F1 | Gran Premio di Spagna: l’analisi delle qualifiche

Lewis Hamilton conquista la sua pole numero cento in carriera mettendosi alle spalle Max Verstappen, quarta la Ferrari di Leclerc

F1 | Gran Premio di Spagna: l’analisi delle qualifiche

Per la centesima volta in carriera, Lewis Hamilton prenderà il via di una gara di Formula 1 dalla prima casella sulla griglia di partenza. La pole position conquistata nel Gran Premio di Spagna ha infatti permesso al campione inglese di scrivere un’altra pagina della storia di questo sport, raggiungendo un traguardo che fino a qualche anno fa sembrava pura utopia. Un risultato storico, arrivato dopo una bellissima lotta all’ultimo centesimo di secondo con l’altro protagonista di giornata, Max Verstappen, il quale fino all’ultimo ha dato filo da torcere al rivale della Mercedes.

“Ho dovuto inseguire per tutte le qualifiche, ho dovuto cercare nei dettagli per trovare il passo. Il miglior giro è stato quello nel primo run del Q3. Ho cercato di migliorare nel tentativo successivo, pensavo di essere avanti ma sono riuscito a tenere la posizione. Non posso credere di essere arrivato a cento pole position. Questo lo vedo ai ragazzi e le ragazze che sono in fabbrica e che continuano ad alzare l’asticella. Per me è un sogno lavorare con queste persone. Chi lo avrebbe mai pensato alla fine del 2012 che avremmo conquistato cento pole position? Ma sono davvero grato per il loro lavoro. Sembra la prima, me la ricorderò per sempre”, ha raccontato Lewis al termine delle qualifiche, visibilmente entusiasta per il traguardo raggiunto, nonostante non fosse riuscito a migliorarsi nell’ultimo tentativo, complice un peggioramento delle condizioni del tracciato. Al suo fianco ci sarà l’olandese della Red Bull, il quale ha mancato la prima posizione per soli trentasei millesimi al termine di un inteso duello a distanza con il pole sitter: nonostante sia sfuggito il risultato più ambito, Verstappen si è detto estremamente soddisfatto della sua prestazione, sottolineando come difficilmente si potesse fare di più contro una Mercedes così in forma sulla pista catalana. Max è infatti riuscito a difendersi egregiamente nell’ultimo settore, segnando il crono più veloce dell’intera qualifica, ma ciò non è bastato per pareggiare i conti con il tempo perso nel tratto intermedio, dove il sette volte campione del mondo è stato in grado di fare quella differenza necessaria per assicurarsi la partenza dal palo: “Da parte mia è stata una buona qualifica, sono soddisfatto del mio giro, non ho fatto errori, e credo di aver sfruttato al massimo la vettura. Eravamo molto vicini, ma non abbastanza e a volte puoi solo accettarlo. La Mercedes sembra essere leggermente più avanti sul giro secco, ma essere in prima fila su questa pista è un ottimo risultato, soprattutto considerando che l’anno scorso abbiamo faticato parecchio. Sappiamo che la partenza sarà molto importante”, ha poi spiegato il portacolori della Red Bull, che nella giornata di sabato ha optato per un cambio di assetto passando ad un set-up più scarico di quello provato durante le libere del venerdì. La seconda posizione in griglia gli garantirà una buona opportunità di rendersi subito minaccioso nelle prime fasi di gara, sfruttando il lungo rettilineo per tentare un attacco alla prima staccata. Tuttavia, per Verstappen sarà importante anche guardarsi le spalle, perché dalla seconda fila scatterà l’altra Mercedes di Valtteri Bottas, il quale può senza dubbio recriminare per un errore commesso nel terzo settore che gli è costato la possibilità di lottare concretamente con il suo compagno di squadra: “C’è mancato poco, Ero sicuro di essere nella lotta per la pole, ma ho perso un decimo in curva 10, e quest’anno i margini sono molto ristretti. Abbiamo un pacchetto forte e domani saremo nella lotta, sarà un’altra sfida ravvicinata con la Red Bull. Se si riesce a mantenere le gomme in buone condizioni, saremo più competitivi nel momento dei pit-stop. C’è la possibilità di mescolare un po’ le strategie e provare una o due soste. Stasera lavoreremo sodo e dovrete aspettare fino a domani per conoscere la nostra strategia”, ha dichiarato Bottas dopo aver conquistato il terzo posto. La scorsa stagione, dopo aver perso la posizione nelle prime fasi di gara, il finlandese rimase per tutto il resto della corsa alle spalle di Verstappen: quest’anno Valtteri dovrà invertire il trend, dimostrandosi efficace già alla partenza, per poi provare la differenza sulla lunga distanza.

