Pagelle del GP d'Italia

Pagelle del GP d'Italia

A Monza doppietta BrawnGp, con Barrichello che si aggiudica la vittoria e rosicchia due punti in classifica al compagno di squadra Button. Ferrari ancora una volta sul podio con Raikkonen, che approfitta dell'incidente all'ultimo giro di Hamilton. Ancora in gran forma la Force India, con Sutil quarto e il deb Liuzzi ritirato ma autore di una superba prestazione. Fisichella, all'esordio sulla Rossa, chiude appena ai margini della zona punti. Buona lettura!

Lewis Hamilton: 5,5 – Ci siamo presi la briga di contare i giri percorsi in tutto il suo weekend brianzolo: tra venerdi' e domenica l'inglese ha percorso 151 tornate e mezzo, per un totale di 877,63 km. Eppure i piu' importanti sono i tre chilometri scarsi non percorsi, quelli cioe' che separano la prima di Lesmo dalla linea del traguardo. Quei 3.000 metri vanificano una prestazione che definire esemplare e' riduttivo. Con una vettura veloce ma non velocissima e con una strategia tutto sommato penalizzante, l'inglese aveva dato spettacolo menando le danze per gran parte della gara e avviandosi ad un terzo posto finale tutto sommato eccellente. Ma l'istinto del campione e' quello che e', e ti porta ad attaccare sempre e comunque. Tanto piu' se sei fuori dalla lotta per il mondiale, e puoi permetterti di non ragionare. Si spiega cosi' il record personale al penultimo giro e il successivo parziale record nel primo settore. Purtroppo per lui subito dopo arriva l'errore, che lo priva di sei punti ininfluenti per lui ma fondamentali per la squadra nella rincorsa alla Ferrari. Meglio un terzo posto sicuro o lottare per raggiungere Button, conscio che sarebbe stato pressoché impossibile passarlo? Col senno di poi la domanda non si pone nemmeno. Ma del senno di poi, dice un proverbio, son piene le fosse. Lewis si scusa con la squadra ma si dice comunque soddisfatto per aver guidato ad un ritmo da qualifica per tutta la gara. Gli crediamo eccome, ma non possiamo giustificare l'errore e l'incidente. Anche se lo comprendiamo: con un altro carattere avrebbe portato a casa sei punti, ma difficilmente l'anno scorso avrebbe vinto il campionato del mondo. Questione di istinto, appunto. Niente sufficienza, ma niente di meno. Killer.

Heikki Kovalainen: 5 – E dire che dopo le qualifiche era praticamente il favorito per la vittoria finale. Il quarto posto in griglia, con il consistente carico di carburante imbarcato e la strategia su una sola sosta, era infatti un eccellente viatico verso una gara positiva. E invece rovina tutto. Nel corso del primo giro perde una marea di posizioni, nonostante il Kers. Un'arrendevolezza inspiegabile, condita con un ritmo di gara totalmente insufficiente. Quando si risveglia e' oramai troppo tardi, e il sesto posto finale matura solo in virtu' del botto del compagno di squadra (sul quale sospettiamo che la Fia NON aprira' un'indagine). Lui da' la colpa alle gomme dure che non gli permettono di spingere a fondo durante il primo stint. Sara', ma tralasciando il fatto che con le stesse coperture Hamilton letteralmente vola, ci riesce difficile dare la colpa ai pneumatici per i sorpassi subiti da Barrichello, Button e Liuzzi (all'esterno alla Parabolica!!!). Tantopiu' che -ripetiamo- aveva il Kers. A Monza la McLaren ha pagato profondamente le magagne -di tipo opposto- dei propri piloti, e difficilmente si ripresentera' un'occasione del genere per rosicchiare punti alla Ferrari nel campionato Costruttori. E, dopo una gara simile, piu' da oggetto misterioso che da flying finn, Heikki a nostro parere sara' il primo a salire sul banco degli imputati. (inspiegabilmente) Scialbo.

