in tasca e un ottavo posto tutt'altro che da buttare. Conscio che correre rischi sarebbe inutile e controproducente, il brasiliano guida sulle uova per tutta la gara, non rischia con le gomme e ricorre ad un pit stop supplementare che gli fa perdere una posizione ma che gli garantisce comunque l'arrivo nella top ten. Esatamente quello che Frank Williams si aspetta da lui. Il sorpasso a De La Rosa dimostra che la grinta c'e' ancora, cosi' come la voglia di lottare. Solido.

Nico Hulkenberg: sv – Dopo nemmeno un km viene centrato da Kamikaze-Kobayashi che lo mette fuori gara e rischia pure di fargli parecchio male. Peccato. Ingiudicabile. Meriterebbe 8 solo per non aver preso a sberle Giovannelli che gli chiede «e' stato un incidente pericoloso?». Gentleman.

Robert Kubica: 9,5 – L'uomo del giorno e' lui, poche storie. Indovina un primo giro da sogno che lo proietta nelle zone nobilissime della classifica, ma soprattutto e' bravo a restarci per tutta la gara, lottando con il coltello tra i denti. Una prestazione forse non appariscente ma tremendamente efficace. Addirittura esce dal pit stop davanti al futuro vincitore Button, ma poi deve cedere la posizione al britannico che ha le gomme gia' in temperatura. E' freddo quanto basta per non cedere agli attacchi delle Ferrari -a un certo punto guida un trenino formato da lui, Massa, Alonso, Button e Webber- e conquista un secondo posto davvero da antologia. Un perfetto mix di velocita', freddezza, talento ed esperienza. Bravo davvero.

Vitaly Petrov: 5,5 – Anche lui, come il compagno di squadra, azzecca una gran partenza e si insedia nella top ten. Nonostante la scarsa esperienza guida con disinvoltura in mezzo al gruppo e -lo ricordiamo- in condizioni di aderenza piuttosto precarie. Poi rientra ai box per il cambio gomme, monta le slick ma subito dopo finisce fuori per un suo errore. Dopo appena dieci giri. Un po' poco per arrivare alla sufficienza, onestamente. Le attenuanti generiche comunque le merita tutte, e infatti non lo bastoniamo piu' di tanto, specie perché ha fatto vedere cose discrete. Deve maturare. Novellino.

Adrian Sutil: 6 – Praticamente ingiudicabile. La sua gara dura solo dodici giri, al termine dei quali il motore dice basta ed e' costretto al ritiro. Non era partito male e a un certo punto -come lui stesso rileva con solerzia- la sua era la vettura piu' veloce in pista. Ma se il tuo motore gira solamente a quattro cilindri c'e' poco da fare. Peccato, perché in queste condizioni lui di solito si esalta, e il passo di Liuzzi conferma che e' stata gettata al vento una bella chance. Sara' per la prossima. Ottimista.

Vitantonio Liuzzi: 7,5 – Ancora un arrivo a punti per Tonio, che stavolta raccoglie un prestigiosissimo settimo posto con una prestazione solida e grintosa. Sotto la pioggia soffre, ma con la pista umida e le gomme slick fila come un treno e recupera -con gli interessi- il terreno perso in precedenza. A fine gara le sue gomme posteriori sono distrutte, ma e' bravo ad amministrare quel che ne resta evitando una sosta ulteriore e quindi arrampicandosi fino al settimo posto. La vettura e' nata bene, senza difetti macroscopici, e Tonio -che a differenza dell'anno scorso ha potuto provare la monoposto- la interpreta al meglio. Del resto certe occasioni per far punti vanno colte ora. Mastino.

Sebastien Buemi: sv – La sua gara dura lo spazio di sei curve, quando resta coinvolto -incolpevole- nell'incidente che mette fuori gara anche Kobayashi e Hulkenberg. Peccato, in una gara del genere avrebbe potuto far bene. Ingiudicabile.

Jaime Alguersuari: 6,5 – Un giorno, davanti al caminetto, potra' raccontare una bella storia ai nipotini, che potrebbe iniziare cosi': «Mi ricordo quella volta che in Australia, con una Toro Rosso e con pista umida, ho tenuto dietro per 28 giri Michael Schumacher, 7 volte iridato, che guidava una Mercedes, vettura campione del mondo in carica». Roba grossa. E tutto sommato anche vera. Certo, omettera' di dire che il pluricampione aveva comunque piu' del doppio dei suoi anni, che la lotta non era per il comando ma per il decimo posto e che alla fine il tedesca sfruttando un suo errore l'ha passato comunque. Ma tant'e'. Andy Warhol diceva che in futuro tutti avremo i nostri 15 minuti di celebrita'. Lui la sua celebrita' l'ha avuta, per 28 giri. E alla fine l'undicesimo posto finale -su 14 classificati- e' solo una mera nota di cronaca. Superstar (?).