Dopo una prestazione sottotono nelle qualifiche di Portimao, Charles Leclerc è subito tornato ai suoi livelli, conquistando il quarto posto sul suolo spagnolo. Nonostante un deficit sul rettilineo principale, dovuto anche ad una piccola mancanza di cavalli e alla scelta di approcciarsi al weekend con un’ala da alto carico, più estrema rispetto a quelle dei propri rivali più diretti, la SF21 si è difesa bene nel tratto guidato, in particolare nell’ultimo settore, dove è riuscita a fare la differenza rispetto alle McLaren e alle Alpine, tanto da segnare il crono più rapido nel gruppo della midfield, confermando le buone sensazioni che si erano percepite al venerdì: “È stata una qualifica positiva dunque sono contento. Visto il gap che ci divide dai primi tre, credo che la quarta posizione di oggi sia un ottimo risultato. Ho fatto un giro molto pulito in Q2, ed è un bene per le gomme con cui mi schiererò alla partenza. Sono stato attentissimo nella gestione, perché domani partire con uno pneumatico con poco degrado sarà importante”, ha spiegato il monegasco al termine delle qualifiche, il quale è stato in grado di migliorarsi nell’ultimo tentativo dopo che aveva completato il primo run su una gomma usata. Leclerc dovrà capitalizzare il quarto posto conquistato al sabato, elemento in cui la Ferrari in questo avvio di campionato non ha eccelso, perdendo punti preziosi per la classifica costruttori. Riuscire a mantenere i propri avversari alle spalle nei primi metri sarà fondamentale, perché la track position su un tracciato del genere, dove notoriamente è difficile sorpassare, potrebbe rivelarsi fondamentale anche in chiave strategica, magari cercando di mettere quel piccolo gap di sicurezza per evitare di subire un undercut. Ad aprire la terza fila sarà Esteban Ocon, con un’Alpine che conferma i passi in avanti visti nelle ultime settimane, dovuti in parte ad un’abile lavoro di set-up e comprensione del pacchetto a disposizione, dall’altra dei costanti aggiornamenti introdotti nei primi weekend della stagione, i quali sembrano aver dato gli effetti sperati facendo progredire la A521: l’aspetto interessante è che il transalpino è riuscito ad ottenere tempi simili a quelli del monegasco nel terzo settore nonostante un set-up molto più scarico a livello aerodinamico e, per quanto in quel tratto faccia grande differenza il grip meccanico, è qualcosa da riportare e da tenere a mente per il futuro.

Il quinto posto sulla griglia di partenza è sicuramente confortante per le ambizioni della squadra francese, anche se il pilota di Évreux non ha nascosto la sua amarezza per un piccolo problema tecnico alla Power Unit sul finale del secondo tentativo: “Oggi è una giornata bellissima, sono contento di come abbiamo gestito le qualifiche. Credo che questa sia la conferma che stavamo cercando, visto che siamo riusciti a replicare le prestazioni di Portimao anche qui a Barcellona. Nel secondo tentativo mi stavo migliorando, ma un problema tecnico sulla vettura verso la fine del giro ci ha impedito di migliorarci, quindi sono un po’ deluso. Non ci possiamo lamentare della quinta posizione, ma penso che oggi la quarta fosse alla portata”, ha spiegato Ocon, nonostante in realtà i parziali nei primi due settori non indicassero un miglioramento tangibile, per cui riuscire ad abbassare il proprio tempo nel secondo tentativo sarebbe stato estremamente complicato. Il transalpino si è comunque tolto la soddisfazione di dividere le due Ferrari, con Carlos Sainz Jr., uno dei beniamini di casa alla sua prima apparizione con la Rossa, sesto in griglia di partenza: dopo un primo tentativo in Q3 complessivamente positivo, lo spagnolo non è poi riuscito a migliorarsi nel secondo run, vedendo così perdere la posizione ai danni del compagno di casacca.

