Ronnie “Super Swede” Peterson 1/3

Ronnie “Super Swede” Peterson 1/3

Il giovane Peterson ereditò la passione per le corse da suo padre. Fin da piccolo, infatti, Bengt Ronnie Peterson, cominciò a guidare le “auto” che il padre gli costruiva. Nato il giorno di San Valentino del 1944, Ronnie Peterson, fu uno dei primi piloti poi approdati in Formula 1 ad iniziale la propria carriera dai Kart. Egli nel 1962 intraprese il primo campionato di kart, e appena l’anno successivo divenne il campione svedese di kart.

Dopo essersi guadagnato i soldi per correre con numerosi altri lavori che non avevano nulla a che fare con il mondo delle corse, nel 1966 debuttò in Formula 3 alla guida di una vettura sostanzialmente costruita dal padre. Il suo talento naturale venne quasi subito notato sebbene guidasse una vettura dalle prestazioni non certo brillanti. Il team Tecno sottoscrisse con il giovane svedese un contratto per la stagione ’68, ed egli non deluse le aspettative e vinse il titolo. L’anno successivo si ritrovò a correre per la March, scuderia che gareggiava nei campionati di F3, F2 ed F1. Fu proprio nel 1969 che Ronnie dimostrò tutto il suo valore, prima nella sua prima vittoria in F3 al Gp di Monaco, dopo un lungo duello testa a testa con il suo connazionale Reine Wisell, e successivamente laureandosi campione della categoria entro la fine della stagione.

Il 1970 fu il grande anno del debutto in Formula 1 con la March. Durante l’anno, però, i risultati non furono brillanti, e il miglior piazzamento fu un settimo posto proprio all’esordio a Monaco. Furono zero i punti alla fine della stagione, ma il giovane svedese era solamente all’inizio della sua brillante carriera che sarebbe decollata da lì a poco.

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La stagione successiva, infatti, disputatasi sull’arco di 11 appuntamenti, lo vide protagonista indiscusso per la lotta al titolo. Nell’anno del dominio di Jackie Stewart, Peterson riuscì a mettere a segno degli ottimi piazzamenti che gli permisero di ottenere la seconda piazza al termine del campionato, seppur a 29 punti dal leader. La nuova vettura della March, la 711, permise allo svedese di andare vicinissimo al successo a Monza, dove venne battuto in una volatona finale da Peter Gethin per solamente un centesimo di secondo.

Ormai diretto pretendente al titolo piloti, Peterson si ritrovò a guidare nel 1973 una March 721 che non era nemmeno lontanamente paragonabile alla precedente vettura dello stesso team, e molto spesso risultava inguidabile. Fu letteralmente una stagione buttata. Il miglior piazzamento fu il terzo posto al Nurburgring. Con soli dodici punti nel mondiale la sua posizione fu la nona in classifica, nella speranza di un po’ più di fortuna l’anno seguente, per il quale aveva siglato un contratto con la prestigiosa Lotus.

La Lotus 72D, era ancora, nonostante l’avanzata età del progetto, una validissima vettura, affidata alle esperte mani di Emerson Fittipaldi – neo campione del mondo – e al giovane Peterson. Fino al nono appuntamento del mondiale, disputatosi in Gran Bretagna, i due protagonisti principali per la lotta al Mondiale furono Fittipaldi e Stewart su Tyrrell. Peterson era alle prese con l’adattamento con la vettura, che non riusciva a capire a fondo. Nonostante le numerose pole position fin dall’inizio della stagione, la prima delle quali già al secondo appuntamento in Brasile, lo svedese non riusciva mai a terminare la gara in buone posizioni. Solamente a Monaco conquistò i suoi primi punti con un terzo posto alle spalle di Stewart e del suo compagno di squadra; sfiorò il successo proprio in patria, dove dovette accontentarsi di un secondo posto in favore di Denny Hulme dopo avere dominato per tutta la gara tranne gli ultimi tre giri a causa di un problema ad una gomma posteriore; ed alla fine giunse al successo in Francia al suo quarantesimo gran premio in Formula 1. Furono altre tre le vittorie di Ronnie Peterson lo stesso anno, precisamente in Austria, in Italia e negli Stati Uniti. La vittoria in Italia segnò definitivamente il punto di rottura tra Peterson e Fittipaldi: dopo avere preso alcuni assetti dal Brasiliano, Ronnie aveva il dovere di aiutare il compagno a conquistare il suo secondo titolo mondiale, tuttavia a Monza lo svedese non avendo ricevuto ordini di scuderia andò a vincere proprio davanti a Fittipaldi escludendolo dalla lotta per il mondiale. Emerson non la mandò giù e abbandonò il team di Colin Chapman a fine stagione.

I numeri di Peterson della stagione ’73 furono veramente eccezionali: nove pole position e quattro vittorie. Tuttavia con ben cinquantadue punti riuscì solamente a classificarsi al terzo posto in classifica piloti, ma tutto sembrava volgere a suo favore, potendo diventare finalmente la prima scelta del team Lotus.

Continua…

Matteo Bramati.

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