F1 | Dennis su Hamilton: “Eravamo come padre e figlio”

"Si merita i suoi titoli mondiali"

L'ex boss della McLaren ha lodato il sei volte campione del mondo per il fatto di apprezzare sempre l'aiuto ricevuto durante la sua carriera
F1 | Dennis su Hamilton: “Eravamo come padre e figlio”

L’ex boss della McLaren, Ron Dennis, è tornato a parlare dell’ottimo rapporto che ha con il sei volte campione del mondo. Durante i festeggiamenti per il sesto titolo mondiale, Lewis Hamilton aveva ringraziato il britannico per avergli permesso di arrivare in Formula 1:

“Lo ringrazio per avermi notato quando avevo solo 10 anni e per aver creduto in me, senza di lui probabilmente non sarei nemmeno qui”. 

Intervistato da Sky Sports, Dennis ha dichiarato che quel breve messaggio di ringraziamento fa capire quanto è grande Hamilton, anche se non è sempre d’accordo con quello che dice:

“Lewis è maturato nel corso degli anni, è inevitabile perché arriva con l’età, ma quello che mi piace di lui è che non dimentica. Il nostro rapporto era come quello tra padre e figlio e non credo che per Anthony (il padre di Lewis, ndr), sia mai stato un problema. Non sono sempre d’accordo con alcune delle cose che dice o fa, ma posso dire una cosa: non negherà mai l’aiuto che ha ricevuto da certe persone, suo padre, io e tutto il personale della McLaren. Ha dimostrato al mondo la competenza, la dedizione e la necessità di fare dei sacrifici. Questa è l’eredità che gli ho lasciato sotto la mia guida. Si merita i suoi titoli mondiali”. 

 

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1 commento
  1. michele

    9 Aprile 2020 at 14:47

    Ron è un grande. Tutto ha un inizio e una fine purtroppo caro Ron. Per Ron è difficile guardare al futuro, con un passato così straordinario. Fatto di vittorie, ma soprattutto di campioni veri. Ron ha sempre voluto il meglio dei piloti, e per questo ha affrontato anche grossi rischi. Senna e Prost, Hamilton e Alonso, etc…

    Non mi sono mai piaciuti i Ds e i teams mono. Che favoriscono cioè un solo pilota per contratto. Il pilota così viene quasi adorato. A parte Marko che tutti ormai conosciamo, non mi trovo d’accordo pure con Briatore, che pure lui, come anche Todt, aveva scuderie mono, con una macchina cucita su misura su un solo pilota e l’altro doveva sopperire a carenze del momento.

    Non mi sono mai piaciuti i piloti, e tra questi soprattutto uno, che hanno beneficiato di questa posizione di superiorità senza mostrare difficoltà, nella quale io mi sentirei se dovessi avere a fianco un collega che non compete veramente con me.

    Quel giorno del 1995 a Montreal sembrava già tutto finito, con una vittoria sicura della Benetton monopilota, ma ecco che all’improvviso accade il miracolo. La Benetton si ferma ai box. Il pilota smanetta sul volante senza riuscire a far ripartire il suo bolide. Ed ecco spuntare da dietro la Rossa n. 27, che vince.

    Canada, Rossa, 27, mi ricordano qualcuno………

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