F1 | Gran Premio del Giappone: l’analisi della gara

Bottas ottiene la sua terza vittoria stagionale mentre la Mercedes si laurea ancora una volta campione del mondo

F1 | Gran Premio del Giappone: l’analisi della gara

Si è trattato di un weekend diverso dal solito quello di cui è stata protagonista la Formula 1 in Giappone. Complice l’arrivo del tifone Hagibis, il Circus ha dovuto rivedere il proprio programma per il fine settimana per motivi di sicurezza, cancellando ogni attività inizialmente pianificata per il sabato e modificando anche l’intero lavoro dei team e di tutte le persone coinvolte nella gestione dell’evento.

Per questo venerdì mattina gli organizzatori avevano preso la decisione, con il benestare della FIA e alla F1, di rimandare la sessione di qualifiche alla domenica mattina, preparando un programma particolarmente serrato che avrebbe visto prove di qualificazione e gara nella stessa giornata a distanza di circa quattro ore l’una dall’altra. Il lavoro da parte dei team, della Federazione, della FOM e degli organizzatori è stato mastodontico, come raramente si era mai visto nella storia di questo sport. Nonostante ciò e la minaccia del tifone, tutto fortunatamente è filato liscio, con la sessione di qualifica che si è svolta regolarmente la domenica mattina, nonostante l’intensità del vento, il quale provocava delle forti raffiche che soffiavano sul circuito andando ad influenzare il bilanciamento delle monoposto.

Alla fine di un’intensa giornata, a conquistare la vittoria è stato Valtteri Bottas, il pilota della Mercedes al suo terzo successo personale in stagione. Il finlandese è riuscito a sfruttare al meglio la partenza per portarsi in testa e da quel momento la sua gara è stata in discesa, grazie ad ottimo passo che lo ha messo immediatamente al riparo dai rivali alle sue spalle. In seconda posizione Sebastian Vettel, il quale non è riuscito a tramutare in un successo una bellissima pole position conquistata al mattino: un’esitazione in partenza, unita alla superiorità sul passo delle due W10, ha fatto sì che per il tedesco fosse complicato andare oltre il secondo posto, ma c’è da segnalare la bella difesa sul finale di gara nei confronti di Lewis Hamilton, il quale si trovava su gomme fresche. Ciò nonostante, al netto degli episodi di gara, in Ferrari possono uscire abbastanza soddisfatti dal Giappone per le prestazioni dimostrate in pista, un segnale incoraggiante che conferma i progressi della monoposto anche su quei tracciati non particolarmente congeniali alle caratteristiche della SF90. A concludere il podio Lewis Hamilton, anche se rimane la sensazione che con una strategia diversa il primo posto avrebbe potuto essere alla sua portata. Ciò nonostante, grazie al successo di Bottas e alla terza posizione dell’inglese, la Mercedes è riuscita a conquistare con ben quattro appuntamenti d’anticipo il suo sesto titolo mondiale costruttori consecutivo, eguagliando statisticamente il periodo d’oro della Ferrari con Michael Schumacher di inizio anni 2000.

Appena fuori dal podio Alexander Albon, seppur il pilota anglo-tailandese abbia concluso a ben 49 secondi dalla vetta. Si è trattato di un weekend deludente per la Red Bull che, complici anche i recenti sviluppi in tema di benzina e Power Unit proprio per la gara di Suzuka, indubbiamente si aspettava di essere lì davanti a lottare per qualcosa di importante davanti al pubblico di casa della Honda: la corsa dei due piloti è però deragliata già pochi metri dopo la partenza, dove l’incolpevole Max Verstappen è stato vittima di un incidente con Charles Leclerc, ponendo virtualmente la parola fine alla propria gara prima del ritiro definitivo, arrivato solamente pochi giri più tardi per gli ingenti danni accusati sulla sua monoposto. Sono invece diventati una costante i buoni risultati di Carlos Sainz Jr., bravo a sfruttare la sua MCL35 e gli errori altrui per conquistare un prezioso quinto posto: si trattava anche di una sorta di test per la McLaren, per capire quali potessero essere le prestazioni della monoposto su un circuito che, sulla carta, non sarebbe il migliore per le caratteristiche della vettura di Woking, in attesa dell’annunciata rivoluzione in vista del 2020: oltretutto, grazie a questo risultato, il quarto posto nel mondiale costruttori sembra sempre più alla portata, con tutto ciò che può significare in termini di ricavi economici. Subito alle sue spalle, complice la penalizzazione di Charles Leclerc, troviamo Daniel Ricciardo, autore di una bella rimonta dopo una qualifica poco felice: l’australiano ha saputo sfruttare al meglio la strategia ad una sola sosta partendo su gomma media, tattica che molto probabilmente si è rivelata la più efficace. Ha concluso al settimo posto Charles Leclerc, la cui gara ha cambiato completamente direzione nel corso dei primi giri: a causa di un incidente alla partenza con Max Verstappen e dei danni riportati sulla sua monoposto, il monegasco è stato costretto ad una sosta anticipata, scivolando in fondo al gruppo. Per via proprio di questo incidente e del fatto che non sia rientrato immediatamente ai box per sostituire l’ala anteriore, dato la situazione in cui vergeva l’alettone sulla vettura numero 16, con pezzi di carbonio che continuavano a staccarsi, al pilota della Ferrari sono stati assegnati un totale di 15 secondi di penalità, facendolo scivolare dal sesto al settimo posto finale, tutto a vantaggio di Ricciardo. A concludere la top ten Pierre Gasly, Sergio Perez e Nico Hulkenberg: questi ultimi sono stati protagonisti di un avvincente duello proprio sul finale, in cui in particolare il messicano della Racing Point ha dato spettacolo provando numerosi sorpassi, prima che nel corso dell’ultimo giro un incidente con il francese della Toro Rosso lo mettesse fuori gioco contro le barriere. Per sua fortuna, a causa di un errore nel sistema del live timing, la tornata in cui è avvenuto l’incidente non è stata conteggiata, in quanto la bandiera a scacchi è stata “sventolata” con un giro d’anticipo rispetto a quanto preventivato, congelando la classifica al 52° passaggio.

Non si è trattato, invece, di un fine settimana particolarmente positivo per Alfa Romeo e Haas, entrambe fuori dai punti: in entrambi i casi a mancare è stata non tanto la prestazione sul giro secco, dato che Romain Grosjean aveva conquistato persino la Q3, ma quella in gara, tanto che tutti i piloti delle due squadre sono scivolati verso il fondo della classifica, complice anche una strategia non particolarmente favorevole.

