F1 GP Miami | Hamilton è sesto: “Non è dove io e la Ferrari vogliamo essere”

"Potevamo fare meglio e questo mi lascia l'amaro in bocca"

F1 GP Miami | Hamilton è sesto: “Non è dove io e la Ferrari vogliamo essere”

Miami – Continuano le montagne russe per Lewis Hamilton in questo primo scorcio di stagione con la Ferrari. Sul tracciato cittadino che si snoda attorno all’Hard Rock Stadium, il sette volte campione del mondo ha concluso la sessione di qualifica ufficiale al sesto posto, accusando un distacco di poco meno di due decimi dal compagno di squadra Charles Leclerc, splendido terzo.

Nonostante la sesta piazza possa sembrare un risultato interlocutorio, la griglia di partenza racconta una storia di estrema competitività: tra le due Rosse si sono infatti inseriti avversari di altissimo profilo come Lando Norris — fresco poleman e vincitore della Sprint Race mattutina — e un George Russell che, nonostante il quinto tempo, è apparso come uno dei grandi delusi del sabato americano. Hamilton si ritrova così in terza fila, ma con una consapevolezza tecnica sensibilmente diversa rispetto ai weekend precedenti.

Il balzo in avanti dalla Sprint alla Qualifica

Se la settima posizione nella Sprint Qualifying di venerdì aveva lasciato l’amaro in bocca, i passi avanti compiuti dalla Ferrari nelle ultime 24 ore sono stati evidenti. Hamilton ha dato un primo segnale di risveglio già durante la gara breve del sabato, dove si è reso protagonista di un duello al cardiopalma con Max Verstappen. Quel confronto, fatto di staccate al limite e gestione millimetrica dell’energia, è stato di fatto l’unico momento degno di nota di una Sprint Race altrimenti piatta e priva di sorpassi nelle posizioni di vertice.

In qualifica, però, la musica è cambiata radicalmente. La SF-26 numero 44 è apparsa quasi come un’altra vettura rispetto alle sessioni precedenti. Gli interventi dei meccanici e degli ingegneri di pista, volti a cucire l’assetto sulle esigenze di Lewis, hanno iniziato a dare i frutti sperati proprio nella fase centrale della sessione. Al termine del Q2, Hamilton era riuscito a piazzarsi in quinta posizione, mostrando un equilibrio e una precisione in inserimento che non si vedevano dai tempi dei test invernali. Tuttavia, questa progressione non ha mantenuto la stessa linearità nel momento cruciale del Q3.

Hamilton: “Potevamo fare meglio e questo mi lascia l’amaro in bocca”

Quando la pista ha iniziato a offrire il massimo del grip e le mappature della Power Unit sono state spinte al limite, Hamilton ha perso quel “magic touch” che aveva mostrato pochi minuti prima. Qualcosa è venuto meno nell’ultimo tentativo cronometrato, portando il pilota inglese a perdere decimi preziosi nel terzo settore, quello più tecnico e sensibile alle temperature delle gomme.

Lewis, nonostante la delusione per la posizione in griglia, ha voluto sottolineare il lavoro svolto dal team per uscire da un tunnel tecnico che sembrava infinito:

“Abbiamo fatto passi da gigante oggi, non posso negarlo. La macchina è cambiata molto rispetto alle sessioni precedenti e le modifiche che abbiamo apportato al setup hanno pagato quasi subito. In Q2 la sensazione era davvero ottima; sentivo finalmente di avere tra le mani una vettura veloce, prevedibile e capace di assecondare i miei input. Purtroppo, nel momento decisivo della Q3, non sono stato in grado di mettere tutto insieme perfettamente. So che c’era ancora del margine da sfruttare e questo mi lascia un po’ di amaro in bocca”.

Hamilton: “Non è dove la Ferrari vuole stare e non è dove voglio stare io”

Il percorso di crescita della Ferrari, che a Miami ha portato un pacchetto di aggiornamenti aerodinamici piuttosto corposo (in particolare sul fondo e sulla gestione dei flussi attorno alle pance), sembra aver imboccato la strada giusta. La sesta posizione di Hamilton non soddisfa le ambizioni di un pilota abituato a lottare per la pole, ma rappresenta una base solida per una gara che si preannuncia complessa sul piano della gestione termica degli pneumatici.

“Non posso dire di essere pienamente soddisfatto del sesto posto, perché non è dove la Ferrari vuole stare e non è dove voglio stare io,” ha proseguito Hamilton. “Ma sono felice del percorso di crescita che stiamo facendo. Il team sta lavorando duramente in fabbrica per portarci costantemente novità tecniche e qui a Miami i risultati iniziano finalmente a vedersi. Dobbiamo solo continuare su questa linea, restando uniti per tirare fuori ancora più prestazione dalla macchina, specialmente in configurazione gara dove il degrado sarà il fattore chiave.”

La sfida per la domenica di Miami sarà dunque quella di confermare il buon passo mostrato nella Sprint e cercare di insidiare il podio. Hamilton dovrà vedersela con un Russell agguerrito e un Norris in stato di grazia, ma con una SF-26 che sembra aver finalmente “parlato” la sua stessa lingua, la rimonta non è più un miraggio.

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