Giancarlo Fisichella: 6,5 – A scanso di equivoci: il suo weekend e' stato positivo. Sempre a scanso di equivoci: non e' stato il salvatore della patria che in molti -ingenuamente- aspettavano. Sono tantissime le variabili da soppesare per valutare la sua prestazione. Il confronto con Badoer e' certamente impietoso per il trevigiano. Ma e' pur vero che Giancarlo e' un pilota allenato, in attivita' e quindi partiva da una base nettamente migliore. Il distacco da Raikkonen e' indubbiamente stato consistente. Troppo? Poco? Giusto? Checché ne pensiate non sta a noi dirlo. Il nono posto in gara, ai margini della zona punti, e' un risultato dignitoso, per certi versi positivo per altri no, ma tutto sommato piu' che accettabile. L'unica cosa sulla quale possiamo disquisire e' il botto nelle libere di sabato, che a dire di tutti condiziona in maniera decisiva l'avvicinamento alle qualifiche e, quindi, il risultato in gara. C'e' chi ha definito il suo weekend 'sfortunato' proprio sulla base di quell'incidente. Che, tuttavia, ci pare sia stato causato da un suo errore, non da interventi soprannaturali. Chi e' causa del suo mal pianga se stesso, dice un proverbio. Accusare la malasorte e' quantomeno sleale, meglio piuttosto evitare di incasinarsi la vita da soli facendo l'unica cosa che non bisognava fare in quel punto del weekend, pur con tutte le attenuanti del caso. Ad ogni modo in gara non commette errori nonostante una pressione che avrebbe steso un esercito di bufali, e mostra un ritmo incoraggiante. Vedremo a Valencia come andra'. E faremo finta di non aver sentito le sue lamentele riguardo al duello al primo giro con Vettel. Uno che e' in F1 da 13 anni sa benissimo che al primo giro certe cose e' legittimo aspettarsele, e piangerci su non fa che stereotiparlo alla media dei secondi piloti della Rossa di qualche anno fa. O no?

Kimi Räikkönen: 9 – Ancora una volta sale sul podio, e ancora una volta massimizza il potenziale della Ferrari. Chiedergli di piu' sarebbe troppo. Certo il terzo posto glielo serve su un piatto d'argento il botto di Hamilton all'ultimo giro, ma e' l'unico in grado di infilarsi in mezzo al nugolo di monoposto motorizzate Mercedes -propulsore che a Monza ha dimostrato di essere il migliore del lotto- e non ci pare poco. Al via sopravanza Sutil e riesce quasi a passare Hamilton, ma con onesta' ammette che sarebbe comunque cambiato poco anche se ci fosse riuscito. Da li' in poi la sua gara e' un duello continuo con la Force India di Sutil, che gli mette pressione fino all'ultimo metro (e meno male che non lo tampona, memore di Monaco 2008). Lui da buon Iceman -ma sara' davvero cosi'?- se ne infischia e, pur perdendo terreno nel terzo stint, non commette errori di sorta fino a conquistare un podio insperato. Il risultato acquisisce valore anche se si considera che probabilmente la monoposto indiana era piu' veloce della Ferrari, e se Sutil avesse avuto un giro o due in piu' di carburante alla seconda sosta sarebbe quasi certamente balzato davanti alla Rossa di Maranello. Ma tant'e': con i se e con i ma la storia non si fa, e la storia di Monza racconta di un altro podio per il pilota di Espoo. Niente male per uno dato per spacciato e -secondo l'opinione comune del paddock- gia' ampiamente fuori squadra in ottica 2010. Sara' stato un buon affare? Chissa'. Se continua a correre cosi' qualche dubbio c'e'… vedremo. Costante.