Si è trattata di una giornata in chiaroscuro per la McLaren, che sul tracciato di Barcellona non è sembrata dare il meglio di sé, sia in pista che dal punto di vista strategico. Il settimo posto di Daniel Ricciardo può in parte essere visto come un passo in avanti, soprattutto pensando a come le qualifiche dell’australiano solamente una settimana fa lo avessero visto fuori già al termine della Q1. Dall’altra parte, però, rimane indubbiamente un po’ di rammarico per l’opportunità sprecata nel secondo tentativo, quando la scelta di uscire per ultimi ha fatto sì che il talento di Perth rimanesse bloccato nel traffico, perdendo così la chance di effettuare il giro: difficile dire se Daniel potesse migliorarsi dato il peggioramento delle condizioni del tracciato, ma ogni centesimo avrebbe potuto fare la differenza con distacchi così contenuti. Ben diverso è il discorso per Lando Norris, autore di un deludente nono posto, certamente non in linea con i buoni risultati ottenuti dall’inglese in questo avvio di stagione, anche se ci sono degli elementi che ne hanno condizionato la prestazione. Un’ostruzione da parte di Nikita Mazepin nel corso della prima manche, infatti, aveva costretto il pilota della McLaren ad effettuare un altro tentativo, sacrificando così un set di gomme soft che avrebbe potuto rivelarsi fondamentale in Q3, dove ha poi potuto effettuare un giro con pneumatici nuovi solo negli ultimi minuti: “Non una qualifica perfetta oggi. Siamo stati abbastanza sfortunati con un po’ di traffico nella prima manche, e questo ci ha messo in difficoltà perché abbiamo dovuto usare un secondo set di gomme quando avremmo potuto passare il turno anche senza. La macchina si è danneggiata dopo il primo tentativo in Q3, e anche l’ultimo run non è stato pulito. Non sono troppo deluso, ma è un po’ frustrante partire dalla posizione in cui siamo, perché è una gara molto difficile da superare. Sappiamo di avere una macchina forte la domenica, quindi faremo del nostro meglio per ottenere dei buoni punti”, ha spiegato Norris, che in questo weekend ha portato al debutto insieme al suo compagno di squadra dei nuovi aggiornamenti, tra cui un’ala anteriore rivista e un fondo che si allinea con le scelte tecniche dei rivali. Tra le due MCL35M si è inserito Sergio Perez, il quale nella giornata di sabato ha dovuto fare i conti con un dolore muscolare alla spalla che non gli ha permesso di trovarsi nella miglior condizione fisica possibile, accusando sensazioni di nausea. Per il messicano la gara sarà quindi in salita, così come per Fernando Alonso, che nell’ultimo tentativo della Q3 non è riuscito a migliorarsi dopo aver incontrato del traffico incontrato durante l’outlap, che aveva portato anche ad un abbassamento delle temperature degli pneumatici prima dell’inizio del giro.

Appena fuori dalla top ten Lance Stroll, il quale ha mancato l’accesso alla Q3 per soli nove millesimi, in quella che è la prima qualifica stagionale per l’Aston Martin senza una vettura protagonista nella manche finale. Il team ha sfruttato il weekend per comprendere a fondo gli aggiornamenti che erano stati introdotti una settimana fa a Portimao, ora presenti anche sulla vettura del compagno di squadra Sebastian Vettel. Nonostante l’eliminazione, tuttavia, il canadese ha cercato il lato positivo, ragionando sulla lunga distanza e sul ruolo che potrebbero giocare le strategie: “È un peccato aver perso la Q3 per un margine così piccolo, solo pochi millesimi di secondo. Il lato positivo è che partendo in undicesima posizione, abbiamo la flessibilità di scegliere la nostra gomma di partenza e questo potrebbe essere cruciale perché penso che l’usura delle gomme sarà un fattore molto importante in gara. Non è facile sorpassare qui, ma se riusciamo ad avere una buona partenza e a guadagnare posizioni prima di curva uno, potremo lottare per i punti”, ha dichiarato il portacolori dell’Aston Marton. Destino simile anche per l’altro pilota della scuderia inglese, Sebastian Vettel, complici le difficoltà nel portare in temperatura gli pneumatici in tempo per l’inizio del secondo tentativo, fattore che non gli ha permesso di migliorare il proprio crono ed evitare l’eliminazione. A dividere le due AMR21 è stato Pierre Gasly, deluso non solo per l’aver mancato la Q3 per meno di due centesimi, ma anche per l’involuzione mostrata dall’AlphaTauri nelle ultime gare, distante dalla lotta per le prime posizioni della midfield.

