F1 | Regole 2026, Norris: “In alcuni momenti della gara ho passato Hamilton senza volerlo”

"Questa non è competizione vera, la batteria fa quello che vuole senza che il pilota possa intervenire manualmente", ha detto Lando

F1 | Regole 2026, Norris: “In alcuni momenti della gara ho passato Hamilton senza volerlo”

Il Gran Premio del Giappone si è concluso con un risultato positivo per la McLaren, che ha piazzato Oscar Piastri sul secondo gradino del podio e Lando Norris in quinta posizione. Dietro i sorrisi di facciata e i punti incamerati, il malumore dei piloti verso l’attuale assetto regolamentare della Formula 1 continua a crescere in modo esponenziale. Se Max Verstappen e Carlos Sainz, giusto per citarne un paio, avevano già espresso forti perplessità sulla sicurezza e sulla natura artificiale delle corse moderne, il campione del mondo in carica ha rincarato la dose dopo il traguardo di Suzuka, descrivendo una realtà che di fatto toglie ogni potere decisionale a chi siede nell’abitacolo.

Il nodo del contendere resta la gestione della componente elettrica delle power unit 2026. Con un rapporto di potenza di fatto paritario tra motore endotermico e parte elettrica, i piloti si ritrovano a gestire flussi energetici che spesso sfuggono al loro controllo diretto. Il risultato, secondo il britannico, è una competizione snaturata, dove la tattica di gara viene dettata da algoritmi di ricarica piuttosto che dal talento puro o dalla strategia dei sorpassi tradizionali.

L’effetto “yo-yo” e il duello con Hamilton

Uno dei momenti più emblematici della gara di Norris è stato il confronto ravvicinato con Lewis Hamilton. Invece di una battaglia basata sulle staccate e sulle traiettorie, il pubblico ha assistito a quello che Lando ha definito un “effetto yo-yo”. Grazie al boost elettrico, una vettura riesce a sopravanzare l’altra con estrema facilità, per poi trovarsi immediatamente vulnerabile pochi metri dopo a causa del totale esaurimento della carica della batteria (il fenomeno del clipping).

Questa dinamica ha portato Norris a una conclusione paradossale: in certi momenti della corsa, superare l’avversario diventava controproducente. Il rischio di restare “a secco” di energia elettrica nel rettilineo successivo rendeva il sorpasso una manovra tatticamente suicida.

“Sinceramente, in diverse fasi della gara non avrei nemmeno voluto sorpassare Lewis – ha affermato il campione inglese. Mi sono ritrovato in una situazione in cui la carica della batteria andava esaurendosi e, nonostante non fosse mia intenzione scaricarla del tutto, non avevo alcun modo di intervenire manualmente. Di conseguenza, portavo a termine il sorpasso ma poi restavo senza energia, permettendogli di riprendersi subito la posizione. Non stiamo parlando di competizione vera, ma di un continuo effetto yo-yo. Lewis potrà anche avere un’opinione differente, ma per me si tratta esattamente di questo”.

Un pilota in balia del software

Il problema sollevato da Norris tocca le fondamenta stesse del regolamento 2026. La Formula 1 ha introdotto queste norme per aumentare la sostenibilità e, teoricamente, lo spettacolo, ma la realtà descritta dai piloti è quella di una gestione elettronica asfissiante. Il sistema di ricarica e scarica non sembra tenere conto delle reali necessità del pilota in termini di feeling e difesa della posizione.

La sensazione di impotenza è il tema ricorrente nelle dichiarazioni post-gara. Norris avverte che la figura del pilota sta diventando marginale rispetto alla programmazione della centralina, un allarme che riecheggia le parole spese da Verstappen già nel 2023, quando metteva in guardia contro l’eccessiva dipendenza dalla tecnologia.

“Quando la prestazione dipende quasi totalmente dall’erogazione della parte elettrica, il pilota dovrebbe conservare un minimo di potere decisionale, cosa che oggi ci è totalmente preclusa. Ci troviamo costantemente in balia di parametri software che decidono per noi la potenza disponibile in ogni istante, lasciandoci senza strumenti per difenderci o attaccare secondo il nostro istinto”.

Il caso della 130R

Per spiegare meglio l’assurdità della situazione, Norris ha citato un esempio specifico accaduto nel settore più veloce di Suzuka. Affrontare la leggendaria 130R in scia a un’altra vettura è diventato un rompicapo elettronico che può portare a situazioni di pericolo, come dimostrato anche dal violento incidente di Oliver Bearman nello stesso Gran Premio. La differenza di velocità tra chi ricarica e chi utilizza il boost sta creando delta prestazionali che i piloti faticano a gestire in sicurezza.

“Il problema emerge chiaramente affrontando la 130R. In quel punto sono costretto a parzializzare l’acceleratore per evitare il contatto con chi mi precede, ma appena cerco di riaprire, il sistema interpreta il comando attivando la batteria nel momento sbagliato. Io vorrei che restasse spenta per conservarla, ma non posso impedirne l’attivazione automatica non appena premo il pedale. È frustrante non poter gestire questi flussi; siamo troppo vulnerabili rispetto a chi ci insegue e questa non è la strada corretta per il nostro sport. Semplicemente non disponiamo del controllo necessario e questo ci rende prede facili per chiunque ci si trovi alle spalle”.

Verso il summit di Londra: la Formula 1 a un bivio

Le lamentele di Norris non sono isolate e arrivano in un momento critico. La FIA ha già ammesso che il regolamento 2026 necessita di alcuni correttivi, specialmente per evitare il fenomeno del Super Clipping che rende le vetture quasi ferme in rettilineo. Il prossimo 9 aprile, a Londra, si terrà un incontro cruciale tra i direttori tecnici dei team e la Federazione per discutere modifiche urgenti che potrebbero essere introdotte già a Miami o nella seconda parte della stagione.

L’obiettivo è restituire ai piloti una parte di quel controllo perduto, cercando di eliminare l’effetto “autostrada” che Sainz ha denunciato con altrettanta fermezza. Se la Formula 1 vuole mantenere la sua reputazione di massima categoria del motorsport, deve risolvere il paradosso di un regolamento che spinge i piloti a non voler sorpassare per paura di una centralina. Norris, dal suo quinto posto di Suzuka, ha lanciato l’ennesimo segnale d’allarme: la tecnologia deve servire la competizione, non sostituirla.

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