F1 | Hamilton – Verstappen, per il titolo ci si affida alla fortuna

La ruota della (s)fortuna punta prima l’olandese e poi il sette volte campione del mondo a Baku. I veri fortunati, però, sono gli appassionati, con la corsa al mondiale più aperta che mai

F1 | Hamilton – Verstappen, per il titolo ci si affida alla fortuna

Com’è che si dice: la ruota della fortuna gira, il karma agisce, la vita segue il destino, il caso o semplicemente, come va va. Certo, quando il circuito di Baku fu presentato per la prima volta, tante furono le critiche al layout così “semplice”, per via di quei due lunghi rettilinei e quelle curve a 90°; tuttavia, il circuito azero si è rivelato fonte di Gran Premi movimentati, eccitanti, sorprendenti nel corso degli anni, e l’edizione 2021 non si è certamente smentita, con la vittoria di Sergio Perez e il ritorno sul podio di Sebastian Vettel, entrambi accompagnati da un giovane talento rampante, Pierre Gasly. 

Le strade di Baku, però, si sono anche rivelate teatro della “morte e resurrezione” della lotta per il titolo tra Max Verstappen e Lewis Hamilton, seppur nelle cronache post-gara sembra sia quasi passato inosservato. È ovvio che l’incidente di Max Verstappen sul rettilineo di partenza a quattro giri dalla fine abbia totalmente cambiato le sorti del Gran Premio di Baku, con la ruota della “sfortuna” che ha deciso di girare prepotentemente dalla sua parte, o meglio, di cedere proprio sul più bello. Ma cosa sarebbe successo se la direzione gara avesse deciso diversamente? 

La decisione di Michael Masi, direttore di gara, avrebbe potuto cambiare tutto: Masi ha subito optato per la doppia bandiera gialla, non propriamente rispettata da tutti i piloti in pista (Tsunoda, ci leggi?), e se mantenuta, con tre giri alla fine, Perez avrebbe potuto conquistare la sua seconda vittoria in Formula 1 al seguito della Safety Car; oppure, come ad Imola, la ripartenza dopo la bandiera rossa sarebbe potuta avvenire senza il bisogno di schierarsi in griglia. Per quanto diverse fossero le opzioni, una cosa era certa, almeno per chi scrive, e lo dimostrano lo sconforto e la rabbia del pilota in questione: Verstappen si era giocato il mondiale.

Così, in pochi metri, senza una spiegazione. E’ bastata una gomma esplosa, il muso della RB16B  a muro, il volante lanciato fuori dall’abitacolo per la frustrazione. Eppure questo duello stava finalmente portando spettacolo a questa Formula 1 così “noiosa” negli ultimi anni, con un finale così scontato da spingere il tifoso occasionale a preferire altre attività durante i pomeriggi domenicali, evitando di rivolgere ad amici e conoscenti la fatidica domanda “ma chi ha vinto oggi?”, perché la risposta era già risaputa.
Alla ripartenza Verstappen era li, nel box della FIA, che guardava le monoposto schierarsi in griglia, Hamilton sulla casella due, e probabilmente anche lui sapeva che al britannico sarebbe bastata una curva per prendersi la vittoria, nonostante un inizio del weekend disastroso per la Mercedes, che già aveva sofferto sull’altro circuito cittadino, a Monaco, dove ha perso la leadership di entrambe le classifiche iridate.

Hamilton aveva tra le mani una enorme opportunità: avrebbe potuto rischiare, come ha fatto, per prendere la leadership e vincere la gara. Oppure, avrebbe potuto optare per non prendere rischi, chiudendo la gara in seconda posizione, mettendosi comunque a più quattordici sul rivale.

Si sa, la natura del pilota non ti fa giocare di intelligenza, non ti fa “accontentare” (seppur gli esempi nel passato siano diversi): un pilota ci prova, sempre e comunque, perché vuole vincere. Ed è proprio in quel momento che la ruota della sfortuna ha girato, stavolta minacciosamente verso Lewis Hamilton, che preme il fantomatico “magic button” nel momento sbagliato, andando lungo in curva 1 e regalando la vittoria a Sergio Perez. 

Non è strano, quindi, vedere un Verstappen sorridente sotto al podio, a festeggiare la vittoria compagno di squadra, o al ring per le interviste post-gara, dove si è congratulato con i suoi colleghi. La fortuna ha girato, ma è proprio Max il primo ad essere consapevole del fatto che questa ruota potrebbe tornare a giocare in favore del team di Brackley.

A Monaco e Baku la Mercedes ha sofferto, ma ora il calendario porterà le due contendenti su circuiti tradizionale, e Verstappen è consapevole, come ha lui stesso dichiarato, che Hamilton e la Mercedes torneranno in vetta. Una corsa persa in partenza? Assolutamente no. Perché la sensazione, per chi scrive, è che questi due piloti siano affamati, in due modi totalmente diversi, perché uno potrebbe essere più che sazio, dopo sette titoli, ma non lo è, mentre l’altro freme per salire nell’olimpo dei più forti del mondo. 

Hamilton è stato impulsivo, per nulla conservatore: se fosse stato prudente, avrebbe lasciato Baku con il trofeo del secondo classificato e con quattordici punti di vantaggio sul rivale. Se fosse stato clinico, di punti in più ne avrebbe avuti ventiquattro, forse venticinque se avesse segnato anche il giro veloce. Si, perché questo fantomatico punto extra potrebbe cambiare non poco le sorti del mondiale, con i due contendenti che si giocano continuamente la vittoria ad ogni appuntamento, che lottano per creare gap che gli permettano di montare gomme fresche e aggiudicarsi quel punto in più che ad Abu Dhabi, forse, potrebbe fare la differenza. 

E allora, la ruota della fortuna non ha girato per Verstappen o per Hamilton: ha giocato, invece, a favore dei tifosi, perché i due sfidanti arrivano al Paul Ricard con la guerra ancora aperta. 

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