Nonostante alcuni aggiornamenti introdotti a Barcellona, tra cui una nuova ala anteriore, il francese ha dovuto lottare per tutto il weekend con una carenza di grip, mancando così per la prima volta in stagione l’accesso all’ultima manche: già nelle prove libere i piloti si erano lamentati per il tanto sottosterzo riscontrato nelle curve a bassa e media velocità e, a dispetto dei miglioramenti apportati a livello di set-up, ciò ha influito negativamente sulle loro aspettative in merito al passaggio del turno. Quattordicesima casella in griglia per Antonio Giovinazzi, il quale è riuscito ancora una volta a superare la tagliola del Q1 passando alla seconda manche: la sua è stata una qualifica particolare, con la scelta di effettuare il primo tentativo sulle medie, per poi passare alle soft solamente nei minuti finali, anche se comunque sarebbe stato molto difficile pensare di poter ambire alla Q3. Alle sue spalle ci sarà George Russell, il quale ormai non sorprende più per la bontà delle sue prestazioni in qualifica, dove per l’ennesima volta è stato in grado di portare la sua FW43B nei primi quindici, su una pista che in realtà dovrebbe mettere a nudo i punti deboli della vettura.

Tra le sorprese in negativo delle qualifiche vi è stata senza dubbio l’esclusione di Yuki Tsunoda al termine della prima manche, giunta al termine di un fine settimana in cui comunque fino a quel momento non aveva brillato. Il giovane talento giapponese, infatti, durante tutte le libere aveva accusato delle difficoltà in particolare nella seconda parte del giro, tra la fine del secondo intertempo e l’intero terzo settore, tanto da accusare numerosi decimi di distacco poi nel computo complessivo. Osservando la sua telemetria, è possibile effettivamente riscontrare le difficoltà incontrate sul finale, ma ciò che sorprende è la netta differenza in curva nove, dove Pierre Gasly è stato in grado di portare oltre ben 10 km/h orari in più di velocità rispetto al compagno di squadra con una diversa applicazione dell’acceleratore, guadagnando così decimi preziosi anche in uscita. Yuki non ha poi nascosto tutto il suo disappunto per la prestazione odierna, anche se è bene tenere a mente che il giapponese non disponesse degli ultimi aggiornamenti portati dal team in terra spagnola, affidati solamente al francese: “È frustrante per me: le performance della macchina ci sono e penso che avremmo potuto facilmente entrare in Q2 ma oggi non sono riuscito a trovare il grip. Io e Pierre abbiamo feedback molto diversi sulla vettura, anche quando giriamo con lo stesso assetto: devo capire, quindi, se questo è dovuto alle sue caratteristiche o ai nostri diversi stili di guida. A quel punto, potrò guardare più da vicino i dati insieme ai miei ingegneri. Una volta trovata questa spiegazione, penso potrò davvero iniziare a sfruttare appieno il potenziale della vettura”, ha poi dichiarato Tsunoda, cercando di spiegare le sue sensazioni. Giornata negativa anche per Kimi Raikkonen, fermato da una scelta infelice da parte del team in termini di strategia, con gli ingegneri che lo avevano mandato in pista per l’ultimo tentativo nel traffico. Per quanto il finlandese avesse cercato di recuperare delle posizioni nel giro d’uscita, aspettare che scorresse tutta la fila nell’ultimo settore avrebbe portato i suoi pneumatici a perdere temperatura, fattore che lo aveva spinto ad anticipare il momento in cui lanciarsi, anche se ciò avrebbe significato ritrovarsi solamente a pochi metri di distanza dalla Williams davanti a sé.L’effetto scia indubbiamente dare il proprio contributo sui rettilinei, ma si sarebbe poi rivelata un’arma a doppio taglio nel resto del giro, soprattutto considerando che prima della fine della tornata il finlandese aveva recuperato ulteriormente terreno avvicinandosi così al canadese: ciò ha penalizzato in maniera evidente il pilota dell’Alfa Romeo, che non ha poi potuto evitare l’amara esclusione.

