F1: Il curioso caso di Jenson Button

F1: Il curioso caso di Jenson Button

Nella nostra riflessione sulla concezione della Fortuna, e del suo apporto nelle vincite dei Campionati del Mondo, abbiamo, tra gli altri, citato Jenson Button, Campione 2009 con la BrawnGP di Ross Brawn.

Jenson, tra gli ultimi titolati della F1, è quello che gode (assieme a Seb Vettel) negativamente della nomea di ‘fortunato’ per eccellenza, o meglio dell’essere non meritevole del titolo conquistato due stagioni fa. Da qui la scelta del nostro titolo, in richiamo a quello di un film con Brad Pitt (altro belloccio), per cercare di capire perchè, nonostante un Titolo Mondiale, Jenson sia snobbato da parte del tifo.

Il 2009 e il Diffusore della Discordia
Tutti ricordiamo la stagione 2009. Una BrawnGP incredibilmente in palla nei test invernali, tutti a pensare che si trattasse esclusivamente di una strategia commerciale al fine di recuperare qualche sponsor, e infine il verdetto della prima parte di stagione, con l’inglese vittorioso 6 volte nelle prime 7 gare, ad ipotecare un Mondiale difeso poi sul finire di stagione.

Le polemiche che investirono la BrawnGP e, successivamente, la federazione, riguardarono il doppio diffusore utilizzato dalla scuderia di Ross Brawn, frutto di un’interpretazione molto ‘furba’ del regolamento tecnico. Regolamento incline, come sempre, a lasciare delle zone d’ombra nelle quali gli ingegneri cercano il colpaccio (come l’f-duct Mclaren e le ali flessibili Red Bull, per intenderci). Considerato legale il sistema adottato da Button e Barrichello, il tempo perso dalle altre scuderie per attrezzarsi e rimontare fu decisivo per permettere, alla nuova squadra di Ross Brawn (nata dalle ceneri della Honda e acquistata, successivamente, dalla Mercedes guidata ora da Rosberg e Schumacher) di andare a conquistare entrambi i Titoli Iridati.

Jenson e un’etichetta scomoda quanto falsa
In tutto questo l’immagine di Jenson Button ne è uscita, paradossalmente, ridimensionata. Il suo Mondiale viene visto come immeritato, alla luce del famoso doppio diffusore, e come conseguenza il pilota inglese è avvolto da un pregiudizio che lo vede come non più di un semplice mestierante alla guida.

Fortunatamente, se tra addetti ai lavori (Briatore lo nominò senza mezzi termini ‘Paracarro’ nel 2009, senza ricordarsi di averlo avuto in Benetton..) e tifosi c’è chi non lo considera al meglio, la Mclaren lo ha scelto come spalla connazionale di Lewis Hamilton a partire dal 2010, a formare probabilmente la miglior coppia del Circus.

Pilota che possiamo definire Gentleman, Jenson è un ragazzo estremamente leale e corretto. In pista, con gli avversari e il compagno di squadra (abbiamo ancora in mente le lotte con il compagno Lewis in Turchia) e fuori, nelle interviste e nelle dichiarazioni alla stampa. Mai sopra le righe, mai in discussione per le sue affermazioni nè contro colleghi nè contro la squadra.

Detto questo, seppur molti abbiano dubbi sulle sue prestazioni, Jenson ha dimostrato più volte di poter lottare con i migliori.
Pur non essendo velocisticamente al livello dei tre top driver (Hamilton, Alonso, Vettel, nell’ordine che preferite), Button fa della costanza e della tattica i suoi punti di forza. Nel 2010 è giunto a 26 punti di distacco da Hamilton (240 contro 214), circa 10 punti considerando il vecchio punteggio, e gli unici due ritiri di stagione non sono stati certo dovuti a suoi errori. Ricorderete, infatti, la fantozziana dimenticanza della copertura di un radiatore a Montecarlo (conseguenza, motore arrosto dopo pochi giri) e l’autoscontro provocato da Vettel a Spa. E’ facile pertanto intuire che, al netto di errori altrui (mentre Lewis ne ha commessi in prima persona), Jenson sarebbe potuto rimanere in lotta per il Mondiale anche all’ultima gara di Abu Dhabi, ovviamente con speranze limitate come il compagno.

Nell’ultimo weekend di Montecarlo Jenson ha regalato una prestazione di spessore, vanificata probabilmente proprio dalla strategia. Non si sarebbe potuto gridare allo scandalo se avesse vinto, visto il ritmo espresso per tutta la gara.

Perchè, allora, tutta questa indifferenza?
Principalmente per due motivi. Il fatto che si tratti di un pilota ‘gentile’ lo rende forse meno appetibile dai media, che cercano sempre dichiarazioni scomode, fuori luogo o ‘spettacolose’ per fare audience. In pista, invece, non si rende mai protagonista di azioni ‘televisive’ o spettacolari. Facendo leva sulla costanza di rendimento, Jenson è uno di quei piloti che vedi poco durante l’arco della gara ma che, alla fine, c’è sempre, e magari nelle posizioni che contano. Condizione confermata anche dall’attuale classifica dove, con il terzo posto di una settimana fa, Jenson si è portato in quarta posizione, a soli 9 punti di distacco dal suo compagno di squadra.

Sarà curioso vedere come proseguirà l’arco della stagione a partire dalla prossima gara in Canada. E se, prima o poi, i pregiudizi lasceranno spazio ai risultati che il biondo di casa Mclaren, di riffa o di raffa, porta sempre a casa. Senza essere un frontman, senza cavalcare chissà quale onda di spettacolarità ma con onestà, impegno e costanza. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, una volta ogni tanto.

Alessandro Secchi
F1Grandprix.it

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