F1 | GP del Brasile: l’analisi della gara

Verstappen vince uno dei GP più pazzi della stagione, davanti a Gasly e Sainz

F1 | GP del Brasile: l’analisi della gara

Prima dell’inizio della stagione, chi lo avrebbe mai detto che quest’anno avremmo visto per ben due volte una Toro Rosso a podio? E quanti avrebbero scommesso su un terzo posto della McLaren? Ebbene, il campionato 2019 di Formula 1 ci ha e ci sta regolando gare davvero “pazze”, ricche di sorprese, esattamente come quella che si è disputata in Brasile nello scorso fine settimana.

A vincere il Gran Premio è stato Max Verstappen, autore di una prova al limite della perfezione, sin dal sabato, dove aveva conquistato di autorità la pole position. L’olandese, nonostante i tanti avvenimenti che hanno contraddistinto l’appuntamento di Interlagos, non ha commesso errori, centrando il suo terzo successo stagionale dopo quelli ottenuti in Germania e in Austria. Ma a prendere gli onori della cronaca non possono non essere Pierre Gasly e Carlos Sainz Jr., gli altri due piloti che sono andati a completare il podio di una delle gare più rocambolesche dell’anno, in cui non sono mancati incidenti e colpi di scena. Per la Toro Rosso si tratta del secondo podio della stagione dopo quello conquistato da Daniil Kvyat a Hockenheim, un altro appuntamento che ha dato sicuramente il meglio di sé dal punto di vista dello spettacolo in pista: nonostante si potrebbe obiettare che un tale risultato sia soprattutto figlio degli episodi, c’è anche da sottolineare come la squadra di Faenza sia stata competitiva per tutto il weekend nel confronto degli altri team della midfield, trovandosi esattamente nel posto giusto e nel momento giusto per sfruttare una grandissima occasione, così come fatto da Gasly. Per la McLaren, invece, si tratta del primo podio da oltre 5 anni a questa parte, quando nella gara inaugurale della stagione 2014, il team inglese concluse al secondo e al terzo posto con entrambi i piloti. Una bella soddisfazione per una squadra che dopo un periodo estremamente complicato sta cercando di crescere e di risorgere sulle sue prestigiose ceneri, grazie ad un gruppo affiatato ed un progetto che quest’anno si è guadagnato il quarto posto nel mondiale costruttori. A rendere il tutto ancor più memorabile c’è il fatto che questo podio sia arrivato dopo una lunghissima rimonta, in quanto Carlos Sainz Jr. era partito dalla pit lane a seguito di un problema sulla Power Unit che non gli aveva permesso di prendere parte alle qualifiche.

Si è trattata di una grandissima giornata per tanti piloti e team della midfield, che domenica scorsa hanno avuto l’opportunità di sfruttare tutti gli errori dei top team e gli episodi di gara per riuscire a conquistare un risultato di tutto rispetto, così come ha fatto l’Alfa Romeo, quarta e quinta sul traguardo, rispettivamente con Kimi Raikkonen e Antonio Giovinazzi. Per il team svizzero si tratta del miglior risultato della stagione e sicuramente rappresenta anche un’iniezione di fiducia dopo un periodo complicato: l’Alfa, infatti, si è dimostrata competitiva nel corso di tutto il fine settimana, sia in qualifica che in gara. Da segnalare anche il sesto posto di Daniel Ricciardo, bravo nel concludere in zona punti nonostante un incidente nelle fasi iniziali e una la conseguente penalizzazione. A concludere la top ten la seconda MCL34 di Lando Norris, Sergio Perez e Daniil Kvyat, risultato che rappresenta un doppio arrivo a punti per la Toro Rosso.

È sicuramente una sorpresa constatare che in questa lista appena citata, manchino i nomi di diversi big, come quelli dei piloti Mercedes e Ferrari. Per il team tedesco e quello italiano, si è trattato di una giornata completamente da dimenticare, seppur per motivi diversi. Per quanto riguarda la Mercedes, seppur Lewis Hamilton avesse terminato ufficialmente sul traguardo in terza posizione, nelle ore successive alla conclusione del Gran Premio, la FIA ha optato per una sua penalizzazione per un contatto con Alexander Albon proprio sul finale, facendolo scivolare al terzo posto. Peggio è andata al compagno di squadra, Valtteri Bottas, il quale è stato costretto al ritiro a seguito di un problema sulla Power Unit in una fase avanzata della corsa. Da dimenticare il Gran Premio della Rossa di Maranello, che torna a casa con un doppio zero sul tabellino, dovuto al contatto tra i propri piloti, Sebastian Vettel e Charles Leclerc, mentre stavano lottando per il quarto posto. Un vero disastro da molti punti di vista, sportivo, di immagine e di relazione, che starà al management saper gestire al meglio.

