F1 GP Miami | L’Aston Martin viaggia come una Formula 2: Alonso prova a mantenere la calma
La Honda prova a vedere il lato positivo, ma i tempi sono mortificanti
Il weekend del Gran Premio di Miami si è aperto con un contrasto stridente all’interno del box Aston Martin. Da una parte, i riscontri cronometrici delle qualifiche Sprint dipingono un quadro fallimentare per la scuderia di Silverstone; dall’altra, il partner tecnico Honda, attraverso il braccio operativo HRC, rivendica il successo di un delicato lavoro di affinamento meccanico. Dopo una sosta forzata di quattro settimane, il ritorno all’attività a Miami ha messo a nudo le difficoltà della AMR26 nel tenere il passo dello sviluppo dei diretti avversari.
Le sessioni del venerdì, che includevano una prova libera estesa a 90 minuti per permettere ai team di adattarsi alle recenti modifiche regolamentari, hanno visto le verdone scivolare inesorabilmente nelle ultime due posizioni della griglia di partenza per la gara Sprint. Eppure, nel quartier generale di Sakura, l’approccio alla trasferta statunitense era stato pianificato con una visione a lungo termine, privilegiando la risoluzione di problemi strutturali rispetto alla ricerca della prestazione pura sul giro secco.
La lotta alle vibrazioni: il punto di vista di Honda
Uno degli ostacoli più ostici incontrati dal costruttore giapponese in questa prima fase della stagione riguarda le vibrazioni della uower unit, un fenomeno che può compromettere non solo la longevità dei componenti, ma anche la capacità del pilota di gestire la monoposto al limite. Le vibrazioni eccessive agiscono negativamente sul sistema di recupero dell’energia e possono indurre instabilità dinamiche che degradano la maneggevolezza.
Shintaro Orihara, ingegnere capo di Honda, ha illustrato come il lavoro svolto in Giappone durante il mese di aprile abbia portato a soluzioni concrete. Le contromisure adottate non hanno riguardato esclusivamente l’isolamento della batteria, ma una revisione più ampia dell’integrazione tra motore e telaio.
“Abbiamo implementato delle strategie specifiche per contrastare il fenomeno delle vibrazioni. Tali accorgimenti non hanno agito unicamente sul pacchetto batterie, ma hanno migliorato sensibilmente il comfort e la facilità di guida per l’atleta. Dai dati in nostro possesso abbiamo avuto la prova che le soluzioni operano esattamente come previsto e i piloti ci hanno fornito pareri incoraggianti. Si tratta di un segnale molto positivo, frutto dell’impegno congiunto tra i tecnici di HRC e quelli della scuderia Aston Martin”.
Affidabilità e gestione dell’energia: il laboratorio 2026
Al di là del problema vibrazionale, Honda sta utilizzando la stagione attuale come un banco di prova per le tecnologie del futuro. La gestione dei flussi energetici tra la componente cinetica e quella termica è diventata una priorità, specialmente con le restrizioni sull’elettrificazione. Orihara ha confermato che, nonostante la mancanza di velocità, la solidità della power unit rimane un punto fermo.
“La sessione inaugurale di libere è filata via senza intoppi per quanto riguarda la power unit, e lo stesso vale per le qualifiche Sprint, che segnano un ulteriore passo avanti sul fronte della solidità meccanica. Abbiamo affinato i protocolli di gestione energetica adattandoci alle nuove normative; siamo ancora in una fase di apprendimento”.
La debacle di Fernando Alonso in SQ1
Il fronte sportivo però ci consegna una delle peggiori prestazioni collettive dell’Aston Martin negli ultimi anni. Fernando Alonso e Lance Stroll scatteranno in ultima fila. Per lo spagnolo, la sessione si è conclusa in modo traumatico già nel primo segmento (SQ1). Un errore nel giro decisivo, culminato con un’uscita di pista, ha impedito al due volte campione del mondo di registrare un tempo significativo.
L’asturiano ha ammesso la discrepanza tra il lavoro di “pulizia” tecnica svolto dal team e la necessità di incrementare il carico aerodinamico e la trazione per competere con il gruppo di testa.
“Il problema delle vibrazioni è stato attenuato, sono stati fatti dei passi avanti rispetto a quanto visto in Giappone con diverse correzioni sulla propulsione, ma non siamo intervenuti sulla velocità pura, dunque siamo ancora distanti dai nostri avversari. I rivali hanno evoluto le loro monoposto rispetto alla scorsa gara, mentre noi ci siamo concentrati esclusivamente sull’affidabilità, restando quindi indietro di un passaggio”.
“La vettura è sostanzialmente la stessa; gli altri team hanno introdotto novità in Giappone e ne hanno portate di ulteriori qui a Miami. Noi siamo un po’ in ritardo e il divario è aumentato. Dobbiamo accettare questa realtà. La pianificazione del nostro lavoro quest’anno segue logiche differenti rispetto agli altri. È fondamentale mantenere i nervi saldi”.
Analisi prospettica: un programma differenziato
Il messaggio che trapela dai vertici della scuderia, supportato anche dalle parole di Pedro de la Rosa, è quello di una pazienza. La cancellazione di alcuni appuntamenti nel mese di aprile ha permesso di riorganizzare i flussi di lavoro, ma ha anche evidenziato come Aston Martin stia seguendo un crono programma di sviluppo meno aggressivo rispetto alla concorrenza diretta nel breve periodo.
Mentre gli avversari hanno sfruttato Miami per introdurre pacchetti aerodinamici volti alla pura prestazione, il team britannico ha dato priorità alla risoluzione dei difetti di gioventù della vettura, convinto che una base solida e priva di vibrazioni sia il requisito essenziale per poter, in seguito, aggiungere performance senza compromettere l’affidabilità. Con una griglia così compatta, restare fermi anche solo per una gara significa sprofondare nelle retrovie, come dimostrato dal risultato di ieri, tanto che la AMR26 è di fatto veloce quanto una Formula 2.
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