F1 | GP Ungheria: l’analisi della gara

Hamilton e Verstappen danno spettacolo per la vittoria, mentre la Ferrari si deve accontentare del terzo posto

F1 | GP Ungheria: l’analisi della gara

Se qualche settimana la Germania ci aveva regalato una delle corse più pazze degli ultimi anni, anche il Gran Premio di Ungheria non è stato da meno, facendo dell’abilità dei piloti e delle strategie due fattori chiave. Chi si aspettava una gara noiosa e scontata è stato smentito, dati i numerosi duelli che hanno caratterizzato non solo la lotta per la vittoria, ma anche per il podio e per le posizioni della top ten.

A conquistare il trionfo finale è stato Lewis Hamilton, ma questa volta l’inglese ha dovuto metterci tutto sé stesso, oltre ad una buona strategia, per ottenere il successo contro un Max Verstappen che non ha lasciato un centimetro fino a quando ne è stato in grado. I due, attaccati essenzialmente sin dal primo giro, hanno dato vita ad un bel duello, non solo in termini di spettacolo, ma anche di nervi, perché rimanere così vicini senza commettere errori o sbavature non è mai semplice, anche su un circuito come quello dell’Hungaroring. L’olandese è stato in testa per la maggior parte della corsa e si è dovuto arrendere solamente nelle ultime tornate ad una strategia alternativa messa in piedi dagli uomini Mercedes, grazie alla quale Hamilton è riuscito ad arrivare nel momento decisivo con pneumatici più morbidi e freschi rispetto a quelli del rivale: una tattica a due soste che ad un certo punto stava lasciando anche dei dubbi in merito alla sua validità, ma che poi si è rivelata quella vincente.

A concludere il podio è Sebastian Vettel, autore anch’egli del sorpasso decisivo per il terzo posto sul compagno di squadra proprio nelle ultime tornate. In questo caso a fare la differenza è stata l’abile gestione degli pneumatici e una buona strategia, la quale ha dato i suoi frutti sul finale, nonostante inizialmente non sembrasse la scelta più efficace. Al contrario, Charles Leclerc è stato autore di una corsa più lineare, senza “pazzie” a livello di strategia, seppur alcuni episodi hanno rischiato di mettere fine prematuramente alla sua gara. Indipendentemente da ciò, l’aspetto più importante di questo Gran Premio d’Ungheria in casa Ferrari è il minuto di distacco rimediato al traguardo: un risultato in parte previsto, data la mancanza di carico della SF90 che gioca un ruolo fondamentale sul circuito di Budapest, ma indubbiamente è un gap comunque molto pesante.

Al quinto posto un ottimo Carlos Sainz Jr., ancora una volta capace di fare la differenza a centro gruppo e di guadagnare punti importantissimi in chiave mondiale costruttori. La sua McLaren ha senza dubbio dimostrato di essere in prima linea nella battaglia della midfield, ma concludere comunque davanti a una Red Bull è una bella soddisfazione per il pilota spagnolo. Purtroppo, anche durante il weekend ungherese, Pierre Gasly non è riuscito a fare quel passo in avanti che ci si aspettava e ad avvicinarsi al compagno di team, concludendo addirittura doppiato. La sua posizione sembra essere ancora abbastanza salda secondo quanto riportato dalle principali figure del team anglo-austriaco, ma è chiaro che serva un cambio di rotta se l’obiettivo è mantenere il sedile anche per la prossima stagione. Alle sue spalle si è piazzato Kimi Raikkonen, una sicurezza in casa Alfa Romeo, bravissimo soprattutto nelle ultime tornate a difendere un preziosissimo settimo posto dagli attacchi di Valtteri Bottas, caduto nelle retrovie dopo un contatto nel corso del primo giro. Non è stata una gara particolarmente positiva per il finlandese, il quale è stato costretto ad una lunga rimonta in seguito ad un incidente con Charles Leclerc: dopo essere finito a muro in Germania, questa prestazione, seppur non sia direttamente sua responsabilità, purtroppo non è un bel biglietto da visita nel momento in cui la Mercedes sta decidendo il suo futuro, scegliendo tra lui ed Esteban Ocon. A concludere la top ten, Lando Norris, rallentato da un lungo pit stop, e Alex Albon, bravissimo a portare a casa un punto iridato.