Se tante squadre di centro gruppo hanno trovato la gloria sotto il sole brasiliano, purtroppo non si può dire lo stesso per la Haas, vittima di una gara estremamente complicata e sfortunata, nonostante avesse tutti gli elementi per ottenere un ottimo risultato. Sul circuito brasiliano la VF-19 si era dimostrata estremamente competitiva in qualifica, anche se vi erano dei dubbi in merito al come la monoposto potesse cambiare comportamento al variare delle temperature, uno dei temi critici di tutta la stagione. Purtroppo, però, questo è stato l’ultimo dei problemi per il team americano, dato che la corsa si è complicata sin dalle fasi iniziali, a causa di un contatto tra Kevin Magnussen e Daniel Ricciardo, da cui il danese ne aveva avuto la peggio rientrando in fondo al gruppone nonostante fino a quel momento avesse gestito molto bene la sua posizione. A spezzare i sogni di Romain Grosjean è stato invece un inconveniente tecnico, più precisamente un problema legato all’MGU-K, il quale non ha permesso al francese di lottare alla pari con gli altri: un vero peccato, perché fino al momento in cui è sorto questo glitch sulla parte elettrica della Power Unit, il numero 8 stava disputando una grandissima gara, subito dietro i team più blasonati.

Red Bull: un weekend in grande stile

Se negli Stati Uniti il team anglo-austriaco non era riuscito a centrare il bottino pieno, in Brasile la RB15 si è dimostrata una vettura estremamente competitiva su tutti i fronti, conquistando sia la pole position che la vittoria con una prestazione davvero convincente, in cui solo la Mercedes ha saputo in parte tenere il passo. L’unico aspetto negativo della giornata Red Bull è dovuto alla mancata doppietta, sfuggita solamente per un incidente nel corso del penultimo giro tra l’incolpevole Alexander Albon e Lewis Hamilton, il quale ha privato l’anglo-tailandese del suo primo podio in carriera e di un risultato che al team manca dal 2016.

Ad Interlagos la RB15 si è dimostrata particolarmente competitiva, sia sul giro secco che sul passo gara, anche se si tratta di un dato che non dovrebbe sorprendere in assoluto, date le qualità mostrate in questa stagione dalla vettura di Milton Keynes in altri Gran Premi in altura, come l’Austria o il Messico: ciò è in parte dovuto alle caratteristiche aerodinamiche e meccaniche della monoposto, che hanno permesso di fare la differenza sui rivali in più zone del tracciato, e in parte anche alla Power Unit Honda, che ben si adatta alle sfide che in tali appuntamenti possono presentare.

Alla partenza Verstappen è riuscito a mantenere la prima posizione grazie ad un buon scatto, il che gli ha permesso di tentare una piccola fuga nei primi giri: un obiettivo in parte centrato, spingendo al massimo e non curandosi dello stato delle gomme, ma che gli ha permesso di porre tra sé e il suo più diretto rivale, Lewis Hamilton, circa 2,5 secondi e mezzo, un buon vantaggio con cui vedere l’evoluzione del passo gara e per gestire il primo stint. Sin dalle prime tornate, però, sono state evidenti le preoccupazioni degli ingegneri Red Bull in merito all’usura e allo stato degli pneumatici, tanto da ripetere più volte al proprio pilota di pensare a salvare la posteriore destra, quella più sotto stress. Qualche tornata più tardi le difficoltà sono divenute evidenti, soprattutto al posteriore, dove nell’ultima curva il numero 33 tendeva a perdere leggermente il retro della vettura inficiando la precisione a metà curva e l’uscita.

Preoccupazioni in parte giustificate, perché nel corso dell’undicesimo giro, a precisa domanda dell’ingegnere di pista, Verstappen aveva denotato come seppur gli pneumatici fossero ancora in buone condizioni, al contempo si percepivano delle strane vibrazioni sull’anteriore sinistra. Guardando le immagini si poteva effettivamente notare come su quella stessa gomma di cui si era lamentato l’olandese fossero evidenti chiari segnali di affaticamento, soprattutto nella parte più interna, da cui pian piano continuavano a staccarsi piccoli pezzettini nel tratto più guidato, ovvero il secondo settore. A dispetto dei problemi, però, il vantaggio su Hamilton era rimasto sempre più o meno invariato, attestandosi intorno ai due secondi e mezzo. Un vantaggio però minimo, che lo metteva al limite in caso di undercut da parte dell’inglese della Mercedes, come si è poi effettivamente verificato. A sfavore indubbiamente non hanno nemmeno giocato l’ottimo outlap del numero 44 e il tempo perso in pit-lane per un quasi contatto con Robert Kubica, il quale poi subirà una penalità per unsafe-release.

