F1 | A Baku Vettel sale in cattedra, ferraristi dietro la lavagna

Leclerc e Sainz potevano fare meglio in Azerbaijan

F1 | A Baku Vettel sale in cattedra, ferraristi dietro la lavagna

Un professore in cattedra e i nostri giovani un po’ allo sbaraglio. Nel GP di Azerbaijan c’è chi ha messo insieme la giornata perfetta, Sebastian Vettel su Aston Martin da undicesimo a secondo, e chi invece si è un po’ complicato la vita, come i piloti della Ferrari Charles Leclerc e Carlos Sainz. Ma andiamo con ordine.

La Ferrari partiva dalla pole, ma la SF21 non aveva le potenzialità per difendere la nobile partenza al palo conquistata da un prodigioso Leclerc. Eppure la Rossa ben poteva issarsi sul podio, ma sarebbe servita una giornata di grazia dei suoi alfieri, e così non è stato.

Charles Leclerc ha faticato non poco con le gomme soft – e chissà che non le abbia spremute un po’ troppo nel tentativo di difendersi da Mercedes e Red Bull – subendo l’overcut di un lanciatissimo Gasly. Il monegasco ha poi pian piano trovato il giusto ritmo sulle gomme hard, ma ha commesso due errori nei momenti clou della gara: dopo la safety car si è fatto sverniciare, chiuso in un imbuto, dalla verdona guidata da Seb, e negli ultimi due giri ha mancato il colpo ferale su Gasly, eccedendo in fretta (gli capita) e permettendo al francese di rispondere all’attacco, e all’AlphaTauri di tenere il podio.

Con un po’ più di sangue freddo, con un po’ più di lucidità, probabilmente la gara di Leclerc poteva avere miglior esito di un quarto posto che fa legna ma non scalda i cuori. Il predestinato, mostruoso sul giro secco, deve ancora affinarsi in gara, in quei piccoli dettagli che possono fare una grande differenza.

Carlos Sainz, dal canto suo, ha recitato un copione che sta diventando un po’ troppo frequente. Alla partenza timida fa seguito l’errorino di guida, il tempo perso, il traffico, con la pur buona performance sul passo gara che resta però castrata in un inestricabile ginepraio di vorrei ma non posso. Lo spagnolo è veloce, ma è sempre un po’ troppo indietro, avrebbe potuto dare seguito alla prova da top driver di Montecarlo e invece s’è perso tra le viottole intricate di Baku, come un automobilista spazientito nel traffico cittadino.

I due non impeccabili studenti hanno fatto storcere il naso anche al team principal Mattia Binotto, il quale ha dichiarato che nel lungo e caotico GP di Azerbaijan il Cavallino poteva uscire con un risultato più tondo se i piloti avessero reso al meglio.

E’ questo dopotutto il prezzo che si paga per la freschezza, per la gioventù: una certa inesperienza che porta a piccole imprecisioni che messe insieme possono procurare danni tangibili. E a tenere lectio magistralis a Baku è stato proprio un grande e divisivo ex come Sebastian Vettel.

Dato per morto, spacciato, finito, bollito e quant’altro, il tedesco è salito in cattedra e ha insegnato F1 a tanti. Velocissimo con le gomme soft, gestite in maniera impeccabile durante il primo stint in rimonta, perfetto nella lettura della gara, nel tempismo delle manovre di sorpasso (Leclerc prenda appunti), glaciale in un GP interminabile dove hanno sbagliato in tanti.

Vettel ha guidato in maniera chirurgica, ha riassaporato vecchie sensazioni, non ha messo le ruote fuori posto di un millimetro. Una prestazione da Professore, un vademecum del pilota di F1, ad uso e consumo per chi ha l’umiltà di apprendere. Ma anche una risposta a tanti, troppi, compresi noi ferraristi che sappiamo cosa abbiamo guadagnato con la coppia affiatata e brillante formata da Leclerc e Sainz, ma forse non del tutto consapevoli su ciò (classe ed esperienza) che abbiamo perso senza Sebastian.

Antonino Rendina


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