Chi può ritenersi soddisfatto è senza dubbio Mick Schumacher, che in Spagna è riuscito a mettersi alle spalle proprio una delle due Williams, così come fatto in Portogallo in gara: “Siamo davvero felici, è stato uno dei nostri migliori sabati e una delle nostre migliori sessioni di qualifica. Siamo riusciti a mettere la macchina dove volevamo, abbiamo fatto dei cambiamenti durante la notte da venerdì a sabato. Era sicuramente quello giusto da fare. Sento che io e la squadra abbiamo fatto tutti i passi giusti per portare la macchina dove siamo ora. Le previsioni dicevano che saremmo stati dietro la Williams ed eccoci qui davanti. Dobbiamo puntare un po’ più in alto però e cercare di avvicinarci alla Q2, penso che siamo sulla strada giusta per cercare di farlo. Penso che sarà difficile in gara però. Probabilmente accuseremo un po’ di degrado del posteriore in gara, ma penso che ciò avverrà per tutti. Credo che dovremo aspettare e vedere”, ha spiegato il giovane tedesco, destando le buone impressioni destate in questi primi appuntamenti del mondiale. A concludere la griglia di partenza ci saranno Nicholas Latifi, il quale durante il secondo run ha danneggiato la vettura dopo un passaggio aggressivo sul cordolo in uscita di curva cinque, insieme a Nikita Mazepin, ultimo ad oltre mezzo secondo di distacco dal proprio compagno di squadra: ciò che sembra fare la differenza in negativo in questa fase del campionato è la mancanza di fiducia nella monoposto un po’ in tutte le fasi del giro, dalla frenata alla percorrenza di tutte le curve, tanto da non riuscire ad effettuare nemmeno curva tre in pieno, come invece hanno fatto tutti i suoi colleghi.

La lotta per la pole position

Nel giorno della sua centesima pole position in carriera, Lewis Hamilton si è dovuto guadagnare i titoli dei giornali con una prestazione di alto livello contro due avversari che, di certo, sul circuito di Barcellona gli hanno dato filo da torcere. Il punto di forza dell’inglese è stato senza dubbio il secondo settore, dove è riuscito a rifilare quasi due decimi al secondo classifica, Max Verstappen, ed uno al proprio compagno di casacca, mentre l’olandese si è rifatto nel terzo intertempo, recuperando parte del distacco accusato nella prima parte del giro, ma non abbastanza per mettersi davanti a tutti in griglia di partenza. Non è da dimenticare neanche l’altro pilota della Mercedes, Valtteri Bottas, in linea per giocarsi la pole position fino a curva dieci, quando un grosso sovrasterzo lo ha messo fuori gioco.

Mettendo a confronto i loro passaggi, è possibile notare come sul rettilineo principale la differenza tra le Mercedes e la Red Bull dell’olandese fosse minima: si tratta di un dato particolarmente interessante, perché se nei primi appuntamenti la W12 aveva in parte sofferto le velocità massime della RB16B, ciò ora sembra non verificarsi più, nonostante prima delle qualifiche il team anglo-austriaco avesse optato per l’utilizzo di un assetto più scarico, il quale avrebbe indubbiamente giovato sugli allunghi. Un comportamento che si era visto in mattinata, quando Mercedes non aveva ancora sfruttato appieno le mappature più potenti, ma che non si è poi verificato in qualifica, a dimostrazione che al momento la Power Unit tedesca sembri tornata ad avere un piccolo ma prezioso vantaggio sulla concorrenza: sarà un tema su cui prestare particolarmente attenzione in vista dei prossimi Gran Premi.

