F1 | Giù le mani da Charles Leclerc

In tanti aspettavano un errore di Leclerc per scaricarlo definitivamente, non ha sbagliato lui e non è lui il problema della Ferrari

F1 | Giù le mani da Charles Leclerc

Charles Leclerc ha chiuso stampandosi all’Antony Noghès il fine settimana del GP di Monaco, quello del rinnovo appena firmato con la Ferrari, quello del suo GP di casa, quello della “gara in cui è favorita la Ferrari perché a Montecarlo non conta il motore” (quest’ultimo il leitmotiv perdente per antonomasia).

Il fine settimana del predestinato, soprannome che con gli anni si è trasformato in un malaugurio più che in un auspicio, è stato una rappresentazione fedele di tutto ciò che finora è la carriera di Leclerc. Uno spreco di talento, di nervi, di cuore. Anche stavolta, tra le stradine meravigliosamente avvincenti e favolosamente noiose del GP dei vip e delle bagnarole patinate, Charles ha dato tutto, provando a ribaltare con la generosità e l’aggressività che lo contraddistinguono una situazione tecnica deficitaria.

Il pilota monegasco ha perso già dal Canada il feeling in frenata con la SF-26 e un pilota che non riesce ad affondare bene con i freni, che non sente la macchina o che subisce bloccaggi inattesi, non potrà mai avere la fiducia necessaria per spaccare il millesimo. Ciononostante Leclerc a Monaco ha guidato pensando alla pole, in una situazione di assetto non congeniale, fidandosi del proprio istinto. La qualifica è stata deludente, con la sbavatura al Massenet che lo ha messo fuori sequenza e l’errore finale al Tabaccaio. Però si è qualificato quarto, non quattordicesimo. E già era finito sul banco degli imputati.

In un GP poi telefonato, in cui ben poco si poteva fare, Montecarlo per quanto bella si conferma il solito trenino, Leclerc si è limitato a guidare dietro a Hamilton, e più di portare il terzo posto a casa non avrebbe potuto fare. Certo, se la scuderia l’avesse ascoltato, lasciandolo fuori in occasione della safety car, avrebbe scavalcato Hamilton, il quale doveva scontare 5″ di penalità. La Ferrari ha deciso di effettuare il doppio pit, sanando di fatto la penalità di Lewis e mantenendo le posizioni invariate. Nel complesso poca roba, il punto non è questo, e non è nemmeno il nervosismo che ha assalito Leclerc, il quale poi ha spiegato che era più preoccupato per aver dovuto rallentare troppo in pit-lane che per la posizione in se.

Il punto è un altro. E per capirlo bisogna partire dall’epilogo, dalla ripartenza, con Charles che non gira verso il traguardo ma pare voler imboccare l’autostrada per Nizza, con quel replay visto decine di volte, l’anteriore della SF-26 che non gira, la vettura che si stampa frontalmente, moderatamente, ma ineluttabilmente, contro il muro. Terzo posto buttato, quindici punti evaporati, ritiro. Nella gara di casa, nel fine settimana del rinnovo. Uno psicodramma, l’ennesimo, per un pilota che più abbraccia la causa di Maranello e più le cose gli vanno male.

Di primo acchito sembra un errore di guida, di quelli imperdonabili, grossolani, ingiustificabili. Ma non è così. Leclerc è furioso, lo urla via radio: “Questi fottuti freni”. Lo spiega in modo anche concitato ai microfoni Sky: “Avete i dati a disposizione, guardateli, a stento ho toccato i freni, quello nemmeno e frenare e dietro non prende, davanti blocca, così è impossibile…” poi dopo, ripreso dalle telecamere sembra ripetere il concetto al muretto: “Tre bar ho messo, non è possibile”.

Di fatto i freni della numero 16 a quanto pare vanno per fatti loro. Almeno da quanto proferito da Leclerc. C’è un problema, in via di soluzione a Barcellona, per cui la frenata è imprevedibile. Per dirla in modo semplice, lascio ai tecnici gli spiegoni corretti.

Ma il bacio – poco romantico – al muro di Leclerc ha aperto un altro fronte, quello più squallido e cattivo. Tantissimi tra addetti ai lavori, appassionati, blogger, aspettavano Leclerc al varco, forse non aspettavano altro che un incidente così per aprire un fronte feroce di critiche e giudizi universali sul ferrarista. Improvvisamente per molti Leclerc è un incompiuto, un perdente, uno che non ha vinto nulla, la causa dei problemi della Ferrari, forse se c’era un altro piota al suo posto a Maranello facevano incetta di mondiali.

Certo, i sette anni di Leclerc al Cavallino sono densi di un tremendismo senza pari, montagne russe di emozioni e delusioni, con una costante che andrebbe sempre rammentata a chi troppo spesso la dimentica (apposta?): la Rossa non ha mai dato a Charles (e ai suoi team mate) una monoposto vincente. Tutti i numeri, le poche vittorie (8 comunque), gli errori, le aspettative non mantenute, vanno rapportate a questo dato. Non è colpa di Leclerc se la Ferrari non era davvero favorita a Montecarlo come qualcuno aveva detto. Non è colpa di Leclerc se la Ferrari non progetta un’auto da titolo dal 2008 (e molti che seguono oggi la F1 forse non erano ancora nati!).

L’unica colpa del monegasco è quella semmai di continuare a credere nella Rossa. Dove sarebbe stata la Scuderia in questi anni senza alcune magie proverbiali di Charles, che più di una volta ha fatto pole e podi con auto non da pole e non da podio? Non ultimi i sette podi del 2025 con una vettura a dir poco modesta.

Quelli che stanno cominciando a scaricare Leclerc per il nuovo che avanza, pretendono di parlare di F1 ignorando la legge basilare di questa disciplina, ovvero l’importanza del mezzo a disposizione. Altrimenti potremmo scrivere che Alonso è una pippa, perché guida nelle retrovie. Chi scriverebbe una puttanata simile?

Io da questo carro non scendo, se in questi anni di magra e di delusioni qualche volta siamo saltati sul divano per un sorpasso, una vittoria, una pole, è stato perché al volante c’era Charles Leclerc. E sto.

 

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