Nonostante anche un pit stop record di soli 1,82 secondi completato dai meccanici Red Bull, ciò non era stato sufficiente per arginare Lewis, tanto da uscirgli nuovamente alle spalle dopo la sosta. Da questo punto di vista, però, emergevano due punti importanti: il primo è che se Hamilton aveva montato le soft per riuscire ad avere maggiori opportunità di completare l’undercut, per Max gli strateghi del team anglo-austriaco avevano invece optato per un nuovo set di gomme medie. Ciò voleva dire che per il sei volte campione del mondo si sarebbe trattato di uno stint relativamente corto, in cui per riuscire a far funzionare la propria strategia sul rivale avrebbe dovuto spingere al massimo, al contrario di Verstappen che, montando una mescola leggermente più dura, avrebbe avuto l’opportunità di sfruttare quel nuovo treno di soft nella parte conclusiva nella corsa. Il secondo aspetto importante risiedeva nel fatto che se nel primo giro dopo l’uscita dai box Charles Leclerc aveva rappresentato un problema per Lewis Hamilton, anzi, gli era stato d’aiuto fornendogli la scia, lo era divenuto nel secondo passaggio, quello in cui Verstappen gli era ritornato in pista alle spalle. Il monegasco della Ferrari ha agito come una sorta di “blocco”, permettendo all’olandese di chiudere nel giro di poche curve il gap che lo separava dall’inglese della Mercedes. Entrambi non ci hanno in realtà impiegato a lungo per sbarazzarsi del Ferrarista, facendolo nei tratti di accelerazione, dove gli pneumatici nuovi permettevano di sfruttare meglio la potenza delle Power Unit e guadagnare spazio. Da quel momento in poi Verstappen aveva finalmente strada libera per tentare un attacco e riportarsi in testa, arrivato solamente pochi metri dopo alla fine del lungo rettilineo, dove l’olandese è riuscito a sverniciare il rivale inglese. Essendo su gomme medie e in prima posizione, ciò gli ha dato la possibilità di gestire al meglio la corsa, in un secondo stint in cui in realtà il problema principale sono arrivati nuovamente dalle vibrazioni provenienti dalla gomma anteriore sinistra e dai numerosi doppiati che hanno spesso fatto perdere più di qualche decimo sul giro, permettendo ad Hamilton di riavvicinarsi, con un vantaggio che oscillava tra i due secondi e mezzo e il secondo.

Come nella prima parte di corsa, ai box Mercedes avevano capito che l’unica possibilità di vincere questo Gran Premio sarebbe stato riuscire a completare un undercut e difendersi, dato che il passo a conti fatti non sembrava così negativo anche nei confronti della Red Bull: è per questo che ancora una volta gli uomini Red Bull sono stati costretti a reagire prontamente al pit stop dei rivali tedeschi, richiamando Verstappen ai box nel corso del 45° giro. A differenza della prima sosta, però, l’olandese era uscito davanti, mantenendo la testa della corsa, grazie anche ad un ottimo pit-stop dei meccanici del team anglo-austriaco. Nei giri successivi, il sei volte campione del mondo è riuscito a mantenersi a circa un secondo e mezzo dalla vetta, ma su questo punto vi sono stati dei dubbi: Verstappen, infatti, aveva riportato come Hamilton non avesse rallentato per le bandiere gialle presenti in pista per il ritiro di Valtteri Bottas, guadagnando quei pochi decimi che gli avevano permesso di riavvicinarsi. Dalla FIA non è arrivata nessuna conferma in merito, segno che dai minisettori e dalla telemetria, i commissari avevano visto come tutto fosse regolare: pochi secondi dopo, oltretutto, era entrata anche la Safety Car a neutralizzare completamente la situazione. In Red Bull hanno reagito molto velocemente, richiamando Verstappen ai box per montare un nuovo set di gomme per un’ultima parte di gara tutta all’attacco. Al contrario, Hamilton era rimasto fuori, mantenendo i suoi pneumatici medi, ma, soprattutto, guadagnando la track position: vantaggio durato poco, perché alla ripartenza il numero 33 è riuscito immediatamente a riportarsi in testa alla corsa, superando il rivale inglese alla prima curva con una bellissima staccata. Da quel momento in poi la sua missione è stata solamente quella di portare la monoposto al traguardo, centrando il suo terzo successo stagionale.

Parallelamente, al contrario, l’ultima parte di gara è stata davvero movimentata per Alexander Albon, che nel giro di poche tornate è passato dal sogno podio ad un’amara delusione. Fino all’entrata della Safety Car, in realtà la sua corsa non era stata particolarmente viva, anche se c’è da segnalare come sul passo si potessero notare dei miglioramenti rispetto alle gare precedenti. Il tutto è però cambiato verso la fine, con l’entrata della vettura di sicurezza, che gli ha non solo permesso di fermarsi per un nuovo treno di gomme, ma anche di ricucire il distacco accumulato precedentemente. Alla ripartenza, in cui si trovava in quarta posizione complice il ritiro di Valtteri Bottas, Alex è stato protagonista di un fantastico sorpasso su Sebastian Vettel in curva 1, all’esterno, con una staccata molto ritardata e tenendo giù il piede anche quando molti altri piloti avrebbero rinunciato.  Complice anche il pit stop di Lewis Hamilton per la seconda Safety Car, causata dal contratto tra le due Ferrari, Albon era riuscito a riportarsi anche al secondo posto, con la Red Bull che pregustava una gustosa doppietta: un sogno sfortunatamente infranto a due tornate dal termine, quando il campione inglese, nel tentativo di riprendersi quella seconda posizione, ha ritardato di molto la frenata, centrando l’incolpevole Alex, il quale è poi finito in testacoda avendo la peggio. Un podio accarezzato ma sfuggito proprio quando ormai sembrava un sogno realizzabile per il giovane anglo-tailandese, alla sua stagione di debutto in Formula 1. Un peccato, perché per quanto mostrato soprattutto nella seconda metà di gara, il pilota della Red Bull avrebbe meritato di concludere nei primi tre.

