Ronnie “Super Swede” Peterson 3/3

Ronnie “Super Swede” Peterson 3/3

Prima Parte

Seconda Parte

Per la stagione 1978 i ruoli all’interno del team Lotus erano chiari. Colin Chapman aveva imparato dagli errori del passato, e non voleva più farsi sfuggire un campionato del mondo per delle lotte inutili tra due compagni di squadra. Mario Andretti, dopo la partenza di Ronnie Peterson, aveva aiutato enormemente il team cercando di risollevarlo dal buio in cui era ricaduto. Aveva effettuato numerosi test con la Lotus 79, vettura dell’annata precedente in vista di una stagione successiva costellata di successi. Era quindi arrivato il suo momento, e il contratto offerto a Peterson parlava chiaro: lo svedese doveva assolutamente aiutare Andretti a vincere il titolo mondiale, e poteva avere il via libera solo in caso di problemi tecnici alla vettura dell’italo americano.

Ronnie accettò l’incarico senza protestare troppo, d’altronde Andretti aveva svolto il lavoro che egli stesso non era stato in grado di compiere con gli esemplari 76 e 77, e per buona parte della stagione rimase alle spalle del caposquadra, completando il dominio incontrastato della Lotus 79, il cui punto di forza era lo sfruttare in maniera mai vista prima l’effetto suolo, anche grazie alle vistose minigonne sulle fiancate. Ottenne una vittoria in Sud Africa, al terzo appuntamento del mondiale, successivamente giunse secondo in Belgio, Francia, Spagna e Olanda, vincendo nel frattempo il Gran Premio d’Austria.

Nonostante svolgesse il suo compito come stabilito, i rapporti con la scuderia, e specialmente con Chapman andavano via via deteriorandosi. In alcune occasioni, il talento di Ronnie non poteva proprio essere oscurato in alcun modo, e qualche volta mise in ombra le prestazioni di Mario Andretti. A Brands Hatch, ad esempio, lo svedese siglò il giro record con pneumatici da gara, montati per errore dal team, mettendosi alle spalle il compagno di squadra che girava con gomme da qualifica.

Ormai egli stesso lo aveva dichiarato: l’anno successivo avrebbe guidato per la McLaren, con il ruolo di prima guida. Tutti i giornalisti gli chiedevano perché, alla luce dei cattivi rapporti con la scuderia, fosse ancora determinato ad aiutare il suo compagno di squadra.

“Le persone che dicono così non le capisco. Avevo gli occhi aperti quando ho firmato il contratto, e ho anche dato la mia parola. Se adesso non rispetto più i patti chi si fiderà ancora di me?”

Purtroppo Ronnie non ebbe mai quell’occasione che egli credeva sarebbe stata quella giusta. Quando la direzione gara dell’autodromo di Monza diede il via alla gara quando ancora le vetture delle ultime file non si erano fermate nelle piazzole di partenza, si formò un imbottigliamento fatale alla prima variante. Molte vetture rimasero coinvolte in un grande incidente, e Vittorio Brambilla finì addirittura in coma. Peterson, estratto in fiamme dalla sua vettura era cosciente, ma con le gambe fratturate in più parti. Portato all’ospedale Niguarda di Milano, venne operato d’urgenza, si dice perché volesse tornare a correre al più presto, ma un’embolia lipidica risultò fatale allo svedese poche ore più tardi.

Il più veloce tra i non campioni del mondo, una guida eccezionale, ma specialmente che faceva divertire la gente, con i suoi traversi che ricordavano tanto le gare di go-kart. Soprattutto questo era “Super Swede Ronnie Peterson”, ancora oggi compianto tra i tanti appassionati del Mondo dei motori.

Matteo Bramati.

 

 

 

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