Non è stata una giornata particolarmente positiva, invece, per Renault, Haas e Racing Point, tutti team con vetture fuori dai primi 10. In casa Renault si sapeva che questo non sarebbe stato uno degli appuntamenti più semplici del mondiale, complice anche il risultato negativo di Daniel Ricciardo in qualifica, ma c’è anche da sottolineare come un ennesimo errore di strategia li abbia privati dell’opportunità di guadagnare qualche punto. Alla Haas continuano i confronti tra la vettura con la specifica Australia e quella con gli ultimi aggiornamenti: anche in questo caso sembra che siano arrivate indicazioni piuttosto precise in merito alle performance e alle debolezze delle due monoposto, nonostante poi Romain Grosjean sia stato costretto al ritiro per motivi di affidabilità. Da segnalare il 16° posto di George Russell, convincente in qualifica così come in gara: senza dubbio quello dell’Hungaroring è un tracciato che permette di tenere dietro gli avversari, nonostante spesso siano anche più veloci, ma ciò non toglie che il giovane inglese ha disputato un ottimo weekend, segno che la Williams sta andando nella direzione giusta.

Hamilton vs Verstappen: il duello per la vittoria

Questo Gran Premio d’Ungheria è stato caratterizzato da numerosi duelli, ma senza dubbio quello per il successo di tappa è quello che portato su di sé le maggiori attenzioni. Una bella sfida tra i favoriti per questo appuntamento ungherese, Mercedes contro Red Bull, una alla ricerca di un riscatto dopo la Germania, l’altra con la voglia di proseguire la striscia positiva delle ultime gare. Dopo una grandissima qualifica in cui aveva conquistato la pole, Max Verstappen doveva convertirla nella terza vittoria stagionale, seppur le difficoltà incontrate alla partenza recentemente e l’abilità della Mercedes di essere più incisiva in gara rispetto alla qualifica, lasciava non pochi dubbi su come si sarebbe potuta evolvere la corsa. Una Red Bull contro due Mercedes, una situazione che rimanda alla mente a quanto abbiamo visto la passata stagione, dove al posto della RB15 c’era la Ferrari, memori di quanto una situazione 2 contro 1 possa fare la differenza soprattutto in tema di strategie. Al via l’olandese ha subito coperto bene la leadership, costringendo Valtteri Bottas al bloccaggio in curva 1 e mantenendo la testa della gara. Così come avvenuto ad Hockenheim, non era difficile immaginarsi una sorta di fuga nei primi giri da parte del pilota della Red Bull, ma Lewis Hamilton alle sue spalle è stato bravo a mantenere ridotto il gap tra i due al di sotto dei 3 secondi. La storia della corsa cambia quando proprio l’inglese incomincia nuovamente a farsi sotto, portandosi a circa un secondo e mezzo dal rivale e cercando di mettere pressione per indurre chi gli stava davanti all’errore. Avere alle spalle un pilota delle qualità di Lewis non è mai semplice, sa mettere pressione e sa portarti al limite, e questo non dovrebbe mai essere dimenticato. In questa fase, quindi, Max è stato bravo a non commettere sbavature o errori, nonostante una situazione non particolarmente semplice, dato che l’impressione era quella di una Mercedes in un miglior stato di forma in termini di passo gara. Tutto ciò proprio verso la fine dello stint, quando le gomme del numero 33 erano in una fase decadente, con conseguente mancanza di grip, come rivelato anche dal pilota stesso via radio. La domanda a quel punto era: rimanere in pista rischiando di subire un undercut da parte di Hamilton, date le ottime prestazioni della gomma hard fino a quel momento, oppure rientrare ai box, ma doversela vedere con pneumatici più usurati verso la fine della gara e con una possibile entrata della Safety Car? In Red Bull hanno preferito la prima opzione, richiamando Max ai box esponendosi potenzialmente all’ingresso della vettura di sicurezza, ma, d’altro canto, anche rimanere in pista non sarebbe stata una scelta priva di rischi. Già in metà giro Verstappen è riuscito a coprire un potenziale tentativo di overcut da parte del rivale, segno che quantomeno nelle prime fasi, la mescola dura si stava effettivamente rivelando molto competitiva.