Robert Kubica: 5,5 – Dopo gli sprazzi di competitivita' palesati nelle gare precedenti la BMW torna sulla terra autodistruggendosi in prova subito dopo la Q1. Questo gli regala una posizione in griglia tutt'altro che esaltante. Lui ci mette del suo ingaggiando un pittoresco quanto inutile duello rusticano con Mark Webber, col risultato di danneggiare l'ala anteriore sul lato sinistro. Nonostante un pezzo penzolante lui riesce comunque a girare su tempi discreti superando addirittura Vettel. Poi il direttore di gara lo obbliga -giustamente- a sostituire il particolare danneggiato per evitare che si stacchi e colpisca qualche altra vettura. Certo che a noi comuni mortali vengono parecchi dubbi: si spendono milioni e milioni di euro per sofisticatissime simulazioni in galleria del vento, si costruiscono ali sempre piu' sofisticate, salvo poi scoprire che con un pezzo rotto e sul punto di staccarsi la vettura va forte lo stesso. Qualche anno fa la Williams di Ralf Schumacher perse, durante un test, i deviatori di flusso laterali e la squadra si accorse che la macchina senza quei particolari era molto piu' bilanciata. Misteri dell'aerodinamica. O della psiche umana forse. Deliranti dissertazioni a parte, la sosta ai box di fatto pone fine alla sua gara, che si conclude per una perdita d'olio qualche giro dopo. Peccato, perché il suo compagno di squadra va a punti e lui raccoglie zero. L'incidente al via e' colpa di entrambi o di nessuno, a seconda di come la si pensa in questi casi. Ma la sufficienza ci pare troppo. Distratto.

Nick Heidfeld: 7 – Grazie ad una condotta di gara molto intelligente riesce a raccogliere due punti preziosi non tanto per la classifica quanto per il suo futuro. Sbaglia la partenza, ma con grinta riesce a recuperare diverse posizioni nei primi giri, passando anche Trulli e Fisichella, che disponeva anche del Kers. Si accoda a Vettel e riesce a sopravanzarlo nel valzer dei pit stop. Poi si limita a portare al traguardo la vettura, conscio del fatto che e' impossibile prendere Kovalainen.. L'incidente di Hamilton gli fa guadagnare un'altra posizione, ma la sua prestazione sarebbe stata ugualmente positiva. Dimostra infatti che l'esperienza e la capacita' di tenersi lontano dai guai paga anche in una gara dall'andamento regolare come quella di Monza, pur se non si dispone di una vettura missile e se non si parte da una posizione eccezionale. La calma e' la virtu' dei forti, si diceva una volta. Perdonateci per l'ennesimo proverbio, ma era per dire che tutto sommato potrebbe ancora valere la pena investire su di lui per il 2010. In fondo, con tutti i distinguo del caso, ha quattro punti in piu' in classifica rispetto al compagno di squadra, pezzo pregiato del mercato piloti. Coriaceo.

Fernando Alonso: 7 – Ancora al traguardo, ancora a punti. Ma senza esaltare. Probabilmente e' stato il pilota meno inquadrato di tutta la gara. E un motivo probabilmente c'e': al di la' del sorpasso ai danni di Vettel nelle prime fasi di gara, della corsa dello spagnolo non c'e' praticamente nient'altro da raccontare. A partire da una partenza poco efficace nonostante la decisione della Renault di riadottare il Kers nella gara di casa del suo managing director Flavio Briatore. Combattere contro vetture equipaggiate col propulsore Mercedes a Monza era impresa titanica, e lui si guarda bene dal cercar l'impresa, conscio dei limiti della monoposto francese. Certo che un po' di grinta in piu' non avrebbe guastato. Da lui probabilmente ci si attende sempre qualcosa di magico, e ci rendiamo conto che umanamente non e' possibile. Cosi' come diventa impossibile, a questo punto, dargli un voto eccessivamente alto. Senza rancore. Solita medaglia d'oro per il siparietto inscenato con Stella Bruno prima del via. Stella Bruno: «E' difficile la concentrazione prima della gara?» Fernando: «No, sono al box solo per stare all'ombra». Stella Bruno: «E poi bisogna rispondere alle televisioni…» Fernando: «Non e' un problema. Parlo ma penso ad altre cose, non a quello che dico». Chapeau.