Jarno Trulli: sv – Non prende parte alla gara per via di un problema idraulico che blocca la sua macchina prima del via. Meglio cosi'? Peggio? Non spetta a noi dirlo. E' andata cosi'. Stoppato.

Heikki Kovalainen: 5,5 – E' sempre difficile giudicare prestazioni come la sua. Certo, chiude con due giri di distacco, penultimo, ma va onestamente detto che con la Lotus di oggi e' davvero difficile fare di piu'. L'obiettivo dichiarato e' accumulare km e lui lo centra in pieno concludendo la gara. Dice di essersi divertito ma vedendo crescergli il naso nutriamo seri dubbi sulla veridicita' di questa affermazione. Del resto nella formula 1 moderna e' fondamentale saper fare buon viso a cattivo gioco, per cui glielo perdoniamo. Mantiene lo stesso treno di slick sino alla fine, ma probabilmente con la sosta -parole sue- non sarebbe cambiato nulla. Quantomeno onesto.

Karun Chandhok: 5 – Okay, stiamo pur sempre parlando di un debuttante. Okay, stiamo parlando di un debuttante che guida una vettura che e' solo una lontana parente di una F1 competitiva. Le attenuanti ci sono tutte. Ma chiudere ultimo, con quattro giri di distacco, e avere il coraggio di dichiarare che era il miglior risultato possibile… beh, francamente ci pare un po' troppo. Certo, finire la gara e' un risultato comunque rimarchevole, ma c'e' modo e modo, suvvia. Lento, lento, lento, sta bene attento a non commettere errori nei doppiaggi e a non ostacolare i piloti piu' veloci, ma senza il minimo sprazzo velocistico. Puo' solo migliorare, certo, sia lui che la vettura. Gli auguriamo pero' che i margini siano davvero elevati. Lumaca.

Bruno Senna: sv – Saluta la compagnia dopo dieci giri per un problema idraulico. Null'altro da segnalare, se non una partenza discreta. Ingiudicabile #2.

Pedro De La Rosa: 5,5 – Nel corso della gara e' stato inquadrato si e no tre volte. Sempre al momento di subire un sorpasso. Regista ingeneroso o gara da dimenticare? La verita' sta nel mezzo. Resta in zona punti per buona parte del Gran Premio, tenendo un ritmo costante e stando attento a non combinare guai. Poi pero' sottovaluta il degrado delle gomme, decide di rischiare evitando la sosta ai box ma l'azzardo non paga e viene superato da Schumacher ed Algersuari nelle ultimissime fasi di gara. Chiude dodicesimo, rammaricandosi per la strategia sbagliata. Ma noi ci chiediamo: chi meglio del pilota puo' valutare consumo e perdita di grip dei pneumatici? Vi lasciamo con quest'interrogativo. Maldestro.

Kamui Kobayashi: 4 – Sconcertante. Con una manovra spericolata perde l'alettone anteriore, finisce a muro e travolge Hulkenberg -in maniera violentissima- e Buemi. Dopo sei curve, non sei giri. Va bene la grinta, va bene la determinazione, ma qui si rischia di farsi male. Urge una bella lavata di capo. Scellerato.

Timo Glock: 6 – Parte dai box e riesce in poco tempo a riprendere e passare Chandhok. Impresa invero tutt'altro che epica, ma comunque ragguardevole se guidi una Virgin. A un certo punto e' addirittura in lotta con Schumacher, in un duello tutto tedesco che si risolve in poco tempo a favore del pluricampione del mondo. Al piccolo trotto va avanti, ma quando -a 15 giri dalla fine- inizia a pregustare la prima bandiera a scacchi della stagione una sospensione lo stoppa costringendolo al ritiro. Niente di trascendentale, ma ci pare ingeneroso assegnare l'insufficienza a un pilota che prende il via non sapendo se la vettura che guida potra' contenere il carburante necessario a finire la gara. Con i rifornimenti, lo ricordiamo a chi si fosse messo all'ascolto e in visione solo ora, vietati. Stoico.

Lucas Di Grassi: 6 – Anche qui poco da dire, se non che la sua gara non dura 41 giri -come Glock- bensi' solo 25. Nei quali, per capirci, il brasiliano non compie nessun gesto che restera' nella storia di questo sport. Ma, a onor del vero, con la vettura che si ritrova non sarebbe stato nemmeno onesto richiederglieli. Per cui -visto che gira su tempi comunque decenti e che al box riescono addirittura a fargli perdere tempo sbagliando il giro in cui sostituire le gomme- probabilmente la sufficienza, di stima, ci sta. Stoico #2.

Manuel Codignoni
www.f1grandprix.it

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