Pagelle del Gran Premio di Abu Dhabi

Pagelle del Gran Premio di Abu Dhabi

Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Ho visto Sebastian Vettel vincere il mondiale. Ho visto il tedesco salire sul podio scortato dagli ultimi due campioni del Mondo. Ho visto Liuzzi salire sulla macchina di Michael Schumacher, letteralmente. Ho visto il muretto Ferrari sgretolarsi. Ho visto Alonso bloccato per 39 giri dal Compagno Petrov. NON ho visto giochi di squadra. Giusto? Sbagliato? Chi vince ha sempre ragione. Chapeau.

Jenson Button: 7,5 – Chiude il suo primo anno alla McLaren accompagnando sul podio il nuovo Campione del mondo in un suggestivo passaggio di consegne. Parte bene -dal lato sporco della pista- sopravanzando la Ferrari di Alonso. Perde terreno rispetto ai primi due ma, come al solito, risparmia le gomme come solo lui sa fare preservando le morbide per 40 giri. Con le dure inizia a girar forte, riprende Hamilton e taglia il traguardo in parata. Una prestazione pulita, concreta e consistente. Come pulito, concreto e consistente è stato tutto il suo 2010. Un annopositivo: in molti pensavano che sarebbe stato asfaltato da Hamilton invece ha saputo difendersi e togliersi le sue belle soddisfazioni. Restano sempre le difficoltà in qualifica, certo. Ma va bene così. Sereno.

Lewis Hamilton: 8 – Conscio di non aver più speranze di titolo, torna a correre senza pensieri. E si vede. In qualifica manca la pole per appena 31 millesimi, in gara tallona Vettel fino al cambio gomme sfidandolo a suon di giri veloci. Poi dopo la sosta rientra nel traffico. Passa con cattiveria Kobayashi -che aveva la velocità di punta più alta, tra l’altro- ma resta bloccato per tanti giri dietro la Renault di Kubica. Ci prova, non riesce, insiste, nisba, non si rassegna ma non c’è niente da fare. E’ vero che non c’è in ballo un mondiale, quindi non gioca la carta della disperazione, ma si sbatte non poco. Per la rabbia abbatte per la seconda volta nel weekend il piloncino con la microcamera. Cattiveria pura, non solo agonistica. Chissà se glieli addebiteranno. Fatto sta che al 47esimo giro, quando il polacco si ferma, inizia a tirare come un ossesso facendo segnare un giro più veloce spaziale, di mezzo secondo più rapido del leader (che, comunque, a quel punto non aveva nessun interesse a spingere). Chiude secondo, tutto sommato soddisfatto, anche se Vettel gli toglie il primato di più giovane Campione del Mondo. Rabbioso.

Michael Schumacher: sv – Chiude col botto la stagione del rientro. E che botto. Sfiora Rosberg dopo tre curve, si gira in mezzo al gruppo, viene sommerso da Liuzzi. E’ fortunato a salvare il collo, bravo a scherzarci su con l’incolpevole Tonio, onesto nel dire che è stato un suo errore. E’ causa indiretta dell’exploit del compagno di squadra e, soprattutto, del patatrac Ferrari. Immaginiamo la faccia di Ross Brawn nel momento in cui Alonso si è fermato ai box. Speriamo che la moglie non lo costringa a buttare il casco e a rimettere le pantofole da pensionato, seppur di lusso. Miracolato.

Nico Rosberg: 8,5 – La Mercedes il colpo non l’ha fatto prendendo Michael Schumacher, ma tenendosi stretto Ross Brawn. Uno che di strategie, ahinoi, ne capisce eccome. A differenza di altri geni improvvisati del muretto. Quando esce la safety car richiama immediatamente ai box il tedesco, che monta gomme nuove per arrivare fino in fondo. E’ la strategia giusta. Va però detto che il buon Nico ci mette molto del suo, non perdendo tempo dietro a vetture più lente -belli i sorpassi a Glock e Hulkenberg- e preservando le coperture fino a fine gara. Il suo giro più veloce -il terzo migliore- arriva infatti a tre tornate dalla fine. Ci troviamo oramai di fronte a un pilota maturo, veloce, che raramente sbaglia. Chiude al quarto posto l’ultima gara di una stagione in cui aveva tutto da perdere e poco da guadagnare. Adulto.