Romain Grosjean: 5 – No, non ci siamo. Resta a debita distanza da Alonso sia in prova che in gara. Ma piu' che debito, il distacco pare abissale. Ovviamente non dobbiamo dimenticare che si tratta di un rookie, ma se al tuo secondo Gran Premio ti tocchi al via con qualcun altro per la seconda volta consecutiva… qualcosa che non va inizia ad esserci. Stavolta il buon Romain non sbatte fuori nessuno, a differenza di Spa, ma lamenta un calo di prestazioni della propria vettura dovuto proprio ai contatti nella prima chicane. Questo, secondo lui, gli impedisce di andare a punti. E lo tiene, aggiungiamo noi, a debita distanza. Chiude quindicesimo, doppiato, davanti solamente alla Williams di Nico Rosberg. Onestamente la differenza tra le sue prestazioni e quelle di Piquet jr e' minima. Gli auguriamo di calmare i propri bollenti spiriti: l'esperienza arrivera' accumulando km, la freddezza no. Focoso.

Jarno Trulli: 5 – La Toyota si presenta a Monza in uno stato di forma francamente imbarazzante, e Jarno si adegua. Segue per tutta la gara Nakajima senza riuscire a passarlo, incapace di un qualsiasi spunto velocistico degno di nota. Certo il mezzo e' un'attenuante non da poco, pero'… E infatti, conscio di tanta pochezza, decide di ingaggiare un furioso duello rusticano con il compagno di squadra. Dapprima la sfida arriva nel rettilineo dei box, quando Timo esce dai box e si ritrova appaiato all'abruzzese. Jarno resiste, la lotta si protrae fino alla Roggia e sorride all'italiano. Piu' tardi pero' Jarno ci riprova con Nakajima con un'entrata decisamente kamikaze che lo porta a saltare come un canguro sui cordoli. Glock fiuta l'occasione, ci riprova e a nulla serve la resistenza di Jarno, che rischia tantissimo finendo sulla sabbia a 200 all'ora alla prima di Lesmo. Alla fine chiude quattordicesimo, tre posizioni dietro il compagno di squadra. Non il GP di casa che si aspettava, non la gara che gli avrebbe permesso di ricucire il rapporto con la Toyota, che pare giunto al capolinea. Ma ci risulta difficile penalizzarlo oltremodo. Annoiato.

Timo Glock: 5,5 – Anche in questo caso c'e' poco da raccontare. La Toyota soffre i circuiti veloci e Timo non e' nelle condizioni di inventarsi alcunché. A differenza del compagno di squadra manca addirittura l'accesso alla Q2, qualificandosi in sedicesima posizione. RImedia poi con una discreta partenza, ma da li' in poi la sua gara si trascina stancamente attorno alla dodicesima posizione. Poi, d'incanto, il duello con Trulli. Dapprima ci prova in uscita dai box, e Jarno resiste sia alla prima variante che alla Roggia. Successivamente attacca sfruttando l'errore del compagno di squadra, che aveva provato a passare Nakajima. E da questa seconda schermaglia esce vincitore, conquistando un ambito (?) undicesimo posto. Poca roba, indubbiamente. Ma almeno ha ravvivato una fase stanca della gara, senza far danni. Non so quanto possano aver gradito al box Toyota, ma tutto sommato e' andata bene cosi'. Chiude lontanissimo dai punti, facendo buon viso a cattivo gioco. La sufficienza non ci sta, pero'… Generoso (di emozioni).