Al contrario, in Mercedes hanno deciso di proseguire per altri 5 giri, nella speranza di avere una gomma più fresca per la seconda metà del Gran Premio: l’aspetto più importante nelle tornate in cui Lewis è rimasto fuori è il fatto che i tempi siano comunque rimasti piuttosto competitivi, fattore che gli ha permesso di tornare nuovamente in pista dopo la sosta con un distacco di circa 6 secondi. È da sottolineare anche la prontezza del muretto Mercedes che, proprio in questi giri, ha saputo scegliere il momento giusto in cui richiamare il proprio pilota di punta ai box evitando il traffico dei doppiati, i quali su un circuito come l’Hungaroring possono costare molto tempo, come ha dimostrato Sebastian Vettel all’inseguimento proprio dell’inglese nella passata stagione. La caccia si è nuovamente aperta e, proprio grazie anche a dei doppiati, il 5 volte campione del mondo è riuscito in poco più di qualche giro a portarsi nuovamente negli scarichi di Verstappen, pronto a sferrare il colpo decisivo. Lewis ci ha provato, ma Max non si è dato per vinto, respingendo tutti i tentativi. Una situazione che dura a lungo, con un duello che si ripropone, ma da cui il pilota delle Frecce d’Argento non riesce a trarre beneficio. A quel punto, consci di essere “bloccati” e che effettuare un sorpasso in condizioni di gomma e strategia simile sarebbe stato complicato, dal muretto Mercedes arriva un cambio di piano: richiamano improvvisamente Lewis ai box per montare un nuovo set di medie, sfruttando l’enorme vantaggio sui piloti Ferrari che gli avrebbe permesso di fermarsi ed uscire nuovamente in seconda posizione. Era una mossa che di per sé aveva senso: sorpassare sarebbe risultato complicato a pari condizioni e al massimo sarebbe finito comunque secondo. Quindi perché non tentare e sperare in un calo repentino della hard verso fine gara? Una scelta che ha indubbiamente pagato, nonostante all’inizio non sembrasse dare i risultati sperati, garantendo al campione del mondo una grossa opportunità per attaccare e portarsi a casa l’81° successo in carriera. Può comunque ritenersi soddisfatto del podio Max Verstappen, non solo perché ha dovuto arrendersi solamente di fronte ad una strategia alternativa che lasciava poco scampo, soprattutto al cospetto di una Mercedes così competitiva, ma anche perché ha davvero dato tutto, ha saputo gestire la pressione e guidare a lungo corsa: era impossibile pensare di reagire diversamente alla seconda sosta di Hamilton, in quanto un ulteriore pit stop lo avrebbe posizionato immediatamente alle spalle dell’inglese. A quel punto l’unica alternativa concreta era rimanere in pista e sperare nella durata delle gomme dure.

Vettel vs Leclerc: la battaglia per l’ultimo gradino del podio

È stata un fine settimana difficile per le Rosse di Maranello, alle prese con un circuito su cui tutte le mancanze della SF90 sono venute a galla in modo evidente. La mancanza di carico aerodinamico si è fatta sentire, nonostante gli aggiornamenti nella zona dei bargeboard portati per l’appuntamento ungherese, quindi sperare di lottare contro Red Bull e Mercedes era fuori portata già a monte.

