Domenicali insiste: “Troppa negatività, la F1 è in salute e gli autodromi sono pieni!”
"Questa evoluzione tecnica era necessaria affinché la Formula 1 mantenesse la sua identità", ha aggiunto
Il lungo periodo di pausa che ha caratterizzato la prima parte della stagione 2026, scaturito dalla cancellazione dei round in Bahrain e Arabia Saudita, ha offerto ai vertici della Formula 1 lo spazio necessario per una profonda riflessione. Al centro del dibattito l’impatto del nuovo regolamento tecnico, finito sotto la lente d’ingrandimento dopo le prime uscite stagionali. Le voci dei piloti, tra i quali ovviamente spiccano Max Verstappen e Lando Norris, critici verso alcuni aspetti della gestione energetica delle nuove monoposto, hanno alimentato una discussione che Stefano Domenicali, CEO del Circus, ha deciso di affrontare con una posizione che oscilla tra l’autocritica comunicativa e la ferma difesa della visione della categoria.
L’imolese non nega che il peso delle opinioni espresse dai campioni in griglia abbia condizionato la percezione pubblica delle riforme. L’attenzione, comunque, è già rivolta al Gran Premio di Miami, appuntamento che segnerà il debutto di un pacchetto di correttivi regolamentari mirati a perfezionare la F1 2026 e, contemporaneamente, a garantire standard di sicurezza più elevati, specialmente in seguito ai segnali d’allarme emersi durante il weekend in Giappone.
La gestione del dissenso e la “lezione” della Federazione
Le critiche sollevate dai piloti non riguardano solo la performance pura, ma la complessità gestionale richiesta dalle nuove power unit durante le sessioni. Domenicali riconosce che, a livello di comunicazione e gestione delle dinamiche interne, si sarebbe potuto agire con maggiore lungimiranza, evitando che il malcontento dei protagonisti oscurasse i benefici strutturali della nuova era tecnica.
“È una lezione che abbiamo fatto nostra – ha detto l’italiano a capo della Formula 1 a The Race. Senza dubbio, avremmo dovuto approcciare la gestione di simili dinamiche in modo differente. Non intendo dire che mancassero argomenti di cui discutere, poiché gli aspetti positivi sono numerosi e basilari. Questa evoluzione era imprescindibile per far sì che la Formula 1 mantenesse la propria centralità nel panorama del motorsport, evitando di smarrire la propria identità originaria. Ritengo che l’unica vera lezione appresa sia questa: chi detiene la responsabilità del nostro sport ha probabilmente rivolto lo sguardo verso la direzione errata. Questo è il mio pensiero conclusivo sulla questione, in modo del tutto onesto”.
Questa analisi evidenzia come la Formula 1 stia cercando un equilibrio difficile tra la necessità di restare tecnologicamente all’avanguardia e l’esigenza di non alienare i piloti, che restano i principali ambasciatori del prodotto. Il manager imolese sottolinea come l’attenzione mediatica si sia talvolta concentrata eccessivamente su singoli pareri negativi, trascurando il quadro d’insieme.
Lo stato di salute del Circus: dati contro percezioni
Nonostante il rumore di fondo generato dai social media e dalle analisi tecniche più severe, Domenicali ribadisce che la Formula 1 stia attraversando un momento di splendore commerciale e di popolarità senza precedenti. I numeri relativi alle presenze sui circuiti e all’interesse globale smentirebbero, secondo l’AD, qualsiasi ipotesi di crisi d’identità del campionato.
“Non credo si tratti di risolvere criticità strutturali, perché la Formula 1 non ne ha. Al contrario, gode di una salute eccellente e vorrei che questo fosse un punto fermo per tutti. La grande maggioranza degli appassionati ha mostrato, fin dal principio, un entusiasmo evidente per lo spettacolo offerto in pista. Voi esperti tendete talvolta a sviscerare eccessivamente dilemmi filosofici o tecnici che sfuggono alla comprensione della massa. Per questo motivo, sono convinto che questo dibattito debba restare confinato nel suo alveo naturale, senza diventare la preoccupazione principale della platea globale”.
“La verifica è estremamente rapida: basta guardare i circuiti, ogni evento registra il tutto esaurito. È un dato oggettivo sotto gli occhi di tutti, un risultato incredibile. Anche in questa fase i segnali sono ottimi, dunque non percepisco questa ondata di negatività. Disponiamo di statistiche reali che confermano un trend assolutamente positivo. Spesso ci si lascia assorbire troppo da una mentalità ingegneristica, perdendo di vista l’obiettivo finale: il pubblico desidera l’azione pura e contesti che permettano una sfida reale. Se ci fosse qualcosa di realmente negativo, non avrei alcun timore ad ammetterlo, poiché siamo costantemente in ascolto delle varie istanze. Spetta a qualcuno prendere le decisioni finali, poiché non offriamo un prodotto unidimensionale”.
Miami: il primo banco di prova per i correttivi
Il prossimo appuntamento in Florida è atteso come un momento di verifica cruciale. Il “pacchetto Miami” non è stato concepito come una rivoluzione, ma come un affinamento necessario per risolvere le criticità emerse nel recupero di energia e nella fluidità delle qualifiche. Domenicali si aspetta che questi interventi possano placare parte delle polemiche, pur mantenendo un approccio cauto sulle prospettive a lungo termine.
“Chi ha il compito di tutelare questo business deve necessariamente intervenire se percepisce che alcune dinamiche necessitano di una correzione di rotta. Sebbene l’approccio generale rimanga lo stesso, ora la priorità è agire concretamente. Non posso dire con certezza se gli interventi attuali basteranno a fugare ogni dubbio sollevato in precedenza; non possiedo ancora questa risposta. Certamente, team, piloti e la FIA, che ha l’onere di coordinare e regolamentare il tutto, manterranno un’attenzione altissima su ciò che potrà accadere nei prossimi due anni.”
In chiusura, Domenicali ha voluto ribadire il potere d’attrazione della Formula 1, capace di rimanere un “faro” per tutto il mondo delle corse, indipendentemente dalle fluttuazioni dei singoli regolamenti. Il riferimento a figure come Verstappen e al giovane Kimi Antonelli serve a ricordare che il valore del brand è legato indissolubilmente ai suoi protagonisti, la cui influenza supera i confini della categoria stessa.
“Mi hanno colpito alcune riflessioni sull’interesse verso altre categorie, come il GT. Ma Max Verstappen è un pilota di Formula 1 e la sua figura catalizza un’attenzione enorme. Pensiamo a Kimi Antonelli: quando è andato a Imola, nonostante la gara fosse di un altro campionato (WEC), l’interesse generale era rivolto a lui. Questo dimostra che la Formula 1 resta un faro capace di ispirare milioni di persone”.
“Dobbiamo guardare al quadro generale e alla crescita sul lungo periodo, per questo attendo con impazienza l’evoluzione di questo campionato, che promette grande agonismo. Sarà vostro compito raccontarlo, perché il successo di questo sport passa anche attraverso la vostra capacità di spiegare il fascino dei retroscena. Anche per noi è un dovere fornire queste spiegazioni in chiave costruttiva, per evitare di danneggiare noi stessi affermando che ciò che facciamo non ha logica. Non si tratta di una difesa ad oltranza, ma di realismo”.
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