Pagelle del Gran Premio di Spagna

Commenti semiseri alla gara Catalana

Pagelle del Gran Premio di Spagna

Quinta gara e quinto vincitore diverso. In un mondiale in cui più che andar forte sembra fondamentale fare i calcoli giusti, a Barcellona la spunta l’incredibile Williams di Pastor Maldonado, che vince a sorpresa davanti alla rediviva Ferrari di Alonso e alle Lotus, che hanno più di un motivo per recriminare. Praticamente una roulette, dunque. E ora si va a Monaco… buona lettura!

Sebastian Vettel: 7,5 – Forse sarà l’età avanzata, l’Alzheimer, quello che volete. Però chi vi tedia con queste pagelle fa fatica a capire fino in fondo la penalità comminata al tedesco, in assenza [quantomeno per il sottoscritto] di un sorpasso sotto bandiere gialle. Poi, e ancora, il pagellista fa fatica anche a capire la differenza di ritmo tra la prima e l’ultima parte di gara del campione del mondo. All’inizio arranca, cambia addirittura il musetto per mancanza di carico, alla fine vola letteralmente. Misteri della massima formula. Detto questo il sesto posto, con un recupero bestiale nell’ultimo quarto di gara, gli fa strappare un bel voto. E -ben più importante- lo rispedisce in testa al mondiale. E scusate se è poco. Misterioso.

Mark Webber: 5 – Anche della sua gara, perdonateci, non ci abbiamo capito granché. Lui è bravissimo a venirci incontro con una perla di saggezza popolare che bisognerà tenere bene a mente per tutta la stagione: «Se spingi superi gli avversari ma rovini le gomme, se non lo fai preservi le gomme ma non superi i rivali. E’ il discorso se è meglio l’uovo oggi o la gallina domani». Vagli a dire qualcosa. Per una volta parte discretamente, poi un misterioso problema all’ala anteriore gli fa perdere cinque posizioni in mezzo giro. Rientra a cambiare musetto, torna in pista e finisce inchiodato dietro la Force India di Hülkenberg. Non il miglior weekend in carriera, decisamente, pur con una vettura scorbutica e carente di carico. L’undicesimo posto finale non muove la classifica. Ma l’impressione, anche vedendo quanto combinato da Vettel -che pure ha scontato un drive through– è che sia lui per primo ad averci capito poco. Frastornato #1.

Jenson Button: 4,5 – Spesso ci è capitato di dire «e quando meno te l’aspetti, ecco che spunta JB e si prende Game, Set e Match». Ecco, stavolta è esattamente il contrario. Suona più o meno così: «E quando più te l’aspetti, ecco che JB scompare e buca completamente Match, Set e anche Game. Un mistero, sul serio. Su una pista tradizionalmente mangiagomme l’inglese, solitamente maestro nella gestione dei pneumatici, è semplicemente non pervenuto. Lui dà la colpa ad una vettura con pochissima aderenza [ma chi li sceglie, poi, gli assetti?], fatto sta che si trova in difficoltà sin da subito e non pare mai in grado di tenere sotto controllo la situazione. Chiude addirittura dietro Hamilton, che scattava ultimo per colpe non sue. E l’unico sorpasso lo compie ai danni di Massa, e di questi tempi è un po’ pochino per meritarsi la sufficienza, no? Chissà se è stato solo un episodio. Frastornato #2.

