F1 | GP Belgio – La Ferrari ribalta le gerarchie, e guai a dubitare ancora del condottiero Vettel

La vittoria del tedesco nelle Ardenne ha un significato particolare e vale più dei venticinque punti in classifica

F1 | GP Belgio – La Ferrari ribalta le gerarchie, e guai a dubitare ancora del condottiero Vettel

Bentornata noia rossa, così tersa, asciutta ed elegante. Il cielo stavolta non disegna scarabocchi d’acqua e Vettel può esaltare tutto l’immenso potenziale della SF71H. La vittoria di Spa cancella con un colpo di spugna la delusione di Hockenheim e la frustrazione di Budapest, è una ventata di freschezza (rossa) che spazza via le torride e maliziose preoccupazioni sulla presunta fragilità di un condottiero invece travolgente, astuto, velocissimo e freddo.

Il trionfo nei boschi delle Ardenne ha un sapore antico e speciale, l’università della F1 ha il suo fascino intatto, quello di una pista vera, variegata, selettiva. Come da pronostico, la Ferrari per il Kemmel ha indossato l’abito migliore, ha sfondato quel muro d’aria che troppo caro le era costato nel 2017 e s’è involata sicura di se verso un trionfo che ricorda un po’ quello del 2007 con Kimi Raikkonen. Un ribaltone, una presa di posizione netta, l’inizio di una storia bellissima.

La cinquantaduesima perla in carriera di Vettel è l’inversione di tendenza necessaria, è volontà di potenza e affermazione della propria forza, è cambio di passo già in partenza, quando Seb infila con chirurgica precisione l’inviso rivale Hamilton – il mago della pioggia per talento cristallino e confidenza sul bagnato – scrollandosi così di dosso l’immagine fastidiosa e tediosa di un fuoriclasse di serie B. Perché l’acqua sarà anche il terreno di caccia dello splendido navigante anglo-caraibico, ma c’è magia anche nella capacità del tedesco di costruire la gara perfetta e gestirla con piglio sicuro, martellando giro dopo giro senza porgere nemmeno per un istante il fianco a Lewis.

Il successo nel Gp del Belgio vale doppio, perché ribalta gerarchie e riscrive la storia. Dopotutto abbiamo ammirato gli stessi protagonisti del 2017 ma a parti inverse; adesso è la Ferrari ad incutere timore, a relegare al ruolo insolito di inseguitrice una Mercedes spaurita e quasi impotente. Al sorpasso tecnico non può corrispondere ancora il sorpasso in classifica, ma non c’è modo migliore di questo per archiviare i (troppi) punti persi tra errori e sfortuna.

La Germania è già un ricordo lontano, Vettel ha riportato dopo nove anni la Ferrari sul gradino più alto di Spa, dopo averla riportata dopo ben 14 sul gradino più alto in Canada. Ogni vittoria rappresenta una piccola parte di scalata verso un sogno che non è più mera utopia, tutt’è avere un po’ di sana fiducia in questa Rossa e non cedere sempre alla facile tentazione di dubitare di Seb Vettel, il terzo pilota più vincente della storia del Cavallino (13 successi) e dell’intera F1 (52).

Antonino Rendina


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1 commento
  1. sandrob

    28 agosto 2018 at 21:35

    Come scritto altre volte, perdere il campionato con questa macchina è più imperdonabile che le occasioni precedenti. Diamogli pure fiducia, ma per ora siamo ancora in credito con Vettel!

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