La prima differenza riscontrabile la si osserva nella percorrenza della chicane di apertura, dove nel cambio di direzione Verstappen è riuscito ad essere più incisivo guadagnando nei confronti dei due rivali. Così come al venerdì, tuttavia, la scelta di essere così aggressivo in quel tratto della pista si era riversata in un’uscita molto larga, andando a sfruttare la parte in cemento posta ai lati della pista, che aveva in un certo senso penalizzato la successiva impostazione di curva tre, dato un angolo a disposizione più stretto per l’inserimento. Minuzie che hanno permesso soprattutto a Hamilton di recuperare il terreno perso nelle primissime fasi e riportarsi a meno di mezzo decimo di distanza dal portacolori della Red Bull. Curva quattro ha indubbiamente giocato a favore della Mercedes, con le due W12 che sono riuscite a portare maggiore velocità in ingresso e nella prima fase della percorrenza, al contrario di quanto si era visto al venerdì, dove Max era stato in grado di imporsi ricucendo così il distacco dal proprio rivale per il mondiale.

Il tratto successivo, ovvero quello di curva cinque, ha visto Hamilton e Verstappen confrontarsi con due approcci diversi da loro, soprattutto in termini di linee. L’inglese, infatti, è riuscito a rimanere molto più vicino al cordolo, lasciando scorrere la vettura in ingresso per poi andare a chiudere nella seconda fase della percorrenza, al contrario dell’olandese, il quale non è stato in grado di rimanere altrettanto cucito all’apice della curva, impostando la traiettoria per ottenere in massimo in uscita, anticipando il momento in cui sarebbe andato sull’acceleratore per poi sfruttare appieno l’ampio cordolo in uscita senza perdere velocità, esattamente come si era visto durante le libere. Osservando la telemetria, è possibile notare come anche il portacolori della Mercedes avesse cercato di fare altrettanto, andando sull’acceleratore prima del rivale della Red Bull, dovendosi però scontrare con una perdita improvvisa di aderenza, la qualche aveva provocato un grosso sovrasterzo che non gli aveva permesso di trarre i benefici di quella particolare interpretazione, perdendo così leggermente lo spunto in uscita.

A fare la differenza a favore del sette volte campione del mondo, tuttavia, è stato senza dubbio il tratto che comprende le curve sette, otto e nove, dove è riuscito a costruire un tesoretto di oltre un decimo e mezzo che si sarebbe poi rivelato decisivo. Una differenza visibile anche per come Hamilton aveva interpretato quel tratto di pista, molto vicino al cordolo, portando quasi dieci km/h di velocità in più. Un vantaggio che si è poi riflesso anche negli istanti successivi, in curva nove, dove Lewis è così stato capace di percorrere una delle zone più impegnative della pista ad una velocità maggiore, tra l’altro senza alzare il piede dall’acceleratore, come invece fatto da Verstappen.

Curva dieci è stato oggetto dell’attenzione da parte dei piloti durante il weekend di gara, date le sue caratteristiche che hanno garantito l’opportunità di interpretarla in maniera differente. Nelle prove libere Hamilton era risultato tra i più veloci in quel tratto e così è stato anche in qualifica, come visibile dalla telemetria. Lewis ha optato per un approccio più aggressivo in entrata, andando ad aggredire subito il cordolo, al contrario del rivale della Red Bull, più gentile nell’inserimento. Ma un altro aspetto importante risiede nel fatto che poi Hamilton fosse stato in grado di spalancare il gas qualche metro prima rispetto a Verstappen, tra l’altro utilizzando anche una traiettoria leggermente più stretta, riducendo così la distanza percorsa. Un chiaro esempio di come una velocità minima più bassa, dovuta essenzialmente a linee differenti, non voglia necessariamente dire tempo perso.

Non è un caso, infatti, che il mini settore record in quel tratto porti proprio la firma del pilota di Stevenage. Al contrario, proprio in questo tratto Valtteri Bottas aveva dovuto dare l’addio ai propri sogni di gloria, dopo un sovrasterzo che gli era costato oltre un decimo. Un comportamento della vettura dovuto molto probabilmente ad un tentativo di forzare l’ingresso portando maggior velocità, tanto che lo si vede allontanarsi dalla traiettoria ideale, ma non è nemmeno da escludere che il vento possa aver in qualche modo contribuito considerando che in quel tratto le folate soffiavano intorno ai dieci/quindici km/h.

