F1 | GP del Qatar: come Alonso ha costruito il suo ritorno sul podio

Il racconto della gara dello spagnolo, tornato a celebrare sul podio dopo una lunga attesa

F1 | GP del Qatar: come Alonso ha costruito il suo ritorno sul podio

Spesso si dice che l’età è solo un numero e che ciò che conta davvero è come ci si sente dentro. Lo avrà pensato anche Fernando Alonso quando, a metà 2020, decise di rimettersi in gioco in Formula 1 sposando la sfida Alpine, ma con la stessa grinta e voglia di far bene che lo avevano contraddistinto in passato. La prima parte di stagione aveva richiesto un periodo di adattamento, specie per alcune scelte tecniche che non si sposavano allo stile dello spagnolo, ma con una maggior esperienza ed alcune modifiche mirate, come sul servosterzo, Fernando era stato in grado di tornare su livelli di competitività molti alti, nascondendo in un certo senso anche i limiti di un’Alpine che di certo non si poteva considerare all’altezza dei rivali nella parte alta della midfield.

Dopo due prove avare di soddisfazioni tra Stati Uniti e Messico, in Brasile la squadra francese sembrava aver ritrovato la retta via, concludendo un weekend a punti con entrambi i piloti, ma in Qatar l’Alpine ha superato quelle che forse erano le proprie stesse aspettative, mettendo a disposizione dei suoi portacolori una vettura che si era dimostrata competitiva sin dalle prime prove libere. Un’occasione che Alonso non poteva lasciarsi sfuggire, traendo il massimo dalla monoposto e dagli episodi per conquistare un podio dal sapore speciale, che ormai mancava da troppo tempo: “Ci si sente bene. Ovviamente, una lunga attesa dall’ultimo podio. 2014, e sì, felice per questo. Penso che abbiamo completato una buona gara, strategia ad una sola sosta, e sì, la macchina era ottima per tutto il fine settimana e ieri in qualifica il ritmo ovviamente ha aiutato a partire davanti. Inoltre, con le sanzioni di questa mattina. Abbiamo superato Gasly in curva 2, che ha anche aiutato la nostra gara, per avere un po’ di aria più pulita e sì, ovviamente una lunga attesa. La tua carriera a volte va su e giù. Ho avuto momenti meravigliosi due, tre anni fa, vincendo Le Mans, vincendo il campionato del mondo Endurance ecc, ma ovviamente tornando ora in preparazione per il 2022, e le nuove regole e avere questo podio ora, alla fine dell’anno, è davvero bello, e penso che siamo più pronti di quello che eravamo 10 mesi fa”, ha raccontato il due volte campione del mondo durante la conferenza stampa.

Allo spegnimento dei semafori, lo spagnolo era stato autore di un buon rilascio frizione dalla sua cesella di partenza, soffrendo però poi nel passaggio tra la seconda e la terza di un leggero pattinamento delle gomme posteriori, che ne avevano limitato la progressione nei confronti di Pierre Gasly. Il sorpasso sul francese, però, sarebbe arrivato presto, perché nella percorrenza di curva due Alonso era riuscito ad attaccare il rivale dell’AlphaTauri all’esterno, mantenendo il piede sull’acceleratore con una velocità minima di quasi 30 km/h superiore. Una manovra eccelsa che nell’immediato significava aver guadagnato il primo posto, ma che sulla lunga distanza assumeva un’importanza ancor più elevata rispetto agli avversari più diretti della sua fascia di riferimento, nella speranza che qualche episodio a favore gli concedesse qualche chance di giungere sotto la bandiera a scacchi in una posizione valevole per il podio.