Sebastian Vettel: 10 – Alla faccia. Nel senso che il pagellista deve fare ammenda, rimangiarsi alcune cattiverie scritte nel corso dell’anno e buttare giù il cappello di fronte a una gara più che perfetta. E’ vero che -agli occhi di tutti, specie della Ferrari- partiva con pochissime chance di conquistare il titolo, ma va anche detto che le ultime gare le ha DOMINATE e che, anche ad Abu Dhabi, è stato il più veloce, il più concreto, il più letale. Non commette le castronerie che hanno caratterizzato la parte centrale della sua stagione e, soprattutto, sigilla il Titolo con una prestazione maiuscola. Se è vero che sbloccarsi è la parte più difficile, il bello deve ancora venire. Per adesso solo complimenti. Il voto è alla gara, non alla stagione. Verrà anche il tempo dei giudizi. Incoronato.

Mark Webber: 5 – «L’anno prossimo lotterò ancora per il mondiale». Ci dispiace, ma la vediamo durissima. La sua occasione l’ha avuta, a 34 anni, e l’ha buttata via in Corea. Il secondo posto in Brasile già suggeriva, per certi versi, quello che sarebbe successo negli Emirati. E il quinto posto in qualifica -con il compagno in pole- è stata la dimostrazione. Non compie il miracolo al via, e quando sfiora le barriere con la posteriore destra -regalando le sue uniche scintille della gara- da il LA al più geniale tentativo di depistaggio che la F1 moderna ricordi. Anche perché, probabilmente, richiamarlo era pure la scelta giusta da fare. E’ molto bravo a liberarsi di Algersuari, che aveva una grande velocità di punta -Massa, per dire, non ce la farà per tutto il GP- ma poi si accoda ad Alonso senza nemmeno abbozzare un attacco. Scarico psicologicamente, emotivamente, agonisticamente. Peccato. Chi scrive, come ha già avuto modo di dire, l’ha intervistato ai tempi della Williams e l’ha trovato simpatico e gentile, con poca propensione a tirarsela. Ma la simpatia umana non può e non deve interferire con il giudizio. Semplicemente non è riuscito ad imporsi, e si è ritrovato solo. Saluti.

Felipe Massa: 5 – Dire che dà una scarsa mano al compagno di squadra è un eufemismo per ribadire il concetto che non fa nulla di buono per la Causa Rossa nemmeno ad Abu Dhabi. Salvo rischiare di andare addosso ad Hamilton nelle qualifiche. Ammesso che sarebbe servito a qualcosa. In gara non salta davanti a Webber, gli finisce dietro dopo la sosta -anticipata- e crea, in un certo senso, le premesse per il patatrac Ferrari dimostrando che Alonso poteva finire davanti all’australiano (ma, ahiloro, dietro a Rosberg e Petrov). Resta poi intruppato fino a fine gara dietro la Toro Rosso di Alguersuari. Che Webber era comunque riuscito a sopravanzare. Difficile dire quanto c’entri, nelle sue deludenti prestazioni di fine stagione, la demotivazione per essere stato trattato da seconda guida con i fatti e non con le parole. Certo è che quello che all’inizio pareva un vantaggio per le Rosse -il puntare su un solo pilota- alla fine si è dimostrato un boomerang micidiale. Chiedere a Webber, uno che di certi arnesi se ne intende… As-secondato.

Fernando Alonso: 7 – Il voto bassino farà discutere, ne siamo certi. Ma da un due volte campione del mondo ci saremmo aspettati un po’ di più. Non tanto in tema di gestione strategica, quanto piuttosto nella cattiveria agonistica che gli abbiamo più volte visto tirar fuori. Intendiamoci, non che non ci abbia provato. Ma avremmo preferito, per assurdo, un incidente, una collisione, una cavolata, qualsiasi cosa. Si innervosisce, e si vede dai tantissimi ‘lunghi’ che infila -a questo proposito, ma gli steward non avevano detto che ne avrebbero tollerato solo uno???- e resta per 38, infinite tornate, dietro Vitaly Petrov. Sorridiamo ripensando al GP della Turchia, con l’ingeneroso l’incitamento dell’ingegnere di pista dello spagnolo che liquidava il possibile sorpasso come una formalità. Stavolta invece il russo insiste, persiste e resiste, spalancando le porte del baratro. Le colpe maggiori non sono le sue. Ma -e qui in molti insorgeranno- non è esente da responsabilità. O, per meglio dire, omissioni. Di cattiveria. Chiaramente non bocciabile, probabilmente nemmeno immacolato. Deluso.

