F1 | Dall’esaltazione alla delusione, l’anno del gambero della Ferrari

Dai trionfi di inizio 2022 alla crisi: è stata una stagione da dimenticare per la Rossa

F1 | Dall’esaltazione alla delusione, l’anno del gambero della Ferrari

Mancano oramai poche ore e il 2022 si congederà e con esso un altro anno nel quale la Ferrari è stata costretta, suo malgrado, a vedere festeggiare la concorrenza. Si è passati dalla Mercedes alla Red Bull che, come accaduto con la Stella capitanata da Lewis Hamilton, ha fatto razzia di vittorie con Max Verstappen ottenendo entrambe le corone iridate. Per l’olandese si è trattato di una conferma, dopo il titolo vinto al fotofinish nel 2021 ad Abu Dhabi, mentre per la scuderia di Milton Keynes è stato un trionfo che mancava in bacheca dal 2013; dai tempi in cui la squadra anglo-austriaca dominava in pista con Sebastian Vettel.

Se per la Red Bull il digiuno iridato, per quel che riguarda il Costruttori è concluso, per la Ferrari invece continua a perdurare avendo raggiunto quota 15 e 14 anni rispettivamente dagli ultimi trionfi piloti e marche in bacheca a Maranello. Ma mai, come quest’anno, il colpo è stato tremendo. Si è passati dall’esaltazione ad una delusione cocente. Eppure l’anno si era aperto nel migliori dei modi per la scuderia del Cavallino, grazie alle due vittorie conquistate nei primi tre appuntamenti stagionali di cui quella in Bahrain condita anche dalla doppietta. Sembrava l’anno giusto per Charles Leclerc e per una Ferrari che aveva puntato forte sul nuovo regolamento per tornare a recitare il ruolo di regina. Ma è stata un’incoronazione effimera, un interregno molto breve spazzato via dalla ferocia della Red Bull e di Max Verstappen.

Anche in un anno dove tutto lasciava presagire per il meglio, la Ferrari è stata vittima di cronici errori che ne hanno ancora una volta sottolineato le criticità. Errori di strategia, mancata affidabilità, errori dei piloti, sviluppi non performanti: questi i punti chiave che hanno evidenziato come la F1-75 si sia persa sul più bello, lasciando un’autentica autostrada alla RB18 che, una volta trovato il giusto compromesso, non ha praticamente sbagliato un colpo grazie anche alle troppe “battute a vuoto” di Maranello.

Una crisi, quella della Rossa, la cui ultima vittoria in stagione resta quella in casa Red Bull sul tracciato di Spielberg del 10 luglio con Leclerc, che ha portato anche all’ennesimo ribaltone al vertice della Gestione Sportiva con l’addio di Mattia Binotto e l’ingresso di Frederic Vasseur. Binotto, subentrato nel gennaio 2019 a Maurizio Arrivabene, ha pagato un quadriennio nel complesso fallimentare (7 vittorie rispetto alle 14 del ciclo precedente) dove la squadra è stata condizionata dalla questione relativa all’accordo segreto con la Federazione per la power unit, producendo tante figuracce in pista soprattutto nel 2020.

Binotto ha inoltre pagato un’inesperienza nel ruolo (basti pensare a Mercedes e Red Bull, con Wolff e Horner, che nello stesso ruolo hanno gente navigata e non “tecnica”) che lo ha anche portato anche a “recitare” un camaleontismo dialettico, soprattutto per quel che riguarda gli obiettivi tracciati, rivelatosi un autentico boomerang. Ma insieme a Binotto avrebbe dovuto salutare anche (tanta) altra gente, da anni a Maranello, che ha riprodotto quasi in maniera cadenzata gli stessi identici sbagli. Un film dal finale scontato.

Ora tocca a Frederic Vasseur, criticato già prima di varcare i cancelli di Maranello che potrà piacere o meno ma almeno va a ricoprire un ruolo cucito su misura dove ha oramai acquisito una certa esperienza, che si ritrova in una squadra nuova che ha già avviato e completato la progettazione della nuova vettura. Non certo la situazione ideale per un team principal che avrà il compito di riorganizzare il team e riportare al vertice la Ferrari. Ma non sarà semplice, ci sarà bisogno di tempo e soprattutto della vicinanza da parte dei piani alti. Un’assenza, avvertita soprattutto negli ultimi mesi, che ha fatto rumore. Un silenzio assordante.

Altrimenti ci ritroveremo, anche al termine del prossimo anno, a discutere delle stesse identiche dinamiche e situazioni parlando dell’ennesimo anno del gambero.

Piero Ladisa


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