GP Russia: Hamilton spia di sua maestà, Vettel se la gode, Raikkonen vero guerriero

Sochi regala spettacolo: Hamilton "one man show", Vettel e Raikkonen divertono, Perez gran podio

GP Russia: Hamilton spia di sua maestà, Vettel se la gode, Raikkonen vero guerriero

Un circuito piatto in tutti i sensi, liscio come un tavolo da biliardo e senza arte nè parte, eppure capace di regalare un GP avvincente, a tratti pericoloso, a causa di una carreggiata la cui larghezza è inversamente proporzionale alla velocità raggiunta. Un po’ pazzia, un po’ giostra, questo circuito nel villaggio Olimpico di Sochi; quello che conta di più è che nessuno dei gladiatori si è risparmiato.

LEWIS AGENTE “009” CON LICENZA DI DIVERTIRE Ormai il “nero” fa quello che vuole; ad esempio canna la pole position ma riesce ad attirare su di se tutte le attenzioni, passeggiando nel parco chiuso intorno alla Ferrari ad uso e cosumo dei fotografi e snobbando del tutto il poleman Rosberg. Domenica passeggia dopo il ritiro del compagno, compone la nona sinfonia stagionale e si inventa un vero e proprio spettacolo: in un misto tra James Hunt ed Eddie Irvine, invita tutte le ragazze immagine in conferenza stampa, tra foto, sorrisi, ammiccamenti e bigliettini con tanto di numero di telefono. Spaccone all’inverosimile quando chiede alla Ferrari di migliorare per permettergli di lottare ruota a ruota con Vettel (con il quale sembra stia nascendo un bel rapporti di stima). Non pago, si toglie anche lo sfizio di fare il bagno di champagne sul podio a Putin. Insomma questo Lewis fa un baffo a James Bond.

VETTEL REGALA SORRISI ED IMPRESE La piazza d’onore in Russia è stata occupata da Seb Vettel, che ha approfittaro anche dell’assurdo guasto all’acceleratore occorso a Rosberg. Con un sorriso che non finisce più, capace di essere sfottitore vero e genuino provocatore fuori dalla vettura, eppure condottiero serissimo ed implacabile quando si cala nell’abitacolo, senza fare sconti a nessuno. Il duello con Kimi lo esalta, ne rivela il carattere da cannibale puro, nonché un talento immenso, incontenibile anche a parità di vettura. Rincorre Hamilton, gli strappa il giro più veloce della gara, gode come un matto per l’undicesimo podio e per aver superato Rosberg in classifica e il teammate in pista. Dietro al sorriso da angioletto si cela un diabolico pilota affamato di vittorie.

RAIKKONEN, QUANTE EMOZIONI! La Ferrari, al netto di qualche sofferenza a mandare in temperature le gomme in qualifica, si conferma nel modo più assoluto seconda forza. Ancora promossa la SF15-T, finalmente versatile e competitiva su tutti i tipi di tracciato, anche quando rettilinei e pista scivolosa potevano essere un difficile cliente. Tiratina (o tiratona) di orecchie al muretto per aver richiamato troppo presto Raikkonen ai box, rimandandolo in pista nel traffico e costringendolo ad una gara di rimonta. Per fortuna il “nostro” era notevolmente ispirato, a tratti scatenato, capace di correre come non si vedeva da tempo. Indomabile iradiddio, spettacolo per gli occhi, con una guida insolitamente nervosa, cattiva, aggressiva. Un Kimi arrabbiato che ci è piaciuto, che ci ha fatto godere, e chissenefrega se è arrivato soltanto ottavo, penaltà inclusa. Il risultato resta meravigliosamente dolce perché figlio del coraggio, della grinta, di un cuore gettato oltre l’ostacolo di una strategia di gara pensata soltanto per Vettel. E poi quel Bottas lì proprio non va giù. Subdolo connazionale nell’ammiccare alla Ferrari (ancora e per un altro anno col numero 7), avversario quindi acerrimo e in quel momento lento, piantato. Questione di gerarchie, questione di carattere, o la va o la spacca. La differenza di velocità è netta, lo spirito è quello del vero cuore da corsa, emozione purissima. La FIA vuole ragionieri al volante, la Ferrari risponde con un grande Pilota, e quel traguardo con la macchina malconcia ha ricordato Gilles.

UN PICCOLO GLADIATORE SPAGNOLO Sochi è stata un’arena, una corsa pazzesca, con protagonisti drogati di adrenalina e invincibili. Un fine settimana tra amici esaltati, pazzi e perciò ammirevoli. Prendi Carlos Sainz; sembrava un pilotino fatto bene, tranquillo, mica quel pazzo di Verstappen. E invece si inabissa nel mare di barriere a 200 e passa all’ora in qualifica, finisce in ospedale intontito, fa i salti mortali per correre il GP e ci riesce. Rimonta da paura con vertigini annesse, la mente può tutto quando governa il corpo. Già eroico, epico quando si ritira per un problema ai freni. Mai una gioia Carlos, ma che gara hai fatto?

POTERE SUDAMERICANO Messico e nvuole per Checo Perez, ritornato alla specialità che lo rese famoso ai tempi della Sauber, quella di gestire alla perfezione le gomme per lunghi tratti di gara. Pit stop anticipato e podio virtuale, poi Bottas e Raikkonen lo fregano, prima di auto-eliminarsi. E Sergio va, a regalare in due anni il secondo podio alla Force India (terzo della storia), distaccando di sedici punti in campionato quell’Hulkenberg tanto decantato. Forte il tedesco, ma questo Perez sta disputando un mondiale fenomenale. Sorride di gusto anche Felipe Massa, partito quindicesimo ed in difficoltà con una Williams che non riusciva proprio a guidare. La rimonta è un tocco lieve, di fioretto, senza disturbare, con sorpassi precisi e tanto ritmo. Il quarto posto è la giusta ricompensa dopo le difficili gare di Singapore e Suzuka.

FERNANDO, COSI’ CI PIACI Auguri Alonso, per i 250 GP. Sei stato giovanissimo fenomeno, imberbe campione del mondo con tanto di paperella ad ogni vittoria, cattivissimo alfiere della McLaren, idolo dei ferraristi negli anni delle tremende sconfitte, adesso vittima di una PU che fa pena. Tanta roba e finalmente qualche sorriso in più, un animo disteso verso la squadra, un team radio simpaticissimo, l’affetto di chi c’era alla tua festa e anche di chi non c’era, con la consapevolezza di essere stato comunque un interprete unico di questa F1, anche se talvolta incompreso e non sempre amato.

Antonino Rendina

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