Mercedes: una giornata a metà

Non è stato un fine settimana semplicissimo per la squadra di Stoccarda, fuori dal podio, come ormai non avveniva da Singapore. Il Gran Premio in altura ha sicuramente influito sulle prestazioni della W10, ed è importante non travisare la prestazione del Messico, dove anche in quell’appuntamento, nonostante fosse arrivata una vittoria, erano anche arrivati numerosi problemi nella gestione del surriscaldamento e dei consumi. Difficoltà che si sono ripresentate anche in Brasile.

Alla partenza, Lewis Hamilton è stato autore di un ottimo scatto, forse il migliore tra i piloti di testa, riuscendo immediatamente a guadagnare la posizione su Sebastian Vettel alla staccata della prima curva. Nei primi giri, complice un Verstappen che ha spinto senza freni, Hamilton ha perso quei circa 2 secondi che si sono stabilizzati come un gap che manterrà poi per circa l’intero stint: da questo punto di vista l’inglese è stato molto analitico, chiedendo anche i riferimenti rispetto ai settori, in modo da capire in quali zona della pista perdeva e in quali guadagnava. La Mercedes si dimostrava piuttosto competitiva soprattutto nel primo intertempo, formato dalla “S di Senna” e il tratto rettilineo prima di curva 4, mentre la Red Bull, al contrario, guadagnava nel complesso da curva 6 a curva 8, il tratto più guidato della pista. Dal punto di vista della gestione degli pneumatici, non ci sono stati grossi problemi, con la maggior attenzione che era concentrata sul capire come riuscire a superare Verstappen: il passo in fondo non era dissimile, ma il gap accumulato non permetteva di riavvicinarsi e le velocità sul rettilineo non era abbastanza alte per riuscire a tenere testa nel caso i due fossero stati estremamente vicini. Per questo in Mercedes hanno optato per una strada a due vie: continuare e rimanere in pista nel caso Verstappen si fosse fermato, in modo da allungare il più possibile lo stint, oppure fermarsi, montare un nuovo set di gomme soft e giocarsi il tutto per tutto per provare un undercut. Il classico “Box, opposite to Verstappen” a cui il muretto dei tedeschi ci ha spesso abituato in questa stagione. Ed è così che, grazie anche ad un ottimo outlap, Hamilton è effettivamente riuscito a far funzionare la strategia, completando un undercut e ritrovandosi in testa nel momento in cui Verstappen avrebbe poi lasciato la pit lane: naturalmente, però, per riuscire ad ottenere ciò, il numero 44 ha dovuto chiedere tutto dalla propria vettura, sfruttando buona parte della carica elettrica sulla propria monoposto. Generalmente, anche in configurazione di massima spinta, una carica dura per circa 2 giri, ma è chiaro che in modalità gara, non si può pensare ad esaurirla completamente, altrimenti ci si ritroverebbe a dover perdere molto tempo per ricaricare la batteria in modo accettabile. Ed è proprio qui che è sorto il problema per Hamilton: se nell’outlap aveva dato tutto conquistando anche quei pochi decimi di vantaggio che gli davano un vantaggio nel momento in cui Verstappen sarebbe poi uscito dai box, nel giro successivo il sei volte campione del mondo si è ritrovato a fare i conti con un imprevisto, ovvero la presenza di Charles Leclerc. Il monegasco, infatti, ha agito come una sorta di blocco, rallentando Hamilton per quelle poche curve che hanno permesso al pilota della Red Bull di chiudere il gap riportandosi immediatamente alle spalle, ma con batteria più carica. A quel punto l’inglese si trovava in una situazione molto complicata: dietro a Leclerc, ma con Verstappen subito alle spalle, e con una batteria comunque a bassi livelli di carica. Per questo, ancor prima del sorpasso sul Ferrarista, Hamilton è intervenuto sul volante optando per una mappatura meno spinta ma che permettesse di recuperare maggior energia (strat 7). Ciò però non è bastato e sul rettilineo successivo, Lewis non ha potuto fare molto per difendersi da Verstappen, subendo il sorpasso che lo rilegato nuovamente in seconda posizione. Nel corso del 26° giro è arrivato un messaggio molto interessante, in cui veniva chiesto ad Hamilton di aumentare il lift and coast per far diminuire le temperature, in quanto, seppur in quel momento il motore non avesse particolari problemi, la Power Unit era leggermente surriscaldata, tanto che per trovar soluzione era stato chiesto di rimanere anche in strat 8.

Per quanto riguarda la prima parte di gara di Valtteri Bottas, non vi è stato molto da segnalare, in quanto si trovava stabilmente in quarta posizione, ma è interessante notare come la sua strategia fosse molto diversa da quella del compagno di squadra: invece di fermarsi anticipatamente, la squadra ha deciso di lasciarlo in pista, optando per una tattica ad una sola sosta, passando dalle soft alle hard. Una gomma che in realtà poi si rivelerà essere al di sotto delle aspettative, tanto da spingere Mercedes a fermarsi nuovamente per non subire il sorpasso da Albon, il quale si trovava su una diversa strategia.

