F1 | Wolff: “ADUO? Va dato solo alla Honda, Ferrari e gli altri non ne hanno bisogno”
"È una sfida equilibrata, tutto questo dominio della Mercedes non lo vedo", ha detto Toto
La cancellazione delle tappe in Bahrain e Arabia Saudita ha creato un vuoto di un mese nel calendario della Formula 1, trasformandosi in un’occasione per i team di ridiscutere i complessi equilibri delle nuove power unit. Mentre la Mercedes si gode il primato in classifica grazie alla solidità di Kimi Antonelli e George Russell, il paddock si è spinto per correttivi urgenti, sollevando dubbi sulla natura stessa di queste monoposto, caratterizzate da una gestione energetica che costringe i piloti a un marcato uso del lift-and-coast e a fare i conti con il fenomeno del clipping a fine rettilineo.
In questo scenario, il dibattito si è concentrato anche sull’ADUO (Adjustment of Unit Output), il meccanismo di bilanciamento delle prestazioni introdotto per questa nuova era tecnica. Si tratta di uno strumento delicatissimo, pensato per permettere ai motoristi che accusano un distacco tecnico significativo di recuperare terreno attraverso concessioni specifiche sul flusso di carburante o sulla distribuzione dell’energia elettrica. L’applicazione di questo pareggiamento è fonte di tensioni politiche altissime: se da un lato serve a evitare che un costruttore rimanga isolato in una crisi prestazionale profonda, dall’altro rischia di penalizzare chi ha investito meglio nelle fasi di ricerca e sviluppo.
La posizione di Toto Wolff sulla trasparenza tecnica
Toto Wolff è intervenuto sulla questione, chiedendo alla Federazione un approccio basato esclusivamente sui dati oggettivi. Il team principal della Mercedes ha sottolineato come le analisi interne indichino una situazione di sostanziale equilibrio tra i principali attori in campo, suggerendo che le richieste di intervento esterno potrebbero essere mosse più da strategie politiche che da reali necessità tecniche.
“Siamo tutti chiamati a una grande prova di maturità, dai piloti ai vertici della Federazione, poiché abbiamo l’obbligo di difendere la reputazione di questo sport – ha detto Toto. Il rispetto per ciò che la Formula 1 rappresenta oggi deve guidarci in un confronto che sia costruttivo e non distruttivo. È legittimo avere opinioni diverse, ma è fondamentale che queste discussioni rimangano all’interno degli organi competenti e non diventino oggetto di attacchi pubblici mediatici. Stiamo vivendo un’epoca di successo commerciale senza precedenti e parlare male della categoria all’esterno è un autogol che non possiamo permetterci. In passato è capitato a tutti di utilizzare la stampa per ottenere vantaggi regolamentari, ma si tratta di una tattica miope che alla lunga allontana gli appassionati”.
“Nelle ultime riunioni il dialogo è stato produttivo ed è su questa strada che dobbiamo proseguire, basando ogni decisione sulla sicurezza e sull’evidenza dei dati tecnici e non sull’onda delle polemiche quotidiane. Spesso si tende a idealizzare gli anni 2000, dimenticando però gare in cui non avveniva nemmeno un sorpasso in un intero pomeriggio. Forse i piloti si divertivano di più a guidare costantemente al limite, ma il nostro compito è offrire un prodotto che funzioni per il pubblico. Oggi siamo in una posizione di forza e dobbiamo tutelarla collettivamente. Gli incidenti visti di recente non devono spaventarci oltre misura, ma vanno interpretati come errori di guida. La sicurezza è il pilastro centrale, ma non dobbiamo dimenticare che il rischio e la gestione della difficoltà fanno parte dell’essenza stessa delle corse”.
La guerra dei software e il “nuovo inizio” di Miami
Oltre alla gestione dell’ADUO, la pausa primaverile ha visto un primo scontro frontale tra Ferrari e Mercedes. La scuderia di Maranello ha ottenuto una vittoria politica importante, convincendo la FIA a limitare l’uso di un software che permetteva la disattivazione istantanea dell’MGU-K in qualifica, uno stratagemma utilizzato da Mercedes e Red Bull per ottimizzare la velocità sul traguardo. Fred Vasseur ha già avvisato che a Miami il campionato ripartirà da zero, complici anche i massicci pacchetti di aggiornamento che debutteranno sul suolo americano.
Wolff non ha negato che il vantaggio visto nelle prime due doppiette stagionali sia destinato ad assottigliarsi. La vittoria di Antonelli a Suzuka ha già mostrato una McLaren molto vicina, capace di mettere pressione alla W17 in diverse fasi di gara. Il manager austriaco guarda alla trasferta in Florida con prudenza, consapevole che le nuove direttive sulla gestione della potenza potrebbero rimescolare i valori in campo.
“L’entusiasmo per questa sfida è reale e non lo nascondo. Sebbene avrei preferito disputare le gare in Medio Oriente per consolidare il nostro vantaggio in classifica, riconosco che lo scenario descritto dai miei colleghi sia molto probabile. Questo mese di stop ha permesso a ogni squadra di studiare a fondo i dati e ai piloti di imparare a gestire meglio i nuovi sistemi ibridi; i progressi sono già visibili in pista”.
“Quello che a inizio stagione era stato letto come un dominio incontrastato della Mercedes, si sta rivelando una sfida molto più equilibrata, esattamente come avevamo previsto nei nostri scenari invernali. Per quanto mi riguarda, il weekend di Miami rappresenta una sorta di nuovo debutto stagionale. Sarà determinante verificare quanto saranno efficaci le novità portate dai nostri concorrenti e, parallelamente, capire quanto siamo stati capaci noi di affinare ogni componente della nostra monoposto. È una sfida che ci stimola molto”.
Il punto fermo della Mercedes resta la meritocrazia. Wolff ha ribadito che, sebbene sia necessario aiutare chi è in difficoltà (come nel caso del motore Honda), l’ADUO non deve trasformarsi in una zavorra per i migliori. Secondo la telemetria di Brackley, i motori di Ferrari, Red Bull e Audi sono già estremamente vicini tra loro, rendendo quasi superfluo un intervento drastico di bilanciamento.
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