Rivali che non potevano non identificarsi soprattutto nei nomi di Valtteri Bottas e Sergio Perez, autori di un sabato piuttosto negativo. Dopo aver conquistato la terza posizione in qualifica, infatti, il finlandese della Mercedes era stato costretto a scontare una penalità di tre posizioni in griglia di partenza per non aver rispettato una bandiera gialla sul rettilineo d’arrivo, mentre il messicano della Red Bull si era dovuto scontrare con una posizione d’uscita che lo aveva messo nel traffico, vedendo così eliminato già durante la seconda manche. Complici le loro difficoltà, specie quelle dell’alfiere del team di Brackley, che tra l’altro era stato suo malgrado autore di un brutto scatto dalla sua casella, riuscire a ritrovarsi così rapidamente in una posizione utile per gestire il primo stint in aria libera rappresentava un vantaggio vitale per l’asturiano, in particolare nel momento in cui la soft avrebbe potuto rappresentare un’incognita dal punto di vista dell’usura. Le indicazioni del venerdì avevano lasciato intendere come il degrado fosse molto più contenuto rispetto a quanto previsto inizialmente, ma l’idea più diffusa era quella che la corsa si sarebbe giocata su quella sottile linea che divide il singolo pit stop da una strategia a due soste, lasciando l’evoluzione del tracciato come l’elemento decisivo nella scelta della corretta tattica di gara. Da questo punto di vista, la media avrebbe indubbiamente rappresentato un’opzione molto più tranquilla e conservativa, al contrario della soft, ma i dati raccolti durante le prime libere non sembravano nemmeno totalmente così negativi in merito all’utilizzo del compound più soffice a disposizione, tanto da renderla un’alternativa interessante anche al di fuori della top ten. Per riuscire a farla vivere il più a lungo possibile, tuttavia, l’elemento chiave sarebbe stato contenerne il consumo e proprio per questo quella posizione guadagnata al via su Gasly poteva risultare fondamentale. Date le alte velocità di punta registrate dalla AT02 sul rettilineo principale, così come in uscita dall’ultima curva, riuscire sopravanzare in pista il pilota francese non sarebbe stato affatto semplice in una normale situazione di gara e di ciò se ne erano resi conto anche i suoi avversari, incluso Lando Norris, che aveva necessitato di qualche tornata prima di poter scavalcare il transalpino, dando ad Alonso quel piccolo vantaggio compreso tra i due e i tre secondi che non solo lo metteva al riparo da un’eventuale utilizzo del DRS, ma che gli concedeva anche la possibilità di poter amministrare con maggior serenità gli pneumatici nella prima parte della corsa.

Un dato confermato anche dal suo team via radio, che dopo una decina di passaggi gli aveva comunicato come la sua condotta di gara gli stesse permettendo di gestire le coperture ad un livello più alto del suo compagno di squadra, Esteban Ocon, il quale aveva dovuto fare i conti non solo con il britannico della McLaren e con Carlos Sainz, ma anche con la rimonta di Perez e Bottas, giunti di gran carriera alle sue spalle. Se all’inizio vi erano dei dubbi in merito alla possibilità di effettuare una singola sosta partendo sulla soft, con il passare dei giri quel rischio diveniva una chance sempre più concreta, tanto che l’obiettivo dell’Alpine era quello di allunga la prima parte di gara di ulteriori cinque giri rispetto al target iniziale, nella speranza che ciò si potesse rivelare la carta vincente per difendersi da eventuali attacchi sul finale. La scelta di proseguire e allungare quanto più possibile il primo stint, tuttavia, aveva anche un altro scopo: se generalmente per i piloti di testa riuscire a crearsi una finestra sui piloti di centro gruppo non è una missione particolarmente difficile, per le squadre della midfield non è altrettanto semplice, per cui in diverse occasioni si è visto un vero e proprio effetto a cascata. Se Alonso si fosse fermato troppo presto, infatti, il rischio sarebbe stato quello di ritrovarsi nel traffico in uscita, il che non solo avrebbe significato una cospicua perdita di tempo, ma anche danneggiare gli pneumatici in una fase molto delicata della vita, soprattutto tenendo a mente che molti dei piloti rimasti in pista avrebbero cercato di rimanere ancora sul tracciato quanto più a lungo possibile avendo a disposizione la mescola a banda gialla, nel tentativo di massimizzare la loro strategia.

Ciò che, però, i tecnici Alpine probabilmente non si aspettavano di sentire erano proprio i commenti dello spagnolo via radio, quando quest’ultimo aveva comunicato di avere ancora molto da dare, date una vita dello pneumatico superiore alle aspettative, che gli avrebbe permesso di continuare a spingere e marcare a distanza i suoi rivali, che non rispondevano più al nome di Norris o Sainz, bensì Perez e Bottas, da cui difendersi ragionando d’astuzia. Mentre il messicano aveva scelto un approccio estremamente aggressivo, anticipando la sosta per sfruttare l’unica finestra libera a disposizione, Bottas sicuramente avrebbe scelto il percorso opposto, rimanendo quanto più a lungo sulla media per una duplice ragione. Da una parte, anche con set ormai parzialmente, il suo passo rimaneva estremamente competitivo, consentendogli di poter ragionare su un offeset per l’ultima parte di gara non solo per battere Alonso, ma anche Perez, ma dall’altra la motivazione principale era quella di dover girare il più possibile in aria libera dettando il proprio ritmo, date le difficoltà di surriscaldamento sulla sua monoposto che ne avevano limitato la possibilità di attaccare come avrebbe voluto, costringendolo a ripetuti cambi di traiettorie o lift and coast alla fine degli allunghi per tenere sotto controllo le temperature della Power Unit. Con una midfield ancora compatta, riuscire ad individuare la finestra giusta per rientrare sarebbe stato fondamentale e, in tal senso, Alpine aveva fatto la scelta giusta, rispedendo il suo pilota di punta davanti a Daniel Ricciardo che, con le sue alte velocità di punta, avrebbe potuto rappresentare un ostacolo piuttosto fastidioso di cui sbarazzarsi, cosa che invece avrebbe dovuto fare Perez. Una volta liberatosi dell’australiano, però, per il portacolori della Red Bull non sarebbe stato così difficile riuscire a ricongiungersi al rivale dell’Alpine, come si era poi effettivamente verificato, con i due che ormai erano appaiati già durante il ventisettesimo passaggio.

