F1 | Ferrari, quando stabilità e inerzia generano più dubbi che certezze

F1 | Ferrari, quando stabilità e inerzia generano più dubbi che certezze

Per la Ferrari lo spauracchio di questo letargo invernale è che il 2020 si tramuti nel classico anno interlocutorio, in attesa del tanto atteso cambio regolamentare del 2021. Ma mentre i team di F1 tacciono in attesa del nuovo anno, intenti a limare gli ultimi dettagli sulle prossime monoposto al calduccio delle proprie factory, è d’uopo per gli appassionati porsi più di una domanda sulla stagione che verrà.

La Ferrari, dopo un anno altalenante e abbastanza deludente, “salvato” in parte solo dal trittico di vittorie post estivo, ha scelto la via della stabilità. Si riparte da dove si è finito; dirigenza, tecnici, piloti. Si riparte dunque con dei vertici moderatamente assenti (non si ricordano interventi assai incisivi di Elkann e Camilleri), da un Binotto sul quale grava tutta la responsabilità sportiva e tecnica della scuderia, e da due piloti – pur fortissimi – che non vanno d’accordo e che anelano soltanto di battersi l’un l’altro.

Ecco perché, riprendendo il filo dagli ultimi deludenti GP (Stati Uniti, Brasile, Abu Dhabi), i motivi per salutare con favore questo assetto stabile della Rossa sono pochini. Il Cavallino, così com’è, fa sorgere più dubbi piuttosto che regalare certezze. La SF90, monoposto sbagliata come concetto a partire dall’ala anteriore per non parlare del posteriore ballerino, non è certo la base ideale da cui ripartire. A meno di non voler affrontare un altro 2020 con problemi cronici di sottosterzo. La power unit è il fiore all’occhiello di Maranello, con la spada di Damocle però di controlli FIA ancora poco chiari e le reiterate illazioni da più parti su presunte irregolarità e giochetti col quantitativo del carburante.

La Rossa sarà capace di evolvere la SF90 spogliandola dei difetti congeniti? E mica sarà costretta a rinunciare a parte del potenziale del motore per fugare qualsivoglia sospetto?

Alle perplessità sul lato tecnico non possono non aggiungersi una miriade di inevase domande sulla gestione della squadra. Dagli errori di strategia evidenti alla cattiva gestione di Vettel e Leclerc. Mattia Binotto si è detto contento della attuale coppia piloti, sottolineando come i due alfieri partiranno alla pari nel 2020.

Ebbene mentre la maggior parte del tifo sembra soddisfatta di questa (sulla carta) super coppia, personalmente ho ancora negli occhi e nelle orecchie tutte le incomprensioni tra i due, dalla piccola “diserzione” di Leclerc in Bahrein (quando rompe gli indugi e passa Vettel contravvenendo all’ordine del team) alla sequela di dispetti e bisticci da Monza in poi. Con l’acme dell’infausto contatto di Interlagos al quale hanno fatto seguito soltanto dichiarazioni banalmente di circostanza ed un grande gelo.

Vettel e Leclerc vanno disciplinati e i rapporti di forza tra i due vanno chiariti. La Ferrari  – e lo dimostra anche il doppio pit stop di Abu Dhabi – non ha nel Dna la capacità di correre con due prime guide alla pari. Ma d’altronde quella dei due galli nel pollaio è uno schema che in F1 difficilmente funziona, a meno che non si chiamino Senna e Prost e scrivano poemi epici usando le gomme come penna e l’asfalto come carta. Ma erano Prost e Senna, appunto.

Finanche Lewis Hamilton, attualmente il più grande, ha definitivamente spiccato il volo quando ha trovato in Bottas il fido scudiero che gli dava serenità. Che non è una critica, non da chi è cresciuto nel mito di Schumacher affiancato da Irvine e Barrichello.

Eppure la Ferrari ha deciso di continuare imperterrita con l’attuale dinamico duo, ben conscia che il lanciatissimo predestinato Sciarl non farà mai da gregario a Seb e che quest’ultimo, pur tra mille difficoltà di feeling con l’auto, si è dimostrato ancora competitivo e battagliero e non avrà nessuna intenzione di chiudere (?) la sua parentesi in rosso facendo da vecchio scudiero al nuovo che avanza.

Verosimilmente i due finiranno per farsi la guerra e risulteranno ingestibili. L’unica speranza è che la Ferrari tiri fuori dal cilindro una monoposto dominante, ma la Mercedes e la Red Bull ammirate nelle ultime gare non fanno dormire sonni tranquilli. Perché sembrano davanti sul ritmo e sulla stessa lettura della gara. Alla Ferrari forse serviva una scossa, qualcosa che la ridestasse da un torpore che sembra non passare mai, e non so quanto l’inerzia e lo status quo possano fare bene. Ah, ma nel 2021…

Antonino Rendina


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1 commento
  1. Zac

    9 dicembre 2019 at 21:52

    Si ricomincia da tre.

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