Rubens Barrichello: 6 – Si qualifica benissimo, tornando davanti al giovane compagno di casacca. Difende la posizione in partenza, poi però non approfitta della safety car per fare la sosta ai box e quindi perde terreno nei confronti dei diretti concorrenti. Protagonista di una furiosa lotta con la Sauber di Kobayashi, che lo passa ma finisce lungo, viene risucchiato nella pancia del gruppo dopo il suo cambio gomme al 19esimo giro. Nobilita la sua prestazione sopravanzando all’esterno Sutil, in uscita dai box, per il dodicesimo posto. Si guadagna a suon di risultati la riconferma anche per il 2011, e alla sua età non è cosa da poco. Non ce la sentiamo di bocciarlo nemmeno per quanto fatto ad Abu Dhabi, ancorché non stellare. Pacato.

Nico Hulkenberg: 5,5 – Meno veloce di Barrichello in qualifica, piuttosto in difficoltà in gara. Perde una posizione al via, subisce un bruciante sorpasso da Rosberg nelle primissime fasi di gara e galleggia in mezzo al gruppo senza trovare un solo spunto degno di nota. Un po’ pochino per uno che era -almeno nominalmente- in lotta per conservare il sedile. Fatica oltremodo con una vettura nervosa e poco equilibrata. Ma la scelta dell’assetto è anche -e soprattutto- compito del pilota. Peccato, perché poteva concluderla meglio questa stagione. Se dal muretto avessero azzardato una strategia più aggressiva, forse…. Ma con i se e con i ma non si va ad nessuna parte. Silurato.

Robert Kubica: 8 – Lento in partenza, quando accusa un problema con la frizione, non si abbatte. Passa in pista Sutil e quindi ingaggia una lotta furiosa con Kobayashi, che ha delle velocità di punta pazzesche. Ci riesce al termine di una manovra tenace, entusiasmante, da applausi. Quindi tiene dietro Hamilton per tanti giri, fino a quando cioè non si ferma ai box al 47esimo giro. E nel frattempo accumula un vantaggio sufficiente a rientrare davanti al trenino Petrov-Alonso-Webber-Massa-Alguersuari. Grintosissima, a questo proposito, l’uscita dai box, quando nel tentativo di non perdere nemmeno un centesimo fa letteralmente la barba alla linea bianca. Chiude quinto -ottimo soprattutto visto come era partito- prendendosi la sua dose di pacche sulle spalle dal team. Mezzo punto in meno, però, per la qualifica, quando viene battuto sonoramente da Petrov. Ma va bene così. Roccia.

Vitaly Petrov: 8,5 – Ci sono anni in cui il mondiale viene deciso da eventi esterni, variabili impazzite, situazioni curiose, piloti insospettabili. E’ successo due anni fa con Glock, è risuccesso quest’anno con il Compagno Vitaly Petrov. Che, per inciso, ad Abu Dhabi è in piena trance agonistica. Strabiliante in qualifica, quando sopravanza nettamente Kubica, splendido in gara. La squadra azzecca la strategia facendolo rientrare subito e permettendogli di guadagnare tanto tempo. Ma lui è eccezionale nel resistere per 38 giri 38 ad Alonso che cerca di mettergli addosso una pressione infernale. In passato avevamo detto che rischiava l’esilio in un Gulag Siberiano. Beh, ora la Renault -che equipaggia anche la Red Bull- in quel Gulag potrebbe mandarcelo lo stesso, ma a dirigerlo. Chissà cos’avrà pensato del gestaccio di Alonso, che a gara finita cerca di buttarlo fuori. Ma lui si comporta da professionista. Basterà a salvargli il posto? Chissà. Certo che la Renault un pensierino ce lo farà di sicuro. Gladiatorio.

Adrian Sutil: 5,5 – La Force India è in piena involuzione tecnica e lui può farci ben poco. Kubica lo passa subito, e da lì si ritrova a girare da solo per praticamente tre quarti di gara. A quel punto il muretto cerca di diversificare la strategia. E’ infatti l’ultimo a fermarsi, al 48esimo giro, e rientra in lotta con Barrichello. Il brasiliano riesce a sopravanzarlo e da lì Adrian procede a passeggio fino al tredicesimo posto finale. La sua è comunque una stagione positiva, ma l’ultima gara non è di quelle col botto. Se sei implicato in due lotte ruota a ruota e le perdi entrambe… forse un pizzico di demotivazione c’è. Stanco.

