Dietrofront di Hamilton sul regolamento: “La Formula 1 deve avere motori ruggenti fino alla frenata”

"Oggi abbiamo comportamenti anomali, manca naturalezza", ha detto Lewis

Dietrofront di Hamilton sul regolamento: “La Formula 1 deve avere motori ruggenti fino alla frenata”

Il dibattito sul futuro tecnico della Formula 1 registra il parere autorevole di Lewis Hamilton. Il pilota della Ferrari si è schierato ufficialmente a favore della proposta della FIA di reintrodurre i motori V8 a partire dal 2030. Nonostante il britannico avesse inizialmente difeso l’attuale ciclo regolamentare per la qualità dei duelli in pista, il sette volte campione del mondo ha evidenziato il limite strutturale delle power unit V6 turbo ibride. Questi propulsori penalizzano le sensazioni di guida a causa di un’erogazione della potenza non lineare e della totale assenza del sound classico che caratterizzava il motorsport fino al 2013.

La presa di posizione di Hamilton rinforza il fronte dei piloti contrari all’attuale direzione tecnologica del campionato. Prima di lui, Fernando Alonso aveva dichiarato come la Formula 1 avesse perso dieci anni di competizione pura a causa delle attuali motorizzazioni. Max Verstappen ha invece condizionato la sua permanenza in griglia per le prossime stagioni alla modifica della ripartizione energetica 50/50, giudicata impraticabile per mantenere le monoposto al massimo delle prestazioni. Altri piloti, come Sainz e Norris, sin dalla prima gara in Australia hanno evidenziato i problemi di questa nuova era, parzialmente risolti con le nuove direttive in atto da Miami.

Il problema cronico del regolamento F1 2026

La critica principale dei piloti si concentra sul comportamento dei motori ibridi nella fase finale dei rettilinei. Le attuali power unit soffrono del fenomeno del clipping, ovvero il taglio improvviso dell’energia elettrica quando la batteria esaurisce la carica programmata per quel determinato tratto di pista. Questo sistema costringe i piloti a subire vistosi cali di giri e di velocità massima prima della staccata, interrompendo la progressione della vettura.

Hamilton ha analizzato questo specifico limite tecnico al termine del Gran Premio del Canada, descrivendo il comportamento anomalo della monoposto: “Guido la macchina e sento che manca naturalezza in questa erogazione. Per me resta una dinamica del tutto anomala. Nel momento in cui cerchi la velocità massima e imposti la mappatura da qualifica, ti ritrovi senza spinta nel bel mezzo del rettilineo, con il motore che perde giri all’improvviso”.

Il calo di giri artificiale contrasta con la filosofia costruttiva dei vecchi motori aspirati ad alto regime di rotazione. I propulsori V8 e V10 aumentavano la loro spinta in modo lineare fino all’intervento del limitatore, un fattore che i piloti odierni considerano fondamentale per la qualità della guida in pista. Hamilton ha proseguito il suo intervento mettendo a confronto le due epoche tecnologiche della Formula 1: “Le corse automobilistiche non dovrebbero funzionare in questo modo. Un propulsore ha il dovere di urlare al massimo fino alla frenata, continuando a spingere la vettura in progressione. Questo era il comportamento normale quando utilizzavamo i vecchi motori V8 o V10, che continuavano a scaricare cavalli a terra senza mai fermarsi”.

Aerodinamica promossa, ma i motori restano il punto debole

L’analisi di Hamilton separa nettamente il giudizio sul telaio da quello sulla power unit. Il pilota della Rossa riconosce i progressi compiuti con i regolamenti tecnici, e le monoposto di oggi permettono di seguire da vicino le vetture che precedono, riducendo l’impatto negativo dell’aria turbolenta e aumentando il numero di sorpassi durante i Gran Premi. Questo miglioramento aerodinamico non basta però a colmare la delusione per la gestione della potenza elettrica.

Il pilota britannico ha riassunto così il compromesso tra la qualità del layout delle vetture e la gestione dei motori ibridi: “Oggi gestiamo un fattore di gara totalmente inedito rispetto al passato. Penso che la macchina attuale sia progettata meglio a livello aerodinamico, consentendoci di lottare, azzerare i distacchi e fare i rettilinei in scia, e questo rappresenta il punto forte del regolamento. La gestione dei cavalli è invece la parte meno stimolante. Lascio volentieri la discussione tecnica agli ingegneri per capire chi abbia l’unità migliore, spero solo riescano a trovare idee valide per il futuro”.

Lo stallo politico sui regolamenti futuri

Le dichiarazioni della griglia aumentano la pressione sulla FIA e sulla FOM, impegnate a definire i regolamenti per i prossimi anni. Se da un lato l’introduzione dei motori ibridi ha permesso di attirare nuovi costruttori globali come Audi e Ford, dall’altro ha creato interrogativi. I piloti chiedono vetture più leggere, veloci e prive di vincoli software nella gestione dell’energia. I motoristi, al contrario, difendono gli investimenti miliardari già stanziati per lo sviluppo delle tecnologie elettrificate.

La proposta di tornare ai motori V8 nel 2030, supportata da carburanti sintetici a impatto zero, rappresenta la via di mezzo studiata dalla Federazione per unire le esigenze commerciali dei marchi automobilistici alle richieste sportive dei piloti. L’obiettivo della governance è eliminare la complessità delle batterie attuali, riducendo il peso complessivo delle monoposto e ripristinando il sound tradizionale senza perdere la sostenibilità ambientale.

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