Come è cambiato il programma del weekend

Già ad inizio settimana era ben noto che il rischio che il tifone Hagibis potesse abbattersi nella zona di Suzuka durante il weekend di gara, inficiando l’andamento del programma di gara. Per questo si era lavorato intensamente per prepararsi all’eventualità di vari imprevisti, motivo per il quale si è poi deciso di mettere la sicurezza al primo posto, cancellando le attività del sabato e rimandando le qualifiche al giorno dopo. La decisione era stata presa venerdì mattina dagli organizzatori dopo aver prestato attenzione fino all’ultimo secondo alle indicazioni meteo, con il benestare della FIA e della F1 stessa: al fine di evitare il minimo rischio, il circuito sarebbe stato chiuso ai media, ai tifosi e alle squadre stesse, fatta eccezione di pochi membri dei team a cui era stato consentito l’accesso fine di verificare lo stato delle attrezzature e dei box. La macchina della Formula 1 si è messa al lavoro subito dopo la fine della seconda sessione di prove libere: le scuderie in poche ore hanno dovuto smontare i box, i pit wall, le hospitality e le attrezzature, in modo da metterle al riparo da eventuali danni e dall’acqua. La FOM ha dovuto rivedere i propri piani, spostando la maggior parte degli strumenti dalla classica struttura mobile ai garage della FIA in pit lane, vicino a quello in cui generalmente era ospitata la bilancia che serve a pesare le monoposto ed effettuare tutti i controlli tecnici da parte degli steward della federazione. Gli organizzatori hanno dovuto rimuovere tutti i cartelloni e la componentistica luminosa, tanto che era stato deciso di smontare persino il podio. Seppur la giornata di sabato abbia visto tutto il personale lontano dal tracciato, ciò però non vuol dire che i team non si siano dati comunque da fare: molte squadre, infatti, hanno affittato delle stanze negli hotel in cui alloggiavano per proseguire nel lavoro di messa a punto delle vetture, dialogando con i piloti e anche con i garage remoti che si trovano nelle rispettive fabbriche. Ma la vera sfida è iniziata domenica mattina alle ore 5 locali, quando il paddock ha riaperto i suoi cancelli ed è iniziato un lavoro frenetico per assemblare nuovamente quanto era stato smontato venerdì pomeriggio: era vitale, soprattutto per la FOM, verificare che tutte le strumentazioni fossero funzionanti, perché essa non si occupa solamente della trasmissione del segnale ai broadcaster TV, ma ha in mano anche tutti gli strumenti utili per la gestione del segnale GPS, delle telemetrie delle vetture e del race control. Se anche solamente una di queste strumentazioni non avesse funzionato o lo avesse fatto a “singhiozzo”, molto probabilmente non avremmo assistito a nessuna corsa, quindi bisogna fare un applauso a tutte le persone coinvolte, le quali hanno svolto un lavoro fenomenale per assciurare il lineare svolgimento del Gran Premio. Per i team la situazione è stata leggermente diversa: se è pur vero che il personale abbia potuto iniziare a lavorare dalle 5 del mattino, esattamente nel momento in cui è terminato il coprifuoco, questo valeva solamente per le strutture e non per le monoposto, su cui sono rimasti i sigilli della FIA sino alle 7 del mattino, quando mancavano 3 ore dall’inizio delle qualifiche. Anche in questo caso vanno fatti i complimenti a tutte le squadre, le quali si sono fatte trovare preparate e hanno svolto in poche ore un lavoro che generalmente, seppur in questo caso non si partisse propriamente da zero, richiederebbe giorni.

Mercedes: vince Bottas nel giorno del sesto mondiale costruttori

Sin dalla ripresa del campionato dopo la pausa estiva, la Ferrari si è dimostrata estremamente competitiva, riuscendo a centrare tre vittorie su quattro, anche se indubbiamente in Russia la sconfitta era arrivata più per un’errata lettura della gara e per dei problemi di affidabilità che per reale mancanza di passo. Seppur la Mercedes si fosse dimostrata comunque competitiva in ognuno di questi quattro appuntamenti, soprattutto in gara più che in qualifica, serviva una prova assolutamente convincente su un circuito che, sulla carta, ben si adatta alle caratteristiche della W10, soprattutto per via delle lunghe curve veloci in cui serve un anteriore preciso e di una monoposto che sappia essere bilanciata e veloce in percorrenza.

Per l’occasione, la squadra tedesca si era presentata a Suzuka con un nuovo pacchetto evolutivo, l’ultimo della stagione, che prevedeva qualche rivisitazione nella zona dell’ala anteriore e del fondo, oltre ad importanti modifiche nella zona dei bargeboard e dei deflettori laterali, in modo da migliorare la gestione del flusso d’aria verso il retrotreno della monoposto. Gli sviluppi sembrano aver dato i riscontri sperati, facendo fare un ulteriore step alla monoposto di Stoccarda. I risultati non si sono apprezzati più di tanto in qualifica, dove la Mercedes era riuscita a conquistare solamente la seconda fila e dove anche in questa occasione la Rossa sembrava avere una marcia in più, bensì durante la corsa, dove la W10 è sembrata praticamente irraggiungibile in termini di passo.

Ciò nonostante, la gara della scuderia tedesca si è messa subito sui giusti binari, grazie all’eccellente scatto di Valtteri Bottas dalla terza posizione, con cui è riuscito a prendere la testa della corsa già dai primi metri. Indubbiamente l’errore di Sebastian Vettel alla partenza ha semplificato il tutto e, paradossalmente, sembra quasi che sia stato proprio il tedesco ad “aiutare” il finlandese della Mercedes a completare quello scatto fulmineo. Naturalmente quando sono in griglia, tutti i piloti guardano il semaforo in modo reagire il più velocemente possibile allo spegnimento degli stessi ed effettuare la miglior partenza possibile. Al contempo, però, con la coda dell’occhio ogni pilota ha un’idea di cosa accada intorno, soprattutto quelli di metà griglia che dispongono di semafori ribassati posti ai lati del rettilineo. Non è quindi da escludere che, di conseguenza, Bottas abbia reagito alla falsa partenza di Vettel, come le immagini sembrerebbero suggerire. Fortuna vuole che Valtteri abbia centrato il momento perfetto, quasi in coincidenza dello spegnimento dei semafori: un tempo di reazione talmente basso che sembrerebbe quasi impossibile, tanto che guardando gli onboard si può apprezzare come il finlandese abbia “lasciato” sul posto Charles Leclerc e Lewis Hamilton proprio nel momento dello stacco frizione. Se è pur vero che questi ultimi due partivano dal lato sporco, ciò non toglie che la partenza di Bottas sia stata praticamente perfetta, non solo in termini di stacco frizione, ma anche di progressione, dove non si è avvertito alcun pattinamento delle gomme né nelle primissime fasi né nel cambio marcia, come si può vedere dalle immagini sottostanti che ci possono dare un’idea di quanto spazio il finlandese avesse già guagnato nel momento in cui Lewis ha iniziato a muoversi. Dire se tutto ciò è dovuto ad un riflesso a seguito del jump start di Vettel è estremamente difficile, ma ciò non toglie che, fortuna o no, il numero 77 sia stato protagonista di uno dei migliori scatti della stagione.

Ciò ha indubbiamente semplificato la sua gara, mettendolo in una posizione in cui era in grado di gestire la corsa e, soprattutto, imporre il passo che voleva, ciò che non era mai accaduto alla Mercedes nei precedenti quattro appuntamenti. Bottas è riuscito a costruire rapidamente un piccolo ma sostanzioso vantaggio sul suo rivale più vicino, Sebastian Vettel: data la velocità mostrata in quei frangenti, il team ha consigliato al proprio pilota di rallentare di qualche decimo sul giro (finché il gap comunque continuava ad aumentare) al fine di gestire al meglio i propri pneumatici.