Vitantonio Liuzzi: sv – Pronti-via e decide subito di mettere in pratica il proposito, più volte espresso negli ultimi anni, di salire a bordo di una monoposto più competitiva. Ci sarebbe da discutere sia sulla modalità di selezione della vettura -non è che la Mercedes sia poi ‘sto gran missile- sia sul modo scelto per salirci su. Continua a sfasciar macchine, non per colpa sua. Non è il suo periodo, decisamente. Meno male che il campionato è finito. Dove lo rivedremo il prossimo anno? Chissà. Demolitore.

Sebastien Buemi: 5,5 – Azzecca una grandissima partenza, infilando ben cinque vetture. Fine delle note positive. O delle note, potremmo dire. Nel senso che la squadra lo mette su una strategia diversa rispetto a quella del compagno di squadra, che si ferma subito, e lui si ritrova imbottigliato nel traffico. E nonostante giri più forte di Alguersuari in gara finisce ben fuori dai punti, quindicesimo, staccato di tredici secondi dallo spagnolo. Poco da fare, certo: se le strategie fossero state invertite magari a quest’ora parleremmo di un nuovo arrivo a punti per lo svizzero. Ma la semi-abulìa mostrata in gara ci impedisce di assegnargli la sufficienza. Invertito.

Jaime Alguersuari: 6,5 – Tiene dietro per quasi 40 giri Massa, e questo dice tutto. Se poi consideriamo che partiva diciassettesimo… beh, c’è quasi da applaudire. La squadra lo richiama ai box subito, per sfruttare la safety car. E lui si giova di questa strategia. Deve cedere a Webber, che lo infila perentoriamente, ma tiene dietro il brasiliano della Ferrari per più di metà gara. Senza commettere scorrettezze, senza incappare in errori, niente di niente. Mica male. Certo l’ottima velocità di punta lo aiuta, ma l’assetto scarico rende la sua Toro Rosso nervosa e scorbutica. Inconvenienti superati grazie ad una condotta di gara attenta e precisa. Conquista punti preziosi per il morale e fa vedere di essere nel pieno di un processo di maturazione che potrebbe portarlo molto in alto. Non dimentichiamoci che è in F1 da poco più di un anno. Bravo.

Jarno Trulli: sv – Riesce nell’incredibile impresa -impossibile per tutti, ma non per lui- di rompere in una sola gara sia l’ala anteriore che quella posteriore. Quella davanti striscia per terra rilasciando coreografiche scintille per tutta la pista, quella dietro collassa in rettilineo. E lui è bravo e fortunato a salvare il salvabile fermando la vettura senza toccare da nessuna parte. Certi guasti strutturali arrivano di norma nelle prime gare della stagione, lui li becca all’ultima. Ma per Jarno il Terribile nulla è impossibile. Vette di sfiga davvero inesplorate. E davanti a cotanta malasorte non ce la sentiamo nemmeno di valutarlo. Urge viaggio a Lourdes con annessa fornitura di cornetti e ferri di cavallo. Terrificante.

Heikki Kovalainen: 6 – Chiude diciassettesimo ma a fine gara è felice come una Pasqua. Dice di aver fatto la migliore partenza dell’anno, e possiamo credergli. Dice che è riuscito a tenere un ritmo fantastico per tutta la gara, e possiam credere anche a questo. Sostiene di aver perso tempo per aver dovuto lasciar passare alcune vetture dopo la sua sosta, e questo ce lo ricordiamo. E -last but not least- si dice molto soddisfato della stagione e grida ai quattro venti di non vedere l’ora di iniziare il 2011. Se le prospettive son quelle di quest’anno ci viene da pensare che c’è gente che si accontenta di molto poco. Ma va bene così. Il biondo di Rovaniemi è dignitosissimo anche ad Abu Dhabi, come praticamente per tutto l’anno. Per cui l’ultima sufficienza dell’anno se la merita tutta. Bravo.