Jaime Alguersuari: 5,5 – Stavolta al via non fa danni, e la notizia e' gia' di per sé positiva. Con molta onesta' tuttavia ammette che partire dalla pitlane l'ha aiutato a tenersi fuori “dal casino della prima curva” (testuale). E' gia' un passo avanti. Quando riuscira' a non silurare nessuno partendo dalla pista, magari non dall'ultima fila, sara' un ulteriore conquista. Scherzi a parte, con una vettura lenta e instabile in frenata fa quel che puo', occupa l'ultima posizione tenendo comunque un ritmo decente fino a quando il cambio dice basta costringendolo al ritiro. Peccato, non tanto per il modesto risultato che stava maturando quanto perché accumulare km in questa fase della sua carriera e' fondamentale per acquisire esperienza. Ad ogni modo, considerando che e' alla sua terza gara in F1 saremmo quasi tentati di assegnarli la sufficienza d'ufficio. Non lo facciamo ma ci andiamo vicini. Prudente.

Sebastien Buemi: 6 – Niente per cui spellarsi le mani per gli applausi, ma una gara onesta e regolare. Il massimo che ci si possa aspettare da una Toro Rosso a Monza, in evidente difficolta' sul veloce circuito brianzolo. Rifila 7 decimi al compagno di squadra in qualifica, pur piazzandosi penultimo, evita di far danni al via e in virtu' di una condotta di gara saggia e costante si arrampica fino al tredicesimo posto finale. Con una chicca: l'undicesimo giro piu' veloce in gara, segno che lo svizzero ha anche provato ad andare al di la' del semplice compitino. E infatti sul traguardo riesce a tenersi dietro Trulli, Grosjean e Rosberg, ovvero una Toyota, una Renault (con il Kers) e una Williams. Appare onestamente difficile riuscire a fare di piu', sempre considerando che pure lui e' alla sua prima stagione in F1. Si dice moderatamente fiducioso per il prosieguo della stagione, che presenta circuiti piu' lenti e tecnici. Vedremo, per ora va bene cosi'. Ottimista.

Mark Webber: 5 – La sua gara dura lo spazio di tre curve, ovvero la prima variante, la Grande Curva (ci piace chiamarla ancora cosi'…) e la variante della Roggia. Poi il contatto con Kubica, che lo spedisce fuori gara. Difficile dire chi dei due abbia le responsabilita' maggiori. Facile invece individuare chi dei due aveva piu' da perdere in un urto del genere. Per quanto nella 1 moderna il primo giro rappresenti il momento piu' importante di tutta la gara, non ci stancheremo mai di ripetere che non e' in queste fasi che si vincono le corse. Con il ritiro di Monza l'australiano, salvo sconvolgimenti clamorosi, abbandona le (poche) residue speranze di lottare per il titolo. Peccato, perché a un certo punto della stagione sembrava lanciato verso la vetta. Maldestro.

Sebastian Vettel: 6 – Scatta cosi' cosi' dall'ottava posizione, ma e' tutto il primo stint ad essere un incubo. In crisi paurosa con le gomme, con un'aderenza piu' immaginata che reale, viene scavalcato da Alonso e deve metterci tutta la cattiveria possibile per resistere a Fisichella nel rettilineo prima della variante Ascari. Si difende con una manovra molto decisa, ma francamente le lamentele dell'italiano ci paiono eccessive, dal momento che nelle retrovie episodi del genere si sono sempre visti. Le cose migliorano leggermente dopo il primo pit stop, ma lui ci mette del suo finendo largo a Lesmo e facendosi raggiungere da Fisichella, che non riesce pero' a costruire un vero attacco ai suoi danni. Il botto di Hamilton all'ultimo giri gli regala un punticino insperato che fa piu' morale che classifica. I prossimi appuntamenti saranno su piste piu' lente e Sebastian si dice fiducioso per le prestazioni della propria vettura. Certo che perdere altri 7 punti da Button significa praticamente affossare le residue speranze di lottare per il titolo. Dice che ci provera' fino alla fine. Lodevole. Chissa' se riuscira' a farlo senza commettere errori. La sufficienza e' piu' di incoraggiamento che altro. Forza!

