Lance Stroll è arrivato 48° nel GT World Challenge al Paul Ricard

Weekend amaro per il pilota Aston Martin con la Vantage GT3

Lance Stroll è arrivato 48° nel GT World Challenge al Paul Ricard

La stagione 2026 di Formula 1 ha subito una brusca interruzione nel mese di aprile. Il conflitto in Medio Oriente ha imposto la cancellazione dei Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita, lasciando piloti e squadre in un inaspettato limbo agonistico. In questo scenario, molti protagonisti del Circus hanno cercato alternative per mantenere alta la concentrazione e il ritmo gara. Tra questi, Lance Stroll ha sorpreso tutti annunciando la sua partecipazione alla tappa inaugurale del GT World Challenge Europe (GTWCE) Endurance Cup, svoltasi sul tracciato del Paul Ricard.

Non si è trattato di una scelta casuale: il pilota canadese è sceso in pista con la Aston Martin Vantage AMR GT3 EVO del team Comtoyou Racing, consolidando il legame con il marchio che rappresenta nella massima serie. Tuttavia, il debutto nella serie europea dedicata alle vetture Gran Turismo si è rivelato molto più ostico del previsto. Sebbene Stroll non fosse un neofita assoluto delle corse di durata, avendo già preso parte alla 24 Ore di Daytona nel 2016 e nel 2018, l’impatto con il sistema di gestione e le dinamiche del GTWCE è stato particolarmente complesso.

Un weekend condizionato dai problemi tecnici

La preparazione per la 6 Ore del Paul Ricard non è stata lineare. A causa di alcuni inconvenienti tecnici riscontrati durante le sessioni di prova, Stroll non ha potuto accumulare i chilometri necessari per familiarizzare pienamente con la Vantage GT3 in configurazione notturna. Questo deficit di esperienza si è fatto sentire nelle fasi cruciali della gara, considerando che il pilota dell’Aston Martin ha preso il volante proprio durante l’ultima parte della corsa, disputata sotto le luci dei riflettori del circuito provenzale.

Il team numero 18, che vedeva Stroll affiancato dall’ex pilota di Formula 1 Roberto Merhi e dal giovane Mari Boya, era scattato dalla quindicesima posizione in griglia. Tuttavia, la gara si è trasformata rapidamente in una rincorsa affannosa. Quando Stroll ha ereditato la vettura dai compagni, la numero 18 era già scivolata in 38.a posizione. Nonostante le difficoltà di adattamento e l’oscurità, il canadese ha mostrato sprazzi di velocità pura, facendo segnare l’ottavo miglior tempo assoluto della gara. Una prestazione che sottolinea come il piede del pilota di F1 non fosse in discussione, ma che è stata vanificata da un cedimento meccanico al cambio nelle fasi finali, che ha costretto la squadra al ritiro definitivo mentre si trovava nelle retrovie (48.a posizione finale).

La pioggia di sanzioni: otto minuti di penalità

L’aspetto che più ha fatto discutere nel weekend di Le Castellet è stato però l’accumulo record di sanzioni disciplinari. La vettura numero 18 ha collezionato complessivamente oltre otto minuti di penalità, una cifra che in una competizione così serrata equivale a un’esclusione di fatto dalla lotta per qualsiasi posizione rilevante.

Le infrazioni hanno riguardato l’intero equipaggio e diverse tipologie di violazioni del regolamento sportivo:

Collisioni: Mari Boya ha ricevuto una sanzione di stop-and-go per un contatto causato nelle prime fasi.

Bandiere blu: Una criticità insolita per un pilota di Formula 1 al giorno d’oggi (una volta era la normalità), abituato a riceverle raramente o a gestirle da una prospettiva opposta. La vettura è stata penalizzata di quattro minuti complessivi per aver ignorato le segnalazioni dei commissari; nello specifico, a Stroll è stato attribuito un minuto di penalità per non aver dato strada ai leader della corsa durante il suo stint.

Track Limits: Il rispetto dei limiti della pista al Paul Ricard è storicamente un tema sensibile. L’equipaggio ha accumulato tre minuti e 40 secondi di penalità per ripetute uscite dal tracciato. Stroll, individualmente, ha pesato su questo conteggio con ulteriori 115 secondi di sanzione.

Questi dati evidenziano la difficoltà di passare da una monoposto a una GT3, dove le dimensioni della vettura, la visibilità ridotta e le diverse procedure di doppiaggio richiedono un approccio mentale differente rispetto a quello necessario in Formula 1.

Il contesto: dai successi Mercedes al ritorno di Rossi

Mentre il debutto di Stroll si chiudeva con un bilancio amaro, il team Comtoyou Racing ha potuto comunque festeggiare grazie alla vettura gemella, la numero 7. L’equipaggio composto da Mattia Drudi, Marco Sorensen e Nicki Thiim ha infatti trionfato, dimostrando che il pacchetto Aston Martin Vantage era assolutamente competitivo e in grado di gestire le sei ore di endurance senza sbavature.

Interessante anche il confronto a distanza con altre realtà legate al mondo della Formula 1. Il Team Verstappen Racing, che schierava una Mercedes-AMG GT3 affidata a Daniel Juncadella, Chris Lulham e Jules Gounon, ha chiuso con un solido nono posto assoluto. Questa partecipazione fa da preludio all’atteso debutto di Max alla 24 Ore del Nürburgring, prevista per metà maggio, a conferma di come il GT3 sia diventato il terreno di confronto prediletto per i piloti della massima serie durante i periodi di pausa.

Infine, il weekend ha segnato il ritorno a tempo pieno nella serie di Valentino Rossi. Dopo una parentesi dedicata esclusivamente al WEC nel 2025, il nove volte campione del mondo di motociclismo è tornato nel GTWCE con il Team WRT, guidando la BMW ufficiale. La presenza di figure di questo calibro, insieme a specialisti delle competizioni endurance, rende il livello della categoria estremamente elevato, spiegando in parte perché anche un pilota di Formula 1 in attività possa incontrare ostacoli così severi al primo impatto.

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