Non è stato, invece, un avvio di gara altrettanto semplice per Lewis Hamilton, il quale, partendo anche dalla parte sporca della pista, non è stato autore di uno scatto particolarmente felice, in cui molto probabilmente avrebbe perso anche la posizione su Max Verstappen se non fosse stato per l’incidente con Charles Leclerc. L’inglese è stato però bravo a recuperare rapidamente la posizione su Carlos Sainz Jr., il quale aveva sfruttato alla grande un piccolo passaggio lasciato libero in uscita di curva 2 per affiancare proprio il pilota della Mercedes. In questi frangenti, però, il pericolo maggiore non è stato tanto quello riguardante la gestione della posizione, bensì quello che andavano a concernere l’incolumità del pilota. A seguito del contatto con Verstappen, infatti, sulla monoposto di Leclerc si era rovinata buona parte dell’ala anteriore, con la conseguente perdita di detriti lungo la pista nelle fasi immediatamente successive. Lewis ha rischiato di essere colpito da questi detriti per ben due volte: la prima nel corso del primo giro, dove un piccolo pezzo di carbonio ha fortunatamente colpito un’aletta della vettura dell’inglese, deviandolo da un percorso che molto probabilmente avrebbe visto il detrito finire molto vicino alla zona del casco del numero 44. Il secondo episodio, ben più pericoloso, è stato nella tornata immediatamente successiva, dove sul rettilineo opposto la vettura di Leclerc ha perso molti pezzi, tra cui parte dell’endplate dell’ala anteriore. Lewis è stato estremamente reattivo cercando di evitare il più possibile i detriti provenienti dalla monoposto a lui davanti, ma ciò nonostante alcuni pezzi di carbonio sono andati a finire sull’halo della W10 del cinque volte campione del mondo, provocando anche la rottura dello specchietto sulla parte destra. Fortunatamente non si è ravvisata alcuna complicazione per il pilota inglese, ma senza dubbio si è trattato di una situazione estremamente pericolosa che riporta alla mente episodi molto gravi.

Procedendo con il racconto della corsa, complice un degrado che sulla carta doveva essere maggiore, già intorno al sesto giro i piloti si sono premurati di preservare le gomme, alzando i propri tempi sul giro. Vettel è stato il primo, seguito qualche tornata più tardi anche da Bottas e Hamilton. In questa piccola finestra, il finlandese è riuscito a guadagnare circa un altro secondo sul proprio rivale della Ferrari, fattore che gli ha dato modo di concentrarsi sulla gestione della gara e sulla scelta della strategia. Proprio per questo tra il nono e l’undicesimo giro in casa Mercedes si è iniziato a discutere in merito a come si stesse comportando la vettura in termini di bilanciamento e di tattica. Secondo gli integneri della “Stella”, il problema principale avrebbe dovuto essere l’usura delle gomme anteriori, suggerendo al finlandese di aiutarsi con il differenziale in caso di necessità. La risposta del numero 77 è stata comunque positiva, considerando che in quel momento il bilanciamento della monoposto era ancora buono. La comunicazione più interessante arriva però nel corso dell’undicesima tornata, la quale ci può offrire qualche dettaglio in più in merito all’evoluzione della strategia. “Stiamo pensando alla strategia ‘A’. Qual è la tua opinione in merito?”, sono state le parole dell’ingegnere al leader della corsa. Bottas, dal canto suo, ha lasciato aperto a differenti tattiche di gara, rispondendo “Penso che entrambe le opzioni possano andare bene. È ancora difficile da dire, ma le prestazioni delle gomme sembrano costanti”. Quello di Suzuka è un circuito dove generalmente il degrado è estremamente alto, non solo per le curve ad alta velocità che richiedono un grande sforzo in termini di forze laterali, ma anche per le caratteristiche dell’asfalto, uno dei più abrasivi di tutta la stagione. Considerando che, oltretutto, ci si aspettava una pista quasi green per via del tifone e della poca azione in pista nelle giornate precedenti, non era difficile immaginarsi il perché i team si fossero cautelati pensando a diverse strategie, in particolar modo sia un’opzione a singola sosta che quella con doppio pit stop, come aveva pianificato la Ferrari salvando un set nuovo di gomma soft in qualifica. Per questo il messaggio di Bottas in quel determinato momento della corsa è stato significativo: la finestra del pit stop per le due soste si stava avvicinando e il fatto che non ci fosse stato ancora un degrado particolarmente importante delle coperture stava a significare che l’opzione che prevedeva un singolo pit stop non era del tutto fuori portata, così come in realtà suggeriva anche Pirelli nelle sue classiche predizioni prima della gara.

Sull’altro lato dei box, nel frattempo, la situazione non era stata particolarmente lineare. Già nel corso del sesto giro, Hamilton aveva riportato un surriscaldamento delle gomme posteriori, al contrario di quanto si aspettava Mercedes, la quale vedeva nell’usura delle anteriori la minaccia più grande. A conferma che il problema maggiore riguardasse le posteriori vi è anche un secondo team radio di Bottas. Ma ciò nonostante, nel corso del primo stint l’inglese non avvertirà grossi problemi riguardo agli pneumatici, tanto che qualche giro più tardi è stato lo stesso pilota di Stevenage a tranquillizare il box indicando che le sue gomme fossero ancora in buono stato. In quei passaggi il muretto è sempre rimasto in costante contatto con il suo pilota, suggerendo anche quali fossero le zone in cui il cinque volte campione del mondo avrebbe dovuto migliorare al fine di recuperare performance su chi lo precedeva, come la velocità in entrata e percorrenza alla “Spoon” oppure alla prima “Dagner”.

Un aspetto che è passato in secondo piano sono state le difficoltà incontrate da Bottas con la radio sulla sua monoposto, mal funzionante a partire da circa il decimo giro. Non solo le comunicazioni provenienti dal muretto erano spesso disturbate, ma a volte c’era anche la necessità di ripetere determinate informazioni due volte al fine di essere sicuri che il pilota le avesse ricevute: per questo, inoltre, il team aveva suggerito al numero 77 di guardare ad ogni singolo passaggio sul traguardo la pit board esposta vicino ai box, in modo da essere sicuro di ricevere la maggior parte delle comunicazioni.

Il punto di svolta è arrivato nel corso del 16° passaggio, quando Sebastian Vettel si è fermato per la sua prima sosta, montando un nuovo set di gomme soft che era stato salvato in fase di qualifica. A questo punto in Mercedes hanno dovuto reagire rapidamente, decidendo di fermare Bottas per andare a coprire lo stop del tedesco. Una scelta saggia per due motivi: prima di tutto, era necessario mantenere la track position e questo lo si poteva fare naturalmente solo con Valtteri, dato che Hamilton si trovava dietro al Ferrarista. In secondo luogo, dopo l’incidente di Leclerc che lo aveva spedito in fondo alla griglia, la squadra di Stoccarda si è ritrovata in una posizione privilegiata, essenzialmente già con le chiavi in tasca sulla vittoria della corsa. Con un degrado degli pneumatici non ancora ben delineato e con più opzioni al vaglio, l’uscita di scena del monegasco ha fatto sì che la Mercedes si trovasse in una posizione di due contro uno, in cui sdoppiare le strategie, coprendo quindi qualsiasi scenario. Se la tattica a singola sosta si fosse rivelata quella vincente, allora ci sarebbe stato Hamilton in prima linea, mentre nel caso fosse stata quella a due pit stop, allora Bottas avrebbe avuto in mano le chiavi della gara rimanendo sempre in testa. In ogni caso, già a partire da metà del primo giro, la squadra della “Stella” aveva quasi la vittoria in tasca, soprattutto nel momento in cui, con il passare dei giri, anche il suo passo si è dimostrato superiore a quello dei rivali. La conferma della scelta di diversificare le tattiche dei due piloti ci è poi arrivata direttamente anche dalla Mercedes stessa in un team radio a Bottas, in cui il finlandese veniva informato che avrebbe dovuto fermarsi ancora una seconda volta, mentre il compagno di squadra sarebbe andato in fondo sino alla fine con una singola fermata.