Per questo i Ferraristi si sono visti costretti a fare una gara in solitaria sfruttando gli errori e le sfortune altrui, come capitato a Valtteri Bottas, con il terzo gradino del podio come massima ambizione. Nella lotta interna a prevalere è stato Sebastian Vettel, compiendo una gara intelligente in cui la strategia e la gestione degli pneumatici hanno fatto ancora la differenza. Ma non è stato tutto così semplice, perché già nelle fasi iniziali la squadra di Maranello ha rischiato di vedersi tagliata fuori dalla sfida per ottenere un buon risultato. Nel corso del primo giro, infatti, Charles Leclerc è stato autore di una chiusura piuttosto aggressiva su Valtteri Bottas poco prima di curva 4: i due sono arrivati al contatto, con il finlandese che ha avuto la peggio a causa del danneggiamento dell’ala. Seppur il movimento del monegasco sia stato costante verso sinistra, indubbiamente si è trattata di una chiusa piuttosto aggressiva ed inutile, che sarebbe oltretutto potuta costare una foratura della posteriore sinistra. In questo caso il pilota della Ferrari è stato estremamente fortunato non solo a scampare da un possibile danneggiamento della sua monoposto, ma anche da una eventuale penalità dei commissari.

Al netto dell’episodio, Leclerc è riuscito subito a portarsi al terzo posto, sfruttando anche il tempo perso da Vettel dietro Bottas per costruirsi un piccolo tesoretto proprio sul compagno di squadra. Ma è stato subito chiaro che il tedesco sembrava avere qualcosa di più in termini di passo gara, tanto che anche il team, come effettuato più volte in questa prima parte di stagione, ha chiesto ad entrambi i piloti quanto potessero spingere e quanto stessero tenendo qualcosa da parte: indubbiamente era presto per parlare di un possibile team order, ma allo stesso tempo è chiaro che potesse essere una decisione da prendere in considerazione da lì a qualche giro. Per questo a Leclerc è stato chiesto di spingere e di “dimostrare” il suo reale passo, cosa che in realtà il monegasco stava già facendo. Nel corso del primo stint c’è stato una sorta di tira e molla tra i due piloti della Scuderia italiana, con il distacco che aumentava o si riduceva a seconda delle situazioni. Complici anche alcuni doppiaggi, Vettel è riuscito a riportarsi estremamente vicino al suo compagno di squadra, senza però tentare un vero attacco per prendersi la posizione. Ed è proprio in questi frangenti che la gara dei due Ferraristi di diversifica: Leclerc segue il “piano B”, fermandosi per montare la dura, complice una rimarcata sofferenza nel gestire gli pneumatici, mentre il tedesco è rimasto in pista per allungare il più possibile lo stint. Difficile comprendere il perché Charles soffra maggiormente in tema di gestione pneumatici, ma è un trend che va avanti da diverso tempo. Le ipotesi sono molteplici, partendo con lo stile di guida, per passare alla differenza di esperienza che vie è tra i due, ma naturalmente non si può neanche non considerare che il monegasco possa aver spinto per un set-up più aggressivo che porta i suoi vantaggi sul giro secco ma che lascia qualcosa per strada in gara, oppure qualcosa legato agli aggiornamenti e al modo di far lavorare la monoposto. È bene ricordare, infatti, che dal GP di Francia Leclerc ha trovato un nuovo modo di lavorare con lo staff e nel set-up della macchina, cercando di avvicinarla più al proprio stile di guida che viceversa, a seguito anche degli aggiornamenti portati dalla Rossa per porre rimedio ad un front-end sottosterzante. Capire quanto i due fenomeni possano essere collegati non è semplice, ma è abbastanza chiaro che in tema di gestione gomme, Vettel sia stato più prolifico negli ultimi appuntamenti, come in Inghilterra. Ciò è un degli aspetti che ha fatto la differenza durante l’appuntamento austriaco e che permesso al numero 5 di allungare lo stint e cambiare in corsa la strategia, passando dal plan b al plan c. Non più una singola sosta passando dalle medie alle hard, ma una singola sosta con passaggio dalle medie alle soft, nella speranza che queste potessero funzionare fino alla fine e che la dura degradasse in modo importante. Naturalmente i giri passati fuori su pneumatici usurati hanno avuto un impatto pesante sulla gara del tedesco, il quale dopo la sosta si è ritrovato a ben 20 secondi dal compagno di squadra. Un gap pesante, in parte dovuto al fatto che anche Leclerc stesse spingendo, tanto che il suo ingegnere di pista, Xavier Marcos, è più volte intervenuto in radio per dirgli di pensare alle gomme. È possibile immaginare che il monegasco abbia anche spinto forse eccessivamente nella prima parte del secondo stint, usurando eccessivamente le coperture prima del finale di gara: un aspetto ben visto nella passata stagione, soprattutto con Lewis Hamilton, seppur in chiave contraria.