Christian Klien: 5,5 – «Vorrei ringraziare il team per il grande lavoro fatto durante l’anno e per la straordinaria occasione che mi ha offerto». Certa gente mente sapendo di mentire, senza alcun ritegno. Si qualifica ultimo, parte a rilento, gira ultimo per tutta la gara con una vettura palesemente inguidabile e taglia il traguardo ultimissimo a due giri dal leader. Diteci voi cosa c’è di straordinario in tutto questo. La sua prestazione non andrebbe nemmeno bocciata più di tanto. Ma che cavolo, possibile non ci sia più nessuno in grado di dire le cose come stanno? Ovvero che pur di tornare in F1 si è disposti a correre anche su automobiline a pedali? E dire che qualche anno fa guidava una Red Bull. Bugiardo.

Bruno Senna: 6 – Si qualifica davanti a Klien, lo batte in gara e gira mezzo secondo più veloce di lui. Infierire ci pare ingeneroso, ingiusto e anche un po’ vigliacco. Si tiene lontano dai guai in sede di doppiaggio, evita errori e sbavature con una vettura che lui stesso definisce difficilissima da tenere in pista e alla fine taglia il traguardo al diciannovesimo posto. Ha un cognome che meriterebbe molto di più di una HRT, e tutto sommato anche il piede che si ritrova non è malaccio. Ma giudicarlo è sempre complicato, perché è più che mai difficile scindere il pilota da quello che guida. Per cui, a fine anno, lo promuoviamo. Stoico.

Nick Heidfeld: 6,5 – Manca un arrivo a punti che avrebbe nobilitato una parte di stagione comunque positiva. Ma la colpa è più che altro della strategia, che lo fa finire in mezzo al traffico e lo lascia intrappolato dietro al trenino Petrov-Alonso-Webber-Massa. Peccato, perché aveva fatto una buona partenza, aveva un buon ritmo e a un certo punto andava come un treno. Lo testimonia il fatto che attorno al ventesimo giro fa segnare addirittura il giro più veloce, poi battuto da altre vetture. E’ ben davanti a Kobayashi ed è l’ennesima dimostrazione che un posto in F1 il barbuto tedesco lo meriterebbe sempre. Chissà se certi team manager saranno dello stesso avviso. Lui di più non può fare. Quick.

Kamui Kobayashi: 5,5 – Ad Abu Dhabi fatica veramente tanto. Forse sente la pressione dell’ultima gara della stagione, vorrebbe chiudere col botto ma invece si ritrova con un pugno di mosche. Anche lui se la prende con la strategia, che lo avrebbe sempre lasciato bloccato dietro a qualcuno. Vero, per carità. Ma della sua gara onestamente ricordiamo solo l’attacco rintuzzato da Barrichello e i sorpassi subiti da Kubica ed Hamilton. Alla fine taglia il traguardo in quattordicesima posizione, tre posti dietro ad Heidfeld. Quest’anno ha fatto vedere grandi cose, e non ce lo possiamo dimenticare. Ma il voto è e deve essere alla gara, non alla stagione. E alla sufficienza non possiamo arrivarci. Nervoso.

Timo Glock: 6 – Brucia il cambio a una decina di giri dalla fine e chiude dunque anzitempo la sua stagione. In precedenza si era difeso bene, teneva il ritmo delle Lotus e girava su tempi tutto sommato dignitosi. Si becca pure un’inquadratura in occasione del sorpasso subìto da Rosberg. Ma è anche vero che era in diciannovesima posizione. Comunque anche lui ha il merito, da professionista vero, di tenere sempre alte le motivazioni, in qualsiasi situazione. E crediamo che non sia facile. Chissà cosa gli riserverà il futuro. Per il momento saluta l’annata con la nostra sufficienza. Non è molto, ce ne rendiamo conto. Ma sempre meglio di niente, no? Costante.

Lucas Di Grassi: 6 – Il brasiliano è tra quelli che al primo giro decidono di rientrare a sostituire le gomme in coincidenza con l’ingresso della safety car. Non che ci guadagni molto: al momento del ritiro di Glock lui gli è comunque dietro. Ma è bravo a fare più di 50 giri con le stesse gomme senza distruggerle -è pur sempre un deb- e a tenersi lontano dai guai, soprattutto durante i doppiaggi. Per lui vale lo stesso discorso fatto per il compagno di squadra. Chissà il prossimo anno dove finirà. Ma per adesso la nostra approvazione, per quanto possa valere, ce l’ha. Anche per la gara di Abu Dhabi. Raccomandato.

Manuel Codignoni
www.f1grandprix.it

Leggi altri articoli in Pagelle

Lascia un commento

17 commenti

You must be logged in to post a comment Login

Articoli correlati