F1 | Non è ancora una Super Ferrari, ma la Rossa adesso va forte

Imola ha confermato le buone impressioni del Bahrain

F1 | Non è ancora una Super Ferrari, ma la Rossa adesso va forte

Tra le mille variabili di una corsa intensa, bellissima, vera, a Imola un dato è emerso in modo limpido, la controprova di una bontà progettuale e di un recupero concreto: la SF21 era veloce in ogni condizione, con pista asciutta e con pista bagnata.

Per una squadra che troppo spesso negli ultimi anni ha affrontato irrisolvibili e irresoluti grattacapi di assetto, temperatura o degrado delle gomme, bilanciamento, vedere con quanta facilità la Rossa “funzionasse”, rendendosi guidabile per entrambi i suoi alfieri, è l’indizio che la strada intrapresa sia quella giusta.

Charles Leclerc e Carlos Sainz hanno chiuso al quarto e quinto posto un GP affrontato in modo diametralmente opposto. Chirurgico e brillante il talento monegasco nell’infilare Perez in partenza e sognare un podio sfumato solo sotto l’attacco ferale di quell’iradiddio di Norris (con una McLaren rivale principale di Maranello nella corsa al podio Costruttori), più irruente e casinista il pilota spagnolo, capace però di spiccare alla distanza dimostrando un ritmo indiavolato, ulteriore prova della sua bravura e di un adattamento veloce alla nuova squadra.

Quarto e quinto, con qualche rimpianto. Perché la Ferrari ha dimostrato finalmente di poter intravedere e ambire al podio, era lì, e soprattutto non ha dimostrato gravi pecche. Maranello paga ancora qualcosa di motore, per non dire poi che nel circuito del Santerno aveva scelto di caricare un po’ l’assetto, decisione che indubbiamente ha pagato in curva, ma non sul dritto. Si tratta in ogni caso di dettagli, certamente da affinare, ma che non spostano il giudizio complessivo.

Lo stato dell’arte, dopotutto, è abbastanza chiaro e ci dice che Mercedes e Red Bull corrono un campionato a parte. Di primo acchito non sembrano essere a distanza siderale sulle prime inseguitrici, ma come la gocciolina che pian piano scava la montagna, sulla distanza di gara la forbice è ancora troppo ampia. Lewis Hamilton nella sua personale rimonta dopo l’errore alla Tosa sembrava di un’altra categoria, bevendosi senza colpo ferire le due McLaren e le due Ferrari.

Rischiamo così di assistere ad un campionato spaccato, dove la vera SuperLega la faranno bibitari e anglo-tedeschi, lasciando le altre a scannarsi per il piazzamento sul gradino più basso del podio Costruttori. Che poi, lo ricordiamo, è l’obiettivo dichiarato della Ferrari. Il Cavallino partiva da una base pessima, una macchinaccia che generava troppa resistenza all’avanzamento, con problemi di stabilità al posteriore e di inserimento in curva, e con un motore a dir poco imbarazzante.

A regolamenti quasi congelati i tecnici della Scuderia sono stati capaci di evolvere la derelitta SF1000 e progettare questa SF21 che è veloce, stabile, ben bilanciata ed equipaggiata con una power unit che spinge. Con le nuove regole che limitano il carico al posteriore a causa della riduzione del fondo, la Ferrari è la squadra in griglia che ha dimostrato la crescita maggiore, riportandosi a ridosso delle posizioni che le competono, insidiando quella McLaren da molti reputata inavvicinabile, e lasciandosi alle spalle la tanto quotata Aston Martin (finora deludente) e la modesta Alpine, che pure nel 2020 era davanti.

Questi sono fatti, che dimostrano come l’inerzia sia dalla parte della squadra di Binotto, che il vento (forse) sta cambiando. E’ chiaro che la Ferrari non può accontentarsi del ruolo di ancella delle regine della categoria, dovendo tendere sempre più a chiudere il gap e portarsi a quel livello. Ma soltanto parlare in questi termini sarebbe stato impensabile fino a qualche mese fa. Già solo per questo l’attuale Ferrari merita un po’ di fiducia.

Antonino Rendina


Leggi altri articoli in Focus F1

Lascia un commento

1 commento

You must be logged in to post a comment Login

Articoli correlati