A quel punto il tedesco ha premuto sull’acceleratore, tentando di chiudere il gap nonostante i numerosi doppiati. Inizialmente la strategia adottata dal tedesco non sembrava dare i risultati sperati in termini di passo, ma via via con il passare dei giri, la tattica scelta è sembrata divenire quella giusta, fino al momento decisivo. Ciò è in parte dovuto anche al repentino calo della dura, così come avvenuto per Verstappen, oltre naturalmente alla costanza mostrata dalla soft. Ad influenzare la gara di Leclerc è stato anche il consumo di carburante, più volte richiamato dal suo ingegnere di seguire i numeri sul volante e di salvare benzina per il finale di gara: c’è da sottolineare, però, come questa richiesta non sia arrivata al compagno di squadra e che i due non si sono dovuti rendere protagonisti di particolari tecniche di lift and coast. Nelle ultime tornate è arrivato anche il sorpasso decisivo, con Vettel bravo a sfruttare il vantaggio della mescola e di passo per conquistare il secondo podio consecutivo dopo quello della Germania.

Ciò nonostante, rimane chiaro come quella tra i due Ferraristi sia stata una battaglia interessante ma allo stesso tempo fine a sé stessa, dato che i veri rivali, Mercedes e Red Bull, hanno chiuso essenzialmente con un minuto di vantaggio sulla casa di Maranello. C’è da lavorare e anche se le prossime piste dovrebbero essere più congeniali alle caratteristiche tecniche della SF90, ci sarà bisogno di dare il massimo per ottenere un buon risultato.