Tornando a Lewis Hamilton, l’inglese ha fatto subito presente al team come fosse complicato riuscire a mantenere il passo del rivale che lo precedeva, soprattutto considerando l’ampio lift and coast a cui doveva sottostare per mantenere basse le temperature, senza contare che, nonostante il vantaggio di avere le soft quantomeno sul breve termine, il campione inglese aveva controbattutto come secondo lui fosse meglio optare per le medie. Ciò collimava anche con le difficoltà nella parte più lenta del tracciato, in uscita da curva 9 e 10, dove Hamilton si lamentava della mancanza di grip e di difficoltà nel gestire la monoposto. A suo favore hanno però giocato i doppiati, i quali hanno permesso a Lewis di recuperare quei pochi decimi utili per tentare un nuovo undercut, come ha poi effettivamente provato a fare il box della squadra tedesca, ma con risultati diversi rispetto al tentativo precedente.

Nel frattempo, Bottas, dopo essersi fermato per montare un nuovo set di gomme medie, si era ritrovato alle spalle di Charles Leclerc e, per far funzionare al meglio la sua strategia, era vitale riuscire a passarlo immediatamente. Il finlandese, nonostante il vantaggio degli pneumatici nuovi e di una mescola differente, non è però riuscito a centrare tale obiettivo, rimanendo bloccato per diversi giri, con le temperature del motore che continuavano a salire: per questo, oltre che per ricaricare la batteria, in Mercedes continuavano a suggerire a Valtteri di alternare l’utilizzo di mappature più conservative nelle zone guidate, per poi usare quelle più spinte sui rettilinei. Rimanere così a lungo alle spalle del rivale, soprattutto in altura dove la W10 ha già dimostrato di soffrire le alte temperature, non ha fatto di certo bene alla Power Unit, tanto da costringere il finlandese al ritiro, solamente pochi secondi dopo che il suo ingegnere di pista gli avesse detto di alzare il piede per far raffreddare il motore. Gli ingegneri Mercedes hanno spiegato il ritiro come un eccessivo uso di olio, confermato anche dal tanto fumo che proveniva dalla parte posteriore della monoposto in quelle tornate, tanto da spingere il motore a spegnersi automaticamente per andare in protezione ed evitare ulteriori problemi: ancora non è chiaro se Bottas avrà bisogno o meno di una nuova unità, ma sicuramente lo sforzo di Interlagos non ha fatto bene alla sua unità. Ciò ha portato all’uscita della Safety Car (in quanto la vettura era finita su un dosso che non permetteva di spostarla senza l’utilizzo della gru, per cui è richiesto l’ingresso della vettura di sicurezza), ponendo gli strateghi di Stoccarda di fronte ad una scelta: fermarsi per montare un nuovo set di gomme, seppur usato, oppure rimanere in pista ma guadagnando la track position nel caso Verstappen invece avesse effettuato un ulteriore sosta? Anche in questo caso, la scelta è stata “box, opposite to Verstappen”, rimanendo quindi fuori, ma guadagnando virtualmente la testa della corsa. Come spiegato poi anche dagli stessi strateghi Mercedes, di per sé non era stata una scelta negativa, perché se avessero passato indenni i primi giri, allora la media gli avrebbe permesso comunque di poter contenere un attacco nella fase successiva, in base ai loro calcoli.

Il problema principale di questa decisione è però sorto alla ripartenza, un momento cruciale: la media è una gomma più difficile da riscaldare rispetto alla soft e nelle fasi successive alla Safety Car, non è semplicissimo riuscire a resistere ad un attacco. Ed è proprio qui che Hamilton ha perso la corsa, subendo il sorpasso in curva 1, esattamente come avvenuto precedentemente. Dopo lo scontro delle due Ferrari arriva un altro momento decisivo della sua corsa, con l’entrata della seconda Safety Car, in cui si ripropone la domanda: meglio fermarsi o rientrare? I ragionamenti da effettuare erano molteplici: prima di tutto, i detriti lasciati in pista dalle due SF90 erano comunque importanti, e ciò avrebbe richiesto molto lavoro per ripulire la pista. Se è pur vero che con gomma nuova ci sarebbe potuta essere l’opportunità di attaccare sul finale, bisognava chiedersi quanto tempo avrebbe avuto a disposizione l’inglese per riuscire in tale rimonta, considerando oltretutto che fermandosi avrebbe perso anche due posizioni, su Albon e Gasly. In Mercedes non hanno avuto molto tempo per pensare a tutto ciò e, dando le indicazioni al pilota in merito a quante posizioni avrebbero perso, hanno lasciato la decisione a Lewis stesso, che ha optato per la sosta. Ciò indubbiamente a conti fatti è stato penalizzante, da una parte perché la lunga Safety Car non gli ha permesso di sfruttare al massimo il potenziale degli pneumatici nuovi, mentre dall’altra perché gli ha fatto perdere due posizioni. Nel tentativo di recuperare e riportarsi almeno al secondo posto, Hamilton ha compiuto una manovra abbastanza avventata su Albon, facendolo finire in testacoda e privandolo dell’opportunità di concludere sul podio. Per questa azione, il pilota della Mercedes è stato poi penalizzato di cinque secondi dalla direzione gara, facendolo scivolare dal terzo al settimo posto, dietro anche le due Alfa Romeo e Daniel Ricciardo.