Nico Rosberg: 5 – Interrompe la sequenza di piazzamenti a punti nel peggior modo possibile, con una gara da dimenticare al termine di un weekend da incubo. Sul veloce circuito italiano la Williams d'improvviso smette di andar forte e sia lui che il compagno di squadra non riescono a cavare il classico ragno dal buco. Il tedesco si qualifica pure dietro al giapponese, ma recupera con una discreta partenza. Poi investe dei detriti che a suo dire sbilanciano la macchina, al punto da fargli sospettare una foratura. Si ferma ai box ma le gomme sono ok. Lo e' un po' meno la sua posizione: ultimo, staccatissimo. Cosi' come ultimo, staccatissimo, e' il piazzamento che rimedia al traguardo. Un solo dubbio: se e' vero che la sua vettura era cosi' sbilanciata aerodinamicamente, perché a fine gara gira piu' forte di Nakajima? Come per Kubica, misteri dell'aerodinamica. Lo spettro del Nico che si perde se le cose non girano per il verso giusto torna ad incombere. Speriamo sia stato solo un episodio. Vedremo a Singapore -pista dove l'anno scorso fini' a podio dopo la gara piu' bella della stagione- se sapra' riprendersi. Sfasato.

Kazuki Nakajima: 6 – A differenza del compagno di squadra pare provarci un po' di piu'. Niente di particolarmente esaltante, sia chiaro. Tuttavia il decimo posto finale, seppure a un'infinita' dalla zona punti, visto il penoso stato di forma della Williams e' quasi un risultato positivo. Del resto il suo cerca di farlo: batte Rosberg in qualifica, parte bene e resiste correttamente ma con grinta agli attacchi delle Toyota di Trulli prima e di Glock poi. Poca roba, forse, per meritare la sufficienza. Ma visto che in passato gliel'abbiano negata piu' volte pur essendoci arrivato vicinissimo, stavolta decidiamo di fare i generosi e gliela concediamo, seppur stiracchiata. Deve migliorare la propria cultura tecnica per cercare di venir fuori in maniera migliore da weekkend come questi, ma e' pur vero che a volte c'e' poco da inventarsi. E un risultato dignitoso -senza errori- puo' anche valere un sei. Ma si' dai. Promosso.

Adrian Sutil: 8,5 – Lo stato di grazia della Force India prosegue anche a Monza, e Adrian ne trae giovamento qualificandosi in prima fila (con piu' benzina di Hamilton, peraltro). Al via si fa fregare da Raikkonen, ma il finlandese dispone del Kers e oltretutto il tedesco scatta anche dal lato sporco della pista. La sua gara, se vogliamo, si decide li'. Per tutti e 53 i giri, infatti, segue la Ferrari come un'ombra non riuscendo a costruire una manovra di sorpasso ma cercando di mettere pressione al finlandese per indurlo ad un errore che non arriva. Nella seconda parte di gara la sua vettura pare piu' veloce della Rossa -ne e' testimonianza il giro piu' veloce- ma Raikkonen si tiene a galla grazie al Kers impedendogli qualsiasi attacco. Potrebbe provarci al pit stop, ma i due si fermano nello stesso giro e oltretutto il tedesco travolge anche un meccanico, perdendo qualsiasi possibilita'. Un punto in meno per questo. Ma mezzo in piu' per non aver buttato fuori il finlandese, evitando cosi' di restituire pan per focaccia quanto accaduto a Montecarlo lo scorso anno. Chiude quarto, felice. Chissa' se a Singapore, su una pista piu' tortuosa, la monoposto di Mallya continuera' ad essere cosi' competitiva. Ma forse per il team indiano meglio non pensarci e godersi il momento d'oro. Gentleman.