Se davanti Bottas, il quale non si era ancora fermato, continuava a procedere indisturbato con un passo irraggiungibile anche per i piloti a gomma nuova, per Alonso quei pochi passaggi avrebbero rappresentato un momento cruciale della sua corsa; seppur fosse conscio di non avere un mezzo all’altezza della RB16B, Fernando era riuscito a difendersi con le unghie e con i denti dagli attacchi del messicano, resistendo per diverse tornate prima di dover cedere il passo. Per quanto in quel momento il duello perso poteva sembrare la fine alle speranze di un possibile podio, al contrario quei pochi secondi “guadagnati” durante quella battaglia si sarebbero rivelati decisivi, specie nel momento in cui, dopo aver probabilmente tagliato malamente un cordolo, Valtteri Bottas era stato costretto a completare un interno giro su tre gomme, data la foratura dell’anteriore sinistra. Se fino a pochi minuti prima il finlandese sembrava il vero favorito al terzo gradino del podio, dato un passo che anche a gomma usata era tra i più competitivi in pista, quel problema aveva cambiato completamente le carte in tavola, spingendo Red Bull a giocare sulla difensiva. Mentre Alonso avrebbe seguito il suo piano originario, restando su una tattica ad una sola sosta, in casa Red Bull si era optato per un’altra strada, passando ad una strategia su due pit stop, che indubbiamente garantivano minori rischi. Secondo i tecnici Pirelli, infatti, un eventuale usura eccessiva del battistrada avrebbe potuto mettere a repentaglio la salute delle coperture contro possibili tagli sui cordoli, specie su una pista come quella qatariota dove il loro utilizzo è massivo. Con Bottas fuori dalla zona punti e una chance di concludere comunque a podio, il team di Milton Keynes aveva giocato la sua mossa, richiamando Perez ai box con ancora quattordici passaggi da completare: ciò, tuttavia, avrebbe significato guadagnare più di un secondo al giro, tra l’altro dovendo sopravanzare non solo il compagno di squadra di Alonso, ma anche Stroll e Norris. Proprio gli sforzi di Ocon aveva giocato un ruolo decisivo, perché quei pochi secondi persi alle spalle del francese, sarebbe risultati fondamentali nel gioco sulla lunga distanza, soprattutto tenendo a mente che anche lo spagnolo davanti era stato costretto a prendere delle precauzioni, limitando il più possibile l’utilizzo dei cordoli nei punti più critici del tracciato per l’anteriore sinistra, perdendo potenzialmente qualche decimo al giro per essere sicuro di arrivare fino in fondo.

Dal box Alpine predicavano calma e una certa sicurezza, consci che quei venti secondi erano un tesoretto di cui tener cura e da non sottovalutare, ma ancora non era detta l’ultima parola, soprattutto perché uno dei migliori baluardi a loro disposizione, Norris, era stato costretto a rientrare prematuramente ai box a causa di una foratura. Ciò aveva spalancato le porte all’alfiere della Red Bull che, a pista libera, poteva finalmente spingere senza tenersi, sicuro che la media avrebbe retto fino alla fine senza particolari cautele. Il messicano aveva aperto la caccia e, a forza di giri rapidi su giri rapidi, il gap si era ridotto a soli sette secondi con ancora tre giri da completare. Per quanto riuscire a chiudere il distacco sarebbe stato comunque arduo, l’ingresso della Virtual Safety Car aveva messo un freno alla rimonta di Perez, lasciando ad Alonso quel piccolo margine di sicurezza per giungere sul traguardo in grande stile, celebrando un meritato podio che mancava ormai da oltre sette anni.

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