Naturalmente, quindi, l’obiettivo con Hamilton era quello di allungare il primo stint il più possibile, in modo da poter montare la media nella seconda metà di gara. Curiosamente, il momento del pit stop di Vettel è stato perfetto anche per l’inglese, che in questo modo non solo ha potuto vagliare opzioni di strategia diverse, sulla carta anche migliori e più versatili, ma anche perché in questo modo ha evitato di perdere tempo dietro il Ferrarista, la cui differenza di passo lo avrebbe indubbiamente rallentato. Si decide quindi di prolungare lo stint di Lewis, restando in pista circa 5 giri in più rispetto al proprio rivale, anche se ciò gli costerà parecchi secondi: la sosta è poi arrivata nel corso del 21° giro, quando l’inglese aveva comunicato al box che il proprio set di gomme soft era ormai a fine vita. Considerando che l’idea era quella di arrivare fino in fondo, Lewis è subito intervenuto via radio chiedendo il motivo per il quale il team avesse deciso di montare un nuovo set di medie e non di hard. La scelta degli strateghi Mercedes si è poi rivelata essere quella corretta: se è pur vero che sulla carta la dura offrisse un degrado abbastanza contenuto quando tutti erano ancora piuttosto incerti sui livelli di usura, era anche vero nel corso delle prove libere quasi nessuno dei top team l’avesse provata, tanto che poi in gara si è rivelata essere un’opzione davvero lenta in termini di passo, tale da spingere anche qualche pilota a fermarsi nuovamente per sbarazzarsi di quella stessa mescola. Al contempo la media, come suggeriva Pirelli nel pre-gara, si è rivelata un compound molto versatile, abbastanza duraturo in termini di distanza percorsa, ma anche competitivo per quanto riguarda i tempi, per cui rimaneva la soluzione più indicata.

Essendo su due strategie diverse, l’obiettivo con Bottas era quello di estrarre il massimo possibile da ogni stint: il secondo, a giudicare dalle previsioni Mercedes, avrebbe dovuto essere di circa 20 giri su gomma media, per cui dal muretto avevano chiesto immediatamente al proprio pilota di spingere per ottenere il massimo dalla gomma. A complicare questa parte di corsa, però, sono stati i numerosi doppiati che hanno costretto il finlandese ad alzare notevolmente il proprio passo, non permettendogli di esprimersi al massimo delle sue possibilità, soprattutto a partire dalla ventiseiesima tornata. Nonostante Vettel abbia poi anticipato nuovamente la sosta, proprio per evitare la maggior parte del traffico e per rspingere un undercut di Hamilton, avendo a disposizione una finestra di circa 10 secondi proprio sul tedesco, in Mercedes hanno optato per tenere fuori Valtteri e trarre il massimo dalla gomma media, prima di fermarlo per l’ultimo decisivo stop in cui avrebbe montato una soft usata. In realtà, molto probabilmente non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di fermarsi guardando la progressione dei tempi, ascoltando i team radio di Bottas stesso (in cui suggeriva che le gomme si trovavano ancora in un buono stato) e considerando che, comunque, il numero 77 aveva preservato gli pneumatici stessi nel momento dei doppiaggi. Ma naturalmente la squadra di Stoccarda non poteva permettersi di non andare a coprire Vettel e per questo hanno aspettato fino all’ultimo momento buono per lasciare fuori Bottas prima di richiamarlo, in modo comunque da dargli un buon margine con cui gestire l’ultima parte della corsa.

Da questo punto di vista, però, è importante analizzare anche cosa sia successo con Lewis Hamilton. Nel corso del suo secondo stint, Lewis aveva mantenuto un ottimo passo, il più veloce di tutti i piloti di testa, nonostante questi dati siano stati in parte influenzati anche dai numerosi doppiaggi che hanno rallentato i rivali in testa. Era comunque chiaro che i tempi di Hamilton fossero estremamente competitivi, tanto da permettergli di raggiungere Vettel in una quindicina di passaggi. Per questo, naturalmente, la Ferrari ha dovuto reagire rapidamente, richiamando il tedesco ai box in modo da difendersi da un possibile undercut: la scelta del muretto Ferrari è stata previdente, dato che effettivamente era ciò che effettivamente in Mercedes avevano in mente, suggerendo al cinque volte campione del mondo di fare l’opposto di chi aveva davanti. Avendo recuperato così tanto tempo in così pochi giri e considerando che molto probabilmente per la differenza di passo, Lewis avrebbe potenzialmente perso molti secondi alle spalle del Ferrarista nel caso non fosse riuscito a passarlo, il muretto della “Stella” aveva quindi optato per modificare la strategia del numero 44, sfruttando l’occasione per passare da una strategia ad una singola sosta ad una a due stop e per provare a completare un undercut sul rivale. Ciò, naturalmente, era una mossa ben studiata, non tanto perché la media non avrebbe retto fino alla fine, ma perché in quel momento l’opportunità di portare a casa un secondo posto abbastanza sicuro con l’undercut era estremamente ghiotta, senza contare quanto la sua tattica con un solo pit-stop sarebbe stata penalizzata nel caso Lewis non fosse riuscito a superare rapidamente il pilota di Heppenheim. Anche in questo caso la sosta di Vettel è arrivata nel momento perfetto per il pilota inglese, che di conseguenza si è lasciato aperto la possibilità di continuare fino alla fine sullo stesso set di gomme, come inizialmente preventivato, senza perdere molto tempo alle spalle del Ferrarista. La sensazione, però, è che del secondo posto importasse davvero poco a Lewis, tanto che per buona parte della corsa il numero 44 ha chiesto riferimenti e indicazioni più su quanto quanto fatto da Bottas rispetto a quando portato a termine da Vettel, segno che l’obiettivo era vincere.

Come dicevamo, per andare a coprire Vettel, dato che non era stata sfruttata l’opportunità di completare un undercut con Hamilton, la Mercedes ha dovuto richiamare Bottas per la sua seconda ed ultima sosta nel corso del 36° passaggio. L’aspetto più interessante, però, arriva solamente due tornate più tardi, in una comunicazione tra il finlandese e il suo muretto. A seguito di una domanda in merito alla situazione di gara, infatti, gli strateghi della Mercedes avevano risposto che, seppur il compagno di squadra in quel momento si trovasse 10 secondi avanti, Lewis si sarebbe dovuto fermare ancora un’altra volta. E questa è stata indubbiamente una sorpresa, non solo perché ad inizio gara era stato detto che il cinque volte campione del mondo si trovava su una strategia a singola sosta, ma anche perché in quel momento i tempi sembravano suggerire che non ci sarebbe stata la necessità di tornare nuovamente ai box. Molto probabilmente anche Bottas è rimasto spiazzato da questa comunicazione, chiedendo conferma e ricevendo risposta affermativa. A questo punto la gara del finlandese è stata completamente in discesa: tolto di mezzo l’unico reale rivale che poteva porsi tra lui e la vittoria, Valtteri ha solo dovuto pensare a guidare la vettura sino al traguardo, potendosi permettere anche di gestire con estrema serenità sia le gomme che il carburante in caso di una possibile entrata una Safety Car negli ultimi giri.