Ferrari: giornata no.

Dopo un negativo Gran Premio degli Stati Uniti, c’era bisogno di una di una prova di forza della Rossa per mettere a tacere certi rumor che si erano diffusi nel paddock. Una risposta che è arrivata solo in parte, anche se indubbiamente il tema che ha caratterizzato la giornata Ferrari è stato ben altro.

La gara della Rossa si è complicata ancor prima che il fine settimana iniziasse, data la penalità annunciata di dieci posizioni in griglia di partenza per Charles Leclerc, per via della sostituzione del motore andato perso durante le libere di Austin. Nonostante ciò, le prospettive in vista della gara sembrano essere comunque positive, grazie al secondo posto in griglia di Sebastian Vettel, il quale avrebbe potuto portare a scenari di gara particolarmente interessanti nonostante durante le libere la Rossa avesse dimostrato di avere un passo gara inferiore a quello dei rivali. Purtroppo, sin dai primi metri, la gara del tedesco si è complicata ulteriormente, data lo scatto poco felice dalla seconda casella, il peggiore tra i primi tre: una partenza non negativa in assoluto, ma in confronto ai suoi rivali, che partivano tra l’altro dalla parte più gommata della pista. Ciò, unito al fatto che Hamilton fosse partito benissimo dalla sua casella, hanno fatto sì che l’inglese avesse una chance concreta di passare in seconda posizione alla prima curva, dove il tedesco non ha opposto grande in realtà grande resistenza per due motivi: il primo è che non poteva forzare eccessivamente la staccata perché davanti a sé aveva Verstappen, mentre dall’altro, se fosse arrivato lungo, avrebbe spinto anche Hamilton largo, perdendo tempo e rischiando di farsi cogliere di sorpresa in curva 2 e 3 dai rivali alle sue spalle. La prima parte di gara del tedesco non ha riservato grandi acuti, con Sebastian che è rimasto con un distacco tra i 2 e i 3 secondi da Lewis per la maggior parte dello stint. L’aspetto più interessante per questa fase di corsa del tedesco è la decisione presa dal muretto della Rossa in merito al pit stop: se è pur vero che sia Hamilton che Verstappen avevano anticipato la sosta, viene da chiedersi il perché la Ferrari non abbia risposto immediatamente, fermando anche il proprio pilota. Al contrario, gli strateghi hanno optato per lasciarlo fuori quei 4/5 giri in più che hanno influito in maniera importante sul distacco dal battistrada. Da una parte viene da pensare che in Ferrari stessero cercando di allungare il più possibile lo stint, ed è comprensibile, ma per quale motivo, dato che con la media sarebbe stato molto complicato arrivare fino in fondo e che il tempo perso era davvero eccessivo? Tra l’altro, in quelle poche tornate in più in cui è rimasto in pista, Vettel ha anche sofferto di grossi problemi blister, soprattutto all’anteriore destra, esattamente come Verstappen. C’è però da sottolineare come in realtà nel corso di tutta la gara la Ferrari abbia esplorato strategie diverse, cambiando più volte piano, segno che gli ingegneri hanno agito in base ai dati che raccoglievano in corsa. Un altro aspetto da segnalare è come in realtà molto probabilmente Vettel non fosse propriamente né a suo agio con la vettura né completamente a posto con il set-up, come i tantissimi bloccaggi con l’anteriore destra nel secondo settore dimostravano: un lock-up praticamente quasi sistematico, in due delle curve più impegnative e tecniche della pista, ma che sicuramente lasciavano presagire che qualcosa non stesse funzionando al meglio.

Per quanto riguarda la gara di Charles Leclerc, nel suo caso la prima parte di gara ha regalato diversi sorpassi su vetture più lente, tanto che per lui non è stato complicato riportarsi rapidamente sino al sesto posto, seppur chiaramente già in quel momento il distacco dal leader si attestasse già intorno ai 15 secondi. C’era però una buona possibilità di riuscire a guadagnare il quinto posto, mentre la lotta per il quarto posto con Bottas sembrava una possibilità piuttosto remota, a meno di eventi particolari. Se in Ferrari avevano optato per una strategia a due soste, era chiaro che l’obiettivo con Leclerc fosse diverso, ovvero riuscire a concludere la corsa con una sola sosta, passando dalle medie alle hard: come per il finlandese della Mercedes, però, la mescola dura non si è dimostrata particolarmente competitiva e questo li ha penalizzati nei confronti dei piloti che avevano impostato la gara su un pit-stop in più. Un compound davvero così poco affidabile da spingere Bottas ad una sosta anticipata per sbarazzarsi delle medie: facendo ciò, però, il finlandese si è ritrovato dietro al monegasco della Ferrari, dovendosi prestare ad un avvincente duello in pista da cui il numero 16 è uscito vincitore grazie anche a difese al limite, ma corrette. Rimanere così a lungo dietro un’altra vettura ha però influito negativamente sulle prestazioni della W10, tanto da farla costringere al ritiro per un uso eccessivo dell’olio. Ciò ha aperto degli scenari molto interessanti in tema di strategie, in particolar modo dopo l’entrata della Safety Car: Vettel ha subito chiesto se ci fosse la possibilità di rientrare per montare un set di gomme nuove, ma dal box il tedesco ha ricevuto risposta negativa, sottolineando come al momento non ci fossero gomme migliori rimanenti rispetto al set che già calzava (anche perché, come riportato dall’ingegnere di pista Ricciardo Adami, uno dei papabili set era danneggiato). L’entrata della vettura di sicurezza ha invece dato l’opportunità a Leclerc di effettuare una sosta e smarcarsi dalla gomma bianca, potendo montare un nuovo set di gomme soft utilissimo per l’ultima fase di gara.

