F1 | Gran Premio del Brasile: l’analisi della gara

Riviviamo ed analizziamo i momenti più importanti del weekend brasiliano

F1 | Gran Premio del Brasile: l’analisi della gara

Il Gran Premio del Brasile si è confermato come da tradizione uno degli appuntamenti più emozionanti del mondiale, dove l’imprevisto è dietro l’angolo e nulla è scontato. Le condizioni meteo variabili e le differenze tra le squadre nella gestione degli pneumatici hanno fatto ancora una volta la differenza, regalandoci un weekend avvincente dal punto di vista dello spettacolo in pista ma anche molto interessante sotto l’aspetto tecnico, andando a confermare alcune tematiche che si sono già proposte durante l’arco di questa stagione.

Sotto il traguardo i distacchi sono risultati molto contenuti per quanto riguarda i top team, con i primi quattro racchiusi nello spazio di circa cinque secondi, anche se questo mero dato non racconta tutto il film della gara. A trionfare è stato ancora una volta Lewis Hamilton, autore di una buona prova in cui ha saputo sfruttare al meglio gli errori e le sventure degli avversari, portando a casa il decimo successo stagionale ed il secondo sulla pista di Interlagos. Non è stato però tutto così semplice per l’inglese: come rivelato da Toto Wolff nel post-gara, non sono mancati i problemi per il neo-5 volte campione del mondo, il quale ha dovuto fare i conti con qualche grattacapo di affidabilità di troppo della sua Power Unit e con una gestione gomme tutt’altro che eccellente, soprattutto sulle mescole più soffici. Un pizzico di fortuna ha poi senza dubbio aiutato Lewis a portare a casa la vittoria e, soprattutto, il titolo mondiale costruttori per la Mercedes, il quinto consecutivo dall’era ibrida.

Il grande sconfitto di giornata non può non essere Max Verstappen, autore di un’ottima gara fino al momento dell’incidente con Esteban Ocon in curva 2, il quale ha messo fine alle speranze del giovane olandese di bissare il successo di due settimane fa in Messico. Era ormai da diverso tempo che non si vedeva una situazione di questo genere ed indubbiamente il pilota della Red Bull ha tutti i motivi per sentirsi “derubato” di una vittoria che avrebbe meritato per come stava gestendo la corsa fino a quel punto. Ancora una volta a fare differenza è stata la sua abilità – unita alle qualità telaistiche della Red Bull – nella gestione gomme, proprio come a Città del Messico e a Zwelteg: un successo sfumato solo per quanto accaduto con il rivale della Force India, ma che non toglie nulla all’ottima performance del figlio d’arte. A completare il podio Kimi Raikkonen, prima delle Ferrari e terzo sul traguardo. Giornata complicata per Sebastian Vettel alle prese con dei problemi tecnici sulla sua SF71H che lo hanno rallentato in gara e che non gli hanno consentito di lottare per le posizioni di vertice. Da segnalare la buona prestazione di Charles Leclerc con la Sauber, ancora una volta primo escludendo i top team, oltre al doppio arrivi a punti delle Haas.

Dal punto di vista tecnico, quello di Interlagos non è un tracciato particolarmente gravoso per le monoposto, ma presenta comunque diverse sfide che possono mettere in risalto i punti deboli e di forza delle varie vetture. Un mix di tratti veloci in cui conta la Power Unit e curve lente, dove una vettura con tanto carico e con un buon inserimento può fare la differenza.

