GP Belgio – Verstappen licenza di impazzire, Vettel può e deve dare di più…

GP del Belgio condizionato dalla condotta di gara sopra le righe di Max Verstappen

GP Belgio – Verstappen licenza di impazzire, Vettel può e deve dare di più…

Max Verstappen fuoriclasse in pectore, uomo spettacolo, nuova superstar che avvicina giovani tifosi e sponsor alla F1. Devono per forza di cose essere queste la ragioni per cui la FIA, quando il giovanotto della Red Bull fa il matto in pista, pare girare lo sguardo dall’altra parte, tollerare le (pericolose) marachelle del cocco della maestra, rispondere simbolicamente con un sorriso e con un “e so’ ragazzi!” quando servirebbe sic et simpliciter una sacrosanta bandiera nera esposta in faccia all’impertinente olandesino volante.

Figlio dell’epoca moderna, probabilmente convinto di essere invulnerabile, probabilmente esaltato, Verstappen nel GP del Belgio ha indossato i panni del Joker, del pazzo maniacale, intento a (non) correre distruggendo le gare altrui. Davanti ad un pubblico che lo osannava quale idolo di casa (siamo in Benelux) il ragazzo già dalla partenza ha azzardato un sorpasso impossibile, tutto sul cordolo, privo di qualsivoglia rispetto degli avversari. Ma se sulla furbata al via si può anche soprassedere, è il resto del GP a lasciare sbigottiti. Verstappen ha dapprima speronato Raikkonen alla frenata de Les Combes, per poi frenare e fare zig-zag sul rettilineo del Kemmel per non far passare il finlandese. Finanche Iceman s’è preoccupato del comportamento del collega, esclamando per radio: “Questo corre per buttarmi fuori“.

Di Max oltre che un fenomeno al volante, è risaputo sia cresciuto a pane e motori, “costruito” come un automa per vincere in macchina. Viene il dubbio che al ragazzo, un talento cristallino, sia mancato qualche passaggio durante la crescita, che sia in qualche modo “diverso” dai coetanei e perciò anche dai colleghi. Un oggetto misterioso e a tratti affascinante, ma Verstappen ad oggi è spesso e volentieri pericoloso, e profondamente immaturo. L’aver ammesso nel dopo gara di aver corso per vendicarsi sulla Ferrari, rea secondo lui di avergli rovinato la gara, denota un black-out mentale inammissibile in un campo delicato come il motorsport. Helmut Marko, tanto bravo a scovare talenti, vigili su questo diamante grezzo. E la stessa FIA tuteli anche la persona oltre che il personaggio.

Ben poco da dire, invece, sulla cavalcata (rectius passeggiata) trionfale di Nico Rosberg, che perde però anche quando vince dato che si ritrova sul podio un Lewis Hamilton che era di fatto partito dal Nurburgring. Bravo e fortunato l’inglese. Menzione speciale per Fernando Alonso, da ultimo a settimo con la non irresistibile McLaren. Fernando, fortunato a recuperare grazie al caos iniziale e alla bandiera rossa, è stato eroico nel difendersi con il coltello tra i denti contro vetture ben più veloci della sua.

Ferrari di fatto ingiudicabile, visto che la velocità e la competitività finalmente mostrate al sabato sono state sprecate al momento della scellerata partenza. Raikkonen ha recuperato da ultimo a nono, mentre su Vettel (ottimo sesto al traguardo dopo i guai iniziali) è opportuno fare una breve riflessione.

Sebastian è sulla carta probabilmente il miglior pilota del lotto. Traiettorie da dio e senso innato della velocità, eppure Vettel quest’anno sta correndo al di sotto delle sue possibilità. Un po’ come la storiella dello studente intelligente che non si impegna, anche in Belgio Seb ha lasciato un po’ a desiderare. Il tedesco ha sbagliato in partenza, chiudendo troppo la traiettoria al tornantino e toccando Kimi (al netto della manovra comunque azzardata di Verstappen). Poi ha commesso un errore di calcolo passando Max prima dell’Eau-Rouge e prestandogli il fianco sul Kemmel, infine ha sbagliato qualche staccata di troppo. Errori non degni della sua classe cristallina. Vettel può e deve dare di più, e se lo diciamo è perché da lui ci aspettiamo il meglio, perché – lo ripetiamo – rappresenta probabilmente il meglio in circolazione.

Antonino Rendina 


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