Ciò chiaramente ha influito negativamente sulla ripartenza di Sebastian Vettel, che, come Lewis Hamilton, ha fatto fatica a mettere in temperatura le gomme uno step più duro rispetto ai rivali. Come ad inizio gara, la staccata in curva 1 è stata fatale per il quattro volte campione del mondo che, nonostante l’ardua resistenza posta, si è visto sfilare sull’esterno da un grande sorpasso di Alexander Albon. Il tedesco ha effettivamente provato ad affondare il colpo e resistere il più possibile ma, esattamente come nel corso del primo giro, l’avere l’interno occupato non ha giocato a suo favore, nonostante poi abbia tentato di spingere l’anglo-tailandese più largo di quanto non avesse fatto con Hamilton. A quel punto, dato lo svantaggio delle gomme usate rispetto a quelle nuove dei suoi più diretti rivali, a cui andava anche aggiunta la differenza di mescola, il passo di Sebastian è andato via via calando, fino a portarlo al momento clou della corsa Ferrari, ovvero quell’incidente con Charles Leclerc che ha messo fine alla corsa di entrambi. Dopo un sorpasso piuttosto “deciso” in curva 1 da parte del monegasco, con il tedesco che probabilmente forse non se lo aspettava nemmeno dato l’ampio spazio lasciato (impostando una linea “normale” e non di protezione) e la direzione che stava guardando, ovvero proprio sull’interno, come si può apprezzare dalla camera esterna. Ed effettivamente la mossa è arrivata anche piuttosto tardi, esattamente quando la finestra stava per chiudersi. Nonostante ciò, i due hanno passato indenni la “S di Senna”, con il tedesco che però naturalmente non si è dato per vinto, cercando immediatamente la scia per tentare un contro-sorpasso: nel tentativo di riprendersi la posizione, però, i due sono arrivati allo scontro. Un impatto che sembrava minimo, ma che in realtà ha avuto conseguenze molto importanti, costringendo entrambi i Ferrari al ritiro.

Nelle ore e nei giorni successivi, si è discusso a lungo in merito a di chi fosse la responsabilità dell’incidente, tanto che lo stesso era anche finito sotto investigazione da parte dei commissari, i quali hanno poi decretato che non si dovessero prendere ulteriori azioni. Quello dei commissari è stata probabilmente la spiegazione più corretta e la decisione giusta, perché entrambi i piloti avevano le proprie responsabilità nell’incidente ed entrambi avrebbero potuto evitarlo. Analizzando l’episodio, infatti, è possibile notare come inizialmente Leclerc in uscita stesse seguendo la linea “ideale” di quel rettilineo, che non si percorre dritto, ma con una leggera curvatura, facendo scorrere la macchina in uscita da curva 3, per poi portarsi in mezzo alla pista. Esattamente come farebbe una MotoGP per intenderci, lasciando scorrere la moto per non farle perdere velocità piuttosto che forzarla su una linea differente. Lo stesso monegasco, come è chiaramente visibile dall’onboard, aveva però subito notato di avesse lasciato forse fin troppo spazio al compagno di squadra, ed è per questo che ha iniziato di nuovo a chiudere, cercando di stringere, lasciando però comunque quel minimo indispensabile per evitare il patatrac. Dal canto suo, Vettel non si è lasciato pregare due volte e grazie all’uso del DRS si è subito affiancato al compagno di squadra, riprendendosi virtualmente la posizione.

Ma è proprio qui che è nato il problema: nel tentativo di “ostacolare” Leclerc, il tedesco ha allargato la traiettoria, fino a toccarlo, con le conseguenze che tutti conosciamo. Una mossa di per sé normale, vista decine di volte, fatta persino dallo stesso Charles ad inizio gara nei confronti di Lando Norris, o ripetuta da Carlos Sainz su Nico Hulkenberg nella passata stagione. Ciò che è mancata è stata la reazione decisa proprio di Leclerc, che non si è allargato abbastanza per reagire al movimento del compagno di squadra, fino ad arrivare al contatto gomma contro gomma che ha generato un doppio ritiro per i Ferraristi.

