GP Singapore – Rosberg mette l’ottava, la Ferrari deve solo ringraziare i piloti

La Scuderia italiana ancora una volta fallisce l'obiettivo vittoria, ma i piloti sono impeccabili

GP Singapore – Rosberg mette l’ottava, la Ferrari deve solo ringraziare i piloti

Il GP di Singapore era probabilmente l’ultima occasione per la Ferrari di 2016 di piazzare quel colpo di coda atto a scrollarsi di dosso l’onta delle zero vittorie in stagione. Ma la Rossa più che mai disorientata, approssimativa, confusa, ha deciso di mettere le cose in chiaro già da sabato, giusto per ricordarci quanto l’attuale squadra sia lontana dalla Ferrari che agogniamo.

FERRARI APPROSSIMATIVA E SENZA CORAGGIO Vedere Vettel girare in qualifica con l’Apecar è stato uno punti più bassi della storia recente del Cavallino. Non tanto per il guasto in sè (può capitare alle migliori famiglie di rompere la barra delle sospensioni posteriori) quanto per la mancanza di reattività, l’inadeguatezza, lo svilimento della Ferrari davanti al problema di Seb. Lenta e compassata, inerme dinanzi alla difficoltà, in balia degli eventi. La qualifica come fotografia fedele del campionato di Maranello.

Eppure la SF16-H a Singapore cammina dignitosamente e, complice la giornata no di Hamilton, Kimi Raikkonen costruisce un piccolo capolavoro, culminato con un gran sorpasso sul campione anglo-caraibico, manovra che potrebbe valere un insperato podio. Troppo bello per essere vero. Dopotutto anche un semplice, anonimo, terzo posto può assumere un certo valore simbolico se conquistato contro la Mercedes.

La Ferrari era riuscita a prendersi quel minimo sindacale cui dovrebbe aspirare. Ma un team imprigionato nelle proprie paure, senza autostima, insicuro, non può che rintanarsi guardingo in quel box che è una culla rassicurante, invece di provare a tenere duro in pista. Beffata per l’ennesima volta da una Mercedes che sfotte (su twitter) e fotte (in pista), la Rossa ha perso senza lottare, in una incondizionata e triste resa. Hamilton avrebbe dovuto guadagnarsi il podio sudando a suon di giri veloci, e chissà se dopo la furiosa rimonta l’inglese sarebbe riuscito a passare Kimi. Non sarebbe stato meglio perdere con l’onore delle armi piuttosto che alzare bandiera bianca seguendo asettici (se non sbagliati) calcoli al muretto?

Nota lieta per il Cavallino è il ritorno al massimo splendore di Sebastian Vettel. Già a Monza il tedesco era sembrato essersi finalmente lasciato alle spalle le perplessità per una stagione diversa dalle attese e sulla pista di Marina Bay ha dato conferma del suo gran momento di forma. Per nulla scoraggiato dall’ultima posizione in griglia, Seb è stato autore di una gara sensazionale, di grande intensità e con bei sorpassi. Il quinto posto è un raggio di sole nel buio. La Ferrari ha un’auto modesta e una squadra non proprio impeccabile, ma ha due grandi piloti che stanno dando l’anima per la causa e vanno per questo ringraziati.

CAPITOLO MONDIALE Otto vittorie a sei, otto punti di vantaggio sul rivale. I numeri del mondiale incoronano Nico e inchiodano un Lewis Hamilton tornato spaesato dalla pausa estiva, al netto della penalità di Spa. Monza e Singapore sono due sconfitte che pesano per l’inglese e che ci restituiscono un Rosberg formato prima parte di stagione: solido, concentrato, risoluto. Insomma uno che il mondiale lo vuole a tutti i costi, affamato come mai s’era visto prima d’ora. Hamilton dovrà ritrovare la serenità e la concentrazione che l’aveva reso quasi imbattibile tra maggio e luglio.

GRAZIE DANIEL E DANIIL Il tracciato di Marina Bay spesso teatro di GP osceni e soporiferi stavolta è stato vivacizzato da grandi prestazioni dei singoli. Emozionante la furiosa rincorsa negli ultimi giri di Daniel Ricciardo (comunque gran secondo e per la quinta gara consecutiva davanti al team mate), commovente la gara di Daniil Kvyat. Il russo ha insegnato un po’ di F1 al “cuginetto” Max Verstappen, difendendosi come se non ci fosse un domani dagli attacchi dell’olandese, gettando davvero il cuore oltre l’ostacolo per prendersi sotto gli occhi della Red Bull una piccolissima rivincita personale dopo il turnover di Barcellona. E il fatto che sia stato proprio Kvyat a riportare la Toro Rosso in zona punti dopo tre gare a secco è un bel segnale. Grande gara, e non è una novità su questi circuiti che esaltano la guida, di Fernando Alonso. Settimo come in Belgio e fieno in cascina per la McLaren. Un punticino di fiducia nel marasma generale anche per Kevin Magnussen con la modesta Renault, bravo.

Antonino Rendina


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