La scelta di fermare Hamilton, come dicevamo, è stata piuttosto strana, perché i tempi mostrati fino a quel momento, le situazioni di gara e i riferimenti degli altri piloti, sembravano suggerire che fosse possibile arrivare sino in fondo senza la necessità di tornare nuovamente ai box. Anche se ci fosse stato un calo marcato della gomma verso fine stint, nel peggiore dei casi l’inglese avrebbe perso la seconda posizione ai danni del compagno di squadra, su cui comunque disponeva di un buon vantaggio, ma avrebbe quantomeno preservato il secondo posto dagli attacchi di Sebastian Vettel. Il dubbio, quindi, è il seguente: che Mercedes abbia deciso di agire per pubblica apparenza, lasciando vincere Bottas in modo da evitare polemiche, soprattutto nel giorno in cui sarebbe arrivato il terzo titolo mondiale? Il dubbio non può non presentarsi, perché i numeri raccontano una storia piuttosto chiara. Se Lewis fosse rimasto fuori, Valtteri avrebbe avuto dalla sua tre fattori su cui esporre le proprie rimostranze: il fatto che sin dal primo momento sia stato messo su una strategia peggiore rispetto al compagno, il fatto che subito dopo la seconda sosta gli era stato riferito che Hamilton si sarebbe fermato nuovamente (aumentando di conseguenza il passo dato che non c’era più bisogno di spingere), per cui non richiamarlo sarebbe andato contro quello che la Mercedes stessa aveva detto, senza contare che un ordine di scuderia non sarebbe stato un buon spot pubblicitario in una giornata del genere. Dal canto suo, un senso disappunto è estremamente comprensibile per Hamilton, che si è visto portare via dalle mani la possibilità di poter lottare concretamente per la vittoria, senza contare che, a quel punto, la squadra ha scelto la peggior strategia possibile, costringendolo a dover effettuare il sorpasso su Vettel in pista per recuperare la seconda posizione quando in realtà proseguendo sino alla fine sarebbe stato assicurata.

Al netto di dubbi e disappunti, per la Mercedes è arrivato il sesto titolo mondiali piloti consecutivo, un risultato che solamente la Ferrari nell’epoca d’oro di Schumacher era riuscita a conseguire. Un mondiale dominato per gran parte della stagione, senza rivali nella prima metà di campionato, in cui la W10 ha dimostrato tutta la sua forza. In questi ultimi mesi la concorrenza di è fatta più importante, riuscendo anche a battere la monoposto tedesca su circuiti che la vedevano come favorita. Nonostante tutto, però, la Mercedes si è dimostrata estremamene competitiva nel corso di tutto il mondiale, massimizzando sin da subito quanto possibile e portando a casa ben sette vittorie consecutive. La W10 si è dimostrata una monoposto in grado di adattarsi più o meno a tutte le piste, nonostante in realtà abbia avuto anche lei le sue battute d’arresto, soprattutto a causa del sistema di raffreddamento. Nonostante ciò, però, vanno fatti i complimenti ad una squadra che ha saputo e sa rimanere al vertice da tanti anni, rinnovandosi e continuando a spingere l’asticella sempre più in alto.

Ferrari: quel che poteva (non) accadere

Dopo aver mostrato una buona competitiva nei precedenti quattro appuntamenti precedenti, dalla Ferrari ci si aspettava una conferma su un tracciato le cui caratteristiche hanno dimostrato di essere spesso indigeste alla SF90. Lunghi curvoni in appoggio, ripetuti cambi di direzione e inserimento: fattori su cui la vettura di Maranello aveva dimostrato di non essere al livello dei rivali nella prima metà di campionato. Gli ultimi aggiornamenti sembravano aver diminuito il gap, avvicinando la Ferrari sia a Mercedes che Red Bull; serviva però una conferma, soprattutto su un tracciato che ha visto la squadra tedesca andare sempre forte nel corso degli ultimi anni, così come in realtà lo sono state anche le monoposto del team anglo-austriaco.

Complice la giornata di pausa forzata al sabato, il team diretto da Mattia Binotto ha lavorato intensamente per cercare di sistemare cosa non aveva funzionato al venerdì, dove la Rossa era sembrata piuttosto carente sul passo gara, al contrario della simulazione del giro veloce in cui sicuramente non aveva ancora mostrato tutte le sue potenzialità. Per questo, in vista della qualifica, si è optato per migliorare il set-up della monoposto e trovare un bilanciamento più soddisfacente, agendo anche sui livelli di carico aerodinamico tramite l’ala posteriore. Il lavoro di messa a punto, svolto in collaborazione anche con il garage remoto di Maranello e delle intense sessioni al simulatore, ha fatto sì che la Rossa sia riuscita a fare un sensibile passo in avanti, soprattutto sul giro secco, dove Sebastian Vettel è riuscito ad ottenere un grandissimo crono conquistando la pole position, poi impreziosita dal secondo posto del compagno di squadra, completando di conseguenza una prima fila tutta Ferrari. Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, la monoposto del team di Maranello è stata estremamente competitiva in quello che in realtà doveva essere il suo punto debole, il primo settore, segno che in termini di prestazione pura sul giro singolo, la SF90 in questo momento sia ancora un punto di riferimento. Il tedesco ha comunque completato un giro davvero eccezionale, dimostrando grande sensibilità di guida sul suo circuito preferito.

Data la prima fila tutta Ferrari e la prestazione del mattino, era lecito aspettarsi di vedere una Rossa quantomeno competitiva anche in gara, che fosse in grado di potersela giocare, nonostante, anche negli scorsi appuntamenti, era sembrato evidente come la rivale W10 in termini di passo si avvicinasse sensibilmente, risultando anche più veloce in determinate circostanze. Sin dal primo giro, però, la gara si era trasformata divenendo tutta in salita. L’errore in partenza di Vettel e l’incidente in curva 2 che ha visto protagonisti Charles Leclerc e Max Verstappen hanno danneggiato in maniera importante le opportunità della scuderia di Maranello di riuscire a lottare concretamente per la vittoria.

Ma cosa è successo al pilota numero 5 e alla sua Lina? Per rispondere a questa domanda è importante analizzare come avvenga la partenza e quali siano le procedure. Nel momento in cui si fermano sulla propria piazzola, i piloti usano una linea gialla verniciata per terra come riferimento visivo, dato che la loro posizione all’interno dell’abitacolo non gli darebbe l’opportunità di saper individuare correttamente e con estrema precisione la casella stessa. L’importante, comunque, è rimanere dentro i limiti delineati dentro la piazzola, al fine di non andare “out of position”, per cui è prevista una penalità. Da quel momento iniziano le procedure per innestare quelle mappature che saranno poi utili alla partenza, tramite una sequenza dedicata, fino a quando i piloti non saranno avvertiti dai box che l’ultima vettura si sta approcciando sulla griglia. A quel punto i cinque semafori inizieranno ad azionarsi uno alla volta, momento in cui i piloti i piloti saranno già passati dalla folle alla prima e in cui fanno salire i giri motore fino ad un numero prestabilito, in modo da ottenere il miglior stacco possibile quando andranno a rilasciare la frizione. L’errore, poi ammesso da Vettel stesso, si è verificato proprio in questi frangenti: prima dello spegnimento dei semafori, la cui durata è variabile a discrezione del direttore di gara, il tedesco si è lasciato scappare la frizione prima del tempo, spostandosi di qualche centimetro rispetto alla sua posizione originaria. Sebastian è stato abile a riprenderla in mano, bloccandosi immediatamente ed evitando oltretutto di finire in anti-stallo. In casi come questi, per rilevare se un pilota si sia mosso eccessivamente o abbia effettuato un jump start, interviene un sensore posto posto sotto l’asfalto, il quale avverte automaticamente il direttore di gara nel caso un pilota abbia commesso un’infrazione. Nella fattispecie, però, in questo caso il sensore non si è attivato: ciò vuol dire che il movimento del tedesco, seppur anticipato, è rimasto nella tolleranza prevista in casi simili, che, ricordiamo, è necessaria in quanto nel momento in cui i piloti inseriscono la prima per la partenza, la vettura effettua un leggero balzo in avanti. Se non ci fosse questa tolleranza, sicuramente il sensore andrebbe a rivelare 20 falsi partenze da parte di tutti i piloti, inficiandone il reale scopo. Esistono due casi precedenti molto simili, come quello avvenuto in Austria con Carlos Sainz Jr. in questa stagione oppure quello ben più famoso di Valtteri Bottas sempre in Austria ma nel 2017. In entrambi i casi non si è attivato in sensore, motivo per il quale entrambe le partenze sono state ritenute regolari, al contrario di quanto avvenuto con Kevin Magnussen in Austria in questa stagione e Kimi Raikkonen nella gara precedente in Russia. Oltretutto ci sono due fattori da segnalare nel (quasi) jump start di Vettel: in realtà nel momento in cui le luci si sono spente, Sebastian non era ancora fermo, quindi parte del movimento è avvenuto dopo che il semaforo ha dato il via. Di conseguenza, una piccola parte del movimento non è stata effettivamente conteggiata. In secondo luogo, rispetto agli episodi penalizzati, seppur si sia mosso, Sebastian è sempre rimasto all’interno della propria grid box, a dimostrazione che non fosse andato fuori dalla stessa effettuando un movimento ben oltre il consentito.