Mercedes: arriva il quinto campionato costruttori, ma non senza difficoltà

Nonostante i cambi regolamentari e una Ferrari sempre più in forma, continua il dominio delle “Frecce d’Argento” sull’albo d’oro dell’era turbo ibrida. Dopo aver conquistato in Messico il titolo piloti con Lewis Hamilton, in Brasile è arrivato anche quello costruttori, il quinto consecutivo. Un successo meritato per quanto mostrato in questo 2018, non solo per le prestazioni in pista mostrate nell’arco della stagione, ma anche dal punto di vista della squadra, cinica, preparata e pronta a tutto per raggiungere i suoi obiettivi: al netto di tanti fattori ed episodi controversi, gli uomini Mercedes sono quelli che hanno sbagliato di meno e di questo gli va sicuramente dato atto. Quasi ironicamente, però, i due mondiali sono arrivati forse in quello che è il momento più complicato della stagione del team tedesco, alle prese con delle prestazioni difficili da decifrare anche per i tecnici. Ad Interlagos si sono ripresentati ancora una volta quei fastidiosi problemi di gestione gomme che si erano visti nelle ultime due gare, compromettendo le prestazioni della W09. Questo si è visto bene soprattutto nella prima parte di corsa sulle gomme supersoft, tanto che, pur tenendo un passo relativamente alto per preservare il più a lungo gli pneumatici, entrambi i piloti sono stati costretti ad un pit stop piuttosto anticipato rispetto alle previsioni. Problemi poi parzialmente mascherati sulla mescola media, con cui la W09 si è trovata più a suo agio nel caldo pomeriggio brasiliano. Ad influire negativamente sulle prestazioni di Hamilton si sono aggiunti anche dei problemi di affidabilità, i quali hanno costretto l’inglese a guidare con mappature motore più conservative al fine di evitare una rottura che, secondo i tecnici Mercedes, era imminente, come raccontato da Toto Wolff: “Verso metà della corsa abbiamo avuto il messaggio che il motore di Lewis non sarebbe arrivato alla fine e che la rottura della sua Power Unit era imminente, ma i ragazzi ai box sono riusciti a farla sopravvivere, aggiustando qualcosa che era sul punto di rompersi e facendo arrivare la macchina fino al traguardo. Però la gara è stata un incubo fino al momento della bandiera a scacchi” – ha raccontato il boss Mercedes -. “Abbiamo circa dieci canali radio aperti durante la gara e ad un certo punto ho sentito un ingegnere molto allarmato dire che la rottura della power unit sulla monoposto di Lewis era imminente. Mi sono preoccupato e gli ingegneri mi hanno spiegato che c’era un problema con gli scarichi e che le temperature erano troppo alte, quindi hanno diminuito il rendimento del motore. A quel punto le temperature sono scese sotto i 1000 gradi, verso 980, ma erano ancora troppo alte. È stato un momento terribile”. Nelle dichiarazioni post-gara Lewis Hamilton è andato anche oltre, dichiarando che potrebbe addirittura rivelarsi necessaria la sostituzione del motore termico per la prossima gara, il che lo porterebbe in penalità a meno di usare una specifica vecchia per la corsa conclusiva della stagione. A dispetto di quanto raccontato c’è comunque da sottolineare che in realtà i tempi di Hamilton sono sempre rimasti piuttosto costanti e che, comunque, nel corso delle ultime tornate il campione inglese è anche riuscito a far segnare il suo miglior crono della gara nel tentativo di resistere agli attacchi di Max Verstappen. Vedremo cosa succederà ad Abu Dhabi, in attesa che i motoristi Mercedes analizzino l’intera Power Unit e diano il via libero su un suo possibile utilizzo anche per l’ultima tappa di questo lungo campionato. Più complicata la corsa di Valtteri Bottas, chiamato ancora una volta al lavoro di gregario per proteggere il compagno di squadra rallentando il più possibile i rivali: il finlandese è stato inoltre costretto ad effettuare un secondo pit stop a circa una decina di giri dalla fine, anche se probabilmente è stata una sosta più legata al voler ottenere il giro veloce della gara (ricordiamo che c’è una speciale classifica dedicata) che ad una mossa preventiva per volersi proteggere da Vettel o di reale necessità.

Verstappen: una vittoria sfumata

A rovinare parzialmente la festa Mercedes poteva essere Max Verstappen, molto vicino a conquistare il successo di tappa se non fosse stato per l’incidente con Esteban Ocon. Come in Austria ed in Messico, il giovane olandese stava costruendo la sua vittoria su una buona gestione gomme e su una condotta di gara costante, sfruttando al meglio le caratteristiche telaistiche della RB14, vettura che si è sempre dimostrata particolarmente gentile con le tanto complicate coperture Pirelli.

Pneumatici Pirelli che hanno fatto davvero la differenza nel corso del Gran Premio del Brasile, grazie alle diverse scelte strategiche che abbiamo visto durante la gara. Il punto cruciale di questo appuntamento riguardava lo sfruttamento della mescola supersoft, pneumatico che già il venerdì aveva dato qualche grattacapo a diversi team sulla lunga distanza. Ci si aspettava che con temperature abbastanza elevate come quelle rivelate domenica scorsa, la supersoft avrebbe sofferto, mostrando i primi segni di cedimento già dopo una decina di giri ed ipotizzando una sosta intorno al 25° giro per montare la media per la seconda parte di gara, come del resto la stessa Red Bull aveva inizialmente pronosticato. A differenza di quanto ci si immaginasse, però, la supersoft non ha mostrato particolari problemi, permettendo a buona parte dei piloti che la montavano nel primo stint di riuscire a completare oltre 30 giri senza grosse difficoltà, come dimostrato non solo dai due piloti della scuderia anglo-austriaca, ma anche da Charles Leclerc, Romain Grosjean e Sergio Perez. Ciò ha completamente cambiato la strategia di Verstappen, permettendogli di allungare il primo stint senza perdere troppo tempo e di montare la soft invece della media per la seconda parte di gara, potendo quindi optare per mescola più aggressiva che gli avrebbe consentito di attaccare Hamilton ma allo stesso tempo anche di arrivare fino in fondo. Una strategia che ha effettivamente dato i suoi frutti, tanto che il pilota della Red Bull avrebbe agevolmente vinto una corsa che stava meritando se non fosse stato per l’incidente con Ocon durante il corso del 44° giro.

