La Lotus 72

La Lotus 72

“Siamo sinceri, se sarà molto, molto veloce, io non potrò farci nulla”.

[Jackie Stewart.]

La Lotus 72 non fu veloce. Di più. La vettura di cui stiamo parlando rappresenta una vera e propria rivoluzione nella storia della Formula 1. Con 2 Mondiali piloti e 3 mondiali costruttori, 20 gran premi vinti, è senza rivali la vettura più vincente della storia di questo sport, nonché la più longeva. Per circa 6 anni, infatti, ha disputato i gran premi validi per il campionato di Formula 1 e si sono alternati alla guida di questa monoposto ben 8 piloti tra i quali Jochen Rindt, Emerson Fittipaldi, Ronnie Peterson e Jack Ickx.

Le radici della Lotus 72 sono da ricercare nella 500 miglia di Indianapolis. Nel 1968 Maurice Philippe disegnò per il team Lotus il progetto 56, una vettura a forma di cuneo con una turbina che forniva una potenza di circa 500Cv. L’inizio non fu fortunato. Uno dei due piloti morì durante le prove e l’altro fu costretto al ritiro durante la gara mentre era largamente al comando.

Ma questa strana e innovativa vettura non passò inosservata agli occhi di Colin Chapman. Lo storico progettista della Lotus riuscì a concentrare tutte le migliorie e i progressi fatti fino ad allora in una sola vettura.

Chapman usò un telaio monoscocca e strutturò la vettura sul motore Cosworth DFV, posto in posizione centrale posteriormente, che, come tradizione, fungeva direttamente da elemento portante. Le sospensioni erano a barre di torsione. Quelle posteriori erano progettate in modo da evitare che va vettura sbandasse in uscita di curva, mentre quelle anteriori facevano in modo che in fase di frenata il muso non toccasse terra a causa delle violente decelerazioni.

Un’importante innovazione è rappresentata dai freni entrobordo. Anche al giorno d’oggi i freni sono montati su porta mozzi delle ruote, mentre nella Lotus 72 erano montati all’interno del telaio, montati sui semiassi delle ruote. Questa soluzione diminuiva le masse non sospese, ovvero la massa di tutta la struttura della ruota. La vettura di conseguenza vantava un’eccellente stabilità e un’altrettanto buona tenuta di strada.

L’innovazione più significativa però sta però nella nuova disposizione del radiatore. O meglio dei due radiatori. Da quando nacque l’automobilismo il motore di una macchina da corsa era sempre posto davanti al pilota, e il radiatore era immediatamente davanti al motore,  in modo da ricevere aria fresca per il raffreddamento dell’acqua e dell’olio. Quando cambiò la filosofia costruttiva e il motore venne posto nella parte posteriore della macchina, il radiatore rimase nella sua posizione originale, facendo però registrare parecchi problemi per la circolazione dei fluidi tra questo e motore. La Lotus 72 fu la prima vettura “moderna” o per lo meno la prima a presentarsi alla vista come oggi le conosciamo. Infatti i radiatori erano posizionati di fianco al motore appena davanti alle ruote posteriori, presentando notevoli vantaggi per la circolazione dei fluidi (accorciata di molto) e per l’affidabilità.

Questa soluzione permise di avere carta bianca per la parte anteriore della vettura, che venne progettata bassa e schiacciata, con un muso a forma di trapezio con delle appendici aerodinamiche notevolmente inferiori rispetto alle altre vetture. Il carico aerodinamico era compensato proprio dal muso schiacciato e dalla forma a “cuneo” della vettura.

” L’uso di radiatori laterali che consentisse una parte frontale continua e liscia era una mossa ovvia, anche se la loro area doveva essere maggiore rispetto a quella di uno unico anteriore. Freni entrobordo erano un’altra mossa ovvia per dare un basso peso non sospeso e sollevare la sospensione da coppie frenanti. Inoltre le sospensioni erano progettate per ridurre al massimo il rollio e l’ “affondabilità” di muso in frenata.”
[Maurice Philippe]

La Lotus 72 fu 20km/h più veloce rispetto alla precedente vettura di Formula 1 della casa inglese, la Lotus 49, proprio grazie alla sua particolare forma che garantiva una maggior penetrazione dell’aria.

Durante il 1970 la vettura soffrì, specialmente all’inizio della stagione di numerosi problemi alle sospensioni, proprio per le loro caratteristiche estreme. Parecchie volte Jochen Rindt preferì correre con la vettura dell’anno precedente. Ma dal Gp di Spagna proprio Rindt mise a segno una serie di quattro gare vinte di fila. Il pilota austriaco però morì a Monza lo stesso anno, per un guasto all’impianto frenante. Prese il suo posto il giovanissimo Emerson Fittipaldi, che, vincendo il Gp degli Stati Uniti aiutò lo sfortunato Rindt a vincere il titolo piloti e la Lotus a conquistare quello costruttori.

Nel 1971 la vettura non raccolse nessun successo e venne leggermente modificata.

Nel 1972 invece, risolti i problemi e migliorato il telaio della vettura Emerson Fittipaldi dettò legge per tutta la stagione. Con la nuova livrea nera e oro della John Player Special il brasiliano conquistò il titolo piloti e costruttori con 5 vittorie e numerosi podi.

Il 1973 fu forse l’annata più gloriosa per questa vettura. La line up Lotus era invidiabile: il neocampione del mondo Emerson Fittipaldi e la stella nascente Ronnie Peterson. Insieme vinsero 7 gare e si contesero il titolo fino all’ultima gara. Ma proprio questa rivalità permise a Jackie Stewart di primeggiare nel campionato piloti, e la casa inglese si dovette accontentare del titolo Costruttori.

Nel 1974 la vettura doveva essere sostituita dalla nuova Lotus 76. Questa presentò dei difetti e allora si usò ancora la vecchia 72 che fornì ad ogni modo delle buonissime prestazioni e permise a Ronnie Peterson, ora prima guida, di lottare per il titolo, vincendo per altro ben 3 gare.

Nel 1975 la ormai datata Lotus non poté nulla contro le nuove vetture Brabham e Ferrari, e ottene solo modesti risultati, e arrivò solo sesta nel mondiale.

La 72 ormai aveva fatto la sua epoca. Era il momento di passare a un altro progetto. Così nel 1976 la Lotus 77  la sostituì nel mondiale. Questa fu la gloriosa storia di una fantastica vettura, che cambiò radicalmente la concezione di costruzione di tutti i progetti successivi. Le idee che ebbe Chapman furono il nodo di svolta tra storico e moderno, tra passato e presente.

“Fai del tuo meglio, fallo prima degli altri, fallo subito!”

[Colin Chapman.]

Matteo Bramati.

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