A dire il vero, considerando che Vettel si è dovuto rifermare e non ha potuto di conseguenza ritrovare il perfetto punto di stacco frizione e di giri motore, la seconda “partenza” non è stata neanche così negativa, ma sicuramente utile a tenere la seconda posizione. Ben poco si poteva invece fare contro Valtteri Bottas, scattato come un fulmine dalla sua terza casella. Ben peggio è andata a Charles Leclerc, il quale non è riuscito ad avere un buono spunto nel momento di stacco frizione: per quanto l’essere distratto dall’errore di Vettel possa aver effettivamente influito, c’è da sottolineare come invece il finlandese della Mercedes, molto probabilmente aiutato proprio da quella falsa partenza del tedesco, sia quello che è partito meglio di tutti. Quindi distrazione o meno, la “scusa” regge fino ad un certo punto. C’è anche da considerare, però, che il monegasco partiva dal lato sporco della pista, il quale era estremamente poco gommato, soprattutto considerando la pioggia caduta nella giornata di sabato. Non a casco i piloti che si ritrovavano sul lato sinistro della griglia sono partiti generalmente meglio. Ed è proprio da lì che è arrivata la minaccia più importante per Leclerc, quel Max Verstappen che dalla quinta posizione era riuscito a scattare in modo eccellente fino a riportarsi a ridosso della top 3. A quel punto l’olandese ha provato l’attacco anche al terzo posto all’esterno di curva 2, avendo però cura di lasciare lo spazio all’interno in modo da evitare un incidente. Da parte sua Max ha svolto il suo lavoro alla perfezione, mentre lo stesso non si può dire per Leclerc che, nel tentativo di resistere all’attacco portato all’esterno del rivale della Red Bull, è finito per andare in sottosterzo in curva 2, complice anche l’aria sporca proveniente dalla vetture davanti alui. A quel punto c’è stato poco da fare sia per il monegasco della Ferrari che per Verstappen, con quest’ultimo che ha avuto la peggio: l’olandese, colpito sul lato destro della vettura, è finito incolpevolmente in testacoda con fondo e deviatori di flusso completamente distrutti, tanto da perdere circa il 25% del carico aerodinamico complessivo secondo i dati della Red Bull. Leclerc, al contrario, non aveva perso nessuna posizione, ma aveva però subito un ingente danno all’ala anteriore, tanto che ci si aspettava che lo stesso poi tornasse ai box alla fine di quel passaggio per sostituirla. Nonostante in realtà la Ferrari avesse inizialmente comunicato al suo pilota di rientrare, il numero 16 aveva poi evitato di fermarsi, procedendo dritto, pensando che, dato che il bilanciamento della monoposto fosse ancora buono nonostante il danno, la soluzione migliore fosse proseguire e arrivare quantomeno alla finestra del pit stop. Come hanno ben dimostrato le immagini, però, questa si è rivelata una la decisione peggiore di tutti, non solo perché i detriti provenienti dalla sua monoposto hanno danneggiato gli avversari, ma anche perché hanno messo a serio pericolo la sicurezza degli stessi. Quando ormai era troppo tardi, in seguito anche dei richiami del muretto, il monegasco è poi tornato ai box per sostituire l’ala anteriore: a quel punti il danno era però ormai fatto, non solo perché quella sosta lo aveva fatto scivolare fino al fondo della griglia, ma anche perché per l’incidente e per l’aver ignorato i richiami della FIA che aveva avvertito Leclerc e il team di rientrare per sostituire l’ala per motivi di sicurezza, a fine gara sono state assegnate due penalità, rispettivamente di 5 e 10 secondi.

A quel punto, a meno di un miracolo, la Ferrari si è vista costretta a giocare ad una singola punta, con il solo Sebastian Vettel là davanti a difendere i colori della Rossa. La gara, però, era già virtualmente persa, anche se il tedesco fosse rimato davanti alla corsa. Giocando in due contro uno, infatti, la Mercedes avrebbe sicuramente optato per diversificare le strategie, potendo giocare a due punte, centrando la tattica corretta, indipendentemente da quella essa sarebbe stata. Nel caso in cui Vettel fosse rimasto davanti alla partenza, infatti, è facile immaginarsi uno scenario in cui Mercedes avrebbe provato un undercut abbastanza anticipato con Bottas per recuperare la posizione, puntando naturalmente sulle due soste, mentre con Hamilton il team avrebbe deciso di rimanere su una strategia ad una singola sosta in modo da diversificare e coprire tutti gli scenari. A quel punto il tedesco si sarebbe trovato in una posizione estremamente scomoda: decidere se andare a coprire Bottas, puntando su un primo stint estremamente corto per evitare di subire un undercut, oppure mantenere la track position seguendo la strategia di Hamilton e passando per ad una sola sosta, lasciando però spazio libero al finlandese di tentare qualcosa di estremamente aggressivo. Senza contare che, in caso di una sola sosta, Vettel avrebbe comunque dovuto difendersi da un possibile undercut di Hamilton, lasciando di conseguenza ancor più libertà d’azione a Bottas. Inutile dire che a quel punto la corsa era tutta in salita per la Rossa e che le chance di vincerla in due contro uno, soprattutto in una corsa in cui le strategie hanno avuto un impatto così importante, erano estremamente ridotte.