Un incidente tanto particolare quanto assurdo, che abbiamo visto pochissime volte nel corso della storia della Formula 1: un doppiato che nel tentativo di sdoppiarsi colpisce in pieno il leader rovinando la sua gara. Si è discusso in modo acceso su chi dovessero ricadere le colpe per questo doppiaggio/sdoppiaggio finito nel peggiore dei modi, con entrambi i protagonisti in testacoda. Analizzando la vicenda con calma, è importante partire dal ricordare che un pilota ha tutto il diritto di sdoppiarsi nel caso sia più veloce, ma è naturalmente una mossa che va fatta in sicurezza, in special modo quando si tratta del leader della corsa, fattore che è chiaramente mancato domenica scorsa. D’altra parte, Max Verstappen poteva prestare un po’ di attenzione in più e lasciar passare Ocon senza grossi patemi come suggerito da Lewis Hamilton nel post-gara (“lui non aveva nulla da perdere, tu si”), ma allo stesso tempo è necessario anche comprendere la situazione in cui si trovava l’olandese in quel momento e che molto probabilmente non si aspettasse un attacco così “duro” da parte del francese in quella zona del tracciato. Per cominciare è necessario chiarire come si è arrivati alla situazione che li ha visti protagonisti: Verstappen era in testa alla corsa con gomme soft montante nel corso del 35° giro, mentre Ocon montava un nuovo set di supersoft dopo aver effettuato la sua ultima sosta solamente due giri prima del fattaccio. All’uscita della corsia box il pilota della Force India era stato avvertito che nel momento in cui sarebbe tornato in pista, avrebbe trovato le bandiere blu per lasciar passare non solo Verstappen, ma anche Hamilton, solamente un secondo alle sue spalle. Rispettando quanto previsto dal regolamento, il francese aveva lasciato passare il leader della corsa alla prima occasione utile, accodandosi e mettendosi nella sua scia. Nei due giri successivi era però evidente come Ocon avesse un passo superiore, complice il vantaggio dato dal montare una mescola più morbida nel suo picco di performance, e ricevuto il via libera da parte della squadra aveva già provato a sdoppiarsi nel giro precedente a quello dell’incidente, ma senza successo. Arrivato nuovamente in zona DRS il pilota della Force India ha poi nuovamente provato l’attacco in curva 1-2, con le conseguenze che sappiamo. Spostandoci nell’ottica di Verstappen, risulta chiaro il perché molto probabilmente non avesse voglia di rendere particolarmente semplice l’operazione di sdoppiaggio nonostante gli fosse ormai chiaro che il francese alle sue spalle aveva un passo superiore: in quel frangente di gara Hamilton era staccato solamente di un solo paio di secondi ed ovviamente dare l’opportunità ad Ocon di sdoppiarsi avrebbe anche consentito al pilota inglese di riavvicinarsi. Senza contare che una volta conclusa la fase in cui la supersoft dava al francese quel vantaggio prestazionale momentaneo, Verstappen si sarebbe trovato nuovamente nella situazione di dover perdere tempo per il doppiaggio, favorendo il rientro del rivale della Mercedes.