Con ormai quasi due decimi da recuperare, l’impresa per Verstappen si faceva sempre più ardua, nonostante rimanesse ancora buona parte del terzo settore, quello in cui l’olandese si era dimostrato più competitivo nella sessione mattutina. Da questo punto di vista, curva dodici aveva riacceso la speranza, perché il sette volte campione del mondo non era riuscito ad essere così incisivo come l’alfiere della squadra di Milton Keynes, accusando un distacco importante in percorrenza e in uscita. Un divario dovuto non tanto alle caratteristiche della monoposto, quanto proprio ad un’interpretazione dell’inglese, tanto che in realtà il suo compagno di squadra, Valtteri Bottas, era riuscito a mantenersi in linea con le prestazioni dell’olandese. Pareggiando l’entrata, è possibile avere un’idea di quanto sia riuscito a recuperare il numero 33, dimezzando di fatto il gap fino a quel momento accumulato.

Da questo punto di vista, è interessante leggere le dichiarazioni riportate a fine qualifica: “Giro nel Q3? Con l’assetto che ho fatto avevo tanto sottosterzo, la macchina era ‘pigra’ nel curvare, non prendevo le curve come volevo. Ho dovuto attendere, con piccoli aggiustamenti ho cercato di far girare comunque la macchina, è stata una combinazione di fattori. Ricorderò sempre questo giro”, ha dichiarato il portacolori della Mercedes. Un sottosterzo che in realtà durante il resto del giro non si è visto più di tanto, ma che potrebbe in parte aiutare a comprendere le difficoltà accusate in curva dodici, di per sé molto particolare e differente da altre presenti sul tracciato, soprattutto se il suo intento fosse quello di proteggere le coperture posteriori in vista della corsa, elemento che potrebbe fare la differenza sulla lunga distanza. Una pigrizia riscontrata anche nella chicane più lenta del tracciato, dove Verstappen era stato in grado di effettuare un un cambio di direzione particolarmente rapido, così come si era visto in mattinata, recuperando ulteriori centesimi al proprio avversario. Uno sforzo che, però, non ha potuto nulla contro il tempo perso soprattutto nel secondo settore, regalando così la centesima pole position in carriera a Hamilton.

Le strategie

Dal punto di vista strategico, le possibili strategie in ballo si giocano sul numero di soste con cui si vorrà arrivare fino alla fine del Gran Premio. Date le alte temperature previste e le caratteristiche del tracciato, la tattica a due soste sembra essere quella più concreta per i team, i quali però potrebbero anche decidere di puntare su qualcosa di diverso con una strategia su una singola sosta nel caso il degrado non si rivelasse poi così accentuato, come in parte visto al venerdì, dove la soft era in grado anche di riuscire ad effettuare due giri veloci dopo un doppio cooldown. Sotto questo aspetto, probabilmente molto dipenderà da come si evolverà la gara e quale sarà la situazione in pista, perché la track position su un circuito dove è notoriamente difficile sorpassare potrebbe fare davvero la differenza. Per questo sarà importante tenere sott’occhio anche i distacchi dai piloti alle proprie spalle, dato che l’undercut e la relativa facilità con cui portare gli pneumatici in temperatura potrebbe spingere qualche team a forzare la sosta non appena avranno a disposizione la finestra ideale per tentare tale mossa. Diventa così chiara anche la scelta dei top team di non prendere il via della corsa sulla media: il rischio di non riuscire a creare il gap necessario nella prima parte di gara e il fatto che la gomma nuova possa fare una differenza tale da riportarsi nella finestra del pit stop non era da sottovalutare, per questo le due Mercedes e le due Red Bull hanno optato per una mescola sì meno duratura, ma che potrebbe fornire qualcosa in più all’inizio e porli su una strategia simile al resto del gruppo. Interessante sarà anche comprendere cosa vedremo al di fuori della top ten, dove qualche team potrebbe pure pensare di tentare una strategia particolare come lo scorso anno.

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