Bottas: una giornata negativa

Tra i grandi delusi di questo appuntamento ungherese prima della sosta c’è indubbiamente Valtteri Bottas, solamente ottavo al traguardo. Tutto è iniziato per il verso sbagliato in un momento in cui non c’era spazio per gli errori. La corsa del finlandese si è complicata già alla prima staccata, dove in una situazione difficile, con Verstappen da una parte e Verstappen dall’altra, Valtteri è arrivato al bloccaggio dell’anteriore destra, che sicuramente non ha aiutato lo stato della gomma. Il secondo errore è arrivato nella curva successiva, dove anche in questo caso è arrivato al bloccaggio degli pneumatici, perdendo la posizione sul compagno di squadra. Se il bloccaggio a curva 1 era perdonabile, data la situazione, si poteva senza dubbio fare di meglio in quella seguente. Curva 2 è molto particolare, una curva off-camber in discesa che ti porta verso l’esterno, per questo esistono varie interpretazioni di linea in cui non si perde moltissimo l’una dall’altra. Arrivare al bloccaggio dell’anteriore sinistra in entrata è quindi abbastanza semplice, soprattutto se si frena in ritardo per resistere all’attacco di chi sta sull’esterno, come Lewis Hamilton in questo caso. Naturalmente ciò ha un impatto abbastanza importante in termini di velocità in curva, dove l’inglese è riuscito a seguire una linea più classica e redditizia all’esterno, mentre Valtteri in seguito all’errore non è riuscito ad eguagliare la velocità del compagno di squadra, vedendosi costretto a subire il sorpasso, nonostante non abbia rinunciato a difendersi. Proprio l’estrema difesa nei confronti del 5 volte campione del mondo ha aperto la porta a Leclerc per provare un attacco prima di curva 4, con i risultati che tutti conosciamo. A pagarne le spese è stato soprattutto Bottas, il cui passo è stato sin da subito più lento di diversi secondi rispetto al battistrada. I meccanici ai box hanno aspettato qualche giro per richiamarlo ai box, non solo per sostituire l’ala anteriore, ma anche per porre rimedio alle vibrazioni causate dallo spiattellamento degli pneumatici nel primo giro. Da quel momento in poi la sua corsa è stata completamente di rincorsa, vedendosi costretto a rimontare dall’ultimo posto. L’aspetto più interessante paradossalmente non ha riguardato Valtteri stesso, quanto l’interesse degli altri team nel valutare le sue prestazioni. Dopo la sosta, infatti, sulla monoposto del numero 77 erano state montate le gomme hard, e quindi, essendo l’unico insieme a Ricciardo a calzare quella particolare mescola, risultava fondamentale capirne l’andamento e l’evoluzione. Sin dai primissimi giri, la hard si è rivelata una mescola molto competitiva, tanto che lo stesso finlandese è riuscito più volte a girare su tempi simili a quelli dei primi, naturalmente antecedentemente all’incontro del traffico. Valtteri è stato protagonista di diversi sorpassi, ma si è dovuto arrendere all’ottima difesa di Kimi Raikkonen sul finale, portando a casa solamente un deludente 8° posto. Indubbiamente la fortuna non lo ha aiutato, dato il contatto con Leclerc a cui non gli si può recriminare nulla, ma è anche vero che con una miglior gestione delle fasi iniziali, magari avrebbe potuto evitarsi molti problemi e lottare per un successo che avrebbe giocato a suo favore nella scelta Mercedes per il secondo sedile nella prossima stagione.

McLaren: ancora una volta prima nella midfield

Ancora una volta a comandare la midfield è stata la McLaren, quinta e nona sul traguardo. La squadra inglese ha dimostrato la bontà della sua vettura anche su un circuito che in realtà sulla carta non li favoriva particolarmente a livello tecnico, ma è chiaro che se il progetto è buono, certi ostacoli si superano. Carlos Sainz Jr. è stato il protagonista in positivo, dimostrandosi una certezza quando si tratta di portare a casa punti pesanti e lo ha fatto mettendosi alle spalle Pierre Gasly su una Red Bull che, seppur non è nel periodo più felice della sua carriera, è comunque un risultato importante. Per quanto riguarda il compagno di squadra, Lando Norris, un pit stop particolarmente lento gli ha fatto perdere qualche posizione, che altrimenti avrebbero potuto portarlo nella lotta per il sesto o settimo posto. In settima posizione ha concluso quello che potrebbero definire un “giovane veterano”, un Kimi Raikkonen che sa ancora dare lezioni di guida ai suoi avversari. La sua è stata una gara piuttosto lineare, in cui ha saputo respingere benissimo gli attacchi di Valtteri Bottas sul finale di gara: seppur l’Hungaroring non offra particolari opportunità di sorpasso, resistere ad una vettura più veloce con gomme più fresche non è mai semplice, soprattutto se lo fai evitando di commettere una singola sbavatura. A concludere la top ten un ottimo Alexander Albon, bravissimo a sfruttare le incertezze e gli errori altrui per conquistare un prezioso punto iridato. Fuori dai primi 10 la Renault, la quale ancora una volta si è complicata la vita con problemi di affidabilità e con strategie difficili da comprendere: questi due fattori non hanno permesso a Nico Hulkenberg di concludere con un piazzamento a punti che, fino al momento in cui si sarebbe dovuta effettuare la sosta, si sarebbe meritato.

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