Formula 1 | Lettera di Zak Brown alla FIA: attacco frontale al modello Red Bull
"Ci vogliono lealtà e trasparenza", ha detto il CEO della McLaren
Il clima politico all’interno del paddock della Formula 1 si fa improvvisamente rovente (ancora una volta). Il dibattito si sposta dunque alle scrivanie della Federazione Internazionale. Zak Brown, amministratore delegato della McLaren, ha deciso di passare all’azione formale inviando una lunga e dettagliata lettera a Mohammed Ben Sulayem, presidente della FIA. L’obiettivo è chiaro: spingere l’organo di governo a riscrivere le norme che regolano i rapporti tra le scuderie, eliminando una volta per tutte il modello delle alleanze tecniche e societarie.
Il documento, lungo sei pagine, non è solo una lamentela formale, ma un vero e proprio manifesto per quella che Brown definisce la “nuova era” della Formula 1. Al centro della critica c’è il concetto di co-proprietà e di influenza incrociata, pratiche che secondo il manager californiano rischiano di falsare la competizione in un momento storico in cui lo sport ha raggiunto livelli di popolarità e valore economico mai visti in precedenza.
Il timore di un passo indietro per lo sport
Secondo quanto emerso dall’analisi del documento, la preoccupazione principale della McLaren riguarda la tenuta del sistema regolamentare attuale. Brown sottolinea come gli sforzi compiuti negli ultimi anni per livellare il campo di gara attraverso il budget cap e i nuovi regolamenti tecnici possano essere vanificati da accordi sottobanco tra scuderie madri e team affiliati.
“Nutro il timore concreto che la nostra categoria possa compiere un’inversione di marcia pericolosa riguardo alla lealtà e alla trasparenza – fa sapere Brown – proprio ora che le regole erano state scritte, con un grande impegno da parte di tutti, per andare nella direzione opposta. Ritengo necessario cancellare ogni tipo di collaborazione futura, che si tratti di quote azionarie, partecipazioni strategiche o qualsiasi altra forma di influenza esterna che possa condizionare le scelte di un team. Dobbiamo inoltre rimboccarci le maniche per iniziare quanto prima a smantellare i legami già attivi, così da proteggere la credibilità dello sport per gli anni a venire ed evitare che venga messa in discussione”.
Le parole di Brown arrivano in un momento di grandi manovre dietro le quinte. Da marzo, infatti, si rincorrono voci insistenti su un possibile interesse di Toto Wolff nell’acquisizione di una quota della Alpine. Sebbene il team francese e il manager austriaco non abbiano mai confermato ufficialmente queste indiscrezioni, il solo sospetto di un legame ancora più stretto tra Mercedes e il team di Enstone ha dato l’ultima spinta alla McLaren nel chiedere regole più rigide che impediscano scenari di questo tipo.
I precedenti che alimentano il sospetto
Per avvalorare la sua tesi, Brown ha inserito nella lettera riferimenti a episodi specifici che hanno fatto discutere negli ultimi anni. Il caso più eclatante citato risale alla fine del 2024, durante il Gran Premio di Singapore, quando Daniel Ricciardo (allora in forza alla Racing Bulls) ottenne il giro più veloce proprio nelle fasi finali della corsa. Quell’azione sottrasse un punto fondamentale a Lando Norris nella sua rincorsa mondiale contro Max Verstappen, sollevando dubbi sulla reale indipendenza operativa tra il team principale Red Bull e la sua scuderia satellite.
Ma non è necessario guardare troppo lontano. Proprio nell’ultimo Gran Premio di Miami, disputato pochi giorni fa, si è assistito a una dinamica simile: Liam Lawson ha agevolato in modo evidente il sorpasso di Verstappen, un episodio che ha riacceso le polemiche sulla sudditanza psicologica e tattica tra squadre appartenenti alla stessa proprietà. Secondo Brown, questi fatti sono la prova che un team non può essere considerato indipendente se condivide la proprietà o interessi commerciali troppo stretti con un rivale.
Il nodo del personale e delle infrastrutture
La battaglia della McLaren non si ferma però solo a ciò che accade sotto la bandiera a scacchi. Il manager californiano punta il dito contro la condivisione occulta di risorse. Molti team, infatti, utilizzano la stessa galleria del vento, software di simulazione identici e, soprattutto, mettono in atto una rotazione di personale tecnico che aggira le norme sul gardening (il periodo di stop forzato che un ingegnere deve osservare prima di passare a un altro team).

Laurent Mekies, team principal della Red Bull – XPB Images
Brown ha messo a confronto due casi emblematici: il passaggio di Laurent Mekies dalla Racing Bull alla Red Bull, avvenuto in tempi rapidissimi, contro l’acquisizione di Rob Marshall da parte della McLaren. Per ottenere l’ingegnere ex Red Bull, il team di Woking ha dovuto attendere mesi e pagare un indennizzo economico rilevante nel 2024. Questa disparità di trattamento, secondo Brown, crea un vantaggio ingiusto per chi fa parte di una “galassia” di squadre collegate.
Una Formula 1 a undici scuderie
Nonostante i toni duri, la lettera di Brown chiude con una nota di ottimismo verso il futuro, a patto che la Federazione intervenga con fermezza. Il riferimento alla crescita della griglia, che nel 2026 vede stabilmente impegnati undici team competitivi grazie anche all’ingresso di nuovi costruttori, è il fulcro della visione del manager americano.
Sulla strada da seguire per garantire un futuro solido alla categoria, Zak ha aggiunto: “Sono dell’idea che l’impegno profuso dalla Federazione e da Liberty Media per portare sulla griglia undici scuderie competitive, all’interno di un sistema che tiene sotto controllo le spese, ci abbia regalato il periodo di maggiore equilibrio tecnico mai visto in Formula 1”.
“Se riusciremo a risolvere questo problema strutturale delle alleanze, la nostra disciplina potrà contare su basi ancora più solide e continuerà a crescere diventando la migliore di sempre. Il nostro compito oggi è assicurare che ogni partecipante operi in una condizione di totale parità e correttezza sotto ogni profilo. Sono certo che lavorando insieme potremo ottenere questo importante risultato”.
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