Ciò nonostante, in Ferrari hanno provato a portarsi a casa quantomeno il secondo posto, cercando di difendersi dagli attacchi di Lewis Hamilton. La prima sosta per il tedesco è arrivata abbastanza presto, al 16° giro, ma quasi obbligata al fine di evitare un tentativo di undecut proprio da parte dell’inglese, che ormai si era portato nei tubi di scarico della SF90. Ciò ha permesso al quattro volte campione del mondo anche di guadagnare un piccolo ma importante gap su gomma soft nuova, portandosi fino ad un vantaggio virtuale di 10 secondi nel momento in cui Hamilton si è a sua volta fermato per effettuare la propria sosta. La sua corsa è proseguita trasformandosi in una sorta di attesa per capire cosa avrebbe fatto Lewis e come si sarebbe evoluta la sua corsa: dopo il proprio pit stop, l’inglese in circa una quindicina è riuscito a chiudere quel gap di dieci secondi che Vettel aveva faticosamente guadagnato, ritrovandosi nuovamente negli scarichi di “Lina”. A quel punto in Ferrari hanno dovuto nuovamente scegliere cosa fare: anticipare la seconda sosta obbligatoria, dato che sino a quel momento Seb aveva usato un solo tipo di mescola al contrario delle due che prevedeva il regolamento, evitando un possibile undercut della Mercedes e il traffico, oppure rimanere in pista e ritardare il tutto di qualche giro? Naturalmente la scelta del muretto rosso ha virato sulla sosta anticipata, evitando un possibile undercut e togliendosi dal traffico. In questo modo, oltretutto, in Ferrari erano andati anche a coprire una seconda possibile sosta di Hamilton che, seppur in quel momento non sembrasse nei piani della Mercedes (se non per tentare un undercut), al contempo non era nemmeno un’ipotesi così remota. Pit stop arrivato solamente qualche tornata più tardi: come nelle situazioni precedenti, Lewis è riuscito rapidamente a chiudere il gap accumulato, ripotandosi molto vicino al campione tedesco. In quest’occasione, però, a decidere chi avrebbe meritato la seconda posizione sarebbe stata la pista e non le strategie. Dal canto suo, il pilota inglese ci ha provato in tutti i modi, cercando più volte uno spiraglio in cui provare l’attacco: come prevedibile, uno dei suoi punti di forza è stata la percorrenza della Spoon, in cui riusciva a guadagnare terreno per poi avvicinarsi sul rettilineo opposto per tentare di prendere la scia e provare a sferrare un attacco all’ultima chicane o sul traguardo. Ciò nonostante, Hamilton non si è mai resto protagonista di un vero attacco, sia perché mancava velocità di punta sui rettilinei, sia perché Vettel è stato autore di una difesa eccellente, in cui ha saputo sfruttare a pieno i punti forti della vettura. Due esempi su tutti: lo stile di guida adottato dal tedesco in questa fase di gara è stato uno dei punti chiave per riuscire a mantenere la seconda posizione, unito alla sua intelligenza tattica nel saper scegliere al meglio come gestire determinati episodi.

Partendo dallo stile di guida, nel corso delle ultime tornate Sebastian è riuscito a trarre il massimo dai punti di forza della vettura italiana, sfruttando accelerazione e velocità di punta per difendersi dal rivale della Mercedes. Chiariamo subito che non è qualcosa di completamente diverso rispetto a quanto faccia di solito, però in questa precisa fase di gara questo concetto e questo modo di guidare si è ulteriormente estremizzato, divenendo uno dei punti chiave che gli ha permesso di mantenere il secondo posto. Questo comportamento si è reso evidente soprattutto in tre zone della pista: curva due, il tornantino e in uscita dallo Spoon. La tendenza di Sebastian in tutte e tre queste curve era di stare il più esterno possibile in entrata, frenare con la vettura il più dritto possibile e ritardare l’inserimento e il contatto con l’apice, per provare poi a massimizzare il più possibile l’uscita di curva: ciò faceva sì che nel momento in cui il tedesco si apprestava ad andare sul gas, la vettura era già essenzialmente quasi dritta, con tutto ciò che questa tattica di guida può portare in termini di vantaggio su accelerazione e raggiungimento anticipato delle velocità di punta. Tutto ciò si era già ravvisato sia in qualifica che in gara, ma, come detto, nel corso degli ultimi giri ciò è diventato ancor più evidente, in modo da poter sfruttare ogni metro della pista per ottenere una miglior accelerazione in uscita dalle curve e per difendersi sui lunghi rettilinei, in cui il tedesco alternava l’uso dei boost ibridi come il K1 a mappature di SOC abbastanza alte per massimizzare il recupero nelle zone di frenata e in curva, dove era abbastanza sicuro di mantenere la posizione. A dimostrazione di quanto Vettel fosse aggressivo e cercasse anche l’ultimo millimetro, c’è questo frame estranno nel corso del 52° giro, dove nell’approccio al tornantino il pilota di Heppenheim è andato a poggiare le gomme quasi oltre la linea bianca in fase di frenata.

Naturalmente quello stile di guida ha anche i suoi punti deboli, che si possono ravvisare soprattutto a centro curva, dove Hamilton generalmente riusciva a tenere una linea più stretta cercando prima l’apice e parzializzando, comportamento che gli consentiva di recuperare qualche metro in percorrenza prima di perdere in uscita. C’è da sottolineare come in realtà anche il numero 44 della Mercedes abbia provato a seguire lo stile del tedesco ad un certo punto della sua rincorsa, cercando di massimizzare l’uscita, ma con risultati poco soddisfacenti, dato che facendo ciò aveva perso l’unico punto in cui riusciva a guadagnare davvero, in percorrenza, motivo per il quale poi è tornato nuovamente a pennellare le curve seguendo una guida a lui più congeniale.

Il secondo episodio fondamentale che ha permesso a Vettel di mantenere il secondo posto è arrivato nel corso del 50° giro, quando mancavano tre tornate dalla fine. Hamilton era riuscito a portarsi estremamente vicino agli scarichi della monoposto del tedesco prendendone la scia sul rettilineo opposto dopo la “Spoon curve” e pregustando la possibilità di poter tentare un attacco al “Triangolo casio”. Dal canto suo, il Ferrarista in quel momento si trovava in una situazione particolarmente scomoda per due motivi: il primo è che davanti a sé aveva un doppiato, nella fattispecie Pierre Gasly, mentre la seconda è che naturalmente alle sue spalle aveva Lewis staccato di pochissimi metri. Nell’approcciarsi all’ultima chicane, Vettel ha preso una decisione che indubbiamente lo ha salvato da un possibile attacco e che gli ha permesso di avere una possibilità in più di difendersi, ovvero non avere fretta nel doppiare immediatamente il francese della Toro Rosso. Facendo ciò, il quattro volte campione del mondo ha completato una triplice mossa: prima di tutto è andato a proteggere l’ingresso della chicane da un possibile attacco di Hamilton. In secondo luogo, l’avere pazienza ha fatto sì che Sebastian non sacrificasse la percorrenza e l’uscita della chicane stessa, e, infine, il fattore più importante, ovvero l’aver avuto la possibilità di usare il DRS per difendersi avendo passato il detection point alle spalle di Gasly. Davanti a difese di questo genere, in cui il pilota sa sfruttare al meglio le caratteristiche della vettura e leggere in modo eccellente le situazioni di gara, bisogna solo togliersi il cappello. Seppur non sia arrivato un attacco concreto, è stato comunque interessante apprezzare i piloti e i loro stili da due punti di vista differenti e veder lottare due piloti di tale calibro è sempre un piacere per gli occhi.

Al netto del secondo posto finale, comunque, la Ferrari complessivamente può tornare a casa con il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, a seconda dei punti di vista. Indubbiamente il non essere riusciti a tramutare la prima fila in una vittoria, o quantomeno in un buon piazzamento con entrambe le vetture, non è qualcosa di cui andare fieri, soprattutto considerando che sul passo gara la Mercedes è stata superiore. Al contempo, però, la SF90 ha dato dei segnali positivi anche su un circuito per lei non propriamente congeniale, segno che lo sviluppo sta andando nella giusta direzione, senza contare che aver portato a casa un secondo posto, seppur in parte ricevuto per via di una pessima strategia in casa Mercedes, afferrato con i denti e difeso fino alla fine, può comunque portare qualche sorriso.