Vitantonio Liuzzi: 9,5 – Se c'e' qualcuno che si inventa la gara della vita, a Monza e' proprio Tonio. Che non sale sulla Force India da un sacco di tempo ma che ritrova all'istante velocita', automatismi e ritmo. La grinta, invece, non l'ha mai persa. Eccezionale in qualifica -settimo con tanta tanta benzina- straordinario in gara, quando tiene benissimo il ritmo a serbatoi pieni. Straordinario il suo sorpasso ai danni di Kovalainen, all'esterno alla Parabolica. Chapeau. Poi la trasmissione si blocca e lo stoppa. Peccato, peccato, peccato. Con il ritmo che stava tenendo sarebbe finito a ridosso del compagno di squadra, probabilmente anche davanti. Sardonico il suo commento: «E' un peccato, perché e' il primo problema di affidabilita' dall'inizio della stagione…». Un proverbio -aridaje- dice «Meglio fortunati che ricchi». A giudicare da quanto accaduto Tonio non appartiene a nessuna delle due categorie. Meriterebbe un dieci solo per questo. Ad ogni modo la prestazione straordinaria resta, a testimonianza del fatto che certi problemi d'adattamento non sono poi cosi' insuperabili. O no? Gli auguriamo di cuore che a Singapore la Force India continui ad andar forte: se lo merita. Fenomenale.

Jenson Button: 8 – La BrawnGp torna ad andar forte e lui, manco a dirlo, risale sul podio. Subisce il compagno di squadra per tutto il weekend, sia in qualifica che in gara, ma in ottica campionato a lui va benissimo cosi'. Del resto, con le Red Bull fuori gioco, puo' benissimo permettersi di lasciare la vittoria a Barrichello, conscio del fardello di punti di vantaggio che si porta dietro da inizio stagione. Il compitino lo fa sopravanzando Kovalainen nelle prime fasi di gara, in maniera peraltro agevole. Poi segue Rubens a debita distanza ed evita di commettere errori a fine gara, quando il ritorno di Hamilton gli mette un po' di pressione addosso. La strategia ad una sosta lo aiuta a portare a casa il risultato in una gara tutto sommato semplice. Anche troppo. Fa il ragioniere, e la scelta paga. Lo spettacolo ne risente un po', ma d'altronde avrebbe avuto poco significato cercare la vittoria a tutti i costi. O forse no. Il campionato in fondo e' ben lungi dall'essere concluso: ci sono ancora quattro gare, e se in casa BrawnGp dovessero decidere di lasciare liberi i due piloti chissa' che -magari a seguito di qualche evento rocambolesco- non debba rimpiangere questi due punti tutto sommato alla sua portata. Non glielo auguriamo, sia chiaro. Ci limitiamo a ragionare. Come lui, del resto. Ragioniere.

Rubens Barrichello: 10 – Per una volta, davanti a quello che qualche anno fa era il suo pubblico, gli assegniamo il massimo dei voti. Del resto la sua condotta per tutto il weekend e' stata pressoché perfetta. Consci che l'assenza del Kers li penalizza alla partenza, in casa BrawnGp optano per una qualifica con la vettura pesante, sacrificando la posizione in griglia in virtu' di una sosta in meno in gara. E la tattica fa saltare il banco, specie se a guidare la vettura e' lui. Batte Button -scusate il gioco di parole- in prova nonostante il maggior carico di carburante conquistando la quarta piazza. Doveva far gara su Kovalainen ma lo passa praticamente subito (alla faccia del Kers!) e si accoda, a debita distanza, alle tre lepri Hamilton-Raikkonen-Kovalainen. Alla fine delle soste si ritrova comodamente in testa e si limita a portare la vettura al traguardo, cercando di non affaticare troppo il cambio (sul quale alla vigilia c'erano perplessita' legate all'affidabilita'). Dire che si rilancia nel mondiale forse e' un po' troppo, ma non si sa mai. Del resto due vittorie nelle ultime tre gare testimoniano uno stato di forma eccellente, e se in una delle prossime quattro corse dovesse piovere… chissa'. Vedremo.

Manuel Codignoni
www.f1grandprix.it

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