C’è però da segnalare un dettaglio interessante: tecnicamente parlando, quella in cui Verstappen era impegnato in curva 1-2 era un’operazione di doppiaggio, non di sdoppiaggio, in quanto sul rettilineo Ocon aveva superato – seppur per pochissimo – Verstappen, tanto che in quel momento erano scattate nuovamente le bandiere blu per il pilota della Force India, come si può notare non solo con i pannelli luminosi posti lungo la pista, ma anche dalle luci presenti sul volante della VJM11. Come specificato in precedenza, in presenza delle bandiere blu colui che viene doppiato deve permettere al pilota che sopraggiunge di effettuare il sorpasso alla prima occasione utile, possibilmente evitando di arrecargli danno. D’altro canto, bandiere blu o meno, nella testa di Ocon in quel momento c’era solo giustamente la voglia di passare per portare avanti la propria gara secondo il proprio ritmo. I due hanno quindi percorso curva 1 fianco a fianco, arrivando poi al contatto in curva 2. Guardando le immagini è possibile suppore come Verstappen molto probabilmente non si aspettasse un attacco in quel frangente, tanto che non forza la staccata e lascia anche il giusto spazio al pilota della Force India per non arrecargli danno, continuando sulla linea ideale da gara. Il problema arriva nel momento in cui il francese vede uno spazio libero e tiene giù il piede, tentando una mossa particolarmente azzardata in curva 2 che si potrà concludere solamente con un contatto.

Indubbiamente Verstappen avrebbe potuto tenere un atteggiamento un pochino più prudente lasciando maggior spazio in curva 2 data la situazione in cui si trovava, ma al contempo è chiaro che quella tentata da Ocon è stata una mossa forzata, fin troppo, soprattutto considerando le conseguenze. L’olandese della Red Bull è stato molto fortunato a riportare danni di una certa entità ma che gli hanno comunque permesso di continuare la corsa, dato che la sua gara sarebbe potuta tranquillamente terminare in quel momento per via di un possibile cedimento o danneggiamento della sospensione posteriore. Sicuramente il pilota della Force India aveva il diritto di provare a sdoppiarsi, ma c’è anche da tenere in considerazione che un’azione di questo genere deve essere fatta in sicurezza, fattore che è chiaramente mancato nella vicenda. C’è una enorme differenza fra il tentare un sorpasso se stai lottando per la posizione a pieni giri e se lo stai facendo in condizione di doppiato. I commissari hanno poi deciso per una penalità particolarmente severa nei confronti di Ocon, ricorrendo ad uno stop & go di 10 secondi.

Per concludere il tema Red Bull, c’è da segnalare anche la buona prestazione di Daniel Ricciardo che, nonostante sia stato costretto per l’ennesima volta a subire una penalità per la sostituzione di alcuni elementi della Power Unit, è riuscito a risalire la china fino al quarto posto, in piena lotta per il podio.

Ferrari: opportunità sprecata

Con la conquista da parte di Mercedes del mondiale costruttori, sfugge anche l’ultimo obiettivo del 2018 della Ferrari, dopo una stagione fatta di alti e bassi ma che può essere estremamente importante per il futuro, capendo i propri errori e cosa non abbia funzionato quest’anno. In terra brasiliana la gara del team di Maranello è stata un chiaro-scuro, non solo per il problema tecnico che ha rallentato Sebastian Vettel, ma anche per una strategia errata che ha potenzialmente tolto Raikkonen dalla lotta per la vittoria.

Il fine settimana della Ferrari non era partito male, con una SF71H che si era dimostrata competitiva sin dal venerdì, sia sul giro secco che sul passo gara: le aspettative per un weekend di alto livello erano quindi comprensibili. Queste erano indubbiamente aumentate dopo la scelta a sorpresa degli strateghi di Maranello di qualificarsi con le soft durante una Q2 piuttosto movimentata, risultando l’unico top di team ad aver provato una mossa che, teoricamente, avrebbe dovuto dare diversi vantaggi in vista della gara. Una scelta che aveva appunto diverse motivazioni: da una parte la mescola soft avrebbe aperto a diverse strategie durante la corsa, con la possibilità di allungare il primo stint per poi decidere di optare per la media nel caso di alto degrado gomme o per la supersoft nel caso opposto, mentre dall’altra avrebbe consentito ai piloti della Rossa di rimanere fuori in pista il più a lungo possibile in attesa di un possibile acquazzone, evitando un pit stop supplementare. Sulla carta era una strategia che avrebbe potuto dare i suoi frutti se sfruttata a dovere.

