F1 | Mancata assunzione di una prova decisiva, Mercedes fa bene a provarci

La decisione su Verstappen viziata dalla mancata valutazione dell'on board dell'olandese, Mercedes ci prova

F1 | Mancata assunzione di una prova decisiva, Mercedes fa bene a provarci

Penalizzata per l’irregolarità dell’ala mobile , la Mercedes ha affrontato il GP del Brasile con insolita cattiveria. Rabbia cresciuta ancora a dismisura quando il direttore di gara Michael Masi ha gestito malissimo l’episodio in curva 4 al 48° giro tra Max Verstappen e Lewis Hamilton.

Il talento olandese accompagna Lewis all’esterno, in modo abbastanza evidente, e il direttore di gara decide di lasciar passare, spiegando poi che i commissari di gara non hanno nemmeno aperto una indagine sull’episodio perché non c’erano sufficienti prove. Di fatto la direzione gara non ha guardato l’on board della vettura numero 33, decidendo così di non mettere sotto investigazione l’alfiere della Red Bull.

Sarebbe quindi alquanto stupido, da ingenui, stupirsi della scelta di Mercedes di chiedere la revisione da parte dei commissari dell’episodio di curva 4, sfruttando il diritto di revisione previsto dal regolamento, qualora ci fossero nuove prove non valutate al momento del fatto. La “nuova prova” alla scuderia anglo-tedesca l’ha servita Masi su un piatto d’argento, ammettendo che è mancato il vaglio della soggettiva dell’abitacolo di Max. Una grave superficialità da parte di una direzione gara solitamente piuttosto solerte e giustizialista in questo genere di episodi.

Tra Mercedes e Red Bull è dopotutto guerra totale; è un campionato bellissimo, tra due squadre davvero forti, ma quella in corso non sarà certo ricordata come una delle sfide più corrette e leali della storia della F1. Basti pensare alle reciproche accuse di irregolarità tra le due squadre, alle continue frecciate che si lanciano dinanzi ai microfoni gli omologhi Toto Wolff e Chris Horner, ai contatti in pista di Silverstone e Monza tra i due piloti. E’ una guerra a tutto campo dove vale tutto.

La Red Bull dopo l’episodio di Silverstone mandò in pista Albon per simulare il contatto tra Hamilton e Verstappen e chiedere poi alla Federazione una sanzione più grave per l’inglese, vincitore in Inghilterra. In questa occasione invece Brackley sfrutta machiavellicamente il vuoto decisionale e la carenza motivazionale della mancata indagine su Verstappen a San Paolo per indurre la FIA ad aprire un procedimento – sulla base di una nuova prova piuttosto concreta, ovvero l’on board dell’olandese – e trovare la giustizia che gli è stata negata in pista.

Perché su questo non c’è molto da discutere, Verstappen allarga e accompagna Hamilton fuori pista. Vettel in Canada nel 2019 fu penalizzato per molto meno e lo stesso Sergio Perez quest’anno in Austria è incorso in due penalità uguali per una condotta simile ai danni di Leclerc.

Verstappen è stato di fatto graziato, ma il vizio procedurale (la mancata assunzione di una prova potenzialmente decisiva) è stato sin da subito piuttosto evidente. E Mercedes è stata lesta e veloce ad approfittarne per trarne un vantaggio, aggressiva in pista per tenere il mondiale aperto e aggressiva fuori per recuperare altri tre punti a Max. Chi può biasimarla?

Antonino Rendina


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