Formula 1 | L’ennesimo fallimento della Sprint Race e del parco chiuso

Un format che non aggiunge nulla alla competizione e contestato dai piloti. In più abbiamo quattro partenze dalla pit lane e griglia ridotta

Formula 1 | L’ennesimo fallimento della Sprint Race e del parco chiuso

Nello scorso weekend di Formula 1 abbiamo assistito per l’ennesima volta al conclamato fallimento del format della Sprint Race, introdotta nel 2021 tra le mille polemiche. In una stagione così segnata dal dominio Red Bull e di Max Verstappen, propinarci una mini gara di 100 km al sabato per farci vedere sempre le stesse cose, obiettivamente, non crediamo possa rendere il prodotto F1 migliore. Sì, è vero, in Qatar ha vinto Piastri, proprio davanti a un Verstappen in rimonta, ma è forse l’eccezione che conferma la regola, no? E poi diciamocelo, anche negli anni scorsi non abbiamo assistito a Sprint memorabili, anzi. Lo stesso campione olandese ha detto a più riprese, l’ultima volta nello scorso weekend, come questo format sia assolutamente da abolire.

SPRINT RACE, PERCHÈ INSISTERE?

Ma che bellissima domanda. Interessi, probabilmente, perché quando ci dicono che mettere una garetta al sabato, una volta ogni tanto, nell’arco di una stagione per dare più spettacolo, prendono in giro noi, voi, e si prendono in giro da soli con consapevolezza. La Sprint Race non aggiunge assolutamente nulla alla Formula 1, e in un campionato francamente noiosetto come il 2023 dà persino fastidio, a noi come appassionati e addetti ai lavori, costretti a vedere una mezz’oretta di nulla, e anche ai team, che con questo format becero hanno a disposizione soltanto un’ora di prove libere per poi entrare in parco chiuso e quindi non avere più la possibilità di modificare le vetture, a meno che non decidi di partire dalla pit lane la domenica stravolgendo l’assetto ma di fatto compromettendo e non poco la gara, e qui arriviamo inevitabilmente al secondo punto cruciale della questione, quello più importante di questo scritto.

PARCO CHIUSO, ANCHE BASTA

Già di per sé questa norma andava proprio abolita, specialmente quando in condizioni estreme di pioggia, tanto per fare un esempio, non c’è la possibilità di adeguare le monoposto al meteo, e questo non fa altro che renderle più instabili e di conseguenza inguidabili, e quindi bandiere rosse, eccetera, eccetera, eccetera. E questo già accadeva in occasione di weekend normali e senza Sprint Race, mentre ora che esiste questa diavoleria, i team non possono più provare dopo un’ora di sessione, perché arriva la fantasmagorica qualifica del venerdì a far entrare tutti in parco chiuso, sigillato, out, stop, fine, non la puoi toccare la macchina altrimenti parti due ore dopo la fine della gara.

Bando alle ciance, al COTA abbiamo assistito all’ennesimo fallimento di questo format. Quattro vetture, le due Aston Martin e le due Haas, con aggiornamenti montati per questo weekend, non hanno avuto la possibilità di assettare al meglio le vetture, ma ci sta dopo una sola ora di prove, perché non possiamo dare per scontato che tutto venga fatto a puntino al simulatore, non è così che funziona, i pezzi si provano in pista, sull’asfalto vero, con condizioni climatiche reali. Così sembra tutto un po’ alla cavolo di cane, avete capito dai, no? Griglia di partenza ridotta perché quattro monoposto sono state costrette dal regolamento a partire dai box, così da avere una minima speranza di andare a punti (bella per Stroll, ndr) e non rendere inutile la trasferta americana.

La Formula 1, con convinzione anche, crede di essere nella giusta direzione, e ce lo ha fatto capire anche Stefano Domenicali quando dice che bisognerebbe rendere ogni sessione più spettacolare e ridurre al minimo le prove libere. E’ una vera e propria delusione, dobbiamo dircelo, perché così facendo si vuole andare sempre più verso uno spettacolo fittizio, costruito ad hoc, e la Sprint Race ne è un grandissimo esempio, andando a sfavorire la reale natura della competizione. Qua si invocano più test in pista, e noi invece riduciamo le prove libere e mettiamo i sigilli alle vetture già dal venerdì. Questo è un problema, grosso, che andrebbe davvero risolto. Ogni tanto, invece che andare sempre incontro alle richieste dei “nuovi tifosi”, che poi anche qui, ci sarebbe da capire quali siano realmente, bisognerebbe assecondare le esigenze di team e piloti, perché molti se lo dimenticano, ma i veri protagonisti della Formula 1 sono loro, tutto il resto è davvero contorno.

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