La gara della Rossa è però iniziata subito in salita quando un problema ad un sensore sulla monoposto di Vettel ha impedito al tedesco di esprimere al massimo il potenziale della sua “Loria”, relegandolo ad una gara in difesa. Il problema era già stato riscontrato prima della partenza ma a causa del poco tempo a disposizione non era stato possibile intervenire e ripararlo: secondo quanto riportato da Motorsport.com, il guasto al sensore avrebbe avuto serie ripercussioni sul differenziale, un elemento fondamentale in una monoposto di Formula 1. A seconda dei settaggi si avranno differenti reazioni in tutte le fasi della curva, in entrata, in percorrenza ed in uscita: tutto ciò chiaramente va ad influenzare anche altri fattori come la guidabilità della vettura, la trazione ed anche la gestione gomme. Non deve quindi sorprendere che il 4 volte campione del mondo abbia faticato a lottare con i primi e a mantenere un buon passo, considerando i problemi riscontati sulla sua SF71H. La corsa del tedesco non è di certo migliorata quando alla prima curva ha perso la seconda posizione ai danni di Valtteri Bottas grazie alla complicità di Lewis Hamilton: una gara tutta in salita, che poi lo ha visto perdere ulteriori posizioni anche nei confronti di un aggressivo Max Verstappen e del compagno di squadra Kimi Raikkonen. Non c’è stato molto che il tedesco abbia potuto fare in queste condizioni, arrivando persino ad effettuare una seconda sosta per finire la gara, dato che le sue gomme erano ormai quasi alla frusta.

Se Vettel non ha potuto giocarsi al meglio le sue carte a causa dei noti problemi, Kimi Raikkonen è stato della partita e si è rivelato uno dei protagonisti del Gran Premio. Come detto, Ferrari aveva adottato una strategia diversa per la gara, la quale gli offriva diverse opportunità a seconda dell’evoluzione della corsa. Purtroppo, per il team di Maranello la scelta di montare la soft per il primo stint di gara non sembra aver dato i risultati sperati, ma non tanto perché quella mescola non garantiva buone prestazioni, ma perché la supersoft, dal quale ci si aspettava un primo drop già intorno al decimo giro, è durata più del previsto, permettendo a molti piloti di completare una trentina di tornate senza particolari difficoltà. A complicare ulteriormente la situazione ci ha pensato Valtteri Bottas, ancora una volta in modalità “tappo”, dietro al quale entrambi i Ferraristi hanno perso molto tempo, permettendo sia ad Hamilton che a Verstappen di prendere quel piccolo vantaggio sufficiente a gestire la corsa con più tranquillità.

Nonostante tutti gli inconvienti fino ad ora citati, la gara non era certamente persa, perché con una buona strategia il team di Maranello avrebbe ancora potuto riportarla sui binari giusti. Entrambe le Mercedes erano in sofferenza sulla gestione gomme, mentre per quanto riguarda Verstappen, seppur sarebbe stato molto complicato, si sarebbe potuto tentare un recupero sfruttando la supersoft nel corso del secondo stint di gara. La scelta di montare la soft quindi, seppur non avesse dato completamente i frutti sperati, non si era rivelata una scelta così negativa, seppur lo scotto da pagare sia stato quello di aver perso molto tempo nelle prime fasi, dove la supersoft avrebbe magari dato quello spunto in più per riuscire a superare Bottas e a rimanere attaccati al gruppo di testa. Al contrario delle aspettative e delle previsioni, Ferrari ha però deciso di accorciare il primo stint di gara per passare ad una strategia più conservativa, montando la gomma media. Una scelta abbastanza incomprensibilmente quella degli strateghi del team del Cavallino, non solo perché andava contro quanto programmato e quanto stava raccontando la pista, ma anche perché in quella fase della corsa non vi era assolutamente la necessità di fermarsi. Analizzando i passi gara si può notare come al momento della sosta i tempi di Raikkonen fossero davvero competitivi non solo di Verstappen in testa alla corsa, ma anche rispetto alle due Mercedes che avevano da poco montato un nuovo set di gomme medie. Vi era quindi la possibilità di provare ad allungare lo stint di Raikkonen su gomme soft senza perdere troppo tempo, per poi sfruttare la mescola supersoft in una seconda parte di gara tutta all’attaco. Sicuramente anche rimanendo fuori per qualche altro giro Raikkonen non sarebbe riuscito a costruire quel gap sufficiente per tornare in pista dopo la sosta già davanti a Bottas (la pit window in Brasile era circa di 22 secondi, al momento della sosta il finlandese della Rossa era davanti al suo connazionale di circa 18 secondi), ma sarebbe stato indubbiamente più semplice provare l’attacco con una supersoft quasi nuova piuttosto che su una media che si sarebbe poi dovuta gestire per arrivare fino al tragiardo. Media che tra l’altro non avrebbe portato nessun particolare vantaggio alla squadra di Maranello, ma che anzi l’avrebbe posta sulla stessa strategia dei rivali con l’unica differenza di avere un set di circa 10 giri più fresco.

Considerando quanto poi accaduto a Verstappen rimane quindi il rammarico per una gara che avrebbe potuto essere completamente diversa e con un finale nettamente più dolce.

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