La gara a centro gruppo

Lo spettacolo non è mancato neanche a centro gruppo e, per quanto si dica che Suzuka è un circuito su cui è difficile sorpassare, i piloti non si sono risparmiati. A guadagnarsi ancora una volta il premio come miglior vettura della midfield è stata la McLaren, ottenendo una preziosissima quinta posizione che, oltretutto, proietta Carlos Sainz Jr. al momentaneo sesto posto nella classifica mondiale. Quest’anno lo spagnolo sta raccogliendo tutte le opportunità che gli si stanno presentando per portare a casa punti importanti, sfoderando una grande costanza quando la monoposto glie lo permette e commettendo pochissimi errori. Purtroppo non è andata altrettanto bene al compagno di squadra, Lando Norris, costretto ad una sosta anticipata pochi giri dopo la partenza a causa di alcuni detriti provenienti dalla monoposto di Charles Leclerc che si erano incastrati nei condotti di raffreddamento dei freni. Ciò ha fatto scivolare Lando di diverse posizioni, senza contare che un contatto con Alexander Albon nelle primissime fasi di corsa ha anche ulteriormente danneggiato la sua MCL35. Ciò nonostante, la McLaren può essere soddisfatta di come sia evoluto il weekend giapponese, considerando che ancora una volta si è dimostrato essere il team più competitivo di centro gruppo, senza contare che la vettura si è ben comportata su un circuito che, sulla carta, non era il più congeniale alle caratteristiche della macchina di Woking.

Anche in casa Renault ci si può ritenere abbastanza soddisfatti del risultato del fine settimana, nonostante in realtà non sia filato tutto liscio. In qualifica entrambe le vetture non hanno brillato, tanto che nessuno dei due piloti è riuscito ad arrivare in Q3. Date le posizioni di partenza abbastanza arretrate in griglia, la squadra francese ha optato per due approcci diversi in termini di strategia, decidendo di far scattare Nico Hulkenberg sulla gomma soft, mentre Daniel Ricciardo ha preso il via sulla media. Il tedesco ha subito fatto la differenza, recuperando diverse posizioni alla partenza, sino a portarsi in zona punti. A quel punto, però, Nico è rimasto bloccato nel traffico di Lance Stroll e di Pierre Gasly per diversi giri, nonostante sembrasse che il passo del pilota della Renault fosse migliore. Ciò ha permesso a Daniel Ricciardo, che inizialmente non era stato autore di una partenza particolarmente entusiasmante, di recuperare posizioni con il passare dei giri e riportarsi vicino al compagno di squadra: a questo punto a fare la differenza è stata la strategia, perché se Hulkenberg è stato costretto a fermarsi anticipatamente, l’australiano ha potuto allungare il proprio primo stint, evitando il traffico nella fase centrale della corsa. Ciò gli ha permesso di accorciare il secondo stint su gomma soft, traendone il massimo e recuperando diverse posizioni fino a raggiungere il settimo posto, a cui va poi sottratta un’altra posizione per la penalità di Charles Leclerc. Hulkenberg, al contrario, è stato protagonista di una bella battaglia sul finale con Pierre Gasly e Sergio Perez, da cui è poi tornato a casa con un punto.

A concludere in zona punti, quindi, anche Toro Rosso e Racing Point. Pierre Gasly è riuscito a ripetersi concludendo in top ten dopo essere riuscito a conquistare la Q3 in mattinata. Il francese ha dovuto fronteggiare la Renault e la squadra inglese con base a Silverstone per la maggior parte della gara, difendendosi sul finale dagli attacchi sia di Perez che di Hulkenberg, nonostante un problema alla sospensione posteriore che stava influenzado l’altezza da terra e il degrado degli pneumatici. Nel corso dell’ultimo giro, Pierre è stato protagonista di un contatto in curva 1 con Perez, in cui il messicano ha avuto la peggio mentre cercava un sorpasso all’esterno. I giudici di gara, che avevano messo sotto investigazione l’episodio, hanno optato per il non penalizzare nessuno, in quanto secondo il loro giudizio entrambi i piloti avevano avuto delle responsabilità nell’incidente: Gasly era stato troppo aggressivo, mentre Perez non avrebbe lasciato abbastanza sbazio. Nonostante tutto, questo episodio è stato ininfluente ai fini del risultato finale, in quanto a causa di un errore del live timing è stata data la bandiera a scacchi con una tornata d’anticipo. Motivo per il quale Perez, nonostante fosse finito a muro, è stato classificato al nono posto dietro Pierre Gasly. Per quanto riguarda i rispettivi compagni di squadra, Daniil Kvyat non si è detto particolarmente contento della sua monoposto, troppo differente in termini di comportamento rispetto a quanto provato il venerdì, mentre Lance Stroll è andato molto vicino a concludere nuovamente a punti, concludendo all’11° posto. Il russo della Toro Rosso è stato comunque pratagonista di qualche bel sorpasso, incluso uno alla 130R su Antonio Giovinazzi.

Fine settimana difficile per Haas e Alfa Romeo. La giornata della squadra americana si è complicata già durante le qualifiche quando, a seguito di una folata di vento, Kevin Magnussen ha perso la propria vettura andando a muro nell’ultima curva, incidente che lo ha costretto a partire dal fondo dovendo per altro sosituire diverse componenti; al contrario, invece, il compagno di squadra è riuscito a conquistare la top ten, sottolineando come sul giro secco la prestazione pura con la VF19 sembra esserci. In gara, però, entrambi i piloti non sono riusciti a conquistare una posizione di rilievo, concludendo fuori dalla top ten, su cui ha pesato anche la scelta di provare ad utilizzare la gomma hard, che non si è rivelata per nulla competitiva. Discorso simile anche per l’Alfa Romeo: nonostante in mattinata Antonio Giovinazzi avesse conquistato un buon 11° posto, utile per rimanere vicino alla top ten ma che al contempo permetteva di avere scelta libera in tema di gomme alla partenza, l’italiano non è riuscito a ripetersi in gara, pagando anche lo scotto della strategia. Lo stesso vale anche per Kimi Raikkonen, il quale sembra soffrire il recente calo di forma della monoposto svizzera: a dimostrazione di quanto la gomma dura non stesse dando i riscontri sperati, c’è il fatto che gli strateghi del team abbiano richiamato il finlandese passando da una tattica ad una singola sosta ad una che ne prevedeva due, optando per la soft. Ciò ha permesso al finlandese di recuperare con una certa tranquillità il tempo perso al pit stop, ma non abbastanza per riuscire ad avvicinarsi alla zona punti. Rimane piuttosto incomprensibile, invece, la strategia attuata con Antonio Giovinazzi, per cui si era optato per continuare fino alla fine con una strategia a singola sosta, per poi richiamarlo senza un apparente motivo a due tornate dalla conclusione per montare un nuovo set di gomme soft, considerato che anche l’assalto al giro veloce sarebbe stato oltremodo complicato. Si è trattato di un weekend complicato anche per la Williams, a cui vanno però fatti i complimenti per come i meccanici hanno saputo riparare la vettura di Robert Kubica in meno di tre ore, dopo che il polacco era andato a sbattere nel corso delle qualifiche. Un impatto talmente importante da rendersi necessario anche la sostituzione della cellula di sopravvivenza.

Il prossimo appuntamento

La prossima settmana in Circus della Formula 1 si sposterà in Messico per uno degli appuntamenti più temuti della stagione, quello di Città del Messico. Un Gran Premio in altura, dove si devono usare pacchetti ad alto carico aerodinamico per via dell’alta rarefazione dell’aria e in cui sarà fondamentale gestire al meglio la Power Unit, sfruttando al meglio il sistema di raffreddamento. Nella passata stagione a vincere fu Max Verstappen, con Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen alle sue spalle a completare un doppio podio Ferrari. Fu una giornata complicata, invece, per la Mercedes, afflitta da importanti problemi nella gestione degli pneumatici, soprattutto in tema di graining.

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