F1 | Ferrari, è un atto di fede: bisogna sperare negli stessi uomini del 2020

La squadra è restata invariata, senza innesti di tecnici di alto livello

F1 | Ferrari, è un atto di fede: bisogna sperare negli stessi uomini del 2020

La Ferrari anela di tornare in lotta per le posizioni che contano e di questo ne abbiamo parlato in lungo e in largo, la speranza è che il nuovo motore sia competitivo e che la monoposto sia più efficiente dal punto di vista aerodinamico. Il resto lo dirà la pista.

Il problema semmai è porre l’accento su un dato inappellabile e che fa riflettere: la Ferrari ha perseverato nel suo atavico immobilismo, rinunciando ad alcuni tecnici (come Simone Resta) anche per ragioni legate al budget cap e senza prenderne altri, rimanendo sostanzialmente con gli stessi uomini che l’hanno guidata a gonfie vele fino allo “storico” sesto posto nel Costruttori.

A questo punto, anche abbracciando il più cinico realismo possibile, ovvero paventando l’ipotesi di una Rossa che arrancherà ancora e ancora, dinanzi a rivali messe decisamente meglio, non c’è tifoso che in cuor suo non speri che Maranello sia capace di invertire la rotta quanto prima, con l’obiettivo – tra l’altro dichiarato dai vertici a più riprese – di tornare in lotta almeno per il terzo posto Costruttori, che già di per se rappresenta meno del minimo sindacale.

Tifare Ferrari diventa quindi un atto di fede, una scelta di cuore che trascende i limiti della ragione. Lo sforzo è quello di credere che la stessa squadra impresentabile del 2020 sappia tirarsi fuori dai guai facendo leva sulle proprie forze interne, perché di innesti esterni non se ne sono visti, nonostante sia Binotto che Elkann abbiano in più occasioni dichiarato che la Rossa avrebbe fatto mercato tecnici.

E invece, alla vigilia della nuova stagione, abbiamo il Presidente Elkann nel ruolo di CEO ad interim e quindi di amministratore delegato di tutta la Ferrari, GeS compresa, e Binotto che – Turrini docet, quindi una fonte affidabilissima – vivrà molti più GP da casa per seguire da vicino lo sviluppo della monoposto 2022, delegando le funzioni in pista a Laurent Mekies e Inaki Rueda. Il lato tecnico è affidato alla responsabilità dell’Ing. Cardile, l’aerodinamica a Sanchez e tant’è, secondo il vecchio adagio che non va cambiata la squadra che v… ah no.

Col cuore ebbro di speranze, confidando nella nuova PU e in una coscienziosa e funzionale spendita dei due token per il retrotreno, avremmo in ogni caso salutato con favore l’arrivo di manager di spessore e di tecnici di alto profilo, mentre Binotto continua ad “allenare” cambiando moduli, ma non uomini.

Ma la Ferrari è anche fede, dogma, un assioma che non di discute. E quindi crediamoci, perché un’altra stagione a prendere randellate sui denti da squadre di centro gruppo non è pensabile e non sarebbe ammissibile. E allora fiducia. Ce la possiamo fare.

Antonino Rendina


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