È chiaro che, però, per quanto quella fosse una mossa normale nel contesto, ripetuta decine e decine di volte, al contempo non fosse neanche quella più indicata da effettuare nei confronti del compagno di squadra, anche considerando che Vettel avrebbe quasi sicuramente completato il sorpasso per via del DRS. Ciò nonostante, il tedesco, per quanto sembri paradossale dirlo considerando il risultato, ha voluto correre meno rischi possibile, arginando dal principio una possibile risposta del monegasco per evitare che lo stesso magari potesse allungare la staccata e provare un tentativo alla “Ricciardo”, per quanto remota fosse comunque questa possibilità.

Da parte di Leclerc, per quanto in un certo senso abbia ragione nel definire quella mossa del compagno di squadra come non necessaria, dall’altra, come specificato dai commissari, avrebbe potuto anche mettere più impegno nell’evitare il contatto, anche perché Charles stesso avrebbe dovuto essere conscio del fatto che si trattasse di una classifica situazione in cui il pilota che sta sopravanzando vada poi a chiudere il rivale. Quindi sicuramente, seppur Leclerc sia quello con minori responsabilità, ciò non toglie il fatto che non sia innocente, ma che, anzi, avrebbe potuto fare di più evitare l’impatto. Ciò che invece si può recriminare a Vettel è stata non solo la mossa in sé, evitabile visto il contesto, ma anche il fatto di averla iniziata forse un attimo troppo presto: se l’avesse iniziata qualche metro dopo, molto probabilmente non ci ritroveremmo nemmeno a parlare di questo episodio. Quindi, per quanto si possa discutere a lungo sulle responsabilità di entrambi, c’è al contempo da segnalare come in realtà nessuno dei due fosse completamente innocente.

La Rossa torna a casa con uno zero sonante, che sa di sconfitta, ma anche di una figuraccia in mondo visione, proprio nel fine settimana in cui la Rossa festeggiava i suoi 90 anni.

McLaren e Toro Rosso: un podio inaspettato.

Quanti prima dell’inizio della stagione avrebbero scommesso sul fatto che la McLaren sarebbe riuscita a tornare a podio? E quanti sul fatto che la Toro Rosso lo avrebbe fatto addirittura due volte in un solo campionato? Probabilmente nessuno. Eppure ad Interlagos è esattamente ciò è che successo e ora, grazie al risultato del Brasile, la griglia di partenza si è arricchita di altri due talenti che possono vantare di essere arrivati a podio almeno una volta in carriera. Se è pur vero che tale risultato è stato semplificato dagli incidenti, dalle Safety Car e dalle penalità, c’è però anche da dire come sia Pierre Gasly che Carlos Sainz Jr. abbiano disputato una grandissima corsa. Per quanto riguarda il francese, il pilota della Toro Rosso ha comandato la midfield durante il corso di tutto il weekend, dalle qualifiche alla gara, facendosi trovare pronto nel momento giusto e vincendo sulla linea un duello “drag race” con Lewis Hamilton nel corso dell’ultima tornata. Ben più avvincente la gara dello spagnolo della McLaren, partito dal fondo dopo che un problema tecnico lo avesse costretto a fermarsi anticipatamente in qualifica: Calros ha completato sorpasso dopo sorpasso, riuscendo a ripotarsi in zona punti anche abbastanza velocemente considerando la posizione di partenza. Ad aiutarlo in questa epica rimonta ci ha messo il suo zampino anche la fortuna, facendo uscire la Safety Car in due momenti cruciali, i quali gli hanno permesso di far funzionare al meglio la sua strategia ad una sola sosta, con uno stint da ben oltre quaranta giri sulla gomma media. Per entrambi il podio è stato un risultato eccezionale, meritatissimo per aspetti diversi: per Gasly è stato anche il segnale della rivincita dopo una prima parte di stagione estremamente complicata in Red Bull, ma in cui si è poi ritrovato in Toro Rosso, mentre per Sainz rappresenta il coronamento degli sforzi di un’intera stagione dove lo spagnolo ha corso benissimo al fianco del team di Woking.

Appena fuori dalla zona podio troviamo le due Alfa Romeo, autori di un’ottima prestazione, la migliore da anni a questa parte: un quarto e un quinto posto che rappresentano un bottino di tutto rispetto, seppur la loro classifica costruttori abbia ben poco da dire rispetto ai rivali. Si tratta comunque di un segnale incoraggiante, perché per tutto il weekend la vettura italo-svizzera si è dimostrata molto competitiva nella zona della midfield, anche grazie agli aggiornamenti portato per l’occasione, come un’ala anteriore rivista in chiave 2020. A completare la top ten anche Lando Norris, penalizzato dalla scelta della gomma hard nella parte centrale di gara, Sergio Perez, il quale ha poi ammesso che i punti conquistati sono stati più figli del caso che per vero merito e Daniil Kvyat, bravo a recuperare dopo una deludente qualifica. Giornata sfortunata in casa Haas, la quale sembrava avere un buon potenziale per riuscire ad arrivare nei punti: un incidente tra Kevin Magnussen e Daniel Ricciardo ha però messo fuori gioco il danese, mentre il compagno di team, Romain Grosjean, è stato rallentato da un problema all’MGU-K dopo la Safety Car, mentre si trovava in settima posizione.

F1 | GP del Brasile: l’analisi della gara
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