F1 | Aston Martin, ambizione in verde che si infrange sul semaforo rosso Mercedes?

La squadra di Lawrence Stroll punta al mondiale, ma dovrà staccarsi da Brackley

F1 | Aston Martin, ambizione in verde che si infrange sul semaforo rosso Mercedes?

Parole roboanti, veri e propri proclami di vittoria carichi di belle speranze. Lawrence Stroll, proprietario della casa automobilistica Aston Martin e della omonima scuderia di F1 prossima a rientrare in grande stile nel Circus ritingendo di verde la Racing Point, in una lunga intervista alla BBC non ha celato le ambizioni della scuderia con sede a Silverstone, parlando apertamente di crescita progressiva e obiettivo mondiale: 

Il mio obiettivo con questa, come le altre aziende che ho posseduto, è vincere. Uno dei modi in cui diventeremo campioni del mondo è convincere iragazzi a pensare e agire come se lo fossimo già”.

L’ingresso di Aston, insomma, non è una semplice questione di marketing, ma è un progetto serio e ragionato, con risorse e capitali importanti. Risorse, si dà il caso, anche umane; in un’ottica di immagine vincente e di crescita tecnica va infatti letto e giudicato l’ingaggio di un pluri-iridato e campione della categoria quale Sebastian Vettel.

Non porti a casa, né in linea di massima potresti permetterti, uno dei piloti più vincenti della storia della F1 (per chi se lo fosse dimenticato Sebastian annovera nel suo palmarès 53 vittorie e quattro titoli mondiali, più tre piazzamenti come vice campione del mondo) se non ci fossero i presupposti per costruire e cementare una squadra vincente, in grado di far esprimere al meglio un pilota di tale livello.

Alle parole, però, dovranno fare seguito i fatti, quantomeno in ottica 2022. Il nodo gordiano per l’ex Racing Point è il rapporto fin troppo stretto con la Mercedes, che non è solo il fornitore della power unit, ma molto di più. La monoposto del 2020 l’abbiamo vista tutti nella sua “somiglianza” con la Mercedes W10 e così potrebbe essere per la prossima autovettura.

E’ un po’ come un cane che si morde la coda, un paradosso tecnico-progettuale: essere una squadra satellite della Mercedes consente alla Aston Martin di essere certamente competitiva, ma al contempo le impedirà a priori di poter ambire a diventare essa stessa “vincente”. E’ un semaforo verde che diventa rosso dinanzi al muro Mercedes.

Eppure le parole di Stroll senior suonano invero di ben altro tenore; la Mercedes – che pure è presente in regia, inutile nasconderlo, basti pensare alla partecipazione azionaria in Aston di Toto Wolff – non viene mai citata. C’è insomma, almeno nelle parole, un taglio netto con il recentissimo passato della Racing Point, che invece sbandierava fiera la sua prossimità allo squadrone di Brackley.

Ma non basta, non può bastare. Ad oggi la squadra resta a tutti gli effetti un team satellite di Brackley, dal quale non sembra avere la forza (né probabilmente ancora la voglia) di staccarsi in modo radicale per camminare con le proprie gambe. Per questo ogni proclama risulta vano e fatuo, se non grottesco. Che senso ha parlare di obiettivo mondiale, quando è materialmente impossibile mettere le ruote davanti alla scuderia da cui dipendi?

Vedremo cosa cambierà in ottica 2022, se la Aston Martin dimostrerà la volontà di recidere la sua relazione con Ineos-Stoccarda-Wolff e prendere il binario della assoluta indipendenza, per ora però questo taglio netto non sembra esserci stato. Ed anzi, la ex Racing Point ha tutto l’interesse per inserirsi in lotta per il podio Costruttori sfruttando il potenziale della Mercedes.

Da Pink Mercedes a Green Mercedes il passo è breve e quasi automatico, con un Vettel in più in squadra che male non fa, ma nella stessa posizione di squadra B della casa madre. La strada per 007 è ancora lunga.

Antonino Rendina


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