Lewis Hamilton: 9 – Non si fa mancare nulla nemmeno stavolta, in termini di sfighe. In qualifica la squadra vanifica una pole position da manuale incasinandosi con la benzina. In gara poi -ma qui, davvero, si rasenta la barzelletta- l’ennesima incomprensione ai box con tanto di passaggio sopra alla pistola deputata alla ruota posteriore sinistra, modello BigFoot americano. Chi vi scrive ha avuto modo di dire la sua sul siluramento di Jarno Trulli più volte, ma pian pianino inizia ad essere più sereno. In quanto a jella, abbiamo trovato l’erede. Un fil rouge che inizia da Stirling Moss [il Re senza Corona], passa per Chris Amon, Jean Alesi, Jarno e appunto Lewis. E’ bello sentirsi meno soli, diciamo noi. Che palle, dice giustamente LH. Che Palle, aggiungiamo noi, a questo punto, riferendoci agli attributi del pilotino inglese. Gara tosta, gagliarda, tutta d’attacco, ma -udite udite- con una sosta in meno di tutti gli altri. Lui, con la fama di mangiagomme, sissignori. E se ci fosse stato un giro in più avrebbe pure passato Rosberg. Giù il cappello, signori. La gara della maturità. Ora però urge antimalocchio, subito. Macumbato.

Fernando Alonso: 9 – Un secondo posto che vale una vittoria, dice lui. Una vittoria che sarebbe anche stata possibile, diciamo noi. A partire da uno start al solito a palla di cannone, ma oramai questo fa poco notizia. Conduce autorevolmente fino alla seconda sosta, dove la strategia differente di Maldonado -e la Marussia di Pic, in parte- hanno la meglio sulla resistenza pur stoica dell’asturiano. Sull’episodio del doppiaggio bisogna fare un po’ di chiarezza. E’ vero che del tempo è stato perso, ohibò. Ma è anche vero che dopo la sosta Nando torna in pista a sei secondi abbondanti da Maldonado. Che non possono essere tutti frutto dell’ostruzionismo di Pic, no? Quantomeno a noi sembra così. Poi, chiaro, tra perder tempo e non perderlo è sempre meglio -come ci ricorda l’ottimo Quèlo- «La Seconda che hai detto». Ma così è andata, e pace. A una quindicina di giri dalla fine sembra in grado di passare Maldonado, arriva anche in zona DRS ma il venezuelano non commette errori e alla fine lo costringe ad accontentarsi della seconda piazza, poi insidiata dal ritorno di Räikkönen. Molto più di quanto fosse lecito aspettarsi alla vigilia. No? E il bello -udite udite- potrebbe addirittura arrivare ora. Lui ci ha sempre creduto. Tosto.

Felipe Massa: 4,5 – La scena più deprimente, quantomeno secondo noi, è questa. Alonso ha quasi preso Maldonado, è sotto il secondo di distacco, in zona DRS. I due arrivano a doppiare una coppia di piloti più lenti. Uno dei due -quello dietro, tra l’altro- è proprio il compagno di squadra di Alonso. Brutte cose. Fino al drive through, in realtà, non correrebbe nemmeno male, vista e considerata la posizione di partenza. Poi però, di riffa e di raffa, perde tempo, scivola indietro e andrà a chiudere con un improbabile quattordicesimo posto. Davanti solo a Caterham, Marussia e HRT. In pista lo passa pure Button, che per sua stessa ammissione qui ha vissuto uno dei peggiori weekend degli ultimi tre anni. Una pena. A dirla tutta ci mancano anche le parole, in questo momento, tanto la situazione è paradossale e assurda. Chissà come andrà a finire. Imbarazzante.

Michael Schumacher: 4 – Chi tampona ha sempre torto. Punto. Poi è vero, Senna si sposta a destra e poi accenna un movimento verso sinistra. Ma lui non è che lo becca di striscio, gli entra -scusate il francesismo- proprio nel culo. Ingiustificabile. Chissà cos’avrà pensato, un certo David Coulthard, vedendo questa scena… Distratto, quantomeno.

Nico Rosberg: 7 – Quello che ci fa ridere è che ci sono dei clichés che restano sempre e comunque immutati e fedeli a se stessi. Come, ad esempio, la cronica fame di gomme della Mercedes. Poi, intendiamoci, in questa Formula 1 che somiglia più a una battaglia navale che alla massima espressione dell’automobilismo sportivo, ci sta che il confine tra il quinto e l’ottavo posto siano un paio di giri e un calcolo aritmetico più o meno giusto. Se la gara fosse finita cinque giri prima Nico avrebbe chiuso al quinto posto. Se fosse terminata un giro dopo avrebbe pure perso la posizione da Hamilton, tagliando il traguardo non settimo ma ottavo. Che dire. Oggi va così, se non ti piace cambia canale. Questa F1 somiglia sempre di più alla 500 miglia di Indianapolis [che chi vi scrive, per inciso, non si perde da una quindicina d’anni a questa parte, quindi il paragone non vuole essere assolutamente denigratorio]. Lì ci son 200 giri. Scopo del gioco è trovarsi entro il giro del vincitore a 20-30 tornate dalla fine. Solo da lì inizia la vera gara. Non vorremmo che si arrivasse a questo, ecco. Il limite ora è sottile come una carta velina. Forse troppo. Ma in questo lui non c’entra. Scusate la divagazione. Matematico.

Kimi Räikkönen: 8 – Per la seconda volta di fila ha l’opportunità di vincersi la sua bella gara ma deve solo annusarlo, il gusto della vittoria, senza gustarlo appieno. Colpa di una prima parte di gara non eccezionale e di una strategia perfettibile, che ritarda troppo l’ultima sosta. Quando alla fine si mette a girare come un missile, guadagnando un secondo e mezzo al giro rispetto al duo di testa, è oramai troppo tardi. Nonostante questo arriva negli scarichi di Alonso. Se la gara fosse stata un giro più lunga l’avrebbe forse passato. E se ce ne fossero stati altri 5-6, di giri… Ma son discorsi che davvero lasciano il tempo che trovano. La F1 di quest’anno è anche e soprattutto questo, calcolo, misura, dosaggio col bilancino. Ad ogni modo, tornando a noi -anzi, a lui- la sua gara è solida, consistente, positiva. Meriterebbe forse mezzo voto in più, ma è pur vero che -come si diceva in apertura- aveva le carte in regola per vincerla, questa corsa, ed è solo -si fa per dire- arrivato terzo. Manca ancora quel quid in grado di dargli la vittoria. Ruggine? Sfortuna? Errori? Chissà. Arriverà, comunque, statene certi. Scommettiamo? Rimontante.

Romain Grosjean: 8 – Al via si arrangia un po’ alla Totò con Perez -che prova a sgusciargli davanti- forandogli involontariamente la gomma posteriore. Fa fatica nel primo stint, con l’ala anteriore rovinata che gli garantisce poco carico aerodinamico, ma è bravo a non capitolare. Poi -con una calma degna del miglior veterano- lascia che la gara gli venga incontro, evitando di perdersi in duelli perlopiù sterili ma badando a preservare vettura e gomme. Tattica che gli vale un ottimo quarto posto finale, giusto alle spalle del compagno di squadra. Romain -non ce ne voglia il cordiale francesino- è comunque la dimostrazione di come un ambiente tranquillo e soprattutto una vettura competitiva possano aiutare nella maturazione di un giovane pilota. Avere sotto il sedere una monoposto valida fa sì che tu abbia meno bisogno di strafare, per dimostrare quanto vali. E -di conseguenza- è fisiologico che tu commetta meno errori. Probabilmente su questa Lotus avrebbe fatto bene anche il primo Grosjean [ve lo ricordate?]. Lungi da noi comunque sminuire la prestazione del francese, sia chiaro. Era solo così per dire, un ragionamento a voce alta del quale volevamo rendervi partecipi, nulla più. Saggio..

Paul di Resta: 5,5 – Non c’è niente da fare, in un mondiale così serrato è un attimo passare dal sesto-settimo posto al quattordicesimo. Prendete Paul. Al via scatta davanti al compagno di squadra e ci resta per un bel po’ di giri. Poi però inizia a subire il degrado delle gomme, le prestazioni decadono, [lui ci mette anche del suo con un paio di sbavature] e alla fine, come se niente fosse, va a chiudere quattro posizioni dietro Hülkenberg, ben lontano dalla zona punti. Lotta per tutta la seconda metà della gara con le Toro Rosso, che tutto sommato vanno un po’ più piano di lui ma non abbastanza da permettergli il sorpasso. E alla fine se ne va da Barcellona con il più classico dei pugni di mosche in mano. Peccato. Ma la lotta -dicevamo- è dura e serrata. Oggi a me, domani a te. E sotto a chi tocca. Sconfitto..

Nico Hülkenberg: 7 – Proseguendo su quanto si diceva a proposito di di Resta, proprio perché la battaglia è serrata e ravvicinata il decimo posto di Nico è importantissimo. Importantissimo perché ottenuto tenendo dietro per tanti giri la Red Bull di Webber. Che -al solito- non aveva una velocità di punta monstre, anche nonostante il DRS, ma che è pur sempre un cliente scomodissimo da trattare. Bravo, bravissimo a resistere al ritorno dell’australiano. E bravo anche a gestire una gara complicata anzichenò. Hamilton lo passa due volte, una a causa di un suo errore e una di forza, ma sono peccati tutto sommato veniali. Mentre veniale non è il punticino che raccoglie. Più per il morale che per la classifica, certo. Ma -e il pagellista ve lo ripeterà fino alla nausea- chi vi scrive è rimasto deluso dalla Force India, si aspettava molto di più da questa macchina. E fare risultato ha un valore ancora più importante, almeno per noi. Resistente.

Kamui Kobayashi: 8 – Se fosse un film il titolo sarebbe “L’uomo che sussurrava ai sorpassi”. O meglio “L’uomo dei sorpassi improbabili”. Se fosse un proverbio sarebbe “Se la montagna non va a Maometto, e se in rettilineo non si passa nemmeno col DRS, allora Maometto va alla montagna e sorpassa in curva”. Perché l’estroso giapponese dà spettacolo con una Sauber rivitalizzata dagli ultimi aggiornamenti aerodinamici. Parte nono, chiude quinto, si produce in manovre da applausi a scena aperta, e si rammarica perché partendo più avanti avrebbe anche potuto arrivare a podio. Il che è vero solo in parte, ma gliela perdoniamo perché ci ha fatto divertire parecchio. Pare più brillante rispetto alle ultime apparizioni. Magari sono stati i diversi caffè italiani che chi vi scrive e gli ha visto bere al bar dell’Autodromo del Mugello durante le pause pranzo dei test, chissà. Ma c’è piaciuto parecchio. Che il suo campionato inizi da qui? Tosto.

Sergio Pérez: sv – Pronti-via e sguscia tra le due Lotus con astuzia. Alla terza curva Grosjean lo sfiora, gli fora la gomma posteriore sinistra e lo spedisce rispettivamente ai box e in fondo al gruppo. Azzarda una timida rimonta -con tanto di giro più veloce provvisorio- prima che la vettura sospenda le trasmissioni [o che la trasmissione smetta di trasmettere, scegliete voi quale tra le due orribili diciture preferite]. Pressoché incolpevole al via, ingiudicabile fino al momento del ritiro.

Daniel Ricciardo: 5,5 – L’unico momento di gloria -si fa per dire- della sua gara arriva quando Hamilton, in piena trance agonistica, in un colpo solo passa sia lui che Vergne. Capite da soli, dunque, visto che il suo quarto d’ora di celebrità è questo, che il weekend spagnolo non sarà quello che Daniel, quando piloterà pantofole e vestaglia da pensionato, racconterà ai suoi nipotini. La Toro Rosso fa fatica, sui lunghi curvoni spagnoli, e se non c’è carico di miracoli non se ne fanno. Lui galoppa al piccolo trotto fino al tredicesimo posto finale, conscio che è forse l’unica cosa che è in grado di fare. Gli neghiamo la sufficienza solo perché tutto sommato arriva comunque dietro al compagno di squadra. Ma è una bocciatura più simbolica che cattiva. Triste.

Jean-Éric Vergne: 6 – Anche per lui valgono più o meno i discorsi fatti per Ricciardo. La macchina fa fatica, manca carico, miracoli non se ne fanno, non esistono più le mezze stagioni, la mamma è sempre la mamma, i figli so’ piezz’e core, e altre amenità dello stesso tipo. E anche lui dà spettacolo -in negativo- quando viene sverniciato in contemporanea a Ricciardo dallo scatenato Hamilton. E allora perché, direte voi, lui merita la sufficienza? Perché ha uno slancio d’orgoglio al via, quando dal diciassettesimo posto in griglia chiude il primo giro addirittura al decimo posto. Semplicemente spettacoloso. Alla fine, è vero, taglierà il traguardo appena davanti a Ricciardo, tredicesimo, ma lo sfizio di mettergli sei ce lo togliamo. E’ pur sempre un deb, tra l’altro, guai a dimenticarselo. Sgusciante.

Pastor Maldonado: 10 – E ce l’aveva anche detto, maledizione, ce l’aveva anche detto. Ci avevamo parlato, al Mugello, non più tardi di una settimana e mezzo fa. Ci aveva detto: «in qualifica facciamo un po’ di fatica, ma se miglioriamo in quel settore in gara non abbiamo paura di nessuno, soprattutto in piste con un alto degrado delle gomme». Controllate QUI, per credere. Detto fatto. In Spagna arriva la prima pole in carriera -d’ufficio, complice la squalifica di Hamilton, ma pur sempre pole- e, sullo slancio, la prima vittoria. Come se un giovane studente di belle speranze si laureasse con 110 e lode e, poco dopo, beccasse anche il Nobel. L’unica cosa che non azzecca al 100% -previsioni comprese- è la partenza, dove si fa bruciare da Alonso. Per il resto è magistrale in tutto e per tutto, per ritmo, grinta, velocità e freddezza nel resistere al ritorno dello spagnolo. Eccezziunale veramente, direbbe Abadantuono. E’ nata una stella? Chissà. Per intanto complimenti, Pastor. Sei stato Grande.

Bruno Senna: sv – Si salva da un votaccio solo perché al giro numero 13 Schumacher decide allegramente di silurarlo nemmeno fosse una portaerei americana contro un U-BOOT nazista. Al limite ma corretta -a nostro parere- la manovra difensiva sul tedesco, palesemente deficitario il suo weekend -quantomeno rispetto al compagno di casacca- fino al ritiro. Ma -appunto- resta in gara troppo poco per poterlo bocciare con cognizione di causa. E allora si salva in corner. Per ora. Fortunato.

Heikki Kovalainen: 6,5 – A un certo punto, potenza delle strategie, è addirittura quinto. Roba che se un marziano fosse atterrato sulla Terra in quel preciso momento avrebbe potuto crederci sul serio. Salvo poi venire inquadrato mentre la muta delle vetture che si erano fermate lo passano a destra, a sinistra, sopra, sotto e anche da altre parti innominabili. Barcellona con l’asciutto è una di quelle piste in cui c’è ben poco da inventarsi, per un pilota, e lui lo sa bene. L’unica è sperare in un miracolo, guidare puliti e cercare di portare a casa la vettura senza far particolari danni. Ed è esattamente quello che lui e il compagno di squadra fanno, senza infamia e senza lode. A Monaco potrebbe già essere diversa. Almeno il biondissimo di Rovaniemi ci spera. Chi siamo noi per disilluderlo? Ottimista.

Vitalij Petrov: 6 – Dopo aver allegramente spiegato di aver paura dei curvoni ultraveloci del Mugello, il Compagno Petrov si presenta a Barcellona e i meccanici gli fanno trovare nell’abitacolo un paio di mutande appositamente rinforzate nei punti strategici nel caso in cui volesse farsela addosso anche in Spagna. Scherzi a parte -e tralasciando l’infausta uscita sullo splendido circuito toscano- in Catalunya anche Vitaly deve fare buon viso a cattivo gioco, limitandosi [?] a girare di conserva con Kovalainen senza far danni né alla macchina né ai concorrenti più veloci durante i doppiaggi. Impresa -si fa per dire- che gli riesce tutto sommato bene. Non era questa la pista dove ottenere l’exploit salvastagione. E allora va bene così. Sperando che il processo di miglioramento della sua vettura riprenda dopo il Gran Premio di Spagna. Fifone.

Pedro de la Rosa: 6,5 – Correre la gara di casa è sempre un’emozione particolare, anche a più di quarant’anni. Farlo con una HRT è però un qualcosa a metà tra il bello e l’imbarazzante. Un po’ come tornare al mare dopo un inverno di freddo, neve e gelo, e godersi il sole pur sapendo di essere palesemente impreparati alla prova costume. E’, insomma, una questione di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Pedro non può che vederlo pieno fino all’orlo, quantomeno davanti a microfoni e telecamere. Possiamo solo immaginare quello che abbia in realtà dentro la testa. Però vogliamo raccontarvi un episodio. Chi vi scrive -per una serie di coincidenze- si trovato a vedere il Gran Premio in Spagna, a Valencia, dunque con commento televisivo in spagnolo. E -per quel poco che ha capito- ha avuto modo di notare l’affetto che i commentatori hanno non solo per Alonso ma anche per Pedro. Un affetto sincero, che a tratti rasenta anche la tenerezza. E che ci ha fatto davvero piacere riscontrare. E allora, in questo senso, va bene pure il diciannovesimo e ultimo posto, vanno bene i tre giri di distacco, va bene tutto. Il bicchiere è davvero pieno. Ed è bello, sul serio. Stavolta non scherziamo. Orgoglioso.

Narain Karthikeyan: sv – Al solito scatta a rilento, ma oramai non ci si fa nemmeno più caso. Parte penultimo, esce dalla prima curva ultimo, supera Pic quando va in testacoda ma il francese lo ripassa subito rispedendolo all’ultimo posto. Che occuperà fino al ritiro, al giro numero 25, per un problema meccanico. Poco altro da aggiungere. Anzi, proprio niente. Se non che viene fatto correre d’ufficio nonostante si sia qualificato oltre il 107% del tempo del pilota più veloce. Ingiudicabile.

Timo Glock: 6 – Curioso quanto dichiara a fine gara: «Per quanto mi riguarda posso solo spingere circa all’80% al momento». Chissà chi gli impedisce di tirare al massimo. Forse per contratto non può dare tutto, per non far sfigurare HRT, Caterham e compagnia bella. Bah. A parte questo, la sua gara è al solito decisamente monotona. Lotta per la bellezza di mezzo giro [!!!]con Hamilton, poi non può far altro che girare solo soletto in attesa che arrivi la fine della gara, preservando le gomme, guardando gli specchietti e sperando che l’ultimo giro arrivi prima possibile. Sembra quasi annoiato, scocciato da questa situazione. Stato d’animo peraltro comprensibile. Al Mugello l’abbiamo visto aggirarsi nel paddock abbastanza nervoso. Forse è solo esasperato. O insofferente. Boh. Certo è che -se vuole continuare a correre serenamente- farà bene a mettersela via. Perché non sono previste robuste inversioni di tendenza, almeno nel breve/medio periodo. Scorbutico.

Charles Pic: 4,5 – Passo indietro abbastanza robusto per il piccolo francese. In una sola gara commette più errori che nelle prime quattro. Al via si gira in mezzo al gruppone, viene evitato per miracolo dalle HRT ma deve ripartire dal fondo del gruppo. Ripassa le due vetture spagnole, poi da doppiato tiene dietro in maniera ingiustificata la Ferrari di Alonso per quasi un giro, facendogli perdere tempo e beccandosi nel contempo pure una penalizzazione per mancato rispetto delle bandiere blu. E scusate se è poco. La rottura dell’albero motore pone fine alla sua gara. E forse è stato un bene, visto che non sembrava per niente nello stato di forma migliore. Ma una giornataccia ci può stare. Sperando sia solo una, però, ecco. Rimandato.

Manuel Codignoni
www.f1grandprix.it

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