F1 | Alonso contro l’ibrido: “Abbiamo perso più di dieci anni di vere corse automobilistiche”
"Il mondo ci spingeva verso l'elettrico, ma le gare e le competizioni hanno altre necessità", ha detto Fernando
Nel paddock di Montréal, tra le mura del circuito intitolato a Gilles Villeneuve, il dibattito sul futuro tecnico della Formula 1 ha ripreso vigore. Al centro delle discussioni non ci sono solo le imminenti sfide del fine settimana canadese, ma la direzione che lo sport intende intraprendere con il nuovo ciclo regolamentare. Recentemente, la FIA ha deciso di correggere la distribuzione della potenza delle future unità di propulsione, implementando un rapporto 60-40 tra motore endotermico e componente elettrica a partire dal 2027. Questa modifica mira a mitigare i dubbi sorti attorno al piano originario del 2026, che prevede una ripartizione paritaria al 50%.
Nonostante questi aggiustamenti, Fernando Alonso ha espresso un’opinione piuttosto distaccata e analitica. Il pilota dell’Aston Martin, veterano assoluto della griglia e testimone di diverse ere tecnologiche, non crede che spostare leggermente l’ago della bilancia verso la parte termica possa stravolgere un paradigma che, a suo avviso, ha già mostrato i propri limiti strutturali.
Una transizione tecnologica che divide
Secondo il campione asturiano, la modifica delle percentuali di potenza non riuscirà a cancellare l’impronta genetica di questi motori. L’attuale filosofia costruttiva, iniziata nel 2014 e destinata a proseguire con ulteriori evoluzioni, ha introdotto variabili che hanno radicalmente cambiato il modo di interpretare la guida e la sfida in pista. Alonso sottolinea come il fulcro della prestazione rimarrà legato a dinamiche che poco hanno a che fare con la visione storica del pilota che spinge al massimo in ogni condizione.
Riguardo alla natura di questi cambiamenti, Fernando Alonso ha spiegato ad Autosport il suo punto di vista senza mezzi termini: “Non ci resta altro da fare che attendere l’evoluzione degli eventi. L’identità di queste unità di potenza rimarrà fondamentalmente la stessa, indipendentemente dai piccoli correttivi. Questa architettura tecnica continuerà a favorire le prestazioni nelle curve percorse a bassa velocità e non mi aspetto che la situazione possa mutare in modo radicale con i nuovi aggiornamenti normativi”.
Il pilota spagnolo ha poi allargato il campo della sua riflessione, toccando il tema del rapporto tra le corse e la direzione intrapresa dall’industria automobilistica globale. Il passaggio massiccio all’elettrificazione, pur essendo una necessità del mercato stradale, non sembra sposarsi felicemente con le esigenze di uno sport che vive di estremi.
“In fin dei conti, i vertici dello sport prestano sempre attenzione alle nostre osservazioni. La questione centrale è che la società ha intrapreso, o credeva di dover intraprendere, la strada dell’elettrificazione totale considerandola l’unica via per il futuro. Questo concetto non è facilmente trasferibile al mondo delle competizioni. Le gare automobilistiche rappresentano una realtà a sé stante, con necessità e dinamiche completamente diverse da quelle della mobilità quotidiana”.
Il “decennio perduto” e l’era turbo-ibrida
L’analisi di Alonso si fa più amara quando ripercorre la storia recente della Formula 1. Avendo vissuto l’epoca dei motori V10 e dei V8 aspirati, l’asturiano avverte con forza la differenza nel DNA del circus. Dal 2014, anno dell’introduzione delle prime unità turbo-ibride, la categoria ha imboccato un sentiero che ha privilegiato l’efficienza tecnologica rispetto alla competizione pura, intesa come duello costante tra uomini e macchine portate al limite del calore e della meccanica.
Nel commentare questa transizione storica, il pilota dell’Aston Martin ha espresso un giudizio severo sul periodo che stiamo attraversando: “Attualmente stiamo assistendo a un parziale dietrofront verso una ripartizione 60-40, con l’idea che in futuro queste percentuali possano ridursi ulteriormente. Purtroppo, dal 2014 in avanti con l’avvento dell’era turbo-ibrida, e ancora di più nel presente, abbiamo vissuto un periodo in cui abbiamo sacrificato quasi dieci anni di corse autentiche, se non addirittura di più”.
Questa visione mette in luce una frustrazione condivisa da molti piloti della vecchia guardia, i quali percepiscono una perdita di purezza nello sport, dove la gestione della batteria e dei flussi di energia è diventata preminente rispetto alla gestione del grip e del ritmo gara tradizionale.
La metamorfosi dei sorpassi: dall’attacco alla manovra evasiva
Un altro tema cruciale sollevato da Alonso riguarda la dinamica dei sorpassi. Sul tracciato di Montréal, caratterizzato da lunghi rettilinei e pesanti frenate, il sorpasso è storicamente uno degli elementi cardine dello spettacolo. Con le nuove motorizzazioni, la manovra rischia di essere svuotata del suo valore agonistico, trasformandosi in una mera conseguenza di una disparità energetica temporanea.
Alonso ha descritto questo fenomeno con una metafora tecnica che sposta l’attenzione dalla bravura del pilota alla disponibilità di cavalli elettrici in un dato istante: “La differenza si vedrà lungo i rettilinei, precisamente quando uno dei due piloti disporrà di una riserva di energia nella batteria superiore rispetto all’avversario. Sarà tutto estremamente semplice. In quel caso non ci troveremo davanti a un vero e proprio sorpasso frutto di coraggio o precisione, ma a una sorta di manovra evasiva. Nel momento in cui puoi contare su una spinta elettrica che l’altro ha già esaurito, ti ritrovi con un vantaggio di circa cinquecento cavalli rispetto a chi ti precede”.
L’immagine descritta da Alonso è quella di un divario tecnico così ampio da rendere il difensore quasi inerme, trasformando la competizione in una gestione strategica di risorse invisibili allo spettatore. “Se possiedi cinquecento cavalli in più rispetto alla vettura che stai inseguendo, ti limiti a compiere una deviazione per evitare l’ostacolo e passare avanti. È un’operazione che toglie gran